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giovedì 7 aprile 2022

Guerra, virus, apocalisse capitalista

 


Silvano Cacciari, Roberto Ciccarelli, Ubaldo Fadini, Dario Gentili, Federica Giardini, Elettra Stimilli  
discutono

 

Per non farla finita con la filosofia

 

a cura di Ubaldo Fadini

(Clinamen 2021)

Sarà presente il curatore

 

Venerdì 8 aprile 2022, h 15,30

Sala Matassi

Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

Università Roma Tre, Via Ostiense 234, Roma 


"Si parla sempre più spesso di attualità della filosofia nella crisi (sanitaria, ecologica, di "civiltà", ecc.). Non è il nostro caso. A noi non interessa una "buona"filosofia, ci piace quella che spesso viene considerata "cattiva", decisamente un po' troppo "indisciplinata, secondo il gusto intellettuale corrente. Come fare della "cattiva" filosofia, vale a dire pratica, critica, di movimento (questa è la sua "anima"...) se non puntando ai terreni di incontro e di scontro nel nostro paesaggio sociale, in ciò che abbiamo davanti agli occhi e che ci ri/guarda?" scrive Ubaldo Fadini nell'introduzione del volume. Ho cercato di rispondere a questa domanda insieme a UbaldoFadini, Stefano Righetti, Silvano Cacciari e Utente Sconosciuto. Nel libro ho scritto un contributo intitolato Coronacapitalismo. Per una critica dell'economia politica nel tempo delle pandemie. Qui aggiorno la riflessione, alla luce della tragica attualità in cui viviamo dal 24 febbraio, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. E cerco di rispondere, affrontando alcuni stimolanti questioni poste dalla prospettiva eco-marxista sulla crisi, all'appello del libro: cosa può dire oggi una filosofia del presente? (r.c.)

***

Roberto Ciccarelli


A due anni dall’inizio della crisi capitalista che avrà come esito la ridefinizione della divisione mondiale del lavoro, della circolazione delle merci e del sistema finanziario globale, la guerra è ciò che unisce la crisi del coronavirus del 2020 e quella innescata dall’aggressione russa all’Ucraina nel 2022. 


domenica 12 aprile 2020

STAI A CASA



Stai a casa, vai a lavorare.

Stai a casa, la minaccia è in casa, non è solo dietro la porta.

Stai a casa, c'è il rider che porta la spesa, non ha né contratto né tutele, si chiama con la App.

Staia casa, raggiungete le librerie.

Stai a casa, riaprire in una pandemia significa fare morire le persone.

Stai a casa, esci con il cane.

Stai a casa, il 60% delle imprese in Veneto sono aperte con l'autocertificazione.

Stai a casa, le imprese non riaprono almeno fino al 3 maggio, tranne quelle essenziali, anche in Lombardia.

Stai a casa, il "dopo" arriva dopo il 3 maggio.

Stai a casa, il dopo arriverà  tra sei mesi, un anno, due anni con il vaccino.

Stai a casa, domani si può richiudere tutto.

Stai a casa, è colpa dei runner.

Stai a casa, anche in cinque in cinquanta metri quadri. Gli sfratti sono sospesi, non lavorate, non è previsto un contributo straordinario all'affitto.

Stai a casa, ci sono le casse integrazioni, non al 100% del salario. Nessuno resterà indietro, perderai dal 20 al 50% del salario.

Stai a casa, la Lombardia anticipa la cassa integrazione. La Lombardia non può pagare gli ammortizzatori sociali.

Stai a casa, avrete un bonus di 600(800) euro se siete iscritti alla gestione separata Inps. Se siete iscritti a una cassa del lavoro autonomo ordinistico, e il vostro lavoro vi porta a versare contributi anche in altre casse, non avrete il bonus.

Stai a casa, ci sarà un "reddito di emergenza". non l'estensione senza vincoli del reddito di cittadinanza. Nessuno deve restare indietro, ma non riconosciamo il diritto all'esistenza di tutti, né la remunerazione del lavoro che facciamo gratis per le piattaforme digitali con le quali il Ministero dell'Istruzione ha siglato un protocollo.

Stai a casa, pensiamo alla privacy. I dati vanno alle piattaforme in una pandemia, lo avete fatto fino ad oggi normalmente.

Stai a casa, o ti autodenunci come "in nero", o non farai dopo più l'unico lavoro che ti concede questo sistema. Dopo arriveranno i controlli, perché ora nessuno deve restare indietro.

Stai  a casa, nessuno resterà indietro. Dopo non avrai un ammortizzatore sociale universale, l'unico capace di non frammentare una società già frammentata.

Stai a casa, i pensionati non avranno un reddito di emergenza. La maggioranza vive con la pensione minima. Anche con meno dei 600 euro destinati agli autonomi. Nessuno sarà lasciato indietro.

Stai a casa, dopo non ci sarà l'unico sostegno universale a tempo che è stato riconosciuto per l'emergenza.

Stai a casa, fare domanda, non fare domanda.

La moltiplicazione di segnali contraddittori sull'apertura e sulla chiusura, sulla stasi e sul flusso, produce un effetto permanente di doppio legame [double bind] che diventerà man mano insostenibile. Da un lato mina l'autorità di chi detiene il potere; dall'altro lato alimenta la ragione stessa di un potere che deve sciogliere i paradossi che produce.

Ingiunzioni paradossali: al lasciare passare segue un controllare, e viceversa. Com'era prima sarà soprattutto dopo: un'intensificazione di un continuo stato di emergenza in nuove forme.

Questa fissità mobile, l'immobilità impaziente di una circolazione selettiva e revocabile. Dopo ci sarà un'altra emergenza e sarà una battaglia riconoscere quale emergenza sociale ed economica viene prima in una nuova cittadinanza virale.

Il dopo è adesso.

(Roberto Ciccarelli)


mercoledì 1 aprile 2020

DIRITTO DI ESISTENZA



Roberto Ciccarelli

Vedere cosa sta accadendo sul sito Inps stamattina per la gara a chi si aggiudica prima il bonus da 600 euro istituito per contenere gli effetti del coronavirus sul lavoro e la vita economica. 100 domande al secondo. E sono solo gli iscritti alla gestione separata e quelli autonomi delle casse professionali.

La racconteranno come la corsa ai forni, come la solita disorganizzazione o improvvisazione tecnologica, e quant'altro. L'accesso è difficile, il modo in cui tutto questo è stato organizzato assurdo e fuorviante. Non è un click day, ma è un click day. Ci sono le risorse, ma sono limitate e scadono. Ma le rifinanzieremo.

Proviamo ora a riflettere sulla questione generale posta da questa situazione emergenziale che sta rivelando la tragica verità di molte cose. Tra queste, la necessità di quanto sia urgente, e non rinviabile, un intervento strutturale, incondizionato, universale di reddito di base. tra chi sta dentro e fuori il lavoro, chi non lo avrà mai e chi lo strapperà disperatamente per essere pagato peggio e umiliato- Umiliato anche quando gli viene riconosciuto un bonus, un "reddito di emergenza" che poi, scomparirà. E tornerà a fare la vita miserabile di sempre. Perché sarà tornata la "normalità". Quanta verità di classe, di odio di classe, emerge in questa idea di emergenza. Oggi la vedete dalle partite Iva, domani lo vedrete da un altro segmento ancora più ampio del Quinto Stato, quando farete il click day per chi non ha la partita Iva o un contratto da parasubordinato. E forse nemmeno la possibilità di fare un Spid, un Pin, un accesso per una firma elettronica. Questa è la miseria prodotta in questi anni lunghissimi, di abbandono, quando le vostre menti non sono state nemmeno sfiorate dall'idea che già oggi, ed è troppo tardi, è come minimo necessario un reddito di base incondizionato e un sistema universale di ammortizzatori sociali. Come minimo è necessario un sistema di progressività sociale e redistribuzione politica capace di tutelare la salute, la casa, l'istruzione, la connessione, la cooperazione e la vita in comune.

COME MINIMO.

APRITE subito queste barriere di status, di casta, di contribuzione, di dipendenza, di autonomia, di partite iva, di impossibilità, di precariato, di lavoro nero, di morti di fame, di bianchi, di neri, di pin, di spid, di corse al pane, di pauperismi e miserabilismi, di gestioni separate, di disoccupati, di siti ingolfati, di carrozzoni di disperati, di maledizioni.

Vogliamo vivere. Diritto all'esistenza.

venerdì 27 marzo 2020

GUERRA?




Roberto Ciccarelli

"Nuove alleanze" e freni d'emergenza. Memoir di idee e politiche dopo il primo mese di emergenza da coronavirus. 

“Guerra”, metafora e realtà. Usata in maniera universale: guerra economica, guerra contro il virus, guerra sanitaria. Mi colpisce il ricorso all’idea della “mobilitazione generale”, o “totale”, evocata mentre 3 miliardi di persone in tutto il mondo sono costrette a restare a casa, dunque impossibilitate a “mobilitarsi”.

Mobilitazione. Ci si mobilita stando fermi, si agisce rinchiudendosi ed evitandosi a tempo finora indeterminato. A differenza della seconda guerra mondiale, l’orizzonte simbolico evocato in maniera impropria da tutti, non si tratta di mobilitare il pubblico e il privato verso la produzione di armi, in un’economia del sostentamento.

È proprio il contrario: "si tratta di come gestire la realtà della smobilitazione nazionale per fermare la diffusione del virus"dice Duncan Weldon, storico dell’economia in un’intervista sul Financial Times del 27 marzo a Jonathan Ford.

Nel libro del 1940, How to Pay for the War, l'economista John Maynard Keynes spiegava l’imperativo della mobilitazione in questo modo: "la produzione bellica della Gran Bretagna [dovrebbe essere] grande quanto sappiamo organizzare", lasciando solo un "residuo definitivo disponibile per il consumo civile". Ciò significava che lo Stato doveva fare la parte del leone nella produzione bellica e prendere misure come l'aumento delle tasse per ridurre la domanda dei consumatori. Questi passi erano necessari a causa del forte aumento dei redditi delle famiglie - il prodotto della piena occupazione in tempo di guerra. Questo, si temeva, potrebbe indurre i produttori a deviare la capacità di produrre beni di consumo: "Non possiamo permettere che una semplice questione di denaro nelle tasche del pubblico abbia un'influenza significativa sulla quantità che ci è permesso di consumare", ha osservato Keynes.



Oggi ci troviamo nella situazione opposta.

I governi chiudono, più o meno, le attività “inessenziali” che in una vera guerra sarebbero attive, o riconvertite alla produzione di armi, oppure garantite per sostenere la popolazione. La maggior parte delle attività di vendita al dettaglio, se non ha chiuso, si troverà a chiudere, così come accade a molte aziende che rallentano volontariamente la produzione a causa della diminuzione della domanda dei loro prodotti o del desiderio di prevenire l'infezione. Al di fuori di alcuni settori, come quello alimentare, la domanda dei consumatori è in calo.