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sabato 14 giugno 2014

CASERMA ROSSANI LIBERATA, BARI RECLAMA IL DIRITTO ALLA CITTA'

L'occupazione della caserma Rossani a Bari del 1 febbraio 2014 è stata un atto di liberazione scrive il giornalista Nicola Signorile in Diario Rossani (Caratteri Mobili). In una serie coinvolgente di articoli pubblicati nella rubrica “Piazza Grande” su La Gazzetta del Mezzogiono, Signorile spiega come il “passaggio all'atto” di un movimento urbano - composto dal collettivo e dalle famiglie senza casa sgomberate dall'occupazione di Villa Roth e dal comitato civico Rossani che si batte per la costruzione di un parco urbano nella ex-caserma - abbia trasformato la realtà.

giovedì 12 giugno 2014

TORINO: IL QUINTO STATO AL FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTA'

Giuseppe Allegri

Un confronto sui luoghi del lavoro, sui nuovi impieghi e sulle forme non convenzionali di precariato venerdì 13 giugno alle ore 20.00,
Fondazione OAT, BasicVillage – Tettoia Gregoretti, corso Regio Parco 39

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Dietro l'evocazione del quinto stato si cela una condizione esistenziale e lavorativa vissuta da milioni di persone in tutta Europa e soprattutto in Italia. È una condizione sociale in bilico tra lavoro indipendente e autonomo, nuove e vecchie forme di precarietà e flessibilità verso il basso, quindi tra autonoma intrapresa sociale e nuova subordinazione economica.

Ilquinto stato è una condizione sociale che si è affermata nelle vecchie e nelle nuove professioni (dai più o meno giovani avvocati ed architetti, ricercatrici e consulenti, grafici, esperti di marketing, etc.) e in tutte le attività sospese tra precarietà delle committenze e dei contratti di lavoro, pericolo di dipendenza e subordinazione economica, quindi intermittenza di retribuzione. Riguarda vari settori delle economie della conoscenza, cultura, relazioni e cura alle persone. È una condizione vissuta da milioni di persone che, soprattutto in Italia, rimangono esclusi dai diritti sociali fondamentali, ancora calibrati sulla figura del lavoro subordinato standard, anche se oramai anch'essa sempre più impoverita di diritti.

giovedì 3 ottobre 2013

DAVID HARVEY: IL DIRITTO ALLA CITTA' RIBELLE

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Una rete per le mille forme di "attivismo di prossimità" nella città. Intervista a David Harvey, il grande geografo statunitense, invitato in Italia dal Teatro Valle Occupato.

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«È come un grande terremoto preceduto da piccoli traumi quello che apre spazi come il teatro Valle, ma anche altrove, nelle fabbriche recuperate o nell'attivismo nei quartieri» afferma il geografo David Harvey, tra i più ascoltati intellettuali marxisti nel mondo. Parole che stridono con la campagna de Il Messaggero e Il Corriere della Sera contro il Valle. 

Gli attacchi, anche personali, sono ricominciati il 18 settembre scorso quando il Valle occupato ha presentato la sua fondazione, finanziata con 250 mila euro da cittadini e artisti, risultato della scrittura collettiva di uno statuto che rende il teatro un «bene comune», in altre parole un'istituzione dell'auto-governo. Per i quotidiani, invece, il teatro sarebbe stato «privatizzato» da una «minoranza», un'accusa che viene formulata contro tutte le occupazioni, e non poteva mancare anche nel caso di un teatro che è diventato un simbolo. Il punto di vista di Harvey, frutto dell'assidua frequentazione delle città globali, è utile per smontare questa campagna politica. Per usare un'espressione cara al geografo americano, quello del Valle è uno dei sintomi della «lotta di classe» che si svolge nelle «città ribelli», titolo del suo ultimo libro pubblicato in Italia da Il Saggiatore.