Roberto Ciccarelli
“Il mio lavoro era cercare lavoro - ha raccontato Elisabetta, 24 anni, di Taranto - Guardavo ovunque, ma ho capito che su Facebook non si trovano offerte serie. Anche a me hanno proposto di fare la venditrice di prodotti di bellezza, ma prima mi hanno chiesto un investimento di 120 euro per un kit. Ovviamente ho rifiutato. Altri offrono posti da front office o da back office, e poi quando vai al colloquio scopri che è un posto da venditore o da venditrice porta a porta”.
La produzione di lavori accessori, occasionali, neo-servili è una caratteristica di un’economia terziarizzata. Tra queste attività emergono le occupazioni non necessarie o ridondanti nel campo della consulenza sulle risorse umane, del coordinamento delle relazioni, della strategia finanziaria, della certificazione delle prestazioni, nelle mansioni più esecutive. Sono attività che si collocano nell’interregno tra il lavoro produttivo e improduttivo, tra il lavoro necessario e non necessario, tanto nel campo dell’industria dei servizi poveri e della logistica quanto in quelli finanziari, imprenditoriali, delle relazioni pubbliche o della valutazione delle prestazioni dei lavoratori nel pubblico e nel privato.
Ossessionati dalla propaganda digitale che ammannisce le profezie sulla fine del lavoro, perseguitati dalle mitologie opposte del libero mercato o del posto fisso creato dallo stato-programmatore, sono stati in pochi ad accorgersi che oggi la piena occupazione esiste ed è quella che Douglas Coupland ha chiamato “lavori spazzatura” (Mc Jobs) e quella che David Graeber chiama oggi “lavori stronzata” (Bullshit Jobs). Questi lavori si svolgono nel back office delle organizzazioni d’impresa, negli indotti dei subfornitori, all’alba e al tramonto negli uffici, nell’ombra dove studenti, precari e inoccupati lavorano per rendere intelligenti gli algoritmi. Questi lavori sono “invisibili” e seguono il ritmo della fisarmonica: si gonfiano e si sgonfiano in base alla produzione on-demand o dell’opportunismo delle imprese facilitato dalle leggi esistenti. Oppure si svolgono alla luce del sole dove, come falene, i prestatori d’opera si affollano accanto ai lavoratori con contratto regolare, svolgono le stesse mansioni, ma scompaiono davanti agli occhi di tutti, quando devono apparire nel front office.
La dimensione del dispendio, dell’irrazionalità e dell’inefficienza economica si estende nelle attività regolata dal contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La produzione di mansioni inutili, meramente speculative o ornamentali, è una caratteristica della burocrazia pubblica come delle imprese private grandi e piccole. L’impegno della moderna organizzazione d’impresa, e del management delle risorse umane, è anche quello di diminuire l’inutilità e aumentare l’efficienza. Ma, come l’entropia, l’improduttività si moltiplica attraverso la proliferazione di un pluslavoro non retribuito che colonizza il tempo di vita e di lavoro degli assunti.

















