Visualizzazione post con etichetta puglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta puglia. Mostra tutti i post

sabato 24 agosto 2013

I DANNATI NEI GHETTI DELLA CAPITANATA

Viaggio nei ghetti della Capitanata pugliese, dove vivono almeno 20mila braccianti africani. È l'impero dell'oro rosso, dove il caporalato è legge e la prostituzione low-cost. 


***



Non ci sono spuntoni, ringhiere, garitte o guardiani. A venticinque chilometri da Rignano Garganico, a tredici da Foggia, a due dal cadavere industriale dell’ex zuccherificio Eridania, il campo di lavoro che i migranti chiamano «grand ghettò» non è protetto nemmeno dal filo spinato. All'alba milleduecento nigeriani, senegalesi, burkinabé, ghanesi, ivoriani e maliani, vengono usati dai caporali come attrezzi umani. Al tramonto vengono deposti nel paniere della forza-lavoro disponibile pronta ad un nuovo uso. Sono i dannati delle olive e delle angurie, degli ortaggi e delle patate. E poi dell'oro rosso: il pomodoro.

Sodoma e Gomorra
Il grande ghetto di Rignano sorge in una steppa rovente solcata da trattori, falciatrici e Tir che sfrecciano a grande velocità. È una prigione a cielo aperto dove le barriere sono trasparenti, ma esistono. Crescono nell'anima di chi è irregolare, o clandestino, e vive nei cento e più tuguri di plastica, legno e cartone che formano la bidonville. Sono rifugi asfissianti, piantati a cinquecento metri da un cespuglio di pale eoliche, giganti a tre denti che mulinano pensieri imperturbabili. Il ghetto è il prodotto di un'ingegnosa opera di auto-costruzione. Prima si costruisce lo scheletro con assi di legno, spesso lavorati dai resti degli ulivi secolari che vegliano tra le zolle grasse. Il cartone viene preso nelle discariche di Foggia, la plastica rimediata dai ferramenta. L'affitto per chi arriva è tra i 25 e i 35 euro pagati a chi abita il ghetto in tutte le stagioni e non sa dove andare.