Un'inchiesta sul lavoro digitale negli Stati Uniti che si sviluppa su tre assi: la lotta per il salario, le tutele sociali e l'organizzazione del lavoro e sul posto di lavoro; la composizione sociale della forza lavoro in generale, e i suoi rapporti con quella occupata nel capitalismo delle piattaforme; la composizione politica della forza lavoro, a partire dai tentativi di alleanza con i segmenti della classe operaia, con le associazioni e i movimenti contro la gentrificazione degli spazi urbani e quelle all'interno delle mega-aziende contro la precarietà. Dopo la pubblicazione su Che fare, sono usciti su Notes from Below le riflessioni convergenti della conferenza LogOut!. Le inchieste vanno lette insieme a un articolo pubblicato sul quotidiano francese Liberation sulla conferenza "Microwork Platforms" tenuta a Parigi e alla ricerca del laboratorio DipLab sul microlavoro digitale in Francia. Tre inchieste convergenti su diversi settori del lavoro digitale nel mondo, un'inchiesta permanente globale che sta aprendo nuovi orizzonti nella comprensione della forza lavoro oggi
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domenica 23 giugno 2019
venerdì 19 gennaio 2018
REDDITO (ANCHE) DA FACEBOOK
Noi diciamo che è lavoro non pagato.
Loro lo chiamano condivisione.
Noi lo chiamiamo furto.
Loro dicono che ogni mi piace, chat, tag o poke è un contatto
Noi diciamo che siamo trasformati in un profitto.
L’entusiasmo compulsivo generato dall’uso della piattaforma porta i suoi utenti a diventare involontari sostenitori del nuovo imperativo: il lavoro non pagato è un’attività naturale, inevitabile e persino appagante.
Siamo stati legati ai loro termini di servizio anche troppo a lungo: ora è il momento dei nostri termini.
Ottenere un reddito di base, anche da Facebook, significherebbe interrompere la riproduzione della condizione di lavoratori senza compenso.
***Roberto Ciccarelli. Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (DeriveApprodi). Dal 25 gennaio in libreria. Prenotabile e acquistabile su http://www.deriveapprodi.org/2018/01/forza-lavoro/
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mercoledì 10 gennaio 2018
FORZA LAVORO. IL LATO OSCURO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE
Siamo noi il cuore dell’algoritmo, ma restiamo nel lato oscuro. Ora si tratta di aprire questo scrigno. La domanda non è che cos’è il lavoro, ma la più concreta, e potente: cosa può oggi una forza lavoro?
***Roberto Ciccarelli. Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale, DeriveApprodi Editore. Dal 25 gennaio in libreria. Prenotabile e acquistabile qui.
giovedì 5 gennaio 2017
I BUCANIERI DELLE FAKE NEWS
Roberto Ciccarelli
La "post-verità" è stata eletta a "parola dell'anno" dopo la vittoria di Trump alla Casa Bianca. Anche in Italia schiere di giornalisti, filologi, filosofi, massmediologi e politici parlano delle notizie false [Fake News] che altererebbe la "vera" natura della politica. Le più alte istituzioni invocano un intervento censorio, un controllo politico, una resipiscienza morale dei naviganti contro le notizie veicolate sulle piattaforme digitali. In risposta, Beppe Grillo (M5S) evoca giurie popolari contro i media tradizionali che condannano la rete. Facebook e Google annunciano provvedimenti contro le bufale. Ciò di cui nessuno ancora parla è il motivo per cui le fake news si producono. E, soprattutto, chi le produce? Sono i freelance e gli operai delle fabbriche del click in tutto il mondo. Pur di guadagnare un reddito che altrove non c'è, i nuovi precari dell'era hi-tech sono diventati strumenti e attori consapevoli della produzione di notizie false, opportunismi digitali, narrazioni parallele, verosimili o infondate, non importa. Servono alla conquista del potere (degli altri), allacreazione del traffico sulle piattaforme da cui traggono il reddito.Ecco chi sono. Il racconto del quinto stato, la questione sociale nel capitalismo digitale. (pubblicata su Prismo).
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Hrithie Menon ha 15 anni e lavora come freelance. Frequenta la East View Secondary School di Singapore. La sua famiglia è ceto medio. Haridas, suo padre, ha fondato la Singapore Internet Marketing Academy. Sua madre, Shenthil, lavora nell'industria dei media locali. In futuro, Hrithie spera di sviluppare la sua passione per il software. Vorrebbe aiutare gli uomini di affari a rafforzare la loro cyber-sicurezza su wordpress. Al politecnico vuole studiare ingegneria informatica. Orgoglioso di lei, il padre dice: “Ha un incredibile talento nel sentire le tendenze online, ha orecchio, le sente”. È uno dei talenti che si acquistano in rete. Da nativa digitale “ho imparato da You Tube – dice Hrithie – Tutto è su Internet”.
Hrithie deve il suo incontro con Donald Trump al mercato online per servizi digitali: Fiverr. Durante la campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, Hrithie Menon è stata reclutata su questa piattaforma dallo staff del candidato repubblicano per realizzare un presentazione online del programma destinato agli studenti. “È stato uno dei progetti più facili che ho realizzato – ha detto Hrithie – è uno dei tanti, ci ho messo due ore”. Per ogni task - o commessa – realizzata via Fiverr, Hrithie incassa più o meno 100 dollari e, fino ad oggi, ha guadagnato circa 2 mila dollari. Soldi che intende usare per un apparecchio dentale.
Quando ha risposto all'annuncio Hrithie non conosceva Trump. “Ho pensato che non fosse chissà quale affare”, racconta. Quando ha appreso dalla Tv che quel tizio con i capelli arancioni è diventato il 45esimo presidente degli Stati Uniti, Hrithie ha capito di avere preso parte a un evento storico a cui, nel suo piccolo, ha contribuito. Le sue slide sono state condivise dai coetanei americani e nei campus. Il suo portfolio di freelance ora è più ricco. Arriveranno altre commesse.
“Singapore ci ruba il lavoro”
In un comizio a Tampa in Florida il candidato razzista e xenofobo Trump ha denunciato Singapore come uno dei governi che “rubano” più posti di lavoro agli americani. In quello stesso momento il suo staff trovava Hrithie, proprio a Singapore, per realizzare un lavoro che molti studenti della sua età sono in grado di realizzare.
Il candidato populista tuona contro l'outsourcing delle altre imprese, ma la pratica per andare alla Casa Bianca, così come ha fatto per esternalizzare il lavoro per la linea di abbigliamento “Trump collection”. Senza contare che se Trump realizzasse uno dei suoi annunci elettorali – espellere 3 milioni di clandestini dagli Stati Uniti – è probabile che anche coetanei di Hrithie, e i loro genitori, potrebbero finire nella sua lista.
In questa vicenda non c’è un rapporto di causa ed effetto, né una condivisione degli obiettivi di Trump. Hrithie sostiene di non seguire la politica americana e va creduta: difficile credere che un’adolescente di Singapore tifi Trump. Lei ha risposto a un annuncio come fanno milioni di click-workers in tutto il mondo. Ha eseguito il lavoro, senza conoscere l’uso che ne sarebbe stato fatto. In realtà, non era difficile capirlo, ma il modo in cui è stata percepita questa attività è impolitico. Shenthil, la madre di Hrithie, ha detto: “È stato un grande momento per noi, pensare che il lavoro da freelance di mia figlia potesse produrre un simile spettacolo”.
Nella traduzione inglese la donna parla di “gig” che significa sia spettacolo che prestazione o “lavoretto”, uno di quelli offerti su piattaforme come Fiverr. Un cliente sembra valere come l’altro. Conta l’esecuzione del task, portare a termine la commessa che vale come le altre, o almeno così viene presentata. Avere un successo spettacolare per arricchire il curriculum. Il limite di questa mentalità “ va bene tutto, basta che paghi” è evidente. Trump, come imprenditore politico, l’ha usato per attrarre persone molto diverse che hanno visto nella sua campagna l’occasione per guadagnare un reddito.
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