martedì 28 aprile 2020

LA FASE UNICA CON ALTRI MEZZI





Qualche idea raccolta in giorni di "Webinar". A "Produci confinati e crepa" si potrebbe aggiungere l'alternativa: Organizzare. Sarà difficile scuotere dalle fondamenta il miserabile individualismo capitalista, la fase agonizzante di un lungo periodo di egemonia. Ma già ora è possibile vivere un altro ethos.

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La contraddizione tra l’obbligo del profitto dei pochi e la protezione della vita dei molti contro il ritorno del contagio da Covid 19 strangola chi ha creato la retorica della “fase due” il 4 maggio, ma oggi si trova a gestire una fase uno con altri mezzi: tornare a produrre e aumentare i contagi e dunque anche le vittime: il 18 maggio, 1 giugno e altre date saranno scandite fino alla fine del virus, il vaccino, tra uno o due anni. Dicono.

«Una fase per volta, ora pensiamo alla fase due. Alla fase 3 si arriverà se ci fossero contagi zero», ma «dobbiamo aspettare una terapia risolutiva o il vaccino, ed è difficile comprendere quando» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 26 aprile - Saremo pronti a intervenire tempestivamente laddove la curva dovesse diventare critica. Ci aspetta una sfida difficile».

In questa prospettiva, dice Conte, tanto più si tornerà a lavorare, tanto più cresceranno i contagi. Convivere con il virus, "in tutta sicurezza" significa questo.

La contraddizione tra forza lavoro e capitale assume una caratteristica tanatopolitica: si mettono in conto i morti pur di mantenere in vita una produzione che non potrà che peggiorare. La violenza sociale di questa contraddizione sarà subita dai lavoratori, dai loro familiari, in generale da chi per vivere deve lavorare sempre di più e sempre peggio.

Vittime di un virus falsamente rappresentato come “esogeno”, prodotto del sistema che lo ha creato e, soprattutto, diffuso con gli aerei e le catene globali del valore, ad esempio.

Dicono che non c’è rimedio a questo contraddizione, se non un rifiuto generalizzato: la vita prima del capitale, la vita contro il capitale. Questo è il tempo della solidarietà, della cooperazione, della rivoluzione: per i bambini, per i genitori, per gli anziani, per chi lavora e chi non lavora.

Con ogni probabilità non ci sarà. Mentre è probabile che assisteremo a una reazione a catena di crisi economiche, sociali e politiche progressive e sovrapposte.

Meno attenzione, e sarà così a lungo, riscuote un altro tipo di vittime che aumenteranno tra chi sarà escluso, discriminato, penalizzato dal welfare una volta aumentata la disoccupazione ,raddoppiata la povertà, sviluppata la repressione.

Questo DOPPIO AVVITAMENTO DELLA CRISI è un aspetto costituente della depressione economico-sociale che seguirà al primo periodo del CORONA CAPITALISMO.

«Non è il caso né di avere paura né di sperare, bisogna cercare nuove armi» nella cittadinanza virale



SITUAZIONE

Sappiamo che:

_ la crisi determinerà un crollo del Pil italiano non inferiore ai 10 punti percentuali nel 2020,
_un salto del debito pubblico verso il 160% del Prodotto interno lordo.
_ci sarà senz’altro una vistosa riduzione dell’occupazione (ora all’11% probabilmente superiore). Parliamo di milioni di persone.
_ci sarà un aumento della precarietà: sia nel campo della parasubordinazione che nel lavoro autonomo e quello grigio
_ questo avrà l’effetto di raddoppiare la povertà assoluta, al momento calcolata intorno ai 5 milioni di persone e quella relativa che riguarda oggi 9 milioni di persone
_Secondo Bankitalia le insolvenze sui 450 miliardi di euro di garanzie pubbliche attivate dai decreti del governo "potrebbero anche superare quelli del biennio 2012-2013, quando si avvicinarono al 10 per cento”
_fallimenti a catena delle piccole e medie imprese: 50 mila a rischio secondo gli esercenti, 350 mila addetti che perderanno il posto di lavoro
_il default o collasso economico di queste dimensioni può avere anche un risvolto bancario con un credit crunch al momento tutto da capire.
_ La previsione di un nuovo crollo del Pil pari a un ulteriore 2,8% in meno è annunciata, per quest’anno, dal documento di economia e finanza (Def) dove si legge:

«Le misure precauzionali dovranno restare in vigore per un congruo periodo di tempo e la pandemia ha nel frattempo investito i principali Paesi partner commerciali dell'Italia, l'economia ne verrà fortemente impattata per diversi mesi e dovrà probabilmente operare in regime di distanziamento sociale e rigorosi protocolli di sicurezza per alcuni trimestri», spiega ancora il Def appena approvato dal Consiglio dei Ministri».

Nei Def i governi esprimono tutte le loro fantasie irrealistiche. In questo caso il principio vale all’opposto: queste previsioni POSSONO ESSERE PEGGIORI.

Se questo paese non si è ancora ripreso dalla crisi del 2008, per risollevarsi da questa occorreranno vent’anni con una qualche crescita. Una crescita ridotta al lumicino Già prima della crisi del Covid 19.


CRISI A MEZZO CRISI

Il ritorno alla normalità, la fase due, la ripresa, la ricostruzione.

Su questa aspirazione si stanno giocando le politiche nazionali ed europee.

È la teoria di una ripresa a V. È invece probabile, almeno per l’Italia, che l’andamento sarà a L: ovvero un crollo radicale e una lunga stagnazione con un segno meno del Pil per molti trimestri.

L’importo di mille/1500 miliardi di euro del fondo per la ripresa da dividere per i 19 paesi dell’Eurozona o i 27 dell’Unione Europea sembra insufficiente per assicurare i danni solo in Italia per i prossimi tre anni. Una politica degli investimenti dovrebbe superare di almeno dieci volte questa cifra. Tutto questo al netto del rinnovo del quantitative easing della Bce a tempo indeterminato.

I fondi Ue del Sure per finanziare gli ammortizzatori sociali sono poca cosa. L’intero ammontare del fondo - 100 miliardi - sarebbero necessari poco meno di un anno di cassa integrazione e bonus per lavori autonomi in Italia. Saranno anch’essi divisi tra i paesi europei.

Nell’impostazione di questo fondo si riscontra la stessa debolezza di visione che ispira gli ammortizzatori sociali in Italia per i quali saranno stanziati almeno 27 miliardi tra marzo e giugno.

A giugno scadono sia gli ammortizzatori che i bonus. Andranno rifinanziati. Non si sa in quale misura, per quale platea. Quello che è certo è che si continuerà in maniera occasionale e emergenziale.

I costi saranno aggravati dalla mancanza di una strategia complessiva di riforma del Welfare.

Le casse integrazioni sono strumenti per garantire la continuità delle imprese, penalizzando il salario dei lavoratori. La cassa integrazione permette di sospendere temporaneamente la forza lavoro, facendogli percepire un sussidio, per poi riaprire i battenti appena possibile, senza dover assumere e qualificare nuovo personale, risparmiando sui nuovi costi. Sono provvedimenti positivi, ma non vanno percepiti soltanto come strumenti di tutela dei lavoratori. Sono benefici alle attività produttive in generale.

E sono del tutto inadeguati nel momento in cui avverranno i fallimenti, e aumenterà la disoccupazione.

Davanti a questo scenario terrificante l’Italia si presenta assolutamente impreparata, con una legislazione pensata per favorire i licenziamenti, aumentare il turn over da precariato attraverso la precarizzazione del lavoro a termine e il taglio della durata degli ammortizzatori sociali.

È l’intero sistema degli ammortizzatori sociali per il lavoro dipendente ad essere inadeguato, vetusto, discriminatorio.

Senza contare che i bonus per il lavoro autonomo potrebbero essere anche NON RINNOVATI A GIUGNO. Oppure prorogati di altri tre mesi e poi esaurirsi, sia per carenza di risorse, sia perché SI SARà SANCITA LA RIPRESA E SI DIRA CHE LE PARTITE IVA SARANNO TORNATE A FARE IMPRESA.

Un'altra retorica che sarà messa a nudo da questa crisi.

TOGLIENDO I SUSSIDI, NEGANDO UN AMMORTIZZATORE SOCIALE UNIVERSALE E UN VERO WELFARE UNIVERSALISTICO, ANCHE ALLE PARTITE IVA POVERE E PROLETARIZZATE, E A COLORO CHE SARANNO DESTINATARI DEL “REDDITO DI EMERGENZA” AUMENTERà LA CRISI.

La ministra del lavoro Catalfo ha annunciato una riforma di tipo universalistico AL TERMINE DELL’EMERGENZA

Ma l’emergenza finirà TRA UNO O DUE ANNI.

E poi inizierà L’EMERGENZA POSTCRISI CHE DURERà TRA I DIECI E I VENTI ANNI.

Questo paese, ricordiamolo, non si è ancora ripreso dalla crisi del 2008.

TRANSUMAR E ORGANIZZAR

Al welfare categoriale, frammentato, discriminatorio, corporativo bisogna sostituire strumenti universali, strutturali, incondizionati utili anche per liberare risorse economiche ed allargare le platee dei destinatari.

Insieme a un cambiamento della produzione, e sul potere nel modo di produrre, va fatta una battaglia per un nuovo patto sociale di natura universalistico e incondizionato basato

sull’accesso libero e gratuito a tutta l’economia dei servizi pubblici a cominciare dalla sanità, il diritto alla casa, il reddito di base, i trasporti pubblici, la scuola, l’università, la ricerca.

Sui diritti della forza lavoro e su quelli della riproduzione che è già un lavoro produttivo.

Su una riforma fiscale drasticamente progressiva, non semplicemente da una patrimoniale “una tantum”.

Il finanziamento sociale andrebbe inserito tra gli obiettivi dei fondi europei. In vista di una solidarietà sovranazionale un reddito minimo garantito e di base, già più volte votato dal parlamento Ue, non può essere inferiore rispetto alla necessità di finanziare l’emergenza sanitaria e la “ripresa” pensata con investimenti industriali e sul Green new deal.

Nella prospettiva dell’uso del bilancio dell’Unione Europea come strumento di politica economica a questo scopo può contribuire anche la già annunciata nuova politica della tassazione delle piattaforme digitali.

Considerato il fatto che i profitti di queste multinazionali sono prodotti, in primo luogo, dall’uso della forza lavoro di chi usa i dispositivi digitali

Anche in questa crisi è necessario affiancare alla rigorosa politica fiscale della Commissione Ue l’istituzione di un Eurodividendo, un fondo dove versare sia le multe che le web tax nazionali e sovranazionali, oltre che su altre forme di tassazione delle multinazionali anche in forma di solidarietà continentale con le popolazioni colpite dal Covid 19 e dalla crisi economica.

L'esplosione del capitalismo digitale, il vero vincitore per il momento di questa crisi, avviene grazie al lavoro di chi è costretto in quarantena. Il valore prodotto da miliardi di persone va riconosciuto. I mezzi ci sono. Questo è un campo della politica da affermare, subito.

Questi fondi andrebbero destinati all’erogazione di un minimo vitale per tutti i residenti in Europa che sarebbe aggiuntivo alle risorse esistenti, e future, e andrebbero a sostenere i programmi di welfare.

Mettere al primo posto la vita delle persone e il diritto ALL’ESISTENZA, non il profitto,

Welfare, Reddito, Cooperazione contro Corona Capitalismo, Violenza, Miseria.

(Roberto Ciccarelli)

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