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domenica 19 aprile 2015

INTELLETTUALE SELF-BRAND: QUANDO IL LAVORO E' MARKETING DI SE STESSI

Dario Gentili, Massimiliano Nicoli

Intellettuali di se stessi. Lavoro intellettuale in epoca neoliberale, il nuovo numero di Aut Aut, 365/2015, edito da Il Saggiatore

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Dopo un fascicolo monografico dedicato alla problematizzazione dell’insegnamento scolastico (La scuola impossibile, 358, 2013) e un altro dedicato alla critica dei dispositivi di valutazione della ricerca (All’indice. Critica della cultura della valutazione, 360, 2013), “aut aut” mette ora a tema la condizione del lavoro intellettuale in epoca neoliberale.

In questo campo, le categorie socio-politiche che organizzano gli spazi e i tempi delle professioni saltano, rendendo estremamente complessa l’impresa di mettere ordine tra figure del lavoro che proliferano, si ibridano, e molto spesso si incorporano in una o più persone contemporaneamente. La condizione del lavoro intellettuale emerge come stretta fra il desiderio di indipendenza e di cooperazione, di un buon lavoro e di una buona vita, da una parte, e il ricatto esistenziale, la sussunzione reale della vita imposti dall’appartenenza a un eterno esercito industriale di riserva, dall’altra.

domenica 22 dicembre 2013

LA (S)VALUTAZIONE DELLA RICERCA


Alessandro Dal Lago

Nel XIX secolo, in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Germania la ricerca e l’educazione tecnico-scientifica hanno iniziato lentamente a prevalere su quella umanistica. E tuttavia il modello humboldtiano sarebbe rimasto per molto tempo l’ideale globale di università. Ancora negli anni sessanta del Novecento, un rapporto indipendente avrebbe stabilito come obiettivo del sistema universitario inglese “la promozione delle funzioni generali della mente, per produrre non solo specialisti, ma anche donne e uomini colti”. Questa idea di università  è stata ampiamente criticata, nel corso dell’ultimo secolo, per la sua impostazione umanistica, rivolta soprattutto alla tradizione e agli studi classici. 

giovedì 3 ottobre 2013

DAVID HARVEY: IL DIRITTO ALLA CITTA' RIBELLE

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Una rete per le mille forme di "attivismo di prossimità" nella città. Intervista a David Harvey, il grande geografo statunitense, invitato in Italia dal Teatro Valle Occupato.

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«È come un grande terremoto preceduto da piccoli traumi quello che apre spazi come il teatro Valle, ma anche altrove, nelle fabbriche recuperate o nell'attivismo nei quartieri» afferma il geografo David Harvey, tra i più ascoltati intellettuali marxisti nel mondo. Parole che stridono con la campagna de Il Messaggero e Il Corriere della Sera contro il Valle. 

Gli attacchi, anche personali, sono ricominciati il 18 settembre scorso quando il Valle occupato ha presentato la sua fondazione, finanziata con 250 mila euro da cittadini e artisti, risultato della scrittura collettiva di uno statuto che rende il teatro un «bene comune», in altre parole un'istituzione dell'auto-governo. Per i quotidiani, invece, il teatro sarebbe stato «privatizzato» da una «minoranza», un'accusa che viene formulata contro tutte le occupazioni, e non poteva mancare anche nel caso di un teatro che è diventato un simbolo. Il punto di vista di Harvey, frutto dell'assidua frequentazione delle città globali, è utile per smontare questa campagna politica. Per usare un'espressione cara al geografo americano, quello del Valle è uno dei sintomi della «lotta di classe» che si svolge nelle «città ribelli», titolo del suo ultimo libro pubblicato in Italia da Il Saggiatore. 

domenica 17 febbraio 2013

QUALE, MALEDETTA, SINISTRA?


Intorno a Essere di sinistra oggi. Guida politica al tempo presente, di Alex Foti, il Saggiatore, 2013, pp. 130, € 14.


È sempre divertente ed entusiasmante leggere Alex Foti, “bocconiano no global”, come si autodefinisce, ma, soprattutto, irregolare ed eretico attivista dei nuovi movimenti sociali nel passaggio di secolo e millennio: da Seattle, a Genova; dalla MayDay di San Precario alla MilanoX dopo quella “da bere”, fino all'Anarchy in EU contro la Grande Recessione e la triste austerity, “un cane che si morde la coda”! C'è una “S” di “sinistra” che sembra una scheda elettorale, in copertina, con quattro ali alzate, come se fossero ipotesi di aeroplanini di carta; e queste quattro, piccole ali hanno i colori della sinistra, oggi, per Alex Foti: black, red, green, pink.

Il black libertario, da V for Vendetta, indignados e Occupy, della rivolta di strada al tempo della Grande Recessione, come ci insegna Machiavelli, da oltre cinquecento anni: “li buoni esempi nascono dalla buona educazione, la buona educazione dalle buone leggi, e le buone leggi da quelli tumulti che molti inconsideratamente dannano”.

sabato 11 agosto 2012

ITALIA 2035: LA RIVOLTA (1)


Il futuro del paese più "meritocratico" d'Europa, tra vent'anni.  Con o senza euro, con una o più generazioni perdute, la crisi è costituente e oggi la direzione è presa: in un paese senza istruzione né produzione, i laureati e i diplomati si iscrivono ai sindacati dei lavori gratuito, i migranti a quelli del lavoro servile. Apologo, in tre atti, su una resistenza e un exit.


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Il 1° maggio 2035 il ministero della Pubblica istruzione è stato devastato da un incendio doloso. Il ministro assassinato. Fu lui il grande artefice che rivoluzionò la repubblica e diede all'educazione il posto che le spetta in un'economia avanzata fondata sulla democrazia del merito. Il lutto della nazione fu grande. Le agitazioni continuarono nei giorni successivi. Uno sciopero generale dei mezzi pubblici bloccò il paese, mentre l'astensione spontanea di tutti i laureati iscritti ai sindacati dei lavori domestici turbò la vita familiare di una società che da poco aveva iniziato ad apprezzare l'onorabilità dei lavori servili e gratuiti.