Trentaquattro anni è un’età rispettabile. Jim Morrison era già morto, come Jimi Hendrix, per non parlare di persone più importanti di loro. Alla stessa età, Moravia aveva già scritto “Gli Indifferenti” e Van Gogh iniziava a dipingere le sue tele più famose. In campi meno esemplari, o “maledetti”, della religione, del rock, della letteratura o dell’arte, i trentaquattro anni possono segnare la nascita del primo o del secondo figlio, qualcuno potrebbe pensare persino ai nipoti. In Italia no. E non perché tutto questo non sia possibile, ma perché un’intera società è convinta che a 34 anni le donne e gli uomini siano ancora «giovani» e che non abbiano le stesse esigenze – e i diritti – degli «adulti», destinati a vivere come eterni adolescenti.
Visualizzazione post con etichetta Istat. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Istat. Mostra tutti i post
domenica 15 dicembre 2013
mercoledì 9 gennaio 2013
UNA REPUBBLICA FONDATA SUL RICATTO DEI MCJOB
641mila giovani senza un posto, è il record assoluto tra i 15 e i 24enni Per l'Istat uno su tre non lavora, ma nessuno parla di reddito minimo. Questa è la cronaca di un'ordinaria disinformazione a partire dai dati mensili dell'Istat sulla disoccupazione giovanile. Un piccolo, grande, classico nell'Italia sepolta dal gelo dell'austerità, e del precariato che sconfina nell'inoccupazione.
Alle dieci di ieri mattina gli uffici dell'Istituto nazionale di statistica comunicano i dati sull'occupazione a novembre 2012. Il numero dei disoccupati, pari a 2 milioni 870 mila, registra un lieve calo (-2 mila) rispetto a ottobre. La diminuzione della disoccupazione riguarda la sola componente femminile. Bene, finalmente una notizia positiva, anche perchè l'occupazione femminile tra i 15 e i 29 anni è sceso al minimo astorico tra aprile e giugno dell'anno scorso: meno di una donna su due (il 16,9%) lavora in Italia. Segno negativo sul tasso d'occupazione maschile che a novembre è sceso al 66,3%, il livello più basso dal quarto trimestre del 1992. Tra il 2007 e il 2012 gli uomini al lavoro sono diminuiti di 746.000 unità.
Etichette:
choosy,
Di Pietro,
disoccupazione giovanile,
Elsa Fornero,
Fornero,
Fuga dei cervelli,
Istat,
la furia dei cervelli,
lavoro,
Mc Donald's,
McJob,
Neet,
precariato,
Quinto Stato,
reddito,
Roberto Ciccarelli,
welfare
domenica 30 dicembre 2012
IL PARTITO DELLA FUGA DEI CERVELLI COLPISCE ANCORA
Quando la nave affonda, i migliori fuggono
Non c'è ombra di dubbio: da questo paese che affonda, stanno fuggendo tutti, soprattutto i suoi figli migliori: laureati, che hanno studiato, sul loro "capitale umano" lo Stato ha investito risorse. Non trovano occupazione, e quindi vanno all'estero. E' un mercato globale che premia chi parla l'inglese. Chi ne ha le capacità, e i meriti, lascia la barca, e legittimamente trova un posto di lavoro - in un'università, in un'impresa - dove il suo talento verrà adeguatamente ricompensato.
Questo, più o meno, quello che sappiamo della fuga dei cervelli.
Ma per dimostrare se esiste una "fuga dei cervelli" bisogna conoscere le statistiche. E saperle leggerle.
Etichette:
Almadiploma,
Almalaurea,
diplomati,
emigrazione,
Fuga dei cervelli,
furia dei cervelli,
immigrazione,
Istat,
Italia,
laureati,
Lorenzo Beltrame,
precariato,
Quinto Stato,
Roberto Ciccarelli
mercoledì 19 dicembre 2012
L'ESPERIENZA DELLA POVERTA' SECONDO L'ISTAT
Povertà sociale, economica e formativa. Sono alcune delle possibili declinazioni della privazione di esperienza, di benessere, e di futuro che sta vivendo l’Italia giunta ormai al quarto anno di crisi. Nell’annuario statistico dell’Istat emerge il ritratto (fotografato tra il 2010 e il 2011) del paese più vecchio al mondo, dove la mobilità sociale è un’utopia, la disoccupazione colpisce 1 milione di under 35, e il declino del lavoro dipendente si è fatto irreversibile, senza che nessuno abbia preso in seria considerazione la necessità di tutelare il lavoro intermittente, precario o autonomo. Al centro della crisi, l'esplosione della bolla formativa. Comprenderla, OGGI, significa scoprire che in questa povertà c'è un pieno di potenzialità. (CONTINUA A LEGGERE).
Etichette:
bolla formativa,
diploma,
disoccupazione,
disoccupazione giovanile,
Istat,
laurea,
lavoro,
pensioni,
povertà,
precariato,
previdenza,
Riforma Fornero,
Roberto Ciccarelli
Iscriviti a:
Post (Atom)



