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martedì 11 marzo 2014

STATI UNITI: LA NUOVA SCHIAVITU' è IL DEBITO DEGLI STUDENTI

Capitalismo. Non solo mutui subprime. Nel 2010 il debito studentesco negli Usa ha superato quello delle carte di credito. Oggi, insieme a quella dei buoni del Tesoro l'istruzione, è la bolla speculativa più grande al mondo. Uno scenario che aspetta anche l'Italia?

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«Vuoi soldi in prestito dal governo? Non essere uno studente, sii una banca». La provocazione è venuta da una senatrice americana che nell’autunno del 2013 commentava sul proprio sito un’incredibile notizia.

Con 864 miliardi dollari in prestiti federali e 150 miliardi di dollari in prestiti privati, i debiti degli studenti Usa superano oggi 1 trilione di dollari. Gli studenti laureati, ma sempre più precari o disoccupati, non riescono a ripagare i debiti. A meno di 30 anni esiste oggi una generazione fallita, o meglio in bacarotta. Come un’azienda, oppure una banca: Lehmann Brothers, per fare un esempio. Trentasette milioni di persone, con una laurea o un diploma, non riescono a ripagare i debiti più gli interessi che hanno dovuto contrarre con autorità federali o con enti specializzati per pagare un’istruzione che nel mondo anglosassone (Canada, come in Inghilterra) si paga.

mercoledì 18 settembre 2013

L'INTERMINABILE FINE DEL CAPITALISMO E IL FUTURO DEL QUINTO STATO


In Capitalismo in-finito, Aldo Bonomi racconta l'ascesa e la caduta della borghesia diffusa del capitalismo molecolare e dei distretti industriali. Dagli anni Ottanta, le sue quattromila imprese sono cresciute grazie al decentramento produttivo e alla riduzione della società italiana al “ceto medio”. Questa è stata la storia (anche) del Nord-Est, e del suo "capitalismo molecolare". Nel tempo questo modello è diventato l'oggetto di uno dei "miti" della produttività all'italiana.

Oggi la crisi ha lasciato sul terreno una moltitudine di disoccupati e partite Iva che formano una sterminata massa di contoterzisti impoveriti. Diversi per status e per culture professionali dai precari maggioritari, ma come loro ridotti a un neo-proletariato definito anche da Bonomi “Quinto Stato”.

giovedì 20 giugno 2013

VALUTARE E PUNIRE


“Valutare e punire” (Cronopio) di Valeria Pinto è il primo studio italiano su una materia oscura, o esotica fino a un anno fa: i processi di valutazione nell'ambito della formazione e dell'istruzione pubblica.


Questi processi sono invece in atto da almeno vent’anni dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti, dalla Germania all'Inghilterra, come del resto anche nel nostro paese. Valeria Pinto ne ricostruisce la genesi, cogliendone pienamente l'importanza. Libro ispirato dalle più recenti letture di Foucault condotte dai governmentality studies nell'ambito della pedagogia neoliberale, Valutare e punire è tutt'altro che il riflesso senile o un rifiuto della valutazione. È la difesa appassionata del ruolo della libertà di ricerca, e in particolare della filosofia concepita come spazio materiale di questa libertà. Troviamo che questa esigenza risponda senz'altro al bisogno generalizzato di una libertà individuale negato dal dispositivo governamentale della valutazione, così come si sta strutturando in Italia.

venerdì 3 maggio 2013

MARAZZI: «CONTRO IL ROMPICAPO DELL'AUSTERITA' VEDO SOLO UNA RIVOLTA SOCIALE»

L'economista
Christian Marazzi
«Quando il governo italiano sostiene di volere ricontrattare con la Commissione Europea può anche volere posticipare, com'è stato fatto in Spagna o in Portogallo, la riduzione del deficit di un paio d'anni - afferma l'economista Christian Marazzi - Ma questo non significa ricontrattare l'austerità, significa solo posticiparla lasciando i problemi tali e quali. Non nego che Letta sia animato da buone intenzioni quando dice di volere affrontare il problema degli esodati, dell'esaurimento della cassa integrazione o parla di un welfare più universale. Il problema è dove prenderà i soldi. Soprattutto se le politiche di austerità resteranno intatte».

lunedì 4 marzo 2013

ALDO BONOMI: POLITICA TRADIZIONALE INCAPACE DI PARLARE AD AZIENDE E LAVORO

Sul Sole 24 ore Aldo Bonomi  riflette sull'affermazione del Movimento 5 stelle e il fallimento delle culture politiche, il progressismo postcomunista e il forza-leghismo: la loro incapacità di sintetizzare la richiesta di resistenza all'austerity e ai flussi con la richiesta di innovazione, di rottura, di merito e di regole, della società e dei ceti terziari. La soluzione? Promuovere le energie vitali della furia dei cervelli, i problemi sociali del "Quinto Stato" e iniziare a viaggiare e costruire nei territori.


giovedì 24 gennaio 2013

SHIPPING GLOBALE: ZEUS BATTE WOTAN

Sergio Bologna

Il capitale greco che fotte il capitale tedesco. Sembra una barzelletta, invece non lo è e la signor Merkel, così severa, certe volte, con gli stati "birichini" che spendono e spandono mentre la loro economia va a picco e produce milioni di disoccupati, dovrebbe oggi dimostrare la stessa, se non maggiore, severità verso i "birichini" di casa sua. 

Stiamo parlando di shipping, di navi. Che c'entra la Germania con la Grecia? Cominciamo da quest'ultima. E' noto che lo shipping è l'unico settore dove la Grecia ha una leadership mondiale. Sono leggendari gli armatori greci, soprattutto per la loro abilità nel non pagare le tasse. Mentre milioni di greci stringono la cinghia, loro a dicembre hanno festeggiato le loro fortune in un ricevimento di mille persone in un grande hotel di Londra. La loro specialità tradizionale sono le petroliere ma ormai da un po' di tempo si sono allargati anche ad altri settori, le «bulk carrier», le container carrier, le Ro Ro. Se la sono vista molto brutta qualche anno fa, con la crisi del 2007/2008 ma, a differenza di altre volte, il Salvatore non ha assunto le modeste vesti del contribuente greco ma quelle ben più ricche della moneta cinese. Scriveva il Telegraph del 13 agosto 2012: «Le società greche stanno facendo squadra con le banche cinesi. Il premier Wen Jiabao ha consentito due anni fa che venissero erogati prestiti per 5 miliardi di dollari all'industria dell'armamento greca». E' questo che sta dietro alla consegna del porto del Pireo in mano ai cinesi, dopo più di un anno di scioperi e di opposizione dei portuali greci. 

mercoledì 24 ottobre 2012

40 ANNI DI DESIDERIO: L'ANTIEDIPO (1972-2012)

Aerolito, libro evento, delirio intelligente ma gratuito, pantografia. Si sono sprecate le iperboli sull'Antiedipo, il libro pubblicato dal filosofo Gilles Deleuze e dallo psichiatra Félix Guattari nel 1972, di cui quest''anno festeggiamo il quarantennale. L'AntiEdipo è in realtà una cassetta degli attrezzi che fornisce la più ampia, e densa, analisi del capitalismo contemporaneo, qui fotografato agli esordi della sua finanziarizzazione definitiva. Rileggere oggi l'AntiEdipo significa recuperare la più attendibile delle possibili genealogie della nostra vita quotidiana articolata sullo scambio tra crediti e debiti, ossessionata dall'imperativo dell'austerità e del rigore, cioè sui sinonimi della colpa, del debito, della pena da espiare – il dispositivo del controllo delle vite individuali e degli Stati messi in campo in Europa per contenere gli effetti della crisi. L'AntiEdipo rappresenta oggi uno dei pochissimi libri che aiutano a decrittare l'alluvione moralistica che ha investito le popolazioni dell'Europa del Sud (i cosiddetti Piigs) ed è utilissimo per capire che quella in atto non è una lotta tra i paesi virtuosi del Nord e quelli lassisti del Sud, ma è la dinamica normale del capitalismo finanziario.

domenica 4 marzo 2012

COME DIFENDERE IL VALORE DEL LAVORO CULTURALE E CREATIVO



Sergio Bologna

Roma, domenica 11 marzo, alle ore 20, questo intervento aprirà l'assemblea "Il lavoro culturale: la bandella della Magliana", un incontro con le reti e i movimenti della conoscenza organizzato nell'ambito del festival "Libri Come", 8-11 marzo, all'Auditorium-Parco della Musica. Venerdì 9 e sabato 10, alla stessa ora, si svolgeranno le assemblee "0,60 a cartella" e La cassa delle letterature" , un punto sul lavoro culturale oggi, in Italia

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Dovessi raffigurarmi il paradiso me lo immaginerei come una biblioteca (H. Müller)


A Roma il moto di rivolta dei lavoratori della cultura, dello spettacolo, dei media, è partito col piede giusto. I simboli contano. E’ cominciato da una biblioteca, dalla Biblioteca Nazionale. Non importa se allora la protesta è riuscita o meno, ma aver scelto una biblioteca come punto di partenza ha avuto il potere di evocare valori universali e contraddizioni importanti della nostra epoca.  Cosa viene in mente a sentir dire “biblioteca”, oltre a servizio pubblico, bene comune? Provo a elencare alcune parole-chiave.