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domenica 9 agosto 2015

NON BASTA DIRE NO ALL'AUSTERITA' PER LIBERARSENE

Roberto Ciccarelli

Saggi. Elettra Stimilli, Debito e Colpa (Ediesse): il superamento dell'austerità non è una questione meramente economica, ma dipende dalla trasformazione etica e politica del soggetto. Senza questo cambiamento, che si viva in un regime economico neoliberista, o in uno neo-keynesiano, non esistono le condizioni per rovesciare l’austerità alimentata dalle sue stesse vittime.

L'austerità in Grecia dimostra che il debito non è una condizione emendabile, come la Troika e tutti i governi europei fingono di sostenere. L’esigenza della sua ristrutturazione, posta con forza dal governo Tsipras e rifiutata dalle cosiddette «istituzioni», risponde ad una necessità insuperabile ed è stata riconosciuta dai maggiori economisti, oltre che dalle posizioni del Fondo Monetario Internazionale.

Qualora ciò avvenisse, e non è certo detto, anche le politiche di rilancio economico di stampo neo-keynesiano, portate ad esempio di un’alternativa possibile, rischierebbero di perpetrare il dispositivo dell’economia del consumo strettamente connessa a quella del debito. Anche nel caso in cui questa strada fosse presa, il problema del debito resterebbe infatti sul tavolo. Le politiche dell’austerità non sono riducibili solo a un problema economico. Si rivolgono, invece, alla vita etica e a quella sociale dei soggetti che sono governati attraverso un crudele rito teologico-politico basato sull’amministrazione dei crediti e dei debiti di ciascuno.

giovedì 2 luglio 2015

GREFERENDUM, L' OCCASIONE PER UNA REPUBBLICA EUROPEA

Giuseppe Allegri

Il referendum in Grecia sull'austerità è contenuto nel programma elettorale di Syriza. E' loccasione per creare una nuova istituzione europea che spezzi i diktat del direttorio Merkel-Juncker-Draghi-Fmi, permetta una rinegoziazione dei debiti e apra gli spazi politici di una Repubblica europea.

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Che il processo di integrazione europea fosse entrato in una crisi strutturale divenne chiaro per lo meno dieci anni or sono, nella tarda primavera del 2005, con il doppio no referendario francese e olandese al Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. L'Eurozona era entrata in funzione da tre anni e il grande allargamento a Est dell'Unione europea era avvenuto nel 2004, parallelo all'estensione della NATO. L'interregno europeo e mondiale post-1989 subiva un ulteriore giro a vuoto e la crisi istituzionale europea verbalizzava la scarsa coesione interna e capacità globale del vecchio Continente, con la coalizione dei volonterosi capitanata dagli USA di Bush e dal Regno Unito di Tony Blair già in Iraq dal 2003.

Ma la storia di Europa è la storia delle sue crisi. Senza risalire al pluri-secolare dibattito intorno alla Krisis, molto più modestamente, nella recente storia della costruzione europea le innovazioni istituzionali sono state spesso frutto di un inasprimento delle condizioni di crisi politiche, economiche e istituzionali, quasi si possa continuare a parlare delle occasioni costituenti nei periodi di crisi e della «fecondità delle crisi»[1].