Il lavoro emergente nell'epoca della dis-retribuzione di massa. Se il lavoro che regalo, lo regalo spontaneamente, di mia volontà, per me sì, è, oltre che etico, anche un gesto quasi nobile. Se invece il lavoro “devo” regalarlo per tutti i motivi del mondo, no, non è etico, è svilente e umiliante. Anche se poi, in definitiva, siamo tutti con debolezze e difficoltà più o meno grandi...
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Questa
confessione in forma anonima la troviamo in apertura dell'assai
interessante fascicolo della rivista di Sociologia
del lavoro
(il
numero 133/2014),
titolato Confini
e misure del lavoro emergente,
curato da Emiliana Armano, Federico Chicchi, Eran Fischer, Elisabetta
Risi nella loro ricerca collettiva su «gratuità, precarietà e
processi di soggettivazione nell'era della produzione digitale». La
rivista viene presentata il 24
ottobre
a Bologna, la Sala Poeti, Strada Maggiore 45 e varrà la pena
spulciarla in lungo e in largo. Per ora ci si limita a segnalare la
pluralità di interventi e punti di vista presenti nei 13 saggi lì
raccolti.
