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domenica 2 agosto 2015

MONDINE, STORIA DI UN MOVIMENTO CHE PARLA AI FREELANCE


Barbara Imbergamo, Mondine in campo. (Edit press) Un libro che racconta le battaglie sindacali, la capacità di auto-organizzazione delle mondine. Oggi sono utili per rispondere alle domande dei freelance imbrigliati nella stessa forma generale del lavoro: precario, conto terzi, senza diritti
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Roberto Ciccarelli

Il movimento delle mondine si strutturò in età giolittiana. Il fascismo cercò di imbrigliarne la leggendaria combattività sindacale con politiche paternalistiche e ispirate agli stereotipi coloniali sul corpo delle donne. In Emilia molte donne parteciparono alla resistenza contro il nazi-fascismo. Nell’immediato dopoguerra, l’emancipazione dallo sfruttamento di un lavoro stagionale – quaranta giorni all’anno – diventò il centro del conflitto politico tra la sinistra e i democristiani. Negli anni Sessanta l’industrializzazione della monda sostituì gran parte delle 180 mila lavoranti, ma i sindacati cercarono di trattenere le donne nelle risaie pensando che l’aumento del salario orario bastasse a rendere sopportabile un lavoro bestiale.

Queste sono le istantanee della storia raccontata da Barbara Imbergamo nel libro Mondine in campo, (Edit press) che esplora le ragioni di una centralità simbolica, sociale e politica assunta dalle mondine nella prima metà del Novecento. In una tradizione politica basata sulla soggettività operaia, quella della sinistra italiana, la storia delle mondine conferma che la conflittualità sociale e politica non è stata la prerogativa esclusiva della classe operaia cittadina e maschile.