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giovedì 19 dicembre 2013

LA SOLITUDINE DEI FORCONI NELLA «ROMA METICCIA»

Roma, piazza dell'Esquilino, ore 17
18 dicembre 2013
foto ansa 

Il con­fronto tra i for­coni in piazza del Popolo e quella dei movi­menti dei migranti e per la casa all’Esquilino è stato un viag­gio nel tempo.

La prima piazza era sospesa tra ciò che ha per­duto e ciò che non è mai esi­stito: la «sovra­nità mone­ta­ria», la lira che «valeva la metà ma durava il dop­pio», la sen­sa­zione pre­ca­ria di stare nel motore di un capi­ta­li­smo che a quel tempo fun­zio­nava ancora, la nostal­gia di una comu­nità nazio­nale oggi espro­priata dal «signo­rag­gio ban­ca­rio» e dall’euro («una forma di schia­vi­smo inven­tata negli Stati Uniti nel 1928» è stato detto). 

L’insistenza era sul tri­co­lore “che non è di destra né di sini­stra”, men­tre qual­cun altro scan­diva un’idea chiara: “l’Italia è un popolo, un destino, una nazione”. I toni del pou­ja­di­smo all’italiana sono gli stessi della «Grande pro­le­ta­ria si è mossa» di Gio­vanni Pascoli.