Marco Bascetta
Quando nel 2009 entrò in vigore il trattato di Lisbona, che rendeva operativa anche la Carta di Nizza messa a punto quasi dieci anni prima, il ciclo che aveva condotto all’approvazione dell’uno e dell’altra era giunto al suo esaurimento. Il processo che tra azzardi e prudenze, resistenze e concessioni, comprendeva comunque nel suo orizzonte (e in diversi risultati conseguiti) la costruzione di un’Europa sociale e di un diritto comunitario che garantisse nel loro insieme i cittadini del vecchio continente volgeva al termine. Se era riuscito, sia pur malconcio, a sopravvivere alla bocciatura della Costituzione europea, affondata dall’esito dei referendum in Francia e Olanda nel 2005, non sarebbe sopravvissuto ai quattro fattori che negli ultimi anni hanno in larga misura ridisegnato il campo europeo.
In primo luogo, ovviamente, la catastrofica crisi economica globale che in Europa si è manifestata come crisi dei debiti sovrani. In secondo luogo, il definitivo superamento tedesco dei costi e dei problemi connessi alla riunificazione, accompagnato da un incremento di competitività ottenuto a spese dei diritti e dei salari. In terzo luogo, l’inasprirsi di quel sovranismo conservatore britannico che ha sempre messo un freno all’integrazione europea e che ora aspirerebbe perfino a ridurre ulteriormente le prerogative comunitarie. Infine la sconfitta, più o meno completa, delle resistenze antiliberiste in gran parte dei paesi dell’Unione. Per vittoria politica della destra o per assimilazione dei suoi principi fondamentali da parte delle sinistre governative o aspiranti tali.
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giovedì 22 maggio 2014
UN'ALTRA DEMOCRAZIA, MA PER QUALE EUROPA?
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