Adriana Pollice
Grazie e addio. Poco prima di Natale la produzione di Un posto al sole, la social-soap realizzata nella struttura Rai di Napoli, ha comunicato al suo regista «storico», Rossano Mancin, che non fa più parte della squadra. Si tratta dell'unico presente fin dalla prima stagione, nel lontanissimo 1996, nonché recordman di ascolti. «All'inizio andava male, lo share era sotto il 10% fissato come soglia per rimanere in palinsesto. Poi arrivò la settimana con le puntate girate da me e facemmo il boom con il 15,7. Ci sono le foto con me dietro la torta. Alla Rai di Napoli tirarono un sospiro di sollievo, la soap negli anni ha scongiurato l'eterna minaccia di chiudere gli studi di via Marconi».
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lunedì 21 gennaio 2013
UN "POSTO AL SOLE" , LA SOCIAL SOAP DELLA FLESSIBILITA'
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giovedì 6 settembre 2012
AUTONOMI E FREELANCE: IL DILEMMA DEL TOPO NEL FORMAGGIO
“Topi nel formaggio”, “individui servili” e “culturalmente rozzi”, protagonisti di “pratiche non di rado sgradevoli e perfino ripugnanti della nostra vita pubblica”. Sono alcune delle espressioni usate negli anni Settanta da Paolo Sylos Labini a proposito della crescita esponenziale di una nuova forza-lavoro, il lavoro indipendente che non rientrava nel modello produttivo della grande fabbrica, in quello del lavoro salariato e, in generale, del lavoro dipendente. Da allora ne è passato di tempo ma, per la sua strutturale complessità, il lavoro indipendente resta ancora oggi un'anomalia rispetto al governo delle relazioni produttive e alle politiche del lavoro.
Il processo di formazione del lavoro indipendente ha un carattere globale e non può essere limitato alle valli bergamasche, alle province del Veneto o ai distretti industriali. E’ stato un fenomeno metropolitano che ha investito per un ventennio le scuole e le università, tracimando dagli angusti, e probabilmente inesistenti confini della “piccola borghesia”, a quelli dei comportamenti di massa, dell’immaginazione simbolica e degli stili di vita della popolazione più giovane e acculturata e avrebbe, più tardi, inciso sulla mentalità della forza lavoro qualificata, intellettuale e professionale che Sergio Bologna e Andrea Fumagalli definirono, nel 1997, "lavoro autonomo di seconda generazione". Negli ultimi quindici anni si è consolidato un lavoro orientato alle funzioni cognitive e delle relazioni sociali. Oggi questa situazione riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni che hanno aperto la partita Iva nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (cioè nel lavoro cognitivo autonomo) e, all'inizio del 2012, hanno superato per la prima volta quelle aperte nel settore tradizionale delle partite Iva, quello del commercio e dell'artigianato.
Il processo di formazione del lavoro indipendente ha un carattere globale e non può essere limitato alle valli bergamasche, alle province del Veneto o ai distretti industriali. E’ stato un fenomeno metropolitano che ha investito per un ventennio le scuole e le università, tracimando dagli angusti, e probabilmente inesistenti confini della “piccola borghesia”, a quelli dei comportamenti di massa, dell’immaginazione simbolica e degli stili di vita della popolazione più giovane e acculturata e avrebbe, più tardi, inciso sulla mentalità della forza lavoro qualificata, intellettuale e professionale che Sergio Bologna e Andrea Fumagalli definirono, nel 1997, "lavoro autonomo di seconda generazione". Negli ultimi quindici anni si è consolidato un lavoro orientato alle funzioni cognitive e delle relazioni sociali. Oggi questa situazione riguarda i giovani tra i 25 e i 34 anni che hanno aperto la partita Iva nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (cioè nel lavoro cognitivo autonomo) e, all'inizio del 2012, hanno superato per la prima volta quelle aperte nel settore tradizionale delle partite Iva, quello del commercio e dell'artigianato.
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