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domenica 4 marzo 2012

COME DIFENDERE IL VALORE DEL LAVORO CULTURALE E CREATIVO



Sergio Bologna

Roma, domenica 11 marzo, alle ore 20, questo intervento aprirà l'assemblea "Il lavoro culturale: la bandella della Magliana", un incontro con le reti e i movimenti della conoscenza organizzato nell'ambito del festival "Libri Come", 8-11 marzo, all'Auditorium-Parco della Musica. Venerdì 9 e sabato 10, alla stessa ora, si svolgeranno le assemblee "0,60 a cartella" e La cassa delle letterature" , un punto sul lavoro culturale oggi, in Italia

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Dovessi raffigurarmi il paradiso me lo immaginerei come una biblioteca (H. Müller)


A Roma il moto di rivolta dei lavoratori della cultura, dello spettacolo, dei media, è partito col piede giusto. I simboli contano. E’ cominciato da una biblioteca, dalla Biblioteca Nazionale. Non importa se allora la protesta è riuscita o meno, ma aver scelto una biblioteca come punto di partenza ha avuto il potere di evocare valori universali e contraddizioni importanti della nostra epoca.  Cosa viene in mente a sentir dire “biblioteca”, oltre a servizio pubblico, bene comune? Provo a elencare alcune parole-chiave.

mercoledì 8 febbraio 2012

OPEN MANIFESTO: NOI SIAMO IL QUINTO STATO

giovedì 12 gennaio 2012

REDDITO DI BASE: L'ANTIDOTO CONTRO IL GENOCIDIO ITALIANO


Giuseppe Allegri

Il governo Monti proporrà nuovi ammortizzatori sociali e la ministra Fornero è una fan del reddito minimo (ma condizionato). I sindacati, un tempo fieramente contrari, oggi ne parlano, ma anche loro mettono condizioni. Tutti parlano di un reddito condizionato dall’obbligo di accettare qualunque attività lavorativa. Confindustria nega che ci siano "troppi precari" e "non è vero che ci sono troppi contratti atipici". Proponiamo la recensione all'ultimo libro di Giuseppe Bronzini, l'unico a prospettare soluzioni chiare, realistiche e giuste contro il genocidio di un terzo della forza-lavoro attiva in Italia.

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È da segnalare con estrema attenzione e interesse il volume di Giuseppe Bronzini, Il reddito di cittadinanza. Una proposta per l’Italia e per l’Europa, perché non avrebbe potuto esserci momento più adatto per la sua pubblicazione, nel pieno di una crisi che diffonde povertà e insicurezza, con le timide proposte di un Governo, come quello Monti-Napolitano, che vorrebbe tenere insieme equità e rigore di bilancio, evocando sacrifici e «riforma del ciclo di vita», ma anche l’introduzione di «un reddito minimo garantito per chi è senza lavoro» (in tutti e due i casi è il Ministro del Lavoro Elsa Fornero a parlare). 

domenica 1 gennaio 2012

LAVORARE IN TEATRO


Quando la povertà diventa un'arte. E' stata pubblicata la più grande indagine statistica sul lavoro nello spettacolo in Italia. A finanziarla sono stati il collettivo delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo "Zeropuntotre" (Teatro Valle), il C.Re.S.Co e la fondazione Fitzcarraldo di Torino. 


La notizia che nella cena finale del Don Giovanni alla Scala gli artisti abbiano mangiato pietanze giganti composte da una ciambella di riso con gamberi al curry, un fagottino di crêpes con ragù di verdure e medaglioni di fagiano su letto di spinaci e chips di patate, può avere indotto qualcuno a credere che lo spettacolo dal vivo in Italia sia uno spreco in tempi di austerità. In realtà, come sostiene il regista Luca Ricci, presidente del coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea (C.Re.S.Co) che ha realizzato la più grande indagine statistica sul lavoro nello spettacolo in Italia, «lo spettacolo dal vivo è un lavoro che non viene tutelato in nessun modo, a partire da chi lo fa».

mercoledì 23 novembre 2011

Diritto alla maternità? Lo decide il barone

Medioevo italiano e selezione biopolitica. Accade all'università di Firenze dove le ricercatrici precarie avranno diritto alla tutela della maternità solo se il docente di riferimento troverà i fondi necessari.
Roberto Ciccarelli
Nel medioevo italiano non è, forse, più tempo del detto biblico: “Partorirai con dolore”, ma le donne che lavorano precariamente all'università dovranno affrontare una maledizione più sottile. Se hanno deciso di avere un figlio, dovranno attendere che il loro barone trovi i soldi per finanziare l'indennità che il diritto del lavoro prevede per tutte le lavoratrici dipendenti, ma non per quelle indipendenti o freelance. Solo la buona volontà del maschio, professore ordinario, la sua disponibilità finanziaria, o ancora i contatti che ha nel mondo delle imprese o con qualche collega disposto a stornare migliaia di euro, garantirà alle ricercatrici la tutela della loro maternità. È quello che accade nell'ateneo di Firenze dove le donne che lavorano con un assegno di ricerca cofinanziato dovranno aspettare che il loro “tutor” - di solito maschio e professore ordinario – individui le risorse per finanziare l’integrazione dell’indennità corrisposta dall’Inps in caso di congedo di maternità. Un assegno di ricerca costa al dipartimento (ossia al professore che reperisce i fondi) da un minimo di 22.816,91 euro a un massimo di 25.177 euro lordi (soglia arbitrariamente fissata dal regolamento adottato dall'ateneo fiorentino, ma assente nella legge Gelmini).
Nella circolare dell'ateneo fiorentino – si legge in un comunicato del Coordinamento dei Precari dell'Università (Cpu) e della Flc-Cgil Firenze - non viene specificato se l'indennità varierà a seconda dell’anzianità contributiva della titolare dell’assegno o se corrisponderà a due o cinque mensilità (come stabilito dall'Inps per le indipendenti).  Quello che è certo è che i costi del welfare, anziché gravare sulle casse di Ateneo sono rimessi al singolo responsabile della ricerca, alla sua capacità di procacciare fondi, cioè al “maschio” . In questo modo si intende far pagare alla donna che decide di fare un figlio un rischio che invece dovrebbe essere un diritto tutelato. 
Le ricercatrici fiorentine affrontano così lo stesso destino riservato alle professioniste autonome, a partita Iva, alle contrattiste e alle donne che lavorano in nero o sottopagate. In realtà I congedi parentali per le collaboratrici sono stati introdotti dalla legge, ma non ancora applicati. In ogni caso sono largamente inferiori a quelli contemplati per le dipendenti: 3 mesi nel primo anno di vita del bambino, contro i 6 mesi entro il terzo anno di vita del bambino previsti per le dipendenti (o ancor di più se il reddito del richiedente non superi di due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico). Nel sistema biopolitico del welfare italiano non è prevista alcuna copertura previdenziale per i congedi parentali delle "collaboratrici", delle "assegniste" o, più in generale, di tutte le donne che non hanno un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Questo problema era stato chiaramente affrontato dalla riforma Gelmini che aveva straordinariamente inserito il diritto alla continuità di reddito nel periodo di astensione obbligatoria per maternità delle assegniste (comma 6 dell’art. 22, legge n. 240/2010). La si potrebbe definire una conquista visto che mai dal 1997 ad oggi, anno in cui è stato istituito l'assegno di ricerca, utile cuscinetto per assorbire i ricercatori eccedenti, disoccupati, intermittenti o impossibilitati a rientrare nel circuito accademico "ufficiale", l'università italiana si è posta questo problema.
L'orientamento dell'ateneo fiorentino, oltre a rivelare l'ampia discrezionalità che la legge Gelmini affida ai dipartimenti, e in particolare ai baroni nella scelta dei criteri della selezione, conferma la realtà della società della conoscenza italiana: possono fare ricerca solo gli uomini, ma non le donne in età fertile. Nessuno dei due sarà comunque titolare di un diritto alla maternità o alla paternità. Salvo nei casi in cui il loro barone troverà qualche spicciolo.