domenica 19 aprile 2015

INTELLETTUALE SELF-BRAND: QUANDO IL LAVORO E' MARKETING DI SE STESSI

Dario Gentili, Massimiliano Nicoli

Intellettuali di se stessi. Lavoro intellettuale in epoca neoliberale, il nuovo numero di Aut Aut, 365/2015, edito da Il Saggiatore

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Dopo un fascicolo monografico dedicato alla problematizzazione dell’insegnamento scolastico (La scuola impossibile, 358, 2013) e un altro dedicato alla critica dei dispositivi di valutazione della ricerca (All’indice. Critica della cultura della valutazione, 360, 2013), “aut aut” mette ora a tema la condizione del lavoro intellettuale in epoca neoliberale.

In questo campo, le categorie socio-politiche che organizzano gli spazi e i tempi delle professioni saltano, rendendo estremamente complessa l’impresa di mettere ordine tra figure del lavoro che proliferano, si ibridano, e molto spesso si incorporano in una o più persone contemporaneamente. La condizione del lavoro intellettuale emerge come stretta fra il desiderio di indipendenza e di cooperazione, di un buon lavoro e di una buona vita, da una parte, e il ricatto esistenziale, la sussunzione reale della vita imposti dall’appartenenza a un eterno esercito industriale di riserva, dall’altra.

venerdì 17 aprile 2015

SI LAVORA PER VIVERE, NON SI DEVE AVERE UNA RENDITA PER LAVORARE

Cosimo D. Matteucci
Scrive il presidente della Mobilitazione Generale degli avvocati (Mga): "Va fatto sapere a tutti che in Italia c'è una solidarietà bellissima,  la ricerca dell'unione, l'emergenza di una forza. Avvocati, archivisti, dipendenti e precari, ingegneri, architetti, giornalisti, farmacisti, freelance, geometri, guide turistiche, studenti e tanti altri compongono la coalizione 27 febbraio. Stanno realizzando ciò che mai è stato fatto in Italia, stanno unendo ciò che è stato diviso per troppo tempo" - pubblicato su Essere Sinistra
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Il luminoso destino a cui avrebbe dovuto condurci il mercato ed il capitale non c’è, e questo non può essere ridotto ad una opinione personale, perché è un fatto. Abbiamo invece di fronte una profonda crisi economica, e come sempre accade nelle situazioni di difficoltà, sono sempre i più deboli a pagarne il prezzo maggiore, e sono sempre i più ricchi ad avvantaggiarsene.
Ed infatti la riduzione del lavoro e dei redditi sta determinando l’aggravamento di tutte quelle situazioni di sfruttamento che già esistevano all’interno di ogni comparto economico, all’interno di ogni categoria professionale, facendo progressivamente aumentare il divario tra portatori di reddito alto e medio alto, e tutti gli altri, compresi quelli che di reddito non ne hanno nessuno. La soluzione è riformare e rinegoziare tutto, dai rapporti di lavoro, al fisco, alla previdenza ed alla distribuzione della ricchezza, ed è straordinario come a tal fine si stiano sviluppando processi di aggregazione sociale, politica e sindacale.
Ovunque nascono e si rafforzano coalizioni tra i lavoratori; si stanno aggregando e solidarizzano lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, lavoratori professionali e partite iva, basti pensare in Italia alla Coalizione 27 Febbraio, basti pensare a tutti i movimenti europei, e basti pensare al movimento statunitense #FightFor15, un movimento nato dall’aggregazione di associazioni di categoria che in molte città degli Stati Uniti hanno portato in piazza i lavoratori ed in particolare quelli dei fast food, che da anni chiedono l’aumento della paga oraria minima – il cosiddetto ‘minimum wage’ – a 15 dollari.
Una campagna, quella di #FightFor15, che si sta imponendo a livello nazionale a partire dalla straordinaria capacità d’autorganizzazione di migliaia di lavoratori e lavoratrici delle catene di fast-food, delle grande distribuzione e commercio, delle lavoratrici dell’assistenza sanitaria e domestica.

mercoledì 15 aprile 2015

ECONOMIA DELLA PROMESSA: UN LIBRO CONTRO IL LAVORO GRATIS

Economia politica della promessa. Un libro contro il lavoro gratis. Sarà distribuito in edicola con il Manifesto il 30 aprile e in libreria.

Raccoglie le inchieste sul lavoro gratuito. A cominciare dallincredibile storia sull'accordo sul lavoro gratuito all'expo di Milano che inizia il primo maggio. Ecco la premessa

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La maggior parte dei testi raccolti in questo piccolo volume sono stati pubblicati in sei puntate, e in forma molto più succinta sulle pagine culturali del Manifesto il manifesto nello scorso autunno e sono stati ampiamente ripresi nel corso della discussione sempre più approfondita e vivace sul dilagare delle forme gratuite di lavoro. Il fatto che queste ultime fossero ormai diventate un elemento indispensabile per il funzionamento di interi comparti produttivi e incombessero sempre più da vicino su molti altri, come strumento di ricatto, come passaggio obbligato nei percorsi del lavoro precario, come schema disciplinare e come manipolazione ideologica della soggettività, ci avevano convinto ad affrontare il tema con una maggiore ampiezza. Ovviamente, né la serie di articoli usciti sul giornale, né il piccolo volume che avete tra le mani esauriscono in alcun modo la complessità di una condizione, molteplice nelle sue sfaccettature e mobile nei suoi confini come quella del lavoro gratuito e ancor meno possono dare risposta soddisfacente alla domanda su come questo possa organizzarsi per imporre l’abolizione di questa forma di sfruttamento. Abbiamo preso in esame solo alcuni comparti e un evento assolutamente esemplare per quanto riguarda la torsione commerciale del “volontariato” e l’economia politica della promessa quale è l’Esposizione universale che sta aprendo i battenti a Milano. Laddove il lavoro a salario zero ha ricevuto l’incredibile benedizione dei sindacati.

martedì 14 aprile 2015

PER ESSERE DEGNI CI VUOLE COME MINIMO UN REDDITO

Roberto Ciccarelli

La campagna "reddito di dignità" promossa da Libera di Don Ciotti, il Bin - Basic income network-italia e il Cilap alla quale ha aderito Landini (Fiom). Le differenze con la campagna per il "Reddito di inclusione sociale" (Reis) alla quale ha aderito anche la Cgil di Camusso. Sul reddito le sinistre, e il sindacato, sono spaccati come una mela. Ecco perché - Pubblicato su Il Quinto Stato

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Mancano circa 8 mila firme per raggiungerne 75 mila su change.org per chiedere al Parlamento una rapida discussione e approvazione di una legge sul «reddito minimo o di cittadinanza». «Una misura necessaria, contro povertà e mafie» sostengono le associazioni promotrici: Libera di Don Ciotti, il basic income network-italia e il Cilap. A questa campagna ha aderito anche la Fiom di Landini. Per tutta la giornata di oggi è previsto un «tweet-bombing» ai capigruppo di Camera e Senato, oltre che sul pluribersagliato account twitter del presidente del Consiglio Matteo Renzi. I materiali della campagna possono essere scaricati da questo sito web. Ad oggi le firme raccolte sono 57 mila. L'obiettivo è raggiungerne 100 mila in 100 giorni.

Malgrado le risoluzioni dell'Unione Europea abbiano incoraggiato dal 1992 a definire una soglia di reddito minimo garantito, l'Italia (insieme alla Grecia) non ha una legge che garantisca una protezione economica per chi è disoccupato, precario o in povertà. La campagna «reddito per la dignità» sollecita uno dei Welfare più arretrati d'Europa a recuperare 23 anni di ritardo e promuove una misura ispirata ad un principio consolidato: il reddito minimo è stabilito almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro.

domenica 22 marzo 2015

LA SCONVENIENTE VERITA' PER UNA START UP: IL LAVORO SI PAGA

Roberto Ciccarelli

Sharing Economy. Class Action, auto-organizzazione, nuovo sindacalismo. Sono gli strumenti che hanno permesso ai tassisti di Uber e Lyft di vedersi riconosciute le spese, i contributi e le tutele fondamentali da queste aziende. Come organizzare i non organizzabili. Negli Stati Uniti. E da noi -  Pubblicato su Lavoro Culturale

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In collaborazione con BOOK PRIDE, un contributo in vista dell’incontro SHARING, COWORKING E MUTUALISMO: IL LAVORO DELLA CONOSCENZA SI AGGREGA,  a Milano, sabato 28 marzo, dalle ore 17:15 alla Sala Ornitorinco di Via Piranesi 10. 

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I due colossi della “App-economy” Uber e Lift, non sono riusciti a convincere i giudici federali del distretto di San Francisco che i loro autisti sono “contrattisti indipendenti”, cioè freelance ingaggiati a richiesta o su commissione per guidare i loro taxi. Questi autisti sono invece dipendenti mascherati. In due sentenze che avranno un grande impatto sulle imprese della “economia della condivisione” (sharing economy) nella Silicon Valley, i giudici hanno imposto a Uber e Lift di chiarire la natura subordinata di un rapporto di lavoro che si presenta come autonomo.

È il risultato di una class-action degli autisti impiegati del nuovo capitalismo on demand. la loro azione ha ottenuto il rimborso spese, incluso il costo della benzina e della manutenzione dei veicoli con i quali lavorano, da parte di queste aziende. Fino ad oggi, infatti, questi costi sono stati scaricati sulle loro spalle, insieme al pagamento dei contributi per la sicurezza sociale, quello della disoccupazione, oltre naturalmente ai compensi che gli autisti devono guadagnare solo dalle loro chiamate. Lo scenario è lo stesso in Europa, e in Italia, per buona parte del lavoro autonomo o precario.

A chi lavora spettano i costi del suo lavoro fatto per le aziende. Alle aziende la moltiplicazione dei profitti. Uber ha guadagnato più di 4 miliardi di dollari da società di capitali di rischio, come Benchmark o Google Ventures, portando il valore dell’azienda a 41 miliardi di dollari. E’ la start up più apprezzata negli Stati Uniti. Lyft ha guadagnato “solo” 331 milioni di dollari da Andreessen Horowitz, Founders Fund, e altri investitori. La sproporzione tra i redditi dei lavoratori e quelli dei manager, come tra il valore del lavoro e quelle delle start up è ormai tradizione nel nuovo capitalismo. San Francisco,il cuore dell’industria High Tech degli stati Uniti, oggi registra il più alto tasso di crescita delle diseguaglianze tra i redditi, una frattura pari solo a quella del Ruanda.

venerdì 13 marzo 2015

MARIO DONDERO FREELANCE

Roberto Ciccarelli

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Fino al 22 marzo la mostra del grande fotogiornalista Mario Dondero alle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano a RomaVita, foto, pensieri del grande fotogiornalista italiano nel video-ritratto di Marco Cruciani Calma e gesso - in viaggio con Mario Dondero, autofinanziato grazie ai contributi raccolti sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso. Per Dondero il freelance è un giocatore di biliardo, un franco tiratore capace di carambolare tra angoli e traiettorie centrando il bersaglio. Nella città assediata del lavoro salariato, e della precarietà, il fotografo parla di un futuro che riguarda tutti noi - pubblicato su Alfabeta 2

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Sono un franco tiratore, un freelance, dice di sè Mario Dondero. E’ la professione del fotogiornalista: calma e gesso, come i giocatori di biliardo, attende il suo istante. Poi il fotografo scatta, mentre il giocatore di biliardo colpisce la palla, carambola, buca.

Questa professione di sè, declinazione dell’identità di un fotografo e del saper fare di un mestiere (la fotografia è sempre un mestiere per Dondero), si ascolta nel video-ritratto di Marco Cruciani Calma e gesso - in viaggio con Mario Dondero, autofinanziato grazie ai contributi raccolti sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal basso, e in parte proiettato  nella mostra alle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano a Roma fino al 22 marzo. Dondero l’ha disseminata qui e lì. Nelle interviste, in brevi e luminosi scritti, poi nelle monografie a lui dedicate, infine nel libro con Emanuele Giordana Lo scatto umano .


mercoledì 4 marzo 2015

FREELANCE, QUANDO LA PROTESTA CORRE SUL TWEET

Illustrazione di +Sandro Moretti 
Roberto Ciccarelli

Renzi è stato bloccato. Non dalla Cgil che ha portato un milione di persone in piazza nella manifestazione o l’inutile sciopero generale contro il Jobs Act. Ci sono riusciti i freelance e le partite Iva con twitter. Una situazione inconcepibile per chi ragiona con la mentalità tradizionale della politica. Che cosa è accaduto? Il racconto e l'analisi su Euronomade.

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Basta un tweet storm per fermare una riforma. È il risultato inedito in Italia della mobilitazione online organizzata dalle associazioni del lavoro autonomo e dei freelance Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni che, per il momento, hanno neutralizzato la grave riforma del regime fiscale agevolato per le partite Iva under 35 imposta dal governo Renzi nella legge di stabilità. Una decisione smentita già sei ore dopo la sua approvazione dal presidente del Consiglio che ha detto di avere fatto un errore (“autogol” nel gergo falso-pop dei ceti dominanti). Questo dettaglio è importante per comprendere il lato debole della politica dell'austerità oggi.

Per la prima volta, in un anno di governo, Renzi ha ammesso di avere sbagliato. Non c'è riuscito il milione che la Cgil ha portato in piazza nella manifestazione di Roma il 25 ottobre 2014 o l'inutile sciopero generale contro il Jobs Act fatto una settimana dopo l'approvazione in Senato della legge delega il 3 dicembre 2014. Ci sono riusciti, invece, poche migliaia di persone hanno colpito ripetutamente l'account twitter del presidente del Consiglio per quattro mesi e lui – che ha sempre quel cellulare in mano anche nelle conferenza stampa con altri capi di stato – ha speso del tempo a leggere questi tweet. E da solo, nella camera buia della sua coscienza, ha compreso l'errore che poi ha confessato anche in Tv. Monti, o Letta, per non parlare di Berlusconi, non l'avrebbero mai fatto. La “rottamazione” ha portato una novità nel cuore dello Stato: al di là di chi realmente è Renzi, c'è qualcuno che sente di far riferimento ad una dimensione sociale del quinto stato. Si tratta di un dato politico non irrilevante.

venerdì 27 febbraio 2015

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI COALIZIONE SOCIALE

Roberto Ciccarelli

Da parola chiave del centro-sinistra, quello delle alleanze arcobaleno o dei rissosi governi Prodi, la sinistra politico-sindacale italiana ha riscoperto la parola “coalizione”. Un termine che si pone in antitesi alla sommatoria dall’alto e alla fusione degli attuali ceti politici. Ma, ad analizzare bene, le idee di coalizione di Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Sergio Bologna assumono sembianze diverse. Un' analisi pubblicata su MicroMega

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Nel linguaggio del segretario della Fiom Landini, quando non spende il  tempo a smentire di voler entrare in politica, “coalizione” significa questo: “Il sindacato – ha detto - si deve porre il problema di una coalizione sociale più larga che superi i confini della tradizionale rappresentanza sindacale e aprirsi a una rappresentanza anche politica. La sfida democratica a Renzi passa anche da qui”.

La versione Ladini

Strumentalizzazioni di Renzi, e titoli di giornali fuorvianti a parte, la coalizione di Landini privilegia l'idea di una primazia del “sindacale” sul “politico”. Per questo auspica un ruolo forte del sindacato (Cgil più Fiom) che supera se stesso e diventa un soggetto politico che ingloba, e uniforma, le infinite e divergenti sigle della sinistra “sociale”, movimentista o associativa. E immagina di aspirare nel suo vortice ciò che resta dei frammenti della sinistra politica che seguono progetti politici inconciliabili:  l'alleanza con la “sinistra Pd” - qualsiasi cosa significhi – o l'incarnazione di una Syriza all'italiana.

giovedì 26 febbraio 2015

VIZIO DI FORMA, SOTTO IL PAVET DEL CAPITALISMO CASINO' C'E' LA SPIAGGIA

Giuseppe Allegri

Abbiamo visto un capolavoro politico-lisergico. Vizio di Forma, il film di Paul T. Anderson, dal libro monumentale di Thomas Pynchon. Il Maggio 68 è una piccola parentesi di luce, un altro mondo che si mostra ora e qui. Provalo, lo vedrai fiorire sotto i tuoi piedi.

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Sotto il selciato, la spiaggia! Questa l'epigrafe di Inherent Vice il “vizio intrinseco”, Vizio di forma, nella traduzione italiana (di M. Bocchiola, Einaudi, 2011) dell'ennesimo, terzultimo, capolavoro di Thomas Pynchon, ora portato al cinema da Paul Thomas Anderson. È un evento atteso da sempre: la trasposizione cinematografica delle avvolgenti narrazioni pynchoniane, con la poesia cinematografica di P.T. Anderson. Un successo. E chissà come potrebbe andare se ci pensasse anche l’altro, geniale, Anderson: Wes!


domenica 22 febbraio 2015

LA VITA AGRA(TIS)

Giuseppe Allegri, Roberto Ciccarelli

Precario, a tempo indeterminato, free lance, autogestito, autoprodotto. Ricattabile, flessibile, sfruttato. A volte semplicemente gratuito. Imprigionato nel caporalato, mascherato, interinale. Confuso con i tempi di vita, isolato e sempre meno sindacalizzato. Il lavoro è cambiato per tutti. E cerca un nuovo futuro dov’è protagonista il quinto stato. Questo è il progetto dei racconti del lavoro invisibile

Pubblicato su Lavoro Culturale

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Il lavoro non è finito. È diventato infinitamente più povero. Si sopravvive con l'odiosa sensazione di essere al lavoro per altri, raramente per sé, mentre il reddito è inconsistente e aleatorio. La vita è messa al lavoro: gratuitamente. C’è tuttavia un aspetto che passa inosservato: anche quando si è inoccupati o disoccupati, oggi si produce ricchezza.

E’ la condizione del quinto stato al centro del progetto di racconti del lavoro invisibile. Per invisibile qui s'intende “impercepibile per la legge” e “indecifrabile ai codici del mercato”. Questo lavoro che ha distrutto i vecchi perimetri, colonizzando la vita, è “invisibile” perché mette in discussione con una radicalità mai vista l'antica partizione tra diritto pubblico (sul quale è concepito il lavoro subordinato) e il diritto privato (sul quale è concepito il lavoro autonomo).

Risultato: cresce una “zona grigia” dove vengono meno i confini tra la subordinazione salariale e l'impresa, come quelli tra Stato e mercato. Anche l'immagine di un soggetto generale del lavoro – ad esempio la classe operaia – sfuma. Fu a questa teoria che un tempo vennero consegnate alcune chiavi del progetto di emancipazione della società alienata. La rivoluzione femminista, si legge in questo progetto, smascherò quanto poco universale, e molto escludente, ci fosse in queste convinzioni.

domenica 15 febbraio 2015

LA RIVOLUZIONE DEL LAVORO



Come i freelance ricreano il mutualismo in Francia, Olanda, Stati Uniti. E in Italia.

Roberto Ciccarelli

Il 9 dicembre 2014 quattro società cooperative e partecipative (SmartFr, Coopaname, Oxalis, Grands Ensemble) e una società cooperativa di interesse collettivo (Vecteur Activités) si sono associate e hanno creato Bigre!, una società mutualistica di lavoro in Francia. È il primo esperimento transnazionale (tra Francia e Belgio), autogestito su base cooperativa da lavoratori autonomi, composto da una rete che intende garantire uno scambio mutualistico sulla gestione fiscale, protezione sociale, auto-finanziamento e tutela dei diritti dei lavoratori intermittenti o indipendenti.

Nate dai movimenti della cooperazione per l'attività e per l'impiego (Cae), una realtà politico-economica ispirata al socialismo auto-gestionario e critica rispetto alle politiche neoliberiste del lavoro ispirate all' “imprenditore di se stesso” negli anni Novanta del XX secolo, Coopaname, Oxalis, Grands Ensemble, Vecteur Activités si sono unite alla filiale francese di Smart, un gruppo mutualistico fondato in Belgio nel 1998 per tutelare gli interessi degli artisti, dei tecnici e dei lavoratori intermittenti dello spettacolo che oggi conta su 60 mila associati in tutta Europa (una sede esiste anche in Italia, a Milano).

L'obiettivo di Bigre! è realizzare un progetto politico per rifondare la solidarietà interprofessionale e la cooperazione produttiva, respingendo la mercificazione delle aspirazioni a lavorare e a organizzarsi in maniera diversa. Le categorie coinvolte in questa nuova forma della cooperazione e dell'auto-organizzazione del quinto stato sono: giardinieri, informatici, interpreti, giornalisti, prestatori d'opera, freelance, pastori, consulenti, carpentieri, artigiani, tecnici dello spettacolo, specialisti del commercio online, autori, stagionali. In altre parole: lavoratori non salariati, ma indipendenti, intermittenti, con o senza partita Iva (o forme di lavoro analoghe in Francia o in Belgio).

venerdì 6 febbraio 2015

IVA SEI PARTITA: QUANDO GLI ARCHITETTI FANNO COALIZIONE

Paola Ricciardi

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Una storia degli esperimenti politici di coalizione sociale e professionale dalla manifestazione contro la precarietà dal 9 aprile 2011 a oggi. Il nodo è quello della previdenza per freelance e professionisti. Questa è la storia di una generazione e del nuovo attivismo in Italia.

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Il 9 aprile 2011 a Roma c’è stata una manifestazione dei precari dopo quelle della Mayday a Milano.


Precario è, secondo l’etimologia, colui che non può decidere del proprio destino, che dipende da altri, cui rivolge la sua “preghiera”.


C’eravamo anche noi, con un piccolo movimento nato tra architetti e ingegneri che lavorano negli studi professionali e nelle imprese con una finta partita iva. E infatti, con un certo senso dell’ironia, ci eravamo chiamati “Iva sei Partita”.


Cosa è successo da allora?

sabato 31 gennaio 2015

SIAMO IN SALDO, MA CON TANTA FURIA

Giuseppe Allegri



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Prezzi che rasentano la follia, in una giornata di straordinaria vendita democratica, dice Remo Remotti-Freud. La Furia dei cervelli in saldo al 35%. Ne abbiamo bisogno nel giorno di Mattarella presidente. O è Saragat?! Viviamo in un paese in bianco e nero. Benvenuti nel 1964. Meglio Pink che in Bianco&Nero.

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Non buttata via a metà prezzo, ma sospesa al 35% di sconto, su ibs.it, in questi giorni.

Mentre ero alla solita ricerca online dell'occasione libraria perduta, per rintracciare l'ennesimo libretto “scontato” (nel doppio senso) sulla storia d'Europa, ecco che trovo la furia in saldi, con tanto di memento celestino in evidenza: disponibilità immediata.

Insomma sembra una svendita. Un po' come il fomentato Remo Remotti-Freud  dei Sogni d'oro di un Nanni Moretti d'antan, in una piazza di Frascati. Ma Remo Remotti/Freud ci ricorca che è “una vendita democratica”.

giovedì 29 gennaio 2015

QUANDO L'ARBITRO RENZI FA AUTOGOL I FREELANCE SI RIVOLTANO

Roberto Ciccarelli - Oltre 3500 mes­saggi di pro­te­sta hanno inve­stito l’account twit­ter del pre­si­dente del Con­si­glio per chie­dere una solu­zione al cla­mo­roso auto­gol del governo sulle par­tite Iva. La sto­ria per tweet, imma­gini, post. La con­di­zione dei nuovi poveri a par­tita Iva rac­con­tata in uno storify (da Quinto Stato)


martedì 27 gennaio 2015

LA GUERRA DI TSIPRAS

Alexis Tsipras, Teatro Valle, allora occupato, Febbraio 2014
Roberto Ciccarelli

"La vittoria di Syriza si spiega con la proposta di un nuovo spazio politico in Europa. Né liberale, né socialdemocratico, tale spazio non è mai esistito dalla creazione dell’Europa unita a oggi. L’affermazione di Podemos in Spagna alle elezioni di novembre potrebbe rafforzarlo. 

Il voto a Syriza è trasversale. Ci sono i poveri e i disoccupati, il ceto medio, e poi la generazione precaria ispirata alla “fiducia in se stessi, alla creatività, alla propensione a trattare la vita come un esperimento”. Sulle sue spalle gli oligarchi hanno scaricato il peso dell'austerità che non intendono pagare. Syriza incarna oggi la possibilità di una rappresaglia contro la loro corruzione. 

L'appello ai ricercatori e alla “Grecia della creatività”, rivolto da Tsipras nel discorso di domenica 25 gennaio, è rivelatore. Perché questa è la base dell' "economia sociale" e del mutualismo che si sono affermati in Grecia negli ultimi terribili cinque anni.