Sara Vian
Favoletta sull'albero dell'archivistica che cresce nel giardino delle professioni accanto a quelli dell'Archeologia, della Biblioteconomia, del Restauro, della Storia dell'arte. Con i saluti all'austera sequoia dell'Avvocatura e la splendida siepe di mirto che corre qui e là, il Giornalismo
***
Tra
le professioni dei Beni Culturali, l'Archivistica è quella più
eccentrica. E' l'unica incentrata su di un principio (la relazione tra i
documenti) e non su un oggetto (l'antico vaso, per dirne uno): per
questo, è applicabile trasversalmente a prescindere dalla natura o
dall'epoca del supporto documentale.
L'evoluzione sociale dell'ultimo
ventennio l'ha coinvolta profondamente, affiancandosi alla tradizionale
figura dell'archivista strutturato (dipendente negli archivi statali)
quella del libero professionista a committenza mista (archivi pubblici,
d'impresa, di studi professionali, di enti, ecc.); l'evoluzione digitale
ed i confini più labili tra i concetti di 'riordino' e 'gestione' hanno
imposto la ridefinizione dell'assodata cesura tra 'antichisti' e
'contemporanei', e di conseguenza tutto l'impianto formativo
tradizionale.
Uno sforzo caricato quasi completamente sulle spalle dei
freelance, per i quali ai sempre più alti standard di preparazione non
corrisponde una pari qualità di vita; per questo alcuni di essi, come
gli Archim-Archivisti in Movimento si sono uniti in una rete di
relazioni trasversali fuori categoria sui temi di lavoro, fisco e
previdenza, per ribadire l'assoluta necessità di una battaglia comune
per la sostenibilità delle professioni
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mercoledì 21 gennaio 2015
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