Visualizzazione post con etichetta migrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta migrazione. Mostra tutti i post

sabato 15 giugno 2013

IL NOMADE CHE DUNQUE SONO, NON LA FUGA DEI CERVELLI CHE AUSPICANO


Roberto Ciccarelli

E anche se il viaggio è immobile, da fermo, 
impercettibile, imprevisto, sotterraneo, 
dobbiamo chiederci quali sono oggi i nostri nomadi
DELEUZE

La famiglia di mio padre è costituita per oltre tre quarti da emigrati negli Stati Uniti. Oggi non conosce i nipoti e i pronipoti che portano il suo nome oltreoceano. Lui stesso è di origini albanesi. Mio padre è un arbresch, cioè parla l'albanese che il generale Scanderberg importò nell'Italia meridionale a metà del 400 quando Ferdinando I gli concesse i feudi di Monte Sant'Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo. Con mia sorella, siamo cresciuti nella sospensione tra la lingua inglese e quella albanese, lontani idiomi incomprensibili che ascoltavamo quando i parenti si riunivano d'estate nel paesino di origine della migrazione della famiglia. Si chiama Greci, in provincia di Avellino, ricostruita 30 anni dopo il terremoto dell'Irpinia. Alle spalle della grande casa dell'infanzia, che si affaccia sulla vallata dove corre la linea ferroviaria Napoli-Bari, bombardata dai tedeschi e dagli americani nel 1944, c'è via Scanderberg. Nelle estati afose degli anni Settanta ho imparato dov'è l'Albania.