Un ritratto politico in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini
La catastrofe non è che tutto continui come prima, ma che non ci sia più un prima a cui tornare per sottrarsi ad essa. Era verso questo prima che avrebbe voluto dirigersi Pier Paolo Pasolini per opporsi alla dittatura del presente, racconta Pasquale Voza. Quel prima Pasolini non lo ha mai trovato, se non nei pochi anni felici della sua giovinezza friulana, sconvolta dalla morte del fratello in guerra, dalla cacciata dal Pci e dallo scandalo prodotto dalla sua omosessualità nella piccola Casarsa del Friuli.
Quel prima lo avrebbe potuto trovare a Rebibbia, lungo la Tiburtina che percorreva da povero tra i poveri nei fatiscenti autobus che caracollavano tra le borgate romane dei primi anni Cinquanta. La stessa che Giorgio Caproni, più tardi suo vicino a Monteverde, descrisse in un reportage sul Politecnico, parlando di Pietralata: “Malinconici agglomerati di piccole abitazioni hanno tutta l’aria di moderni lazzaretti”.
Tornare al prima
Pasolini cercava una “nuova preistoria”, ma trovò il destino di una solitudine disperata, arida e nevrotica. E incrociò la morte a cui portava la “disperata vitalità” di quelle presenze preistoriche: quella di Accattone, Ettore di Mamma Roma che spira sul letto di contenzione.
Il prima Pasolini non lo trovò in Africa o in Yemen, nel mito di Medea o di Edipo Re e nemmeno in quello di un mondo contadino, di cui a suo avviso faceva parte il sottoproletariato urbano, e della cultura popolare, di cui faceva parte la classe operaia. Un mito esiguo, in realtà, dettato dalla reinvenzione di un passato che non passa e resta sospeso nel tempo, abita i suoi involontari interpreti e si incarna in loro davanti agli occhi del poeta. Da questo prima popolato da oggetti del desiderio, non soggetti viventi Pasolini abiurò nel 1974 quando concluse la sua “trilogia della vita”: un'apologia letteraria della vita, e della sessualità, fuori dalla storia che non avrebbe più trovato spazio, nemmeno sotto forma di rappresentazione. La morte del prima Pasolini l'intese come fine della storia. Ma la storia continuava su un altro binario.

