In Capitalismo
in-finito, Aldo Bonomi racconta
l'ascesa e la caduta della borghesia diffusa del capitalismo
molecolare e dei distretti industriali. Dagli anni Ottanta, le sue
quattromila imprese sono cresciute grazie al decentramento produttivo
e alla riduzione della società italiana al “ceto medio”.
Questa è stata la storia (anche) del Nord-Est, e del suo
"capitalismo molecolare". Nel tempo questo modello è
diventato l'oggetto di uno dei "miti" della produttività
all'italiana.
Oggi la crisi ha lasciato
sul terreno una moltitudine di disoccupati e partite Iva che formano
una sterminata massa di contoterzisti impoveriti. Diversi per status
e per culture professionali dai precari maggioritari, ma come loro
ridotti a un neo-proletariato definito anche da Bonomi “Quinto
Stato”.
