Visualizzazione post con etichetta David Harvey. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Harvey. Mostra tutti i post

venerdì 11 luglio 2014

TEATRO VALLE: L’ESPERIMENTO ITALIANO DEI BENI COMUNI DEVE CONTINUARE!

Ugo MatteiSalvatore Settis, David HarveySlavoj Zizek, Étienne BalibarMichael HardtCostas DouzinasPeter WeibelFreddy GrunertSasa DobricicLynn HershmanClemens V. WedermeyerDavid BollierTom KernsSandro MezzadraTomaso MontanariPenelope SimonsAnna GrearBurns H WestonAled DilwynDonald K. Anton. 

***

Dal 14 giugno 2011, una comunità di artisti e militanti ha trasformato il Teatro Valle, il più antico e prestigioso teatro di Roma che rischiava di essere privatizzato, in uno dei più avanzati esperimenti di fusione tra la lotta politica e le arti performative nel mondo attuale. Nell’interesse delle generazioni future è stata creata un’entità giuridica denominata “Fondazione teatro Valle Bene Comune” che ha raccolto l’adesione di quasi 6 mila persone. È stato il frutto di un nuovo e genuino processo di cooperazione tra alcuni giuristi molto noti e l’assemblea degli occupanti. Un notaio ha riconosciuto l’esistenza della Fondazione, mentre il Prefetto di Roma ne ha negato la personalità giuridica sostenendo che il possesso della struttura non è un titolo sufficiente per avviare la Fondazione.

giovedì 27 febbraio 2014

COME PUO' L'ARTE PORTARE AD UN CAMBIAMENTO RIVOLUZIONARIO?

Macao, Non è mica la luna
Sul sito di openDemocracy – portale internazionale dedicato alla libera ricerca – a partire da questa settimana, si possono leggere una serie di interventi intorno alle questioni commons, beni comuni, nuove istituzioni, diritto alla città, lavoro culturale e artistico, coalizioni sociali in Europa. 

***


Arte e attivismo. Un connubio non abbandonato dai tempi delle avanguardie artistiche che oggi continua ad essere frequentato. Non solo come produzione di opere, o sperimentazione di nuove tecniche o linguaggio ad uso dell'arte e del discorso sull'arte, ma come atto performativo, pratica politica di occupazione, presa di parola su una vertenza, una mobilitazione, una speculazione. Attivismo politico come arte performativa, arte come politica performativa.

giovedì 3 ottobre 2013

DAVID HARVEY: IL DIRITTO ALLA CITTA' RIBELLE

.


Una rete per le mille forme di "attivismo di prossimità" nella città. Intervista a David Harvey, il grande geografo statunitense, invitato in Italia dal Teatro Valle Occupato.

***

«È come un grande terremoto preceduto da piccoli traumi quello che apre spazi come il teatro Valle, ma anche altrove, nelle fabbriche recuperate o nell'attivismo nei quartieri» afferma il geografo David Harvey, tra i più ascoltati intellettuali marxisti nel mondo. Parole che stridono con la campagna de Il Messaggero e Il Corriere della Sera contro il Valle. 

Gli attacchi, anche personali, sono ricominciati il 18 settembre scorso quando il Valle occupato ha presentato la sua fondazione, finanziata con 250 mila euro da cittadini e artisti, risultato della scrittura collettiva di uno statuto che rende il teatro un «bene comune», in altre parole un'istituzione dell'auto-governo. Per i quotidiani, invece, il teatro sarebbe stato «privatizzato» da una «minoranza», un'accusa che viene formulata contro tutte le occupazioni, e non poteva mancare anche nel caso di un teatro che è diventato un simbolo. Il punto di vista di Harvey, frutto dell'assidua frequentazione delle città globali, è utile per smontare questa campagna politica. Per usare un'espressione cara al geografo americano, quello del Valle è uno dei sintomi della «lotta di classe» che si svolge nelle «città ribelli», titolo del suo ultimo libro pubblicato in Italia da Il Saggiatore.