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mercoledì 11 settembre 2013

UN ACRONIMO E' PER LA VITA

In Italia non si viene solo partoriti, si rinasce con un acronimo.

Si chiamano Tfa e Pas, insegnano a scuola. Il governo Monti li ha concepiti in tempi diversi, ma rientrano nella stessa famiglia, concepita per mettere l'uno contro l'altro i docenti, giovani e meno giovani, abilitati e non abilitati, precari storici e precari più recenti. Figure che rientrano nell'arcipelago dell'intermittenza. 

Del reddito, del cuore, di questo presente.

Questa è la storia di Alessandro Viti, e di altri 11 mila abilitati del «Tirocinio Formativo Attivo» (Tfa), che hanno pagato 2500 euro per ottenere un'abilitazione all'insegnamento, hanno affrontato test e lezioni, e un esame finale. Al termine del percorso, queste persone non sono state inserite in graduatoria e non potranno insegnare. A complicare la situazione sono arrivati i «percorsi abilitanti speciali» (Pas) riservati a chi ha svolto almeno tre anni di insegnamento nella scuola.

Quando saranno riaperte le graduatorie, queste 70 mila persone (questa è l'ultima stima) supereranno gli abilitati «Tfa». Il rischio per i Tfa è che un lungo tirocinio iniziato molti mesi fa, e condotto a ritmi forzati, si concluda in nulla. Per i Pas, che hanno un'esperienza di insegnamento spesso superiore rispetto a quella dei colleghi più giovani, ma non la loro abilitazione, l'inserimento in graduatoria segnerebbe un giusto riconoscimento dopo tanti anni difficili. Ma il conflitto è duro.


Il conflitto è tra il principio di «merito» (i Tfa hanno superato un esame e un concorso) e quello dell’«anzianità» di servizio. Il risultato è una «guerra tra i poveri». Sono in arrivo almeno 4 ricorsi, mentre i funzionari stanno cercando una soluzione al caos (è previsto un incontro il 16 settembre). Si cerca una soluzione, ancora non si sa quale.

giovedì 11 ottobre 2012

QUANDO LA BOLLA FORMATIVA E' ESPLOSA NELLA SCUOLA

Claudia Boscolo


Sono molti i dubbi circa l’opportunità di incoraggiare i giovani a specializzarsi nell’insegnamento attraverso un tirocinio del costo di un master universitario, per poi immetterli in una professione ormai satura. Tenendo conto che il 50% del personale docente neoimmesso in ruolo sarà chiamato dalle graduatorie ad esaurimento costituite dai vincitori di concorsi precedenti e abilitati SSIS, le quali non sono per nulla esaurite, e quindi che solo il rimanente 50% dei futuri insegnanti verrà selezionato dalla graduatoria dei neoabilitati del Tirocinio Formativo Attivo (TFA), e inoltre che gli aspiranti all’abilitazione al TFA sono per lo più insegnanti che hanno già anni di servizio grazie alle graduatorie di terza fascia, c’è già all’attivo un esercito di aventi diritto in attesa di passaggio a tempo indeterminato nella scuola pubblica. Perché allora formarne altro, con costi insostenibili per giovani appena usciti dalla laurea triennale? 

giovedì 30 agosto 2012

VITE DA CONCORSO

Marco, giovane filosofo siciliano, ha superato il test per il «Tirocinio formativo attivo» e si sente un «mostro eterogeneo». Virginia è appena tornata da Barcellona e ha insegnato spagnolo a Livorno, la sua città. Paola, barese, insegna da cinque anni, si sente una nomade e confessa la sua rabbia. Sono tutti in attesa del concorsone scuola.

***


Laureato in filosofia a Siena con una tesi sul non senso ini Wittgenstein, Marco Ambra, nato a Caltanisetta 26 anni fa, sta preparando la prova scritta del «tirocinio formativo attivo» (Tfa)  per la classe di insegnamento in storia e filosofia (la «A37») e confessa di sentirsi un «mostro eterogeneo». È stata questa la sensazione che ha provato dopo avere appreso che, dopo 13 anni, ci sarà un nuovo concorsone per la scuola. Oggi sono iscritto in terza fascia nelle graduatorie provinciali per i non abilitati, ho passato il test di ammissione al Tfa e farò anche il concorso quando verrà bandito il prossimo 24 settembre».

Per qualche settimana sembrava che il Tfa dovesse rappresentare la svolta definitiva del sistema di reclutamento dei docenti. Il ministro Profumo assicurava che avrebbe assicurato la valutazione meritocratica e permesso l'ingresso ai giovani nel mondo della scuola, mentre ha solo creato un gigantesco pasticcio sulle domande del test di accesso, molte delle quali errate o fuorvianti. Il Miur ha abbuonato le risposte sbagliate, fino a 25 domande su un totale di 60.