Questa storia parte da due denunce. Siamo nel 2011 e all'ateneo di
Firenze una ricercatrice precaria scopre che le assegniste di ricerca
non hanno diritto alla tutela della loro maternità. Ne scriviamo a quattro mani su il manifesto, i sindacati (Flc.-Cgil e il coordinamento
dei precari) si muovono subito dopo e, tempo un anno, il senato accademico dell'ateneo comunica di avere abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di
maternità delle ricercatrici. Anche nell'università, che è un mondo a
parte e i precari non vengono percepiti come lavoratrici e lavoratori
titolari di diritti e persone che hanno desideri e bisogni, inizia a
penetrare la realtà. Quella che vivono milioni di «atipici», lavoratrici
autonome, collaboratori nelle pieghe dell'economia della precarietà.
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sabato 1 giugno 2013
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