Roberto Ciccarelli
Quando il lavoro culturale produrrà un reddito. Utopia concreta a partire dalle strategie di condivisione, collaborazione, sharing economy. Dall'editoria e oltre.
*** Pubblicato su Alfabeta2***
Esercizio di immaginazione: il lavoro culturale genera comunità operose. E si organizza in una o più cooperative di mestieri, prodotti, servizi, relazioni che crea una democrazia integrale al suo interno, realizza una critica vivente di ciò che sono oggi le cooperative di lavoro: gerarchiche, a dispetto dello statuto orizzontale; simulatrici di democrazia nei loro organi statutari e non creatrici di relazioni, progetti, interazioni reali.
Mi è stato chiesto di parlare Doc(k)s, una cooperativa di servizi, editoriale, sperimentazione teorica. Ho aderito sin dalla sua nascita e oggi la immagino come una banchina dove le navi senza meta trovano l’approdo. Come un rifugio dal mare in tempesta dove sbarcano comunità spaesate, apolidi sperduti che trovano ristoro e il lontano ricordo di casa. Così intesa una cooperativa che ha l’ambizione di garantire l’indipendenza può diventare una rete di reti autogenerata: editoria, lavoro della conoscenza, cooperazione, servizi e progetti culturali.
L’uso della condivisione
Doc(k)s, come noi che lavoriamo più o meno precariamente nella fabbrica dei segni, oggi si ritrova nell’economia della condivisione. È inevitabile che lo sia se parli di editoria, servizi, organizzi festival o fiere. Per lavorare devi riflettere sul lavoro culturale, immaginare un’alternativa al mercato e alla sua bulimia assassina. Oggi la chiamano: innovazione digitale sociale. È il progetto che ibrida il capitalismo «etico» delle buone pratiche con i nuovi modi di organizzare la democrazia, i consumi, la finanza, ogni aspetto della vita pubblica, persino l’amministrazione locale o statale. Si dice che per governare c’è bisogno della partecipazione di comunità di esperti, cittadini, lavoratori. L’obiettivo delle nuove tecnologie è quello di condividere le risorse e ridistribuire il potere. Si dice che gli strumenti siano neutri: il Liquid Feedback, l’OpenSpending o l’OpenMinistry. Queste piattaforme comunicative puntano a diventare network consapevoli che richiedono la partecipazione attiva per rigenerare le città, proteggere i luoghi dalle speculazioni, mobilitare la cittadinanza e decidere sugli aspetti più importanti della vita associata.
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martedì 10 novembre 2015
domenica 22 febbraio 2015
LA VITA AGRA(TIS)
Giuseppe Allegri, Roberto Ciccarelli
Pubblicato su Lavoro Culturale
***
Il lavoro non è finito. È diventato infinitamente più povero. Si sopravvive con l'odiosa sensazione di essere al lavoro per altri, raramente per sé, mentre il reddito è inconsistente e aleatorio. La vita è messa al lavoro: gratuitamente. C’è tuttavia un aspetto che passa inosservato: anche quando si è inoccupati o disoccupati, oggi si produce ricchezza.
E’ la condizione del quinto stato al centro del progetto di racconti del lavoro invisibile. Per invisibile qui s'intende “impercepibile per la legge” e “indecifrabile ai codici del mercato”. Questo lavoro che ha distrutto i vecchi perimetri, colonizzando la vita, è “invisibile” perché mette in discussione con una radicalità mai vista l'antica partizione tra diritto pubblico (sul quale è concepito il lavoro subordinato) e il diritto privato (sul quale è concepito il lavoro autonomo).
Risultato: cresce una “zona grigia” dove vengono meno i confini tra la subordinazione salariale e l'impresa, come quelli tra Stato e mercato. Anche l'immagine di un soggetto generale del lavoro – ad esempio la classe operaia – sfuma. Fu a questa teoria che un tempo vennero consegnate alcune chiavi del progetto di emancipazione della società alienata. La rivoluzione femminista, si legge in questo progetto, smascherò quanto poco universale, e molto escludente, ci fosse in queste convinzioni.
Precario, a tempo indeterminato, free lance, autogestito, autoprodotto. Ricattabile, flessibile, sfruttato. A volte semplicemente gratuito. Imprigionato nel caporalato, mascherato, interinale. Confuso con i tempi di vita, isolato e sempre meno sindacalizzato. Il lavoro è cambiato per tutti. E cerca un nuovo futuro dov’è protagonista il quinto stato. Questo è il progetto dei racconti del lavoro invisibile
Pubblicato su Lavoro Culturale
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Il lavoro non è finito. È diventato infinitamente più povero. Si sopravvive con l'odiosa sensazione di essere al lavoro per altri, raramente per sé, mentre il reddito è inconsistente e aleatorio. La vita è messa al lavoro: gratuitamente. C’è tuttavia un aspetto che passa inosservato: anche quando si è inoccupati o disoccupati, oggi si produce ricchezza.
E’ la condizione del quinto stato al centro del progetto di racconti del lavoro invisibile. Per invisibile qui s'intende “impercepibile per la legge” e “indecifrabile ai codici del mercato”. Questo lavoro che ha distrutto i vecchi perimetri, colonizzando la vita, è “invisibile” perché mette in discussione con una radicalità mai vista l'antica partizione tra diritto pubblico (sul quale è concepito il lavoro subordinato) e il diritto privato (sul quale è concepito il lavoro autonomo).
Risultato: cresce una “zona grigia” dove vengono meno i confini tra la subordinazione salariale e l'impresa, come quelli tra Stato e mercato. Anche l'immagine di un soggetto generale del lavoro – ad esempio la classe operaia – sfuma. Fu a questa teoria che un tempo vennero consegnate alcune chiavi del progetto di emancipazione della società alienata. La rivoluzione femminista, si legge in questo progetto, smascherò quanto poco universale, e molto escludente, ci fosse in queste convinzioni.
lunedì 24 novembre 2014
GIORGIO AGAMBEN, UNA VITA LIBERA FINALMENTE
Roberto Ciccarelli
Tra diritto pubblico e biopolitica, l’immanenza. Una lettura di “L’uso dei corpi” di Giorgio Agamben (Neri Pozza, 2014). Su Lavoro culturale la recensione dell'ultima tappa del ciclo ventennale che il filosofo italiano ha dedicato alla riflessione sull’Homo Sacer.
***
"L’apolide è soprattutto una figura centrale nel pensiero politico contemporaneo dove conosce infinite incarnazioni: la donna, il sans papiers, il precario, i soggetti Lgbtqi, il “precario”. Tutti oggetto del “bando” sovrano, tutti soggetti fuori dalla normalità che la norma impone senza tuttavia mai riuscire a prendere le misure del mondo. Più che una politica dei margini, Agamben invita a ripensare la politica come forma dell’apolidia di massa nella traumatica sconnessione tra la cittadinanza e il suo territorio, e dei diritti dal suo soggetto."
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Roberto Ciccarelli
venerdì 23 maggio 2014
AVERE TRENT'ANNI NELL'ITALIA2014: UNA VITA ALL'INSEGNA DEL LAVORO CULTURALE IN UN PAESE DI MERDA
Silvia Jop
Impegno, desiderio, determinazione e le fatiche insormontabili di una condizione di precarietà pervasiva che rosicchia ogni angolo dentro e fuori, materiale e immateriale.
Si mangia la tua cura di te, la tua capacità di amare e di essere amata, la qualità del lavoro perché le condizioni strutturali sono invalidanti. al 20 di ogni mese (se ti va bene) non sai bene come inventarti i 10 giorni che ti servono ad arrivare al mese successivo: sia chiaro nel frattempo devi continuare a lavorare.
Europee alle porte. non voterei, basta, non voterei proprio.
Vabe e dai, voto.
Dai, torno a casa e voto:
Tessera elettorale alla mano - mi dicono che ho diritto al 70% di sconto a/r - penso che venezia-roma costa 80 euro.
L'agevolazione fa la differenza: oltre a rendere possibile questa trasferta restituisce valore all'atto del voto e al mio essere cittadina.
Impegno, desiderio, determinazione e le fatiche insormontabili di una condizione di precarietà pervasiva che rosicchia ogni angolo dentro e fuori, materiale e immateriale.
Si mangia la tua cura di te, la tua capacità di amare e di essere amata, la qualità del lavoro perché le condizioni strutturali sono invalidanti. al 20 di ogni mese (se ti va bene) non sai bene come inventarti i 10 giorni che ti servono ad arrivare al mese successivo: sia chiaro nel frattempo devi continuare a lavorare.
Europee alle porte. non voterei, basta, non voterei proprio.
Vabe e dai, voto.
Dai, torno a casa e voto:
Tessera elettorale alla mano - mi dicono che ho diritto al 70% di sconto a/r - penso che venezia-roma costa 80 euro.
L'agevolazione fa la differenza: oltre a rendere possibile questa trasferta restituisce valore all'atto del voto e al mio essere cittadina.
lunedì 8 luglio 2013
ARMARE IL PUGNO CONTRO L'AUSTERITA'
Intervista a Marco Ambra di Lavoro Culturale sulla scuola e l'istruzione, la ricerca e la didattica, i saperi la conoscenza e l'austerità al tempo del governo "a larghe intese". Nel secondo anno della postdemocrazia italiana. L'originale è pubblicato sul sito di lavoro culturale
Roberto Ciccarelli: L’ultima misura che citi sembra essere certa, anche se scommetterei su una sua eventuale rimozione, o spacchettamento in altri due o tre microprovvedimenti. La spending review permanente a cui è sottoposta la spesa pubblica sin da quando Padoa Schioppa l’ha inaugurata con il centrosinistra permette una rimodulazione permanente delle partite contabili. Governare significa amministrare una continua re-ingegnerizzazione dei conti e dei bilanci di tutti i livelli dello Stato. Il ministero dell’Istruzione, credo il più tagliato negli ultimi anni insieme alla Sanità (che verrà tagliata dal governo Letta fino all’osso), ha raggiunto ormai una straordinaria competenza in materia. Colpisce il criterio adottato dal ministro Carrozza e dal suo governo per sfuggire al blocco delle assunzioni all’università – ma non nella scuola. Per produrre ricerca, o meglio per fare scorrere la carriera di 1500 associati e attenuare la precarietà di 1500 ricercatori senza borsa né reddito, si tagliano gli addetti alle pulizie nelle scuole. È chiaramente una ratio classista quella in atto.
Marco Ambra: Sono giorni bollenti questi per la scuola pubblica italiana. Il ministro Carrozza annuncia l’assunzione a settembre di 15 mila docenti e Ata (Ausiliari tecnici amministrativi), firma il decreto che modifica le regole d’accesso dei corsi di laurea a numero chiuso, annuncia un piano di assunzione a costo zero per 30 mila docenti di sostegno. E poi: il “decreto Fare” stabilisce un taglio di 75 milioni di euro al fondo per le pulizie nella scuole, al fine di finanziare l’assunzione di 3000 universitari (1500 professori ordinari e ricercatori a tempo determinato), finanzia con 100 milioni di euro annui un piano per l’edilizia scolastica. Insomma, dopo mesi di palude tecno-spread qualcosa si muove. Ma in che direzione? Quale scenario configura questo spostamento di risorse (poche) nel e al mondo dell’istruzione e della ricerca?
Roberto Ciccarelli: L’ultima misura che citi sembra essere certa, anche se scommetterei su una sua eventuale rimozione, o spacchettamento in altri due o tre microprovvedimenti. La spending review permanente a cui è sottoposta la spesa pubblica sin da quando Padoa Schioppa l’ha inaugurata con il centrosinistra permette una rimodulazione permanente delle partite contabili. Governare significa amministrare una continua re-ingegnerizzazione dei conti e dei bilanci di tutti i livelli dello Stato. Il ministero dell’Istruzione, credo il più tagliato negli ultimi anni insieme alla Sanità (che verrà tagliata dal governo Letta fino all’osso), ha raggiunto ormai una straordinaria competenza in materia. Colpisce il criterio adottato dal ministro Carrozza e dal suo governo per sfuggire al blocco delle assunzioni all’università – ma non nella scuola. Per produrre ricerca, o meglio per fare scorrere la carriera di 1500 associati e attenuare la precarietà di 1500 ricercatori senza borsa né reddito, si tagliano gli addetti alle pulizie nelle scuole. È chiaramente una ratio classista quella in atto.
venerdì 8 febbraio 2013
LA TELEFONATA (DI ICHINO): FANTASTICHERIA DEL FREELANCE SOLITARIO:
Pubblichiamo l'introduzione alla Furia dei cervelli, scritta nel settembre 2011, come atto di solidarietà, complicità e cospirazione con Chiara Di Domenico, amica, sorella e compagna. Nel suo appassionato intervento sul precariato, ad una convention elettorale del Pd, ha detto:
"La verità è scandalosa, ma lo status quo è osceno. Io mi sono stufata di vedere mogli di, figli di, fratelli di nei posti migliori. Io faccio nomi e cognomi: Giulia Ichino, a 23 annì, è stata assunta come editor della mondadori. Della più grande casa editrice italiana, a soli 23 anni, mentre un mio amico, giornalista precario per un quotidiano di sinistra, resterà precario chissà fino a quando".La risposta dell'editor che quest'anno ha vinto il premio Strega con il libro "Inseparabili" di Alessandro Piperno non si è fatta attendere. Oggi è stata intervistata da molti giornali dove ha potuto esporre il suo punto di vista. Una reazione apparentemente spropositata, un'inusitata dimostrazione di potenza, per giustificarsi alla luce delle parole di Chiara. Al di là delle sue ragioni, raccontiamo un incontro con l'illustre genitore. Perché oggi il lavoro (culturale) - o il "mestiere" - non è forse solo una questione di parentela.
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lunedì 21 gennaio 2013
UN "POSTO AL SOLE" , LA SOCIAL SOAP DELLA FLESSIBILITA'
Adriana Pollice
Grazie e addio. Poco prima di Natale la produzione di Un posto al sole, la social-soap realizzata nella struttura Rai di Napoli, ha comunicato al suo regista «storico», Rossano Mancin, che non fa più parte della squadra. Si tratta dell'unico presente fin dalla prima stagione, nel lontanissimo 1996, nonché recordman di ascolti. «All'inizio andava male, lo share era sotto il 10% fissato come soglia per rimanere in palinsesto. Poi arrivò la settimana con le puntate girate da me e facemmo il boom con il 15,7. Ci sono le foto con me dietro la torta. Alla Rai di Napoli tirarono un sospiro di sollievo, la soap negli anni ha scongiurato l'eterna minaccia di chiudere gli studi di via Marconi».
Grazie e addio. Poco prima di Natale la produzione di Un posto al sole, la social-soap realizzata nella struttura Rai di Napoli, ha comunicato al suo regista «storico», Rossano Mancin, che non fa più parte della squadra. Si tratta dell'unico presente fin dalla prima stagione, nel lontanissimo 1996, nonché recordman di ascolti. «All'inizio andava male, lo share era sotto il 10% fissato come soglia per rimanere in palinsesto. Poi arrivò la settimana con le puntate girate da me e facemmo il boom con il 15,7. Ci sono le foto con me dietro la torta. Alla Rai di Napoli tirarono un sospiro di sollievo, la soap negli anni ha scongiurato l'eterna minaccia di chiudere gli studi di via Marconi».
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giovedì 17 gennaio 2013
MACAO, MILANO: IL MUTUALISMO AL TEMPO DELL'EXPO 2015
Concerti, fiere, esposizioni, saloni, festival. E l'Expo 2015. Milano è un grande cantiere che produce «grandi eventi» 24 ore su 24. Di questa macchina possente, dove solo il 10% dei contratti di lavoro sono a tempo indeterminato, mentre raddoppiano i contratti di collaborazione (da 6.660 ad agosto-settembre 2011 a 12.133 nel 2012) e cresce la disoccupazione dei neo-laureati (+4,1), l'autoinchiesta dei lavoratori dell'arte e dello spettacolo di Macao restituisce il clima della «rivoluzione antropologica»» che ha investito i lavoratori del terziario avanzato, e non solo sui settori dei media e della comunicazione, dell'arte o della cultura. E prospetta un'alternativa al pensiero manageriale basata sulla cooperazione, sul mutualismo e la riscoperta della solidarietà tra i soggetti forgiati dal modello di vita neoliberista: individualistico, corporativo e concorrenziale. sabato 29 dicembre 2012
COM'E' BELLA L'IMPRUDENZA
“Com’è bella l’imprudenza” è il titolo dell’e-book scaricabarile dal sito di uno dei migliori blog italiani, Lavoro culturale, curato dall’antropologa Silvia Jop e introdotto da Ugo Mattei. Il pamphlet racconta l’epopea delle occupazioni dei teatri, dei cinema e degli atelier iniziata il 15 aprile 2011 con il Cinema Palazzo ed esplosa clamorosamente con il teatro Valle il 14 giugno successivo.
E’ un’istantanea sui 18 mesi successivi raccontati dagli occupanti del Ricreatorio Marinoni e del S.a.l.e. Docks di Venezia, del Teatro Coppola di Catania e del Teatro Garibaldi di Palermo, dell’ex Asilo Filangieri di Napoli e di Macao a Milano, del Teatro Rossi Aperto di Pisa. All’appello mancano il Teatro Pinelli di Messina e il cinema America di Roma, ma solo perché sono stati occupati da poco. E vengono considerati l’Angelo Mai e il Teatro del Lido di Ostia, esperienze anticipatrici del “contagio” a venire.
E’ un’istantanea sui 18 mesi successivi raccontati dagli occupanti del Ricreatorio Marinoni e del S.a.l.e. Docks di Venezia, del Teatro Coppola di Catania e del Teatro Garibaldi di Palermo, dell’ex Asilo Filangieri di Napoli e di Macao a Milano, del Teatro Rossi Aperto di Pisa. All’appello mancano il Teatro Pinelli di Messina e il cinema America di Roma, ma solo perché sono stati occupati da poco. E vengono considerati l’Angelo Mai e il Teatro del Lido di Ostia, esperienze anticipatrici del “contagio” a venire.
giovedì 30 agosto 2012
VITE DA CONCORSO
Marco, giovane filosofo siciliano, ha superato il test per il «Tirocinio formativo attivo» e si sente un «mostro eterogeneo». Virginia è appena tornata da Barcellona e ha insegnato spagnolo a Livorno, la sua città. Paola, barese, insegna da cinque anni, si sente una nomade e confessa la sua rabbia. Sono tutti in attesa del concorsone scuola.
***
Laureato in filosofia a Siena con una tesi sul non senso ini Wittgenstein, Marco Ambra, nato a Caltanisetta 26 anni fa, sta preparando la prova scritta del «tirocinio formativo attivo» (Tfa) per la classe di insegnamento in storia e filosofia (la «A37») e confessa di sentirsi un «mostro eterogeneo». È stata questa la sensazione che ha provato dopo avere appreso che, dopo 13 anni, ci sarà un nuovo concorsone per la scuola. Oggi sono iscritto in terza fascia nelle graduatorie provinciali per i non abilitati, ho passato il test di ammissione al Tfa e farò anche il concorso quando verrà bandito il prossimo 24 settembre».
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Laureato in filosofia a Siena con una tesi sul non senso ini Wittgenstein, Marco Ambra, nato a Caltanisetta 26 anni fa, sta preparando la prova scritta del «tirocinio formativo attivo» (Tfa) per la classe di insegnamento in storia e filosofia (la «A37») e confessa di sentirsi un «mostro eterogeneo». È stata questa la sensazione che ha provato dopo avere appreso che, dopo 13 anni, ci sarà un nuovo concorsone per la scuola. Oggi sono iscritto in terza fascia nelle graduatorie provinciali per i non abilitati, ho passato il test di ammissione al Tfa e farò anche il concorso quando verrà bandito il prossimo 24 settembre».
Per qualche settimana sembrava che il Tfa dovesse rappresentare la svolta definitiva del sistema di reclutamento dei docenti. Il ministro Profumo assicurava che avrebbe assicurato la valutazione meritocratica e permesso l'ingresso ai giovani nel mondo della scuola, mentre ha solo creato un gigantesco pasticcio sulle domande del test di accesso, molte delle quali errate o fuorvianti. Il Miur ha abbuonato le risposte sbagliate, fino a 25 domande su un totale di 60.
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sabato 16 giugno 2012
TEATRO VALLE: BENVENUTI NELLA LOTTA CHE E' DA SEMPRE NOSTRA
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| Teatro Valle Occupato. La rivolta culturale dei beni comuni. DeriveApprodi |
Occupato il 14 giugno 2011 dopo la cancellazione dell'Ente Teatrale Italiano (Eti) e per evitare che il comune di Roma emanasse un bando che lo avrebbe consegnato alla gestione dei privati, il teatro Valle è il modello a partire dal quale possiamo immaginare la fondazione di una nuova repubblica.
Le attrici, e gli attori, sono le incarnazioni dell'attivismo politico cinico. Nella vita sociale, e non solo sul palcoscenico, interpretano quella vita esemplare che abbaia per avvertire la città dell'imminenza di un pericolo e mostrano davanti ai suoi occhi la possibilità di un'altra società. Questa simulazione permanente e combattiva di un mondo giusto, in una società che non lo è affatto, ha restituito al mestiere di attore la sua vocazione autentica, del resto riconosciuta inizialmente dalla rivoluzione francese, come anche da quella sovietica, in cui il teatro non fu solo uno strumento di propaganda, ma un eccezionale strumento per toccare il futuro che viene.
Nelle memorie dell'attrice e regista lituana Asja Lacis, fondatrice del teatro proletario dei bambini e protagonista del teatro politico in Germania e in Unione Sovietica negli anni Venti e Trenta, viene scolpita l'immagine di un teatro che non ha bisogno di prime sensazionali, né di registi condottieri che combattono sulla scena brillanti battaglie con i loro fantasmi, o di attori con posture rutilanti#. Quello che vuole cambiare il teatro rivoluzionario non è lo stile scenico, ma il mondo. È questa tensione tra teatro e politica che abbiamo visto riemergere al Valle dove a tratti, a lampi, si è manifestato il desiderio di creare infiniti mondi. Non solo sul palcoscenico, ma nella vita.
Dal teatro politico al desiderio di un'esistenza politica. Per comprendere questo passaggio, che è riuscito in un anno a smuovere le insospettabili risorse dell'affettività collettiva e un insperato desiderio di felicità pubblica in migliaia di persone, ragioniamo sulla superiorità dell'atto performante dell'attore rispetto alla disciplina verbale, triste e sacrificale, del militante politico o del politico di professione. L'attore crea un concetto e fa toccare le potenzialità della vita che sono più reali del mondo in cui viviamo. Per fare questo egli non si presenta come “professionista”, ma mette all'opera il suo saper fare, la sua tecnica, la sua esperienza per estraniarsi dal ruolo che la società gli ha assegnato e dimostrare la realtà di qualcosa che ancora non è attuale, la verità del mondo che viene. Come Diogene, anche qui la spoliazione degli attributi del galateo del professionista o dello status, l'esibizione di questa povertà, non corrisponde alla mendicità o alla depressione, ma al contrario all'espressione delle infinite potenzialità della vita.
venerdì 8 giugno 2012
RAY BRADBURY: PER IL LAVORO CREATIVO CI VUOLE LA CARNE

Abbiamo preferito far sbollentare la retorica dei coccodrilli istituzionali sulla morte di uno dei nostri maestri, Ray Bradbury, per lanciare in orbita anche il nostro augurio di buon, ultimo, viaggio al genio irriducibile di infinite, mirabolanti, storie. Quelle storie che lo «hanno guidato attraverso tutta la vita», come racconta in Ubriaco, e con la responsabilità di una bicicletta (Lo zen nell'arte della scrittura), dal quale riprendiamo una lettera di “ringraziamento” che Bernard Berenson – «il grande storico dell'arte» – scrisse a Bradbury e che vuole essere anche il nostro di ringraziamento...
Caro Mr. Bradbury,
negli 89 anni della mia vita, questa è la prima lettera che scrivo come ammiratore. È per dirle che ho appena letto il suo articolo su The Nation, “Day After Tomorrow”. È la prima volta che incontro l'affermazione, da parte di un artista di non importa che settore, che per lavorare in modo creativo bisogna metterci la carne, e divertirsi come in un gioco, o in un'avventura affascinante. Che differenza con i lavoratori dell'industria pesante che sono diventati gli scrittori professionisti! Se passa da Firenze, venga a cercarmi.
Sinceramente suo,
B. Berenson.
Bradbury prosegue nella narrazione:
«Così, a trentatré anni, il mio modo di vedere, scrivere e vivere fu approvato da un uomo che divenne per me un secondo padre. Avevo bisogno di questa approvazione. Abbiamo tutti bisogno di qualcuno più grande, più saggio, più vecchio che ci dica che non siamo pazzi, dopo tutto, e che quello che stiamo facendo è giusto. Molto giusto, diavolo, ottimo![…] Questo è il tipo di vita che ho avuto. Ubriaco e con la responsabilità di una bicicletta, com'era scritto in un rapporto della polizia irlandese. Ubriaco di vita, significa, e senza conoscere il passo successivo. Ma sulla strada, prima dell'alba. E il viaggio. Per metà terrificante, per metà esilarante».
Have a nice trip, Ray!
Per quanto ci riguarda (noialtre/i indipendenti e autonomi, che vorremmo avere almeno un briciolo dell'immaginazione distillata da Ray Bradbury) il caso vuole che in questo fine settimana meetintown romano capiti Squarepusher a fomentarci con le sua devastante potenza digitale – futuribile e già classica – che incrociammo in un'altra notte, mentre se ne andava un altro gigante della distopia realista e apparentemente fantascientifica: James G. Ballard.
Perdersi nella follia sonica e visiva della performance di Squarepusher sarà un bel modo per salutare in modo degno anche Ray Bradbury...
Sinceramente tuo,
Il Console
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sabato 2 giugno 2012
IL NOME DI BARTLEBY
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martedì 15 maggio 2012
MACAO: L'UTOPIA CONCRETA DEL LAVORO INDIPENDENTE
Uno spazio verticale di 33 piani dove riunire le arti e le professioni indipendenti, liberali, cognitive e creative, come quelle operaie e artigiane, seguendo un modello di auto-governo che va dalla formazione alla co-progettazione, dalla creazione di una filiera dell'arte alternativa a quella pienamente finanziarizzata (a Milano, passando da Venezia e Roma e, poi, sulla scena globale) ad un laboratorio del co-working dove il principale obiettivo è la creazione e la socializzazione di un'attività operosa, non la concessione a pagamento di loculi dove la "creative class" si accomoda con il suo computer e finge la normalità di avere un ufficio, ricevere i "clienti", simulare la comodità di un atelier, quando invece paga solo il marchio acquistato in franchising dalle multinazionali del co-working.
Questa è l'idea di Macao. L'utopia concreta dei lavoratori dell'arte che hanno occupato per dieci giorni la Torre Galfa di Milano, al centro di una delle aree della speculazione immobiliare più grande d'Europa, non muore con lo sgombero di stamattina. Macao, infatti, rovescia il presupposto del lavoro professionale, nell'ambito del lavoro della conoscenza: non più fondato sullo status professionale del singolo professionista che ha bisogno di "distinzione" e "autorevolezza" e quindi acquista, affitta o condivide uno studio professionale, un laboratorio o un atelier, uno spazio espositivo oppure un'aula universitaria dove mostrare il proprio sapere davanti ad una platea di studenti o di apprendisti in un master a pagamento.
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giovedì 29 marzo 2012
EPIFANIE DEL QUINTO STATO: RITRATTO NON APOLOGETICO DI LUCIANO BIANCIARDI
"Terziari, anzi quartari". Inizia così una delle più potenti invettive di Luciano Bianciardi contro l'industria editoriale, e i suoi principali attori, compreso il "giaguaro" che lo ha appena licenziato. Raggiunto il cuore parossistico de La vita agra, quando l'editor strascica i piedi dove invece dovrebbe camminare solo a mezzo metro da terra, Bianciardi lancia la accusa infamante: sono vaselina pura. “Io strascico i piedi – scrive - e poi mi muovo piano, mi guardo intorno anche quando non è indispensabile. La verità, cara mia, è che le case editrici sono piene di fannulloni frenetici, gente che non combina una madonna dalla mattina alla sera e riesce, non si sa come, a dare l’impressione fallace di star lavorando. Pensa, si prendono pure l’esaurimento nervoso”.
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