Roberto Ciccarelli
+++Lo storico del movimento operaio Sergio Bologna racconta i
movimenti dei freelance e il loro lavoro nell'economia della
condivisione nel pamphlet "The New Workforce. Il movimento dei
freelance"(Asterios)
«È un grave errore considerare le problematiche dei self employed come separate e incompatibili con quelle di tutte le altre figure della new economy dell'era digitale. Il tema della new workforce, della workforce of the future [Forza lavoro del futuro, ndr] è centrale: sia che lo si tratti dal punto di vista sociologico, politico, giuridico, culturale o antropologico, è destinato a crescere d'importanza» scrive Sergio Bologna nel pamphlet: La New Workforce. Il movimento dei freelance (Asterios, pp.50, euro 7), un agile libro che può essere considerato come la guida alla trasformazione del lavoro indipendente negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa.
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martedì 1 dicembre 2015
SERGIO BOLOGNA: «I FREELANCE SI AUTO-ORGANIZZANO NELLA SHARING ECONOMY»
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sabato 16 maggio 2015
SERGIO BOLOGNA: DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI FREELANCE
Roberto Ciccarelli
Knowledge Workers. Dall’operaio massa al freelance (Asterios editore), Sergio Bologna ripercorre la traiettoria che dall’operaio massa ha portato ai freelance, al “lavoratore autonomo di seconda generazione” e al self-employed (auto-impiegato). Un pamphlet da leggere per capire di cosa parliamo quando parliamo di "coalizione sociale" - Da Alfabeta
***
Un saggio breve dove Sergio Bologna, poliedrica figura dell’operaismo italiano, storico del movimento operaio, freelance, attivista e fondatore di riviste d’avanguardia come Primo Maggio, riflette sul “post-operaismo”. Il “post” viene adottato perché il fondatore dell’operaismo Mario Tronti sostiene che l’operaismo si è concluso con la rivista “Classe operaia” già negli anni Sessanta. Bologna si attiene a questa distinzione.
Ciò che gli interessa è delineare una caratteristica specifica della storia degli intellettuali emersa nel Dopoguerra: la lotta contro il crocianesimo nell’accademia e il conformismo regnante sul mercato editoriale. Un’eccezione riconosciuta che continua a riscuotere l’interesse nelle nuove generazioni, non solo italiane.
Knowledge Workers. Dall’operaio massa al freelance (Asterios editore), Sergio Bologna ripercorre la traiettoria che dall’operaio massa ha portato ai freelance, al “lavoratore autonomo di seconda generazione” e al self-employed (auto-impiegato). Un pamphlet da leggere per capire di cosa parliamo quando parliamo di "coalizione sociale" - Da Alfabeta
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Un saggio breve dove Sergio Bologna, poliedrica figura dell’operaismo italiano, storico del movimento operaio, freelance, attivista e fondatore di riviste d’avanguardia come Primo Maggio, riflette sul “post-operaismo”. Il “post” viene adottato perché il fondatore dell’operaismo Mario Tronti sostiene che l’operaismo si è concluso con la rivista “Classe operaia” già negli anni Sessanta. Bologna si attiene a questa distinzione.
Ciò che gli interessa è delineare una caratteristica specifica della storia degli intellettuali emersa nel Dopoguerra: la lotta contro il crocianesimo nell’accademia e il conformismo regnante sul mercato editoriale. Un’eccezione riconosciuta che continua a riscuotere l’interesse nelle nuove generazioni, non solo italiane.
giovedì 30 aprile 2015
SERGIO BOLOGNA: PRIMO MAGGIO, ANCHE I FREELANCE SONO IN FESTA
Sergio Bologna
Il 1 maggio è la festa della dignità del lavoro, di donne e uomini che lavorano, da freelance, da dipendente, da intermittente, in condizione precaria. Tutti, senza distinzioni di contratto. Buon Primo Maggio - Pubblicato su Acta
***
Per più di un secolo il 1 maggio è stato la festa del lavoro. Oggi non è più chiaro se sia ancora una festività o una giornata come le altre. La scelta di inaugurare l’EXPO a Milano il 1 maggio e di fare appello al lavoro gratuito sembra quasi voler intenzionalmente distruggere uno dei simboli della civiltà occidentale.
Il 1 maggio è stata la festa della dignità del lavoro. Era nata da un grande movimento per le otto ore, con scioperi di massa, soprattutto negli Stati Uniti, brutali repressioni poliziesche, impiccagioni d’innocenti accusati di aver fomentato violenze. Alla fine il movimento operaio l’aveva spuntata e certi diritti, certi principi, sono diventati patrimonio comune. Nel secondo dopoguerra era diventata una festa di pace, con manifestazioni gioiose, una festa che accomunava tutti coloro che vivevano di un salario. Poi, dagli Anni 80, il clima è cambiato e il 1 maggio ha rischiato di diventare un rito nostalgico, perché la forma di lavoro subordinato si stava sgretolando, perché le forme di resistenza sindacale del vecchio movimento operaio erano armi spuntate.
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venerdì 27 febbraio 2015
DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI COALIZIONE SOCIALE
Roberto Ciccarelli
Da parola chiave del centro-sinistra, quello delle alleanze arcobaleno o dei rissosi governi Prodi, la sinistra politico-sindacale italiana ha riscoperto la parola “coalizione”. Un termine che si pone in antitesi alla sommatoria dall’alto e alla fusione degli attuali ceti politici. Ma, ad analizzare bene, le idee di coalizione di Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Sergio Bologna assumono sembianze diverse. Un' analisi pubblicata su MicroMega
***
Nel linguaggio del segretario della Fiom Landini, quando
non spende il tempo a smentire di voler
entrare in politica, “coalizione” significa questo: “Il sindacato – ha detto - si deve porre il problema di una
coalizione sociale più larga che superi i confini della tradizionale
rappresentanza sindacale e aprirsi a una rappresentanza anche politica. La
sfida democratica a Renzi passa anche da qui”.
La versione Ladini
Strumentalizzazioni di Renzi, e titoli di giornali fuorvianti a
parte, la coalizione di Landini privilegia l'idea di una primazia del
“sindacale” sul “politico”. Per questo auspica un ruolo forte del sindacato
(Cgil più Fiom) che supera se stesso e diventa un soggetto politico che
ingloba, e uniforma, le infinite e divergenti sigle della sinistra “sociale”,
movimentista o associativa. E immagina di aspirare nel suo vortice ciò che
resta dei frammenti della sinistra politica che seguono progetti politici
inconciliabili: l'alleanza con la
“sinistra Pd” - qualsiasi cosa significhi – o l'incarnazione di una Syriza
all'italiana.
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sabato 27 dicembre 2014
LEGGE DI STABILITA': AI FREELANCE NON RESTA CHE LA COALIZIONE
Sergio Bologna
Cari amici di Acta, cari colleghi,
il governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene – malgrado i non pochi amici che abbiamo là dentro, anche tra l’opposizione – ci ha bastonati più di quanto avessero fatto Prodi, Berlusconi e Monti. Ormai è chiaro che siamo un bancomat al quale è difficile rinunciare per chi cerca di cavar soldi dai cittadini dovunque può (e si vanta di diminuire le tasse).
Qualcuno di noi potrebbe pensare di rifarsi con una resa dei conti elettorale ma questo governo, a mio avviso, non ha nessuna intenzione di andare alle elezioni prima del 2017. Avrà tutto il tempo quindi di bastonarci ancora di più e noi dovremo subire, anche se le posizioni di Acta sono state condivise dal più ampio fronte di freelance mai costituito.
Dovremo subire noi ma dovranno subire anche tanti altri corpi intermedi, primi tra tutti i tre sindacati. Molte rappresentanze d’interessi verranno semplicemente cancellate, vedi Camere di Commercio. Questo governo ha avuto il mandato di bypassare l’apparato corporativo e consociativo su cui si è retta la nostra confusa e clientelare democrazia.
il governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene – malgrado i non pochi amici che abbiamo là dentro, anche tra l’opposizione – ci ha bastonati più di quanto avessero fatto Prodi, Berlusconi e Monti. Ormai è chiaro che siamo un bancomat al quale è difficile rinunciare per chi cerca di cavar soldi dai cittadini dovunque può (e si vanta di diminuire le tasse).
Qualcuno di noi potrebbe pensare di rifarsi con una resa dei conti elettorale ma questo governo, a mio avviso, non ha nessuna intenzione di andare alle elezioni prima del 2017. Avrà tutto il tempo quindi di bastonarci ancora di più e noi dovremo subire, anche se le posizioni di Acta sono state condivise dal più ampio fronte di freelance mai costituito.
Dovremo subire noi ma dovranno subire anche tanti altri corpi intermedi, primi tra tutti i tre sindacati. Molte rappresentanze d’interessi verranno semplicemente cancellate, vedi Camere di Commercio. Questo governo ha avuto il mandato di bypassare l’apparato corporativo e consociativo su cui si è retta la nostra confusa e clientelare democrazia.
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giovedì 27 marzo 2014
ALZARE IL TIRO E FARE COALIZIONE: LA POLITICA PER I LAVORATORI AUTONOMI
Sergio Bologna
Carissime/i
la discussione che si è aperta in questi giorni sulle politiche del lavoro del governo Renzi ci ha dimostrato una volta di più l’ottusa resistenza che gli ambienti politici, accademici e sindacali – tranne alcune eccezioni – continuano ad opporre ad una visione moderna del lavoro. Mentre il Parlamento Europeo, che non è l’istituzione più vicina ai cittadini, dichiara a larga maggioranza che i freelance hanno gli stessi diritti sociali dei lavoratori dipendenti, le nostre classi dirigenti ripropongono uno schema che riconosce come “lavoro” solo il lavoro dipendente oppure le varie forme in cui il lavoro dipendente può essere reso “flessibile”. Deplorevole di questo atteggiamento non è tanto – o non solo – il disconoscere l’esistenza di altre forme di attività lavorativa quanto il persistere di una politica di flessibilizzazione del lavoro dipendente che ha portato al declino del nostro paese ed a una disoccupazione giovanile del 42%. Non è vero che il nostro paese è fatto di garantiti e non garantiti, di tutelati e non tutelati, magari fosse così!
Carissime/i
la discussione che si è aperta in questi giorni sulle politiche del lavoro del governo Renzi ci ha dimostrato una volta di più l’ottusa resistenza che gli ambienti politici, accademici e sindacali – tranne alcune eccezioni – continuano ad opporre ad una visione moderna del lavoro. Mentre il Parlamento Europeo, che non è l’istituzione più vicina ai cittadini, dichiara a larga maggioranza che i freelance hanno gli stessi diritti sociali dei lavoratori dipendenti, le nostre classi dirigenti ripropongono uno schema che riconosce come “lavoro” solo il lavoro dipendente oppure le varie forme in cui il lavoro dipendente può essere reso “flessibile”. Deplorevole di questo atteggiamento non è tanto – o non solo – il disconoscere l’esistenza di altre forme di attività lavorativa quanto il persistere di una politica di flessibilizzazione del lavoro dipendente che ha portato al declino del nostro paese ed a una disoccupazione giovanile del 42%. Non è vero che il nostro paese è fatto di garantiti e non garantiti, di tutelati e non tutelati, magari fosse così!
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martedì 14 gennaio 2014
«#FREELANCESI, #COGLIONENO»
C’è una guerra tra il committente e il freelance. In un rapporto di lavoro il primo è il «cliente», il secondo è un «fornitore». Il committente parla con accento milanese, romanesco o con un inflessione umbro-marchigiana. Più che «giovani», anche i secondi sembrano ultra-trentenni. Prestano la loro opera da giardinere, antennista o idraulico. Rispondono al telefono o alle mail ad ogni ora, sette giorni su sette. Anche la domenica mattina all’alba. È la dannazione degli smartphone: 24h su 24 connessi. Ogni intervento, si paga. Più interventi fai, più dovresti staccare una fattura. Dovrebbe essere cosi. Ma non è così. Sono passati i tempi in cui un idraulico, mettiamo, si faceva pagare molto caro ogni intervento. E non parliamo di un «creativo», grafico o videomaker, giornalista architetto o attore, lavoratori dell’«immateriale». Sono tutti «conto-terzisti» che lavorano a chiamata. Sono precari. Sono Quinto Stato.
lunedì 6 gennaio 2014
CHE COSA È IL QUINTO STATO. LEGGENDO UN LIBRO DI GIUSEPPE ALLEGRI E ROBERTO CICCARELLI
Damiano Palano su TYSM - Un saggio critico su Il Quinto Stato -
"Riecheggiando il vecchio pamphlet rivoluzionario dell’abate Sieyes, Allegri e Ciccarelli si propongono innanzitutto di definire cosa sia il Quinto Stato, e dunque di delinearne in modo chiaro il perimetro. E, da questo punto di vista, il criterio che tiene insieme elementi diversi non è tanto il tipo di lavoro effettivamente svolto, ma soprattutto la condizione di ‘apolidia’, ossia il fatto che a determinati lavoratori non siano riconosciuti alcuni diritti sociali fondamentali. Per questo nell’alveo del Quinto Stato confluiscono tanto i lavoratori della conoscenza freelance, quanto il mondo dei lavoratori migranti, esclusi dai diritti di cittadinanza: «Il Quinto Stato è una condizione incarnata da una popolazione fluttuante, composta da lavoratori e lavoratrici indipendenti, precari, poveri al lavoro, lavoratori qualificati e mobili, sottoposti a una flessibilità permanente. La loro cittadinanza non è misurabile a partire dal possesso di un contratto di lavoro, né dall’appartenenza per nascita al territorio di uno Stato-nazione poiché per questi soggetti si presuppone l’avvenuta separazione tra la cittadinanza e l’attività professionale, l’identità di classe, la comunità politica e lo Stato. Oggi sono stranieri o barbari tanto i nativi italiani, quanto i migranti. Entrambi appartengono alla comunità dei senza comunità. La loro è una cittadinanza senza Stato, poiché lo Stato non riconosce loro la cittadinanza»[14]. In sostanza, il fatto di svolgere un’attività lavorativa non è una condizione sufficiente per accedere alla garanzia dei diritti, e così i membri del Quinto Stato, non avendo un contratto di subordinazione a tempo indeterminato, rimangono «cittadini dimezzati», peraltro estranei alle rappresentanze politiche, sindacali, imprenditoriali".
CONTINUA la lettura su TYSM
giovedì 21 novembre 2013
WILDCAT STRIKE! CHE IL LAVORO COMINCI A RIBELLARSI
Sergio Bologna
“Rotterdam, 20 ottobre 2013, ore 23,00. Buonasera, ci pregiamo informare i nostri clienti che un’azione di sciopero selvaggio (wildcat strike) ci sta creando dei problemi e non sappiamo quanto potrà ancora durare”. Così si poteva leggere qualche settimana fa sul sito del maggior terminal container europeo, il Maasvlakte 2 di Rotterdam, gestito dal braccio operativo portuale della prima compagnia mondiale, la Maersk.
Gatto selvaggio, un termine che ricorda qualcosa a chi ha vissuto la stagione di lotte operaie in Italia nel ventennio 1960-80.
Ma quello di Rotterdam non è un episodio isolato. Se noi osserviamo la scena su una dimensione globale (l’unica dimensione accettabile quando si parla di shipping e di porti, che sono per loro natura, come la finanza e l’informatica, dei mercati globali), possiamo facilmente notare che questo settore ormai è investito da una conflittualità sempre più aspra. Non si tratta più di episodi di breve durata, di alcune ore di sciopero rapidamente risolte da una trattativa o semplicemente finite per stanchezza o paura da parte degli scioperanti. A Rotterdam la situazione si è normalizzata dopo alcune settimane.
giovedì 3 ottobre 2013
CGIL: E' IN CORSO UN RISVEGLIO SUL LAVORO DELLA CONOSCENZA?
Sergio Bologna
Oggi e domani si svolgeranno a Roma i lavori della Consulta delle professioni della CGIL. Il maggior sindacato italiano, dopo decenni di letargo, ha ritenuto che la rappresentanza dei professionisti autonomi, con o senza Ordine, e del complesso mondo degli “atipici” e delle Partite Iva, rientrasse nei suoi compiti istituzionali. Preoccupato forse che questo mondo trovasse forme di rappresentanza libere da tutors politici in grado di porsi come interlocutori del governo e delle imprese.
Quale prezzo abbiano pagato milioni di lavoratori, soprattutto giovani, per questo prolungato ritardo, è ben conosciuto. Non è certo solo responsabilità della CGIL ma di tutti e tre i sindacati confederali se l’immagine del mondo del lavoro è stata falsata e ridotta solo all’universo del lavoro dipendente, a causa di questo letargo, non è solo responsabilità dei sindacati confederali ma dei governi degli ultimi venti anni se l’Italia si è riempita di forme di lavoro “atipiche” e “flessibili” che invece di garantire una piena occupazione ci hanno portato alla situazione catastrofica di oggi.
Oggi e domani si svolgeranno a Roma i lavori della Consulta delle professioni della CGIL. Il maggior sindacato italiano, dopo decenni di letargo, ha ritenuto che la rappresentanza dei professionisti autonomi, con o senza Ordine, e del complesso mondo degli “atipici” e delle Partite Iva, rientrasse nei suoi compiti istituzionali. Preoccupato forse che questo mondo trovasse forme di rappresentanza libere da tutors politici in grado di porsi come interlocutori del governo e delle imprese.
Quale prezzo abbiano pagato milioni di lavoratori, soprattutto giovani, per questo prolungato ritardo, è ben conosciuto. Non è certo solo responsabilità della CGIL ma di tutti e tre i sindacati confederali se l’immagine del mondo del lavoro è stata falsata e ridotta solo all’universo del lavoro dipendente, a causa di questo letargo, non è solo responsabilità dei sindacati confederali ma dei governi degli ultimi venti anni se l’Italia si è riempita di forme di lavoro “atipiche” e “flessibili” che invece di garantire una piena occupazione ci hanno portato alla situazione catastrofica di oggi.
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lunedì 23 settembre 2013
DENTRO LA LOGISTICA IL LAVORO NON E' MAI STANDARD
Intervista a SERGIO BOLOGNA - di COMMONWARE
Iniziamo dallo stato dell’arte del settore della logistica in Italia. Tu hai messo varie volte in evidenza come gli operatori italiani investano ben poco sull’innovazione, su sistemi informatici, magazzini automatici e rete, e si basino invece soprattutto sull’ipersfruttamento di forza lavoro low skill oppure pagata come tale anche quando è a media o alta scolarizzazione (pensiamo a molti migranti). Una fotografia che ha tratti paradigmatici rispetto al quadro imprenditoriale italiano. Come stanno ora le cose nel settore della logistica in Italia? Cosa sta cambiando dal punto di vista dell’innovazione del settore?
Non mi sembra che qualcosa stia cambiando malgrado una certa espansione, in alcune aree del paese, di piattaforme logistiche e magazzini. Espansione che spesso è apparente perché si tratta di frequente di trasferimenti da localizzazioni precedenti. Per esempio negli Interporti di Bologna e di Padova si sono trasferite negli ultimi tre anni aziende di logistica che avevano i loro magazzini fuori da un’area interportuale o che stavano prima nell’Interporto ma se ne erano andate perché costava meno altrove. Oggi i prezzi di magazzini di ottima qualità, in vendita o in affitto, sono talvolta pari o addirittura inferiori ai prezzi di magazzini meno moderni di qualche anno fa.
Iniziamo dallo stato dell’arte del settore della logistica in Italia. Tu hai messo varie volte in evidenza come gli operatori italiani investano ben poco sull’innovazione, su sistemi informatici, magazzini automatici e rete, e si basino invece soprattutto sull’ipersfruttamento di forza lavoro low skill oppure pagata come tale anche quando è a media o alta scolarizzazione (pensiamo a molti migranti). Una fotografia che ha tratti paradigmatici rispetto al quadro imprenditoriale italiano. Come stanno ora le cose nel settore della logistica in Italia? Cosa sta cambiando dal punto di vista dell’innovazione del settore?
Non mi sembra che qualcosa stia cambiando malgrado una certa espansione, in alcune aree del paese, di piattaforme logistiche e magazzini. Espansione che spesso è apparente perché si tratta di frequente di trasferimenti da localizzazioni precedenti. Per esempio negli Interporti di Bologna e di Padova si sono trasferite negli ultimi tre anni aziende di logistica che avevano i loro magazzini fuori da un’area interportuale o che stavano prima nell’Interporto ma se ne erano andate perché costava meno altrove. Oggi i prezzi di magazzini di ottima qualità, in vendita o in affitto, sono talvolta pari o addirittura inferiori ai prezzi di magazzini meno moderni di qualche anno fa.
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mercoledì 18 settembre 2013
L'INTERMINABILE FINE DEL CAPITALISMO E IL FUTURO DEL QUINTO STATO
In Capitalismo
in-finito, Aldo Bonomi racconta
l'ascesa e la caduta della borghesia diffusa del capitalismo
molecolare e dei distretti industriali. Dagli anni Ottanta, le sue
quattromila imprese sono cresciute grazie al decentramento produttivo
e alla riduzione della società italiana al “ceto medio”.
Questa è stata la storia (anche) del Nord-Est, e del suo
"capitalismo molecolare". Nel tempo questo modello è
diventato l'oggetto di uno dei "miti" della produttività
all'italiana.
Oggi la crisi ha lasciato
sul terreno una moltitudine di disoccupati e partite Iva che formano
una sterminata massa di contoterzisti impoveriti. Diversi per status
e per culture professionali dai precari maggioritari, ma come loro
ridotti a un neo-proletariato definito anche da Bonomi “Quinto
Stato”.
giovedì 30 maggio 2013
NON SOLO CASTA: I PRECARI DELL'EDITORIA
Gli operai delle tipografie settecentesche a Milano e a Torino sono stati tra i primi ad organizzarsi nelle società di mutuo soccorso. Erano dotati di una certa istruzione, si ritrovavano nello stesso spazio lavorativo, era facile avanzare richieste ai datori di lavoro e attutire i danni di un'attività logorante. Queste società di mutuo soccorso sviluppavano interventi assistenziali e solidaristici per i lavoratori. Avevano un carattere interclassista, coinvolgevano operai, artigiani e una parte della borghesia cittadina. Nel corso di una generazione, o poco più, diedero vita ai primi sindacati di categoria. Nel 1848 venne fondata la Pia unione dei legatori di libri. A Torino era la più importante società dei compositori. I soci versavano una quota utile per il sussidio dei disoccupati e dei malati. Questi soldi servivano anche alla diffusione dell'arte tipografica (praticamente i corsi di formazione). Questa forma di sindacato autogestito serviva a negoziare i prezzi dei lavori con i padroni e ad organizzare il conflitto in caso di dumping o licenziamenti.
sabato 25 maggio 2013
SERGIO BOLOGNA: "W I NEET"
SERGIO BOLOGNA
Dice Letta: «priorità è dare un lavoro ai
giovani». Ma quale lavoro presidente, di che genere? In Italia non
abbiamo solo il problema della disoccupazione giovanile. Abbiamo i
salari d'ingresso più bassi d'Europa, come ha ricordato in varie
occasioni il governatore Draghi. Secondo dati Eurostat riportati di
recente da lavoce.info abbiamo il più alto numero di lavoratori che non
percepiscono i minimi contrattuali. La piaga dei tirocinii gratuiti,
malgrado la buona volontà della ex ministro Fornero, continua a
imperversare. Quanti laureati vengono assunti con mansioni inadeguate ai
loro titoli di studio («per far fotocopie» è il detto)? Quanti
contratti a tempo determinato sono pagati 500/800 euro al mese? E per
quante ore? Ci siamo dimenticati che per parlare di salario bisogna
anche parlare di orario?
lunedì 18 marzo 2013
GRILLO E A CAPO
Lo
stordimento che regna a sinistra – tra gli astenuti, i movimenti e
nella “società civile”,
tra
gli elettori Pd-Sel,
insomma
milioni di persone – deriva da un'illusione: il successo elettorale
contro la “Casta” di Grillo avrebbe realizzato tutto quello che
non ha fatto la “sinistra” da Genova a oggi: per non risalire
agli anni '80 del Novecento. Per chi ha urlato nelle piazze “non ci
rappresenta nessuno”, così come per chi per ben altre
ragioni ha sbavato per anni per ritornare in parlamento, questo
è uno choc.
Grillo ha dimostrato che non
occorre la magniloquenza per fare qualcosa di modesto: amministrare
un sistema fallito. Il suo anti-parlamentarismo opera in parlamento e
nelle istituzioni affinché il sistema non imploda su se
stesso, corregga le sue aberrazioni, ristabilisca una razionalità
e l'equità. In attesa che guadagni il 100% dei consensi –
c'è dunque tempo – si può al momento dire che il
grillismo è il sintomo di una vacanza politica che dura già
da anni. E la sua opposizione al sistema non permetterà la
formazione di un governo capace di amministrare la crisi per salvare
un sistema marcio.
Il
Movimento 5 stelle (M5S) è anche l'espressione della
condizione del quinto stato contemporaneo, e della sua richiesta si
sicurezza sociale. I suoi voti provengono anche da
sette
milioni di esseri umani in carne ed ossa, lavoratrici e lavoratori
flessibili, intermittenti, autonomi, confinati nel lavoro servile e
impoverito, e dei milioni over-40 e 50, disoccupati, inoccupati,
sottoccupati, precariamente occupati e Neet. Sono persone vessate,
impoverite, ricattate, subiscono insopportabili costi individuali,
previdenziali e assistenziali, in assenza di concrete prestazioni
sociali. E senza governo.
La
consapevolezza di questa situazione è avvertita anche nel
sindacato. Ne abbiamo discusso nella presentazione
alla Fondazione Brodolini di Roma del libro In-flessibili.
Guida pratica della CGIL per la contrattazione collettiva inclusiva e
per la tutela individuale del lavoro di
cui ha già parlato Sergio
Bologna.
Diamo per un momento credito all'idea che sia in atto
un ripensamento dentro una parte della CGIL. Ammesso che sia vero,
pensiamo che ci siano persone nel sindacato con le quali concordare
almeno sull'individuazione di un nemico comune: non la casta dei
politici, dei sindacati, dei banchieri, ma le loro politiche.
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lunedì 11 febbraio 2013
IN ATTESA DI UNA RIVOLUZIONE (POLITICA), POSSIAMO RENDERE SOSTENIBILE LA PRECARIETÀ'?
Sergio Bologna
I
candidati del PD, di SEL, di Rivoluzione civile, hanno letto questo
libretto: In-flessibili. Guida pratica della CGIL per la contrattazione collettiva inclusiva e per la tutela individuale del lavoro? Se non lo hanno ancora fatto, lo facciano. Diranno, sul
problema drammatico dell’occupazione e dei diritti di chi lavora,
qualcosa di meno generico di quanto i più volonterosi tra di loro
vanno dicendo in queste settimane pre-elettorali.
Ma dovrebbero
leggerlo anche i lavoratori con contratti “atipici” e i
lavoratori autonomi con partita Iva, perché il testo lascia
intravedere, a mio avviso, la possibilità di una svolta molto
importante nella storia della CGIL o, meglio, la esplicita, perché
il cambiamento in questi anni c’è stato ma era sotterraneo, non
ancora legittimato dai vertici, e dunque non effettivo. Ora, che
questo libretto, concepito come manuale per la “contrattazione
inclusiva” ad uso dei quadri intermedi del sindacato, delle RSU e
dei delegati, sia presentato da due segretari nazionali, dimostra che
ci troviamo di fronte a una possibile inversione di rotta di cui la
Direzione CGIL è ben consapevole. Ma di quale svolta si tratta?
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giovedì 24 gennaio 2013
SHIPPING GLOBALE: ZEUS BATTE WOTAN
Sergio Bologna
Il capitale greco che fotte il capitale tedesco. Sembra una barzelletta, invece non lo è e la signor Merkel, così severa, certe volte, con gli stati "birichini" che spendono e spandono mentre la loro economia va a picco e produce milioni di disoccupati, dovrebbe oggi dimostrare la stessa, se non maggiore, severità verso i "birichini" di casa sua.
Stiamo parlando di shipping, di navi. Che c'entra la Germania con la Grecia? Cominciamo da quest'ultima. E' noto che lo shipping è l'unico settore dove la Grecia ha una leadership mondiale. Sono leggendari gli armatori greci, soprattutto per la loro abilità nel non pagare le tasse. Mentre milioni di greci stringono la cinghia, loro a dicembre hanno festeggiato le loro fortune in un ricevimento di mille persone in un grande hotel di Londra. La loro specialità tradizionale sono le petroliere ma ormai da un po' di tempo si sono allargati anche ad altri settori, le «bulk carrier», le container carrier, le Ro Ro. Se la sono vista molto brutta qualche anno fa, con la crisi del 2007/2008 ma, a differenza di altre volte, il Salvatore non ha assunto le modeste vesti del contribuente greco ma quelle ben più ricche della moneta cinese. Scriveva il Telegraph del 13 agosto 2012: «Le società greche stanno facendo squadra con le banche cinesi. Il premier Wen Jiabao ha consentito due anni fa che venissero erogati prestiti per 5 miliardi di dollari all'industria dell'armamento greca». E' questo che sta dietro alla consegna del porto del Pireo in mano ai cinesi, dopo più di un anno di scioperi e di opposizione dei portuali greci.
Il capitale greco che fotte il capitale tedesco. Sembra una barzelletta, invece non lo è e la signor Merkel, così severa, certe volte, con gli stati "birichini" che spendono e spandono mentre la loro economia va a picco e produce milioni di disoccupati, dovrebbe oggi dimostrare la stessa, se non maggiore, severità verso i "birichini" di casa sua.
Stiamo parlando di shipping, di navi. Che c'entra la Germania con la Grecia? Cominciamo da quest'ultima. E' noto che lo shipping è l'unico settore dove la Grecia ha una leadership mondiale. Sono leggendari gli armatori greci, soprattutto per la loro abilità nel non pagare le tasse. Mentre milioni di greci stringono la cinghia, loro a dicembre hanno festeggiato le loro fortune in un ricevimento di mille persone in un grande hotel di Londra. La loro specialità tradizionale sono le petroliere ma ormai da un po' di tempo si sono allargati anche ad altri settori, le «bulk carrier», le container carrier, le Ro Ro. Se la sono vista molto brutta qualche anno fa, con la crisi del 2007/2008 ma, a differenza di altre volte, il Salvatore non ha assunto le modeste vesti del contribuente greco ma quelle ben più ricche della moneta cinese. Scriveva il Telegraph del 13 agosto 2012: «Le società greche stanno facendo squadra con le banche cinesi. Il premier Wen Jiabao ha consentito due anni fa che venissero erogati prestiti per 5 miliardi di dollari all'industria dell'armamento greca». E' questo che sta dietro alla consegna del porto del Pireo in mano ai cinesi, dopo più di un anno di scioperi e di opposizione dei portuali greci.
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venerdì 14 dicembre 2012
IL CRACK CHE VIENE DAL MARE
Sergio Bologna
Dal sito della fondazione Micheletti (Altronovecento) L' inchiesta dell'autore de "Le multinazionali del mare" (Egea), consulente del Comitato Scientifico per la stesura delle linee d’indirizzo del Piano nazionale della Logistica, membro del Comitato Scientifico della Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia e storico del movimento operaio. Un nuovo approfondimento sulla bolla finanziaria dello shipping dopo Costa Concordia, la "movida" galleggiante".
***
HSH Nordbank ha nel suo settore di business un po’ il valore simbolico che Lehman Brothers aveva nel settore dei derivati. Ci troviamo di fronte al ripetersi di un copione già conosciuto ma la grande differenza tra il 2008 ed oggi è che allora la paralisi aveva colpito il circuito immateriale e virtuale del denaro, oggi colpisce il circuito fisico delle merci, dunque potrebbe essere più spettacolare, più”visibile” e creare ostacoli alla globalizzazione più consistenti e duraturi. Come scrive un importante operatore su “Lloyd’s List”:
Ma per capire le dinamiche interne di questa crisi è necessario capire il rapporto tra la nave come prodotto industriale e la nave come prodotto finanziario sullo sfondo del cosiddetto “gigantismo navale”, cioè della tendenza inarrestabile a costruire unità sempre più grandi. Dopo la bolla immobiliare e dei mutui sub prime, la bolla dello shipping nel settore dei container. L’epicentro si è spostato da New York ad Amburgo
Dal sito della fondazione Micheletti (Altronovecento) L' inchiesta dell'autore de "Le multinazionali del mare" (Egea), consulente del Comitato Scientifico per la stesura delle linee d’indirizzo del Piano nazionale della Logistica, membro del Comitato Scientifico della Fondazione “Luigi Micheletti” di Brescia e storico del movimento operaio. Un nuovo approfondimento sulla bolla finanziaria dello shipping dopo Costa Concordia, la "movida" galleggiante".
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HSH Nordbank ha nel suo settore di business un po’ il valore simbolico che Lehman Brothers aveva nel settore dei derivati. Ci troviamo di fronte al ripetersi di un copione già conosciuto ma la grande differenza tra il 2008 ed oggi è che allora la paralisi aveva colpito il circuito immateriale e virtuale del denaro, oggi colpisce il circuito fisico delle merci, dunque potrebbe essere più spettacolare, più”visibile” e creare ostacoli alla globalizzazione più consistenti e duraturi. Come scrive un importante operatore su “Lloyd’s List”:
“Questa sarà la peggiore crisi della navigazione di linea da quando, 40 anni fa, è iniziata l’epoca del container” ed aggiunge “gran parte della responsabilità ricade su quei governi che hanno concesso agevolazioni fiscali a chi investe nelle navi”.
Ma per capire le dinamiche interne di questa crisi è necessario capire il rapporto tra la nave come prodotto industriale e la nave come prodotto finanziario sullo sfondo del cosiddetto “gigantismo navale”, cioè della tendenza inarrestabile a costruire unità sempre più grandi. Dopo la bolla immobiliare e dei mutui sub prime, la bolla dello shipping nel settore dei container. L’epicentro si è spostato da New York ad Amburgo
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lunedì 10 dicembre 2012
EPICA LOS ANGELES: VINCE LO SCIOPERO DEI PORTUALI
#Storify di Sergio Bologna che racconta lo sciopero dei portuali della Maersk Line, la più grande azienda mondiale di mobilitazione merci al mondo. Nel porto di L.A. una comunità di 10 mila persone ha bloccato uno degli snodi della logistica mondiale e ha imposto il rispetto dei propri diritti:
giovedì 6 settembre 2012
AUTONOMI E FREELANCE: IL DILEMMA DEL TOPO NEL FORMAGGIO
“Topi nel formaggio”, “individui servili” e “culturalmente rozzi”, protagonisti di “pratiche non di rado sgradevoli e perfino ripugnanti della nostra vita pubblica”. Sono alcune delle espressioni usate negli anni Settanta da Paolo Sylos Labini a proposito della crescita esponenziale di una nuova forza-lavoro, il lavoro indipendente che non rientrava nel modello produttivo della grande fabbrica, in quello del lavoro salariato e, in generale, del lavoro dipendente. Da allora ne è passato di tempo ma, per la sua strutturale complessità, il lavoro indipendente resta ancora oggi un'anomalia rispetto al governo delle relazioni produttive e alle politiche del lavoro.
Il processo di formazione del lavoro indipendente ha un carattere globale e non può essere limitato alle valli bergamasche, alle province del Veneto o ai distretti industriali. E’ stato un fenomeno metropolitano che ha investito per un ventennio le scuole e le università, tracimando dagli angusti, e probabilmente inesistenti confini della “piccola borghesia”, a quelli dei comportamenti di massa, dell’immaginazione simbolica e degli stili di vita della popolazione più giovane e acculturata e avrebbe, più tardi, inciso sulla mentalità della forza lavoro qualificata, intellettuale e professionale che Sergio Bologna e Andrea Fumagalli definirono, nel 1997, "lavoro autonomo di seconda generazione". Negli ultimi quindici anni si è consolidato un lavoro orientato alle funzioni cognitive e delle relazioni sociali. Oggi questa situazione riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni che hanno aperto la partita Iva nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (cioè nel lavoro cognitivo autonomo) e, all'inizio del 2012, hanno superato per la prima volta quelle aperte nel settore tradizionale delle partite Iva, quello del commercio e dell'artigianato.
Il processo di formazione del lavoro indipendente ha un carattere globale e non può essere limitato alle valli bergamasche, alle province del Veneto o ai distretti industriali. E’ stato un fenomeno metropolitano che ha investito per un ventennio le scuole e le università, tracimando dagli angusti, e probabilmente inesistenti confini della “piccola borghesia”, a quelli dei comportamenti di massa, dell’immaginazione simbolica e degli stili di vita della popolazione più giovane e acculturata e avrebbe, più tardi, inciso sulla mentalità della forza lavoro qualificata, intellettuale e professionale che Sergio Bologna e Andrea Fumagalli definirono, nel 1997, "lavoro autonomo di seconda generazione". Negli ultimi quindici anni si è consolidato un lavoro orientato alle funzioni cognitive e delle relazioni sociali. Oggi questa situazione riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni che hanno aperto la partita Iva nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (cioè nel lavoro cognitivo autonomo) e, all'inizio del 2012, hanno superato per la prima volta quelle aperte nel settore tradizionale delle partite Iva, quello del commercio e dell'artigianato.
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