Marco Bascetta
Lavoro gratuito. Se si ammette lo scambio diretto tra il
lavoro e un debito che non può essere pagato, si attenta alla libertà
della persona. Come nella Francia. Prima della rivoluzione. Capita oggi
con lo «Sblocca Italia»
La macchina infernale del lavoro gratuito, saldamente piantata nel
cuore del sistema-paese, si va arricchendo di un settore molto
promettente nella sostituzione di quello retribuito, a vantaggio delle
amministrazioni comunali.
Si tratta del cosiddetto «baratto
amministrativo», fondato sull’articolo 24 del decreto Sblocca-Italia. Si
prevede che singoli e associazioni possano proporre interventi,
«pulizia, manutenzione, abbellimento di aree verdi, piazze, strade
ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso con finalità di
interesse generale», in cambio di sconti fiscali.
Con una
interpretazione alquanto estensiva, per non dire capziosa di questa
generica norma, diverse amministrazioni comunali vi hanno scovato lo
strumento per recuperare crediti fiscali altrimenti inesigibili. Tra i
primi a sperimentare questa strada fu un comune della provincia di
Novara che aveva offerto a un cittadino in arretrato con la Tasi e il
canone di affitto di un appartamento comunale di sdebitarsi svolgendo
gratuitamente lavori di manutenzione. L’episodio fu prontamente
celebrato su diversi organi di stampa come edificante esempio di
collaborazione tra cittadini e istituzioni pubbliche, come nuova forma
di partecipazione, sia pure non proprio volontaria, ai bisogni della
collettività.
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giovedì 1 ottobre 2015
L’ULTIMA CORVEE SI CHIAMA «BARATTO AMMINISTRATIVO»
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giovedì 3 ottobre 2013
CGIL: E' IN CORSO UN RISVEGLIO SUL LAVORO DELLA CONOSCENZA?
Sergio Bologna
Oggi e domani si svolgeranno a Roma i lavori della Consulta delle professioni della CGIL. Il maggior sindacato italiano, dopo decenni di letargo, ha ritenuto che la rappresentanza dei professionisti autonomi, con o senza Ordine, e del complesso mondo degli “atipici” e delle Partite Iva, rientrasse nei suoi compiti istituzionali. Preoccupato forse che questo mondo trovasse forme di rappresentanza libere da tutors politici in grado di porsi come interlocutori del governo e delle imprese.
Quale prezzo abbiano pagato milioni di lavoratori, soprattutto giovani, per questo prolungato ritardo, è ben conosciuto. Non è certo solo responsabilità della CGIL ma di tutti e tre i sindacati confederali se l’immagine del mondo del lavoro è stata falsata e ridotta solo all’universo del lavoro dipendente, a causa di questo letargo, non è solo responsabilità dei sindacati confederali ma dei governi degli ultimi venti anni se l’Italia si è riempita di forme di lavoro “atipiche” e “flessibili” che invece di garantire una piena occupazione ci hanno portato alla situazione catastrofica di oggi.
Oggi e domani si svolgeranno a Roma i lavori della Consulta delle professioni della CGIL. Il maggior sindacato italiano, dopo decenni di letargo, ha ritenuto che la rappresentanza dei professionisti autonomi, con o senza Ordine, e del complesso mondo degli “atipici” e delle Partite Iva, rientrasse nei suoi compiti istituzionali. Preoccupato forse che questo mondo trovasse forme di rappresentanza libere da tutors politici in grado di porsi come interlocutori del governo e delle imprese.
Quale prezzo abbiano pagato milioni di lavoratori, soprattutto giovani, per questo prolungato ritardo, è ben conosciuto. Non è certo solo responsabilità della CGIL ma di tutti e tre i sindacati confederali se l’immagine del mondo del lavoro è stata falsata e ridotta solo all’universo del lavoro dipendente, a causa di questo letargo, non è solo responsabilità dei sindacati confederali ma dei governi degli ultimi venti anni se l’Italia si è riempita di forme di lavoro “atipiche” e “flessibili” che invece di garantire una piena occupazione ci hanno portato alla situazione catastrofica di oggi.
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