L’Angelo Mai, il centro di cultura indipendente sequestrato dalla magistratura romana il 19 marzo scorso nell'ambito dell'inchiesta sul Comitato popolare di lotta per la casa per il reato di associazione a delinquere, è stato riaperto ieri mattina verso le 11. L’«Osteria di Pina» che, secondo l’accusa, sarebbe stato uno dei luoghi dov’è avvenuta la presunta estorsione ai danni degli occupanti delle ex scuole Hertz e in via delle Acacie entrambe sgomberate, resta ancora sotto sequestro.
Sono stati due i provvedimenti con i quali il tribunale del Riesame ha smontato la tesi accusatoria dell'associazione a delinquere intesa a sfruttare le esigenze abitative di centinaia di persone formulata dal pubblico ministero Luca Tescaroli. Oltre a quella che ha parzialmente dissequestrato l'Angelo Mai, c'è anche la sentenza del 28 aprile scorso con la quale sono state respinte le richieste di custodia cautelare per Pina Vitale e altre 4 attiste del Comitato popolare di lotta per la casa e il divieto di residenza a Roma per altre persone.
"Si discuterà a questo punto quali sono i comportamenti illegali - ha detto l'avvocato Arturo Salerni - l'ipotesi accusatoria è stata smontata dal Riesame che ha dimostrato una grande considerazione per la mobilitazione dei cittadini e degli artisti a sostegno dell'Angelo Mai. I giudici hanno apprezzato il documentario sull'esperienza del comitato popolare di lotta per la casa "Casa nostra" Livia Parisi. E' stato compreso che queste occupazioni sono una risposta alla drammatica emergenza abitativa. Il processo sarà ancora lungo, andremo per gradi".
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giovedì 5 giugno 2014
CHI COMANDA A ROMA: IL CASO ANGELO MAI E LE LOTTE PER LA CASA
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giovedì 19 dicembre 2013
LA SOLITUDINE DEI FORCONI NELLA «ROMA METICCIA»
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| Roma, piazza dell'Esquilino, ore 17 18 dicembre 2013 foto ansa |
Il
confronto tra i forconi in piazza del Popolo e quella
dei movimenti dei migranti e per la casa all’Esquilino
è stato un viaggio nel tempo.
La
prima piazza era sospesa tra ciò che ha perduto e ciò che
non è mai esistito: la «sovranità monetaria»,
la lira che «valeva la metà ma durava il doppio», la
sensazione precaria di stare nel motore di un
capitalismo che a quel tempo funzionava
ancora, la nostalgia di una comunità nazionale oggi
espropriata dal «signoraggio bancario»
e dall’euro («una forma di schiavismo inventata
negli Stati Uniti nel 1928» è stato detto).
L’insistenza era
sul tricolore “che non è di destra né di
sinistra”, mentre qualcun altro scandiva
un’idea chiara: “l’Italia è un popolo, un destino, una
nazione”. I toni del poujadismo all’italiana
sono gli stessi della «Grande proletaria si è mossa»
di Giovanni Pascoli.
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