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| Roma, piazza dell'Esquilino, ore 17 18 dicembre 2013 foto ansa |
Il
confronto tra i forconi in piazza del Popolo e quella
dei movimenti dei migranti e per la casa all’Esquilino
è stato un viaggio nel tempo.
La
prima piazza era sospesa tra ciò che ha perduto e ciò che
non è mai esistito: la «sovranità monetaria»,
la lira che «valeva la metà ma durava il doppio», la
sensazione precaria di stare nel motore di un
capitalismo che a quel tempo funzionava
ancora, la nostalgia di una comunità nazionale oggi
espropriata dal «signoraggio bancario»
e dall’euro («una forma di schiavismo inventata
negli Stati Uniti nel 1928» è stato detto).
L’insistenza era
sul tricolore “che non è di destra né di
sinistra”, mentre qualcun altro scandiva
un’idea chiara: “l’Italia è un popolo, un destino, una
nazione”. I toni del poujadismo all’italiana
sono gli stessi della «Grande proletaria si è mossa»
di Giovanni Pascoli.
