martedì 8 aprile 2014

«MAI PIU' MORTI SOTTO I PALCHI»

Roma 2012:
presidio dei lavoratori dello spettacolo
Una petizione per i diritti degli operai dello spettacolo live ha raccolto oltre 80 mila firme. Intervista a Paola Armellini, madre  di Matteo, deceduto allestendo un palco di Laura Pausini. 


A poco più di due anni dall’incidente che causò la morte di Matteo Armellini, la Procura della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, ha concluso la fase investigativa individuando sette persone alle quali viene contestato il reato di omicidio colposo.

Paola Armellini, la madre di Matteo, ha raccolto più di ottantamila firme, e ringrazia di cuore per aver firmato, ma dal Ministero del Lavoro ancora nessuna risposta.

Oggi chiede di nuovo  che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore siano integrate con proposte a tutela degli operai dello spettacolo. E' ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

Di seguito l'intervista a Paola Armellini realizzata nell'agosto 2013


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«Io resto in attesa. Sono ferma al 5 marzo 2012 quando mio figlio Matteo è morto schiacciato da una struttura che pesava tonnellate al Palacalafiore di Reggio Calabria, mentre si stava allestendo il palco per un concerto di Laura Pausini». Da quel giorno Paola Armellini chiede nuove leggi per tutelare gli operai dello spettacolo costretti a svolgere un lavoro in condizioni di scarsa sicurezza. Sul sito change.org, ha lanciato la petizione «Sicurezza per gli operai degli spettacoli live: mai più morti sotto i palchi!» che ha raccolto più di 40 mila firme in una manciata di giorni. L’appello è rivolto alle massime cariche dello Stato e al ministro del lavoro Enrico Giovannini.

sabato 5 aprile 2014

OFFLAGA DISCO PAX: IO CANTO PER ENRICO

Enrico Fontanelli

Il Console

È con una tristezza immensa che scrivo queste righe.

Appena saputo che stanotte è morto Enrico Fontanelli, 36enne fondatore di quello splendido collettivo chiamato Offlaga Disco Pax, insieme con Max Collini e Daniele Caretti, che ne hanno dato l'annuncio, con parole splendide, qui.

È da dieci anni, che ODP ci riverberano suoni, poesia, stati d'animo, piccole, grandi esistenze ed emozioni da Reggio Emilia, anche se ci piace pensare da Cavriago, Piccola Pietroburgo, della quale Lenin è il sindaco onorario da sempre.


I tappeti sonori di Enrico Fontanelli, basso, basi, moog, casiotone, armonium e tanto altro hanno accompagnato gli squarci di narrazioni di Max e le chitarre di Daniele. In un filo rosso che dal punk filosovietico dei CCCP-Fedeli alla linea, passa per Jukka Reverberi di Giardini di Mirò citato proprio in Piccola Pietroburgo per arrivare all'ultimo lavoro de I Cani, Glamour, del quale Enrico è stato uno dei produttori.





Dal cuore della comunistissima Emilia Romagna degli anni Ottanta, agli anni dieci di Roma Nord. Dalla distopia italiana della provincia nel passaggio anni Settanta-Ottanta del Novecento, alle narrazioni degli anni Dieci metropolitani. Romanzi di formazione di generazioni alla ricerca di quel posto nel mondo che tutti vogliono confinare tra disoccupazione di massa, NEET, precariato, inoccupazione. E i suoni di Enrico continueranno ad essere la nostra e la loro colonna sonora. E delle generazioni che verranno.

E fa una tenerezza senza alcun possibile conforto riprendere in mano oggi Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione), datato 2005. In copertina credo ci sia proprio una foto di Enrico, infante, bambinetto, in ginocchio a smanettare su una tastiera elettronica Casio. O forse così voglio pensare. Ma le note di copertina parlano di “grafica e fotografie di Enrico Fontanelli”.




Probabilmente in quella foto aveva solo pochi mesi in più della piccola Leila, la sua immagino splendida bimba che rimane qui con la mamma Elena, che fosse possibile stringerei in un abbraccio senza fine.

Con la rabbia rimetto quel primo loro CD, forse Tatranky, tappeto sonoro potentissimo, soprattutto dopo i minuti 2.40. Tra ricordi del mitico Lucerna, locale underground dove si andava appena approdati a Praga, e gli anni Ottanta italiani.




Dubcek direbbe che poteva andare diversamente.

Alzo il volume e torno indietro:

...mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Ma anche ora c'è una tristezza assurda, nessuno si diverte, sarà che è lunedì sera, sarà che è gente fredda, sarà che non c'è il mare a Praga...
Ci hanno davvero preso tutto.
Ci hanno preso tutto.

Poi rimane solo la malinconia della tastiera di Enrico.

Ci è rimasta solo lei.

Avremmo tutti preferito fosse andata diversamente...

mercoledì 2 aprile 2014

IL LAVORO E' INTERMITTENTE, LA MIA VITA NO

Giuseppe Allegri

È un libro collettivo, polifonico e dissonante, questo Come un paesaggio. Pensieri e pratiche tra lavoro e non lavoro, curato da Sandra Burchi e Teresa Di Martino (Iacobelli editore, p. 225, 14,90 euro). Collettivo e polifonico perché presenta quasi una ventina di interventi di ricercatrici, studiose, attiviste, femministe intorno al nodo lavoro/non lavoro. Si parte con Carole Pateman e si giunge al collettivo romano Diversamente occupate, per prendere i due saggi di apertura e chiusura. Dissonante perché si situa volutamente fuori dal coro della retorica lavorista, familista e paternalista che ammorba l'aria del discorso pubblico appena si comincia a parlare di lavoro e della sua mancanza. Soprattutto dinanzi al recente Decreto Poletti-Renzi di definitiva precarizzazione delle forme del lavoro e in attesa della legge delega sul JobsAct

giovedì 27 marzo 2014

ALZARE IL TIRO E FARE COALIZIONE: LA POLITICA PER I LAVORATORI AUTONOMI

Sergio Bologna

Carissime/i

la discussione che si è aperta in questi giorni sulle politiche del lavoro del governo Renzi ci ha dimostrato una volta di più l’ottusa resistenza che gli ambienti politici, accademici e sindacali – tranne alcune eccezioni – continuano ad opporre ad una visione moderna del lavoro. Mentre il Parlamento Europeo, che non è l’istituzione più vicina ai cittadini, dichiara a larga maggioranza che i freelance hanno gli stessi diritti sociali dei lavoratori dipendenti, le nostre classi dirigenti ripropongono uno schema che riconosce come “lavoro” solo il lavoro dipendente oppure le varie forme in cui il lavoro dipendente può essere reso “flessibile”. Deplorevole di questo atteggiamento non è tanto – o non solo – il disconoscere l’esistenza di altre forme di attività lavorativa quanto il persistere di una politica di flessibilizzazione del lavoro dipendente che ha portato al declino del nostro paese ed a una disoccupazione giovanile del 42%. Non è vero che il nostro paese è fatto di garantiti e non garantiti, di tutelati e non tutelati, magari fosse così!

venerdì 21 marzo 2014

LA PRIMAVERA DELLA GENERAZIONE NEET

Il Console

Primo giorno di primavera.
Giornata mondiale della poesia, proclamata dall'UNESCO: il 21 marzo.
In Italia è la giornata di lotta contro tutte le mafie.
Oggi è stata occupata l'Opera Garnier di Parigi da parte deigli intermittenti dello spettacolo che chiedono “assurance chimage”
Oggi l'Angelo Mai Altrove Occupato torna a manifestare

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giovedì 13 marzo 2014

PERCHE' FARO' SENZA GLI 85 EURO DI RENZI

Anonimo Freelance

Sono una partita Iva. Guadagno 1.000 euro lordi al mese, poco più poco meno. Ecco, la media è questa. Senza vergogna. Nel 2013 ho messo da parte un reddito netto disponibile di 545 euro. Faccio il grafico, correggo bozze, l'interprete, ho inventato anche una collana editoriale per un piccolo editore. Non sono ancora stato pagato, ma è una mia passione, traduco libri dalla Germania. Parlano del nuovo lavoro, quello indipendente. Parlo di me quando pubblico i racconti, le inchieste, le immagini di un mondo che è molto simile a quello in cui vivo io. Questo è il mio lavoro. Questa è la mia vita. Non la cambierei con nient'altro. Penso però che abbia il diritto ad una tutela, a garanzie sociali, a un fisco equo, ad una previdenza che sia anche a carico dei miei datori di lavoro, anche se per loro lavoro solo per qualche mese. E' giusto che per quelli come me, e per tutti coloro che sono precari, ci sia

E, nei casi in cui sia io a darmi un lavoro? E in quelli in cui il lavoro non lo trovo? O viene pagato poco? E quando non vengo pagato per nulla? Ecco io sono questo. E come me ci sono milioni e milioni di persone. Intermittenti, precari, autonomi, quinto stato, chiamateci come volete. Noi siamo indipendenti.

Io sono fra quelli che non riceveranno gli 80-85 euro promessi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi a 10 milioni di lavoratori dipendenti che hanno un reddito inferiore (o quasi) ai 25 mila euro lordi all'anno. Io di euro ne guadagno poco più, poco meno, di 12 mila lordi all'anno. Mi salvo solo perché con la mia compagna vivo nella casa di proprietà dei suoi nonni. Non ho l'affitto da pagare, insomma. Ma sono un lavoratore, proprio come quelli a cui pensa Renzi, a cui pensano i sindacati quando applaudono a questa misura.

martedì 11 marzo 2014

STATI UNITI: LA NUOVA SCHIAVITU' è IL DEBITO DEGLI STUDENTI

Capitalismo. Non solo mutui subprime. Nel 2010 il debito studentesco negli Usa ha superato quello delle carte di credito. Oggi, insieme a quella dei buoni del Tesoro l'istruzione, è la bolla speculativa più grande al mondo. Uno scenario che aspetta anche l'Italia?

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«Vuoi soldi in prestito dal governo? Non essere uno studente, sii una banca». La provocazione è venuta da una senatrice americana che nell’autunno del 2013 commentava sul proprio sito un’incredibile notizia.

Con 864 miliardi dollari in prestiti federali e 150 miliardi di dollari in prestiti privati, i debiti degli studenti Usa superano oggi 1 trilione di dollari. Gli studenti laureati, ma sempre più precari o disoccupati, non riescono a ripagare i debiti. A meno di 30 anni esiste oggi una generazione fallita, o meglio in bacarotta. Come un’azienda, oppure una banca: Lehmann Brothers, per fare un esempio. Trentasette milioni di persone, con una laurea o un diploma, non riescono a ripagare i debiti più gli interessi che hanno dovuto contrarre con autorità federali o con enti specializzati per pagare un’istruzione che nel mondo anglosassone (Canada, come in Inghilterra) si paga.

CHE NOVITA': LA LAUREA SERVE, DOPO 5 ANNI DI PRECARIATO

Bisogna usare con cura i dati sulla condizione occupazionale dei laureati diffusi ieri a Bologna da Almalaurea, il consorzio interuniversitario che riunisce 64 atenei italiani. Nel XVI rapporto che ha coinvolto quasi 450 mila laureati post-riforma emergono due elementi fondamentali: il primo è che, rispetto al quinquennio 2008-2013, la crisi ha colpito i laureati triennali non iscritti ad un altro corso di laurea, tra i quali la disoccupazione è cresciuta di quasi quattro punti percentuali, dal 23% al 26,5%.

La recessione ha fatto una strage tra i neodiplomati tra i 18 e i 29 anni (+14,8% disoccupati), 5,8% tra i diplomati «più anziani», mentre tra i neolaureati è al 6,5% e tra i laureati +2,9%. Tra il 2007 e il 2013 il differenziale tra la disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 2,6 punti a favore dei primi a 11,9 punti percentuali.

Il secondo dato è che, dopo cinque anni, la laurea diventa un argine contro la disoccupazione dilagante, anche se è meno efficace rispetto ad altri paesi. La condizione occupazionale dei laureati tende infatti a migliorare, la stabilità del lavoro e il reddito registra un miglioramento, pur attestandosi su 1400 euro mensili (1358 euro per i triennali,1383 per i magistrali), una media modesta ma comune ai salari italiani. Se invece si misura l'occupazione dopo un anno dalla laurea i dati sono ben più drammatici e dimostrano l'ostilità del mercato del lavoro rispetto ai più giovani. Lo si capisce dalle retribuzioni ad un anno dalla laurea che si attestano sui mille euro netti mensili (1003 per il primo livello, 1038 per i magistrali, 970 per i magistrali a ciclo unico).

giovedì 6 marzo 2014

SMETTE QUANDO VUOLE (UN RICERCATORE PRECARIO)?

Roberto Ciccarelli

Pietro, 37 anni, ricercatore precario alla Sapienza di Roma in neurobiologia. "So fare solo molecole" dice di se stesso. Ha perso tutto. Il suo professore non gli ha fatto avere il calcio in culo per vincere una nuova, l'ennesina, borsa di studio (su fondi europei, perché il Miur figurati?) per la sua "ricerca da nobel".

 Allora si ingegna e si dà allo spaccio. Con un suo amico chimico computazionale realizza una molecola che sta alla base di una pasticca potentissima. Brividi, gaudio e allucinazioni.

La pasticca "spacca" e tutti la vogliono. La piccola banda di ricercatori precari che hanno fatto la stessa fine di Pietro diventa una micro-Magliana con tanto di loft con terrazza nell'albergo più costoso della Capitale dove organizzano feste che ricordano - l'immaginario è comune, soldi droga sesso a pagamento - quelle viste nel Lupo di Wall Street (ma c'è molto, molto meno sballo e un senso di colpo un milione di volte più pesante).

sabato 1 marzo 2014

PER RENZI ARRIVA UN SUSSIDIO PER TUTTI. MA E' SOLO UN TWEET

Giuseppe Allegri

Continua ad essere grande la confusione intorno al Jobs Act di Matteo Renzi. E la situazione è tutt'altro che eccellente. Veniamo da mesi di dichiarazioni spot, annunci, titoli di un «programma per i lavori». Ai tempi Renzi era solo il nuovo segretario del Pd, con Marianna Madia da lui nominata responsabile per il lavoro. Nel mentre l'ex sindaco di Firenze è riuscito a strappare Palazzo Chigi al suo «amico» Letta e a far diventare Marianna Madia Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione del suo neonato Governo.

A dimostrazione che quando si tratta di sedersi sulle poltrone si riesce ad accorciare i tempi. Si bruciano tutte le tappe e qualsiasi mossa è legittima. Dalla congiura con sorriso da boy scout, alla distribuzione democristiana dei sottosegretariati. Ma per il tanto declamato JobsAct ancora niente. Solo altri slogan, possibilmente in 140 caratteri. La politica del lavoro al tempo di Twitter. Mentre la politica lavora per spartirsi i posti. Poi arriva la notizia che la disoccupazione in Italia dilaga. 12,9% di disoccupati. 42,4% tra i giovani under-24.

CONTRO LA DISOCCUPAZIONE ARRIVA IL «NASPI», L'INDENNITA' CHE ESCLUDE 1/3 DEI SENZA LAVORO

«Naspi» è anche un idrante
Roberto Ciccarelli

Si chiama «Naspi» il sussidio con il quale il presidente del Consiglio Matteo Renzi intende tutelare poco più di 1 milione e 200 mila persone a rischio di disoccupazione. Novecentomila sono lavoratori dipendenti a termine, somministrati, interinali che attualmente godono dell'indennità di disoccupazione Aspi introdotta dalla riforma Fornero in scadenza nel 2016. Gli altri 300 mila sono collaboratori a progetto oggi esclusi da una misura riservata ai lavoratori subordinati, agli apprendisti, ai soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, al «personale artistico» con rapporto di lavoro subordinato e ai dipendenti a tempo determinato della P.A.

Il prerequisito per ottenere il sussidio sarebbe quello di avere ricevuto una busta paga per almeno tre mesi . L'entità del sussidio oscillerà tra 1200 e 1100 per calare a 700 euro. Oggi, il disoccupato che ha lavorato 3 mesi nell'ultimo anno, ha diritto a percepire l'indennità per un mese e mezzo, incassando 930 euro. Un esempio, per capire di quale cifre si sta davvero parlando. Resterebbero fuori dal «Naspi» (un acronimo che dovrebbe significare «nuova Aspi», ma questa è solo una deduzione, anche perchè «Naspi» è anche il nome di un idrante) almeno 2 milioni di disoccupati (per l'Istat a gennaio 2014 erano 3,3 milioni), le altre forme di lavoro precario e intermittente, i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata dell'Inps: 1,8 milioni di persone.


Almeno 4 milioni di persone, ma il numero è superiore se si considera le partite Iva iscritte ad altre gestioni previdenziali, resteranno senza tutele. Contrariamente a quanto scritto nella newsletter inviata agli iscritti Pd qualche settimana fa, il «Jobs Act» non istituirà un «sussidio universale» contro la disoccupazione, un salario minimo e nemmeno un reddito di base. Si parla invece di un sussidio condizionato alla partecipazione ad un corso di formazione e ad un'offerta di lavoro, vale a dire un regime di «workfare» ancora più penalizzante di quello prospettata in passato dal Pd o dal Movimento 5 Stelle con il suo vagheggiato «reddito di cittadinanza».

Dalle «indiscrezioni» sul «Jobs Act» apparse ieri su La Repubblica e La Stampa emerge infatti un particolare non secondario: il rifiuto di una seconda proposta di lavoro comporterà la perdita del sussidio. Quest’ultimo verrebbe differenziato in base allo status contrattuale del lavoratore, discriminando tra dipendenti e precari. Ai primi il «Naspi» verrà garantito fino a due anni (oggi dura 1 o 1 anno e mezzo); ai secondi, massimo per sei mesi. Molte restano le incertezze sui tempi della riforma dei centri dell'impiego che dovrebbero confluire in un'agenzia unica federale, ancora tutta da immaginare. Questa agenzia è necessaria per ridisegnare il sistema delle politiche attive il quale, a sua volta, dovrebbe erogare il «Naspi» e gestire il «workfare». Tutto questo ha bisogno di tempo. Un tempo che sembra mancare per una terapia «choc», così la immagina Renzi, contro la disoccupazione generale che ha raggiunto il 12,9%, mentre quella giovanile è arrivata al 42,4%.

Nelle intenzioni del responsabile economia Pd Filippo Taddei questa proposta amplierà la risicata platea dei beneficiari dell'Aspi a coloro che attualmente godono della cassa integrazione in deroga. Il «Naspi» dovrebbe essere finanziato anche con i soldi della Cig e della mobilità in deroga. Si dice che dovrebbe costare 1,6 miliardi di euro in più dei sussidi esistenti, a cui bisogna aggiungere i 3,6 miliardi di euro per la Cig (del 2013), per un totale di 8,8 miliardi. Il problema è che, ad oggi, 1,1 miliardi dei fondi per la Cig 2013 (su 3,6) mancano all'appello. Le regioni sono in allarme, ieri Cgil-Cisl-Uil hanno scritto al neo-ministro del lavoro Poletti invitandolo a trovarli. E ancora non si parla dei fondi per il 2014. Le stesse incertezze restano sulle risorse per il taglio al cuneo fiscale (10 miliardi di euro, sostiene Renzi) e sui proventi dalla spending review di Carlo Cottarelli da cui il Pd vorrebbe ottenere molto più dei 4 miliardi preventivati.

Un punto fermo resta il «contratto aperto» o «contratto di entrata senza rigidità», cioè senza articolo 18 in cambio di un indennizzo in caso di licenziamento, impropriamente definito dai renziani «contratto unico a tutela crescente». E poi c'è la «garanzia giovani», l'unico provvedimento certo che verrà erogato alle aziende e non ai neo-laureati. In ogni caso il governo presenterà il Jobs Act a Berlino il 17 marzo, in un vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel. È un fatto che chiarisce le priorità dell’esecutivo. Lo ha confermato ieri il ministro delle Infrastrutture Lupi (Ncd): con la riforma del lavoro in mano Renzi chiederà a Merkel maggiore flessibilità sul vincolo del 3% sul deficit/Pil. Uno scambio che oggi esclude milioni di persone.

giovedì 27 febbraio 2014

COME PUO' L'ARTE PORTARE AD UN CAMBIAMENTO RIVOLUZIONARIO?

Macao, Non è mica la luna
Sul sito di openDemocracy – portale internazionale dedicato alla libera ricerca – a partire da questa settimana, si possono leggere una serie di interventi intorno alle questioni commons, beni comuni, nuove istituzioni, diritto alla città, lavoro culturale e artistico, coalizioni sociali in Europa. 

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Arte e attivismo. Un connubio non abbandonato dai tempi delle avanguardie artistiche che oggi continua ad essere frequentato. Non solo come produzione di opere, o sperimentazione di nuove tecniche o linguaggio ad uso dell'arte e del discorso sull'arte, ma come atto performativo, pratica politica di occupazione, presa di parola su una vertenza, una mobilitazione, una speculazione. Attivismo politico come arte performativa, arte come politica performativa.

martedì 18 febbraio 2014

Il tumore non è uguale per tutti, la lotta per i diritti di Daniela Fregosi

Con l’Inps Daniela Fregosi, lavoratrice autonoma di 45 anni e formatrice da 20, ha dovuto creare una relazione necessariamente complicata. Quando nell’estate del 2013 le è stato diagnosticato un tumore al seno, Daniela ha iniziato la sua lotta personale contro la burocrazia e le ingiustizie del welfare italiano che, a differenza dei lavoratori dipendenti, non riconosce agli autonomi il diritto di curarsi per malattie così gravi.

«La mia vita è esplosa in poche settimane – racconta sul suo blog Afrodite K (tumoreseno.blogspot.it) Un carcinoma infiltrante alla mammella. Il mio corpo che si trasforma, un compagno che sparisce. Il lavoro e il mio conto in banca vanno in tilt». Da qui il titolo del blog, nato nel novembre 2013, che ricorda il robot della serie giapponese Mazinga Z, ben conosciuta da chi ha vissuto l’adolescenza tra gli anni Settanta e Ottanta: «Ecco come sono diventata Afrodite l'eroina dalle tette bioniche – scrive Daniela – che combatte per i diritti delle donne con il tumore al seno. Afrodite, ma non con la «A», con la K, come carcinoma».


I liberi professionisti con la partita Iva non dispongono di «ammortizzatori sociali» in caso di malattie gravi come quella di Daniela. Quando si ammalano, e succede spesso, come per tutti gli esseri umani, «devono essere sempre splendidi, sanissimi, smaglianti, superperformanti, pieni di lavoro e richiestissimi». Se nelle loro parole appare un disagio, o la confessione dell’indicibile, un cancro, devono tenerseli per sè. Per timore di «rovinarsi il mercato», di non ricevere più incarichi o commesse.

Daniela ha invece rovesciato il tavolo, e non ha accettato di restare nell’invisibilità dove gli autonomi a partita Iva, e iscritti alla gestione separata dell’Inps, sono abituati a restare nascosti - per abitudine o per status. Ha iniziato a raccontare il suo «viaggio terrificante» sul blog, descrivendo le giornate nelle file interminabili ai patronati con utenti disorientati in cerca di informazioni. Racconta le attese ai call center dell’Inps dove, come spesso accade ai lavoratori autonomi - documentatissimi e consapevoli dei diritti che mancano - di spiegare ai funzionari dietro il vetro l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi.

Alla fine di questo pellegrinaggio, questo è stato il risultato: «Finalmente ricevo il saldo complessivo delle due indennità di malattia il 20 gennaio 2014 - scrive Daniela - totale giorni indennizzati 61 (è la regola più di 61 in un anno non te ne danno, meno male che il 2013 è finito sennò m’attaccavo). La cifra totale è di 794,46 euro per una media di circa 13 euro al giorno».

Se sei una lavoratrice autonoma in Italia, hai il diritto di essere curata per un cancro solo per 61 giorni e non per tutta la durata della malattia. In più gli autonomi sono costretti a continuare a pagare gli anticipi Inps e quelli Irpef anche se non possono più lavorare. Ma questo non basta perché, viste le file interminabili negli ospedali pubblici, anche l’autonomo sarebbe tentato di rivolgersi ai privati. Oltre al fisco implacabile, allora deve pagare anche queste cure.

Daniela ha reagito e promuove la disobbedienza fiscale per gli autonomi ammalati in cambio del riconoscimento dei diritti. Ha anche lanciato una petizione su change.org che ha raccolto ad oggi 4.055 sostenitori (ne servono altri 10.945 mila). Chiede la revisione delle norme attuali per tutelare almeno le situazioni di malattie adeguatamente documentate e la possibilità di sospendere tutti i pagamenti inps e irpef durante la malattia.

Altro punto della sua battaglia è la richiesta di un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio). Daniela è una socia dell’associazione dei consulenti del terziario avanzato (Acta) che dal 2004 è impegnata nella battaglia a favore della crescita della coscienza del Quinto Stato tra i lavoratori autonomi.

A partire dai diritti sociali non riconosciuti a chi non ha un contratto da dipendente. Questi lavoratori indipendenti vivono come «cittadini di serie B», cioè come apolidi fuori dalla costituzione che nell’articolo 32 e nel 38 stabilisce il diritto alla cura e all’assistenza universali per tutti, sia per le partite Iva, che per i dipendenti e tutti i precari. Daniela sa che la sua battaglia ha un valore europeo e infatti cita la risoluzione del parlamento europeo del 14 gennaio 2014 che chiede a tutti gli Stati membri di garantire la sicurezza sociale a tutti i lavoratori, dunque anche agli autonomi - oltre il 15% dell’occupazione totale nell’Ue - che per la prima volta vengono riconosciuti come lavoratori in quanto tali.

Roberto Ciccarelli

BERNHARD TEATRANTE: "PERCHE' IL TEATRO E' UNA GALERA"



Il Console


È una magistrale prova di teatro nel teatro quella di Franco Branciaroli alle prese uno degli ultimi (1984-85) testi teatrali dell'antico maestro Thomas Bernhard. Una visione imperdibile, ancora per pochi giorni,fino al 23 febbraio, in un Teatro Quirino insolitamente semi-deserto. Almeno quando siamo capitati noi: venerdì scorso, 14 febbraio. A mala pena mezza platea. Perché la “Grande Depressione” ha forse falcidiato quel ceto medio che poteva concedersi un abbonamento teatrale. O perché il teatro è definitivamente cambiato, perdendo il suo pubblico, qui a Roma. E lo stesso Teatro Quirino è da tempo anche accogliente bar, ristorante, biblioteca e discoteca aperta dalla mattina alla sera, nella storica sede a un passo da Fontana di Trevi. E ora dietro l'ennesimo McDondald's in centro.