Visualizzazione post con etichetta maternità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maternità. Mostra tutti i post

martedì 11 novembre 2014

MA QUALE IDEA DELLA MATERNITA' SI E' FATTO RENZI?


Roberto Ciccarelli

Le neo-mamme rispondono a Renzi sugli 80 euro. "Freedom for Birth" Roma: la narrazione di Renzi sulla maternità è ispirata a un immaginario arretrato, discriminatorio e consumista.

***

Gli 80 euro proposti dal presidente del Consiglio Matteo Renzi alle neo-mamme? Una proposta fuorviante e tossica secondo il gruppo di azione romano "Freedom for Birth". Secondo le madri, che sottolineano il loro essere anche professioniste, i genitori hanno bisogno di un Welfare: servizi funzionanti, reddito, casa, diritti, cittadinanza e dignità, investimenti pubblici per la promozione della salute e della prevenzione durante percorso nascita e nel periodo perinatale (il primo o i primi tre anni di vita). Tali investimento generano un vantaggio per le persone coinvolte in termini di salute e qualità della vita e un risparmio per le amministrazioni e per la società sostengono le neo-mamme.

sabato 1 giugno 2013

LA DOPPIA TRUFFA DELLE UNIVERSITA': PRECARIE FINO ALLA PENSIONE

Questa storia parte da due denunce. Siamo nel 2011 e all'ateneo di Firenze una ricercatrice precaria scopre che le assegniste di ricerca non hanno diritto alla tutela della loro maternità. Ne scriviamo a quattro mani su il manifesto, i sindacati (Flc.-Cgil e il coordinamento dei precari) si muovono subito dopo e, tempo un anno, il senato accademico dell'ateneo comunica di avere abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di maternità delle ricercatrici. Anche nell'università, che è un mondo a parte e i precari non vengono percepiti come lavoratrici e lavoratori titolari di diritti e persone che hanno desideri e bisogni, inizia a penetrare la realtà. Quella che vivono milioni di «atipici», lavoratrici autonome, collaboratori nelle pieghe dell'economia della precarietà.

giovedì 3 gennaio 2013

IVA PARTY: FESTEGGIA SOLO LA RAI



L'ultimo Natale nelle redazioni Rai è stato più desolante del solito. L'azienda ha obbligato i dipendenti alle ferie forzate per risparmiare sui compensi per le giornate festive. Tra le scrivanie e le consolle audio e video si aggiravano i redattori a partita Iva. I programmi come Ballarò vanno in ferie, i redattori no. Accade 365 giorni all'anno, non solo durante tutte le feste comandate, Capodanno e Ferragosto compresi. 

venerdì 28 dicembre 2012

A FIRENZE L'UNIVERSITA' RICONOSCE IL DIRITTO DI ESSERE MADRI


A un anno di distanza dalla nostra denuncia  – affiancata dalle pressioni del Coordinamento nazionale Precari Università (Cpu), dell’ex Comitato Pari Opportunità, delle rappresentanze sindacali Flc-Cgil – il Senato Accademico dell'università di Firenze ha abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di maternità delle ricercatrici. 

Per gli assegni di ricerca “cofinanziati” (oggi i più diffusi), il regolamento prevedeva che l’integrazione dell’indenità Inps per la sospensione obbligatoria per maternità fosse a carico del dipartimento, ovvero del docente responsabile della ricerca. Si veniva così a creare, nel migliore dei casi, il diretto controllo del (o della) docente sulla vita biologica della assegnista, sempre che la scelta del prof – per evitare noie – non ricadesse direttamente su un ricercatore uomo che non crea problemi nella continuità dell’iter di ricerca, tantomeno ulteriori aggravi monetari. 

sabato 17 marzo 2012

GIORNALISTI FREELANCE: SOMMERSI E SALVATI

Sono i "paria" dell'informazione. I dati parlano di una vergogna senza precedenti che si può paragonare senza timore di esagerare, a quella dei caporali che sfruttano la manodopera a giornata. Due euro al pezzo, 5 o dieci. E non importa che si tratti di grandi testate o del giornale di provincia. Il precariato sottopagato non è più limitato al “periodo di prova”, cui segue un’assunzione: può invece durare una vita intera. Scrivere in Italia, la giungla del lavoro immateriale sottopagato, senza diritti, non tutelato:

mercoledì 22 febbraio 2012

LA PARTITA IVA E LA RAI: UNA LUNGA STORIA

Il blitz del coordinamento dei giornalisti freelance «Errori di Stampa» è riuscito. Colpita in pieno volto dalla notizia sulla clausola maternità inserita nei contratti di consulenza per i collaboratori esterni, la Rai ne aveva negato l'esistenza ma poi, con un intervento del direttore generale Lorenza Lei, ieri ha ammesso di «non avere nessuna difficoltà ad eliminarla».

lunedì 20 febbraio 2012

Non partoriRAI: bufera sulla maternità precaria


Donna, giornalista, precaria. Alla Rai la sua vita è un trattato di funambolismo. Per lavorare all’ombra del cavallo di Viale Mazzini ha dovuto aprire una partita Iva e versare 600 euro all’anno al commercialista. 1200 è, in media, il reddito mensile per una collaborazione che dura per un ciclo di trasmissioni. Salvo poi scoprire una «clausola gravidanza» al punto 10 del contratto di consulenza che l’azienda offre a tutti i collaboratori esterni. Se questa lavoratrice dovesse restare incinta, o affrontare un infortunio o una malattia, la Rai si riserva il diritto di dedurre «i compensi relativi alle prestazioni non effettuate», oltre a quello di rescindere il contratto «senza alcun compenso o indennizzo».

mercoledì 23 novembre 2011

Diritto alla maternità? Lo decide il barone

Medioevo italiano e selezione biopolitica. Accade all'università di Firenze dove le ricercatrici precarie avranno diritto alla tutela della maternità solo se il docente di riferimento troverà i fondi necessari.
Roberto Ciccarelli
Nel medioevo italiano non è, forse, più tempo del detto biblico: “Partorirai con dolore”, ma le donne che lavorano precariamente all'università dovranno affrontare una maledizione più sottile. Se hanno deciso di avere un figlio, dovranno attendere che il loro barone trovi i soldi per finanziare l'indennità che il diritto del lavoro prevede per tutte le lavoratrici dipendenti, ma non per quelle indipendenti o freelance. Solo la buona volontà del maschio, professore ordinario, la sua disponibilità finanziaria, o ancora i contatti che ha nel mondo delle imprese o con qualche collega disposto a stornare migliaia di euro, garantirà alle ricercatrici la tutela della loro maternità. È quello che accade nell'ateneo di Firenze dove le donne che lavorano con un assegno di ricerca cofinanziato dovranno aspettare che il loro “tutor” - di solito maschio e professore ordinario – individui le risorse per finanziare l’integrazione dell’indennità corrisposta dall’Inps in caso di congedo di maternità. Un assegno di ricerca costa al dipartimento (ossia al professore che reperisce i fondi) da un minimo di 22.816,91 euro a un massimo di 25.177 euro lordi (soglia arbitrariamente fissata dal regolamento adottato dall'ateneo fiorentino, ma assente nella legge Gelmini).
Nella circolare dell'ateneo fiorentino – si legge in un comunicato del Coordinamento dei Precari dell'Università (Cpu) e della Flc-Cgil Firenze - non viene specificato se l'indennità varierà a seconda dell’anzianità contributiva della titolare dell’assegno o se corrisponderà a due o cinque mensilità (come stabilito dall'Inps per le indipendenti).  Quello che è certo è che i costi del welfare, anziché gravare sulle casse di Ateneo sono rimessi al singolo responsabile della ricerca, alla sua capacità di procacciare fondi, cioè al “maschio” . In questo modo si intende far pagare alla donna che decide di fare un figlio un rischio che invece dovrebbe essere un diritto tutelato. 
Le ricercatrici fiorentine affrontano così lo stesso destino riservato alle professioniste autonome, a partita Iva, alle contrattiste e alle donne che lavorano in nero o sottopagate. In realtà I congedi parentali per le collaboratrici sono stati introdotti dalla legge, ma non ancora applicati. In ogni caso sono largamente inferiori a quelli contemplati per le dipendenti: 3 mesi nel primo anno di vita del bambino, contro i 6 mesi entro il terzo anno di vita del bambino previsti per le dipendenti (o ancor di più se il reddito del richiedente non superi di due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico). Nel sistema biopolitico del welfare italiano non è prevista alcuna copertura previdenziale per i congedi parentali delle "collaboratrici", delle "assegniste" o, più in generale, di tutte le donne che non hanno un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Questo problema era stato chiaramente affrontato dalla riforma Gelmini che aveva straordinariamente inserito il diritto alla continuità di reddito nel periodo di astensione obbligatoria per maternità delle assegniste (comma 6 dell’art. 22, legge n. 240/2010). La si potrebbe definire una conquista visto che mai dal 1997 ad oggi, anno in cui è stato istituito l'assegno di ricerca, utile cuscinetto per assorbire i ricercatori eccedenti, disoccupati, intermittenti o impossibilitati a rientrare nel circuito accademico "ufficiale", l'università italiana si è posta questo problema.
L'orientamento dell'ateneo fiorentino, oltre a rivelare l'ampia discrezionalità che la legge Gelmini affida ai dipartimenti, e in particolare ai baroni nella scelta dei criteri della selezione, conferma la realtà della società della conoscenza italiana: possono fare ricerca solo gli uomini, ma non le donne in età fertile. Nessuno dei due sarà comunque titolare di un diritto alla maternità o alla paternità. Salvo nei casi in cui il loro barone troverà qualche spicciolo.