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giovedì 1 ottobre 2015

L’ULTIMA CORVEE SI CHIAMA «BARATTO AMMINISTRATIVO»

Marco Bascetta

Lavoro gratuito. Se si ammette lo scambio diretto tra il lavoro e un debito che non può essere pagato, si attenta alla libertà della persona. Come nella Francia. Prima della rivoluzione. Capita oggi con lo «Sblocca Italia»

La macchina infernale del lavoro gratuito, saldamente piantata nel cuore del sistema-paese, si va arricchendo di un settore molto promettente nella sostituzione di quello retribuito, a vantaggio delle amministrazioni comunali.

Si tratta del cosiddetto «baratto amministrativo», fondato sull’articolo 24 del decreto Sblocca-Italia. Si prevede che singoli e associazioni possano proporre interventi, «pulizia, manutenzione, abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di interesse generale», in cambio di sconti fiscali.

Con una interpretazione alquanto estensiva, per non dire capziosa di questa generica norma, diverse amministrazioni comunali vi hanno scovato lo strumento per recuperare crediti fiscali altrimenti inesigibili. Tra i primi a sperimentare questa strada fu un comune della provincia di Novara che aveva offerto a un cittadino in arretrato con la Tasi e il canone di affitto di un appartamento comunale di sdebitarsi svolgendo gratuitamente lavori di manutenzione. L’episodio fu prontamente celebrato su diversi organi di stampa come edificante esempio di collaborazione tra cittadini e istituzioni pubbliche, come nuova forma di partecipazione, sia pure non proprio volontaria, ai bisogni della collettività.

giovedì 3 ottobre 2013

CGIL: E' IN CORSO UN RISVEGLIO SUL LAVORO DELLA CONOSCENZA?

Sergio Bologna

Oggi e domani si svolgeranno a Roma i lavori della Consulta delle professioni della CGIL. Il maggior sindacato italiano, dopo decenni di letargo, ha ritenuto che la rappresentanza dei professionisti autonomi, con o senza Ordine, e del complesso mondo degli “atipici” e delle Partite Iva, rientrasse nei suoi compiti istituzionali. Preoccupato forse che questo mondo trovasse forme di rappresentanza libere da tutors politici in grado di porsi come interlocutori del governo e delle imprese. 

Quale prezzo abbiano pagato milioni di lavoratori, soprattutto giovani, per questo prolungato ritardo, è ben conosciuto. Non è certo solo responsabilità della CGIL ma di tutti e tre i sindacati confederali se l’immagine del mondo del lavoro è stata falsata e ridotta solo all’universo del lavoro dipendente, a causa di questo letargo, non è solo responsabilità dei sindacati confederali ma dei governi degli ultimi venti anni se l’Italia si è riempita di forme di lavoro “atipiche” e “flessibili” che invece di garantire una piena occupazione ci hanno portato alla situazione catastrofica di oggi.