Andrea Dili*
La scorsa settimana, come Associazione XX Maggio, abbiamo presentato una ricerca sul mondo del lavoro atipico, concentrandoci in particolare sugli iscritti alla famigerata gestione separata dell'Inps. Per i dati rimando a questo articolo di Roberto Ciccarelli e al prospetto dei dati pubblicati sul nostro sito. Qui vorrei soffermarmi sulla inaccettabile situazione vissuta dai lavoratori in partita iva.
Come noto, sono persone che svolgono il proprio lavoro in forma autonoma, che mettono in gioco sul mercato le proprie competenze professionali, che generalmente forniscono servizi e prestazioni ad alto valore aggiunto per la collettività. Si tratta - e questo forse è meno noto - di soggetti penalizzati rispetto ai lavoratori dipendenti sia da un punto di vista fiscale che previdenziale.
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domenica 9 giugno 2013
GESTIONE SEPARATA INPS: LA CGIL VUOLE L'AUMENTO DEI CONTRIBUTI PER IL LAVORO AUTONOMO?
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sabato 1 giugno 2013
LA DOPPIA TRUFFA DELLE UNIVERSITA': PRECARIE FINO ALLA PENSIONE
Questa storia parte da due denunce. Siamo nel 2011 e all'ateneo di
Firenze una ricercatrice precaria scopre che le assegniste di ricerca
non hanno diritto alla tutela della loro maternità. Ne scriviamo a quattro mani su il manifesto, i sindacati (Flc.-Cgil e il coordinamento
dei precari) si muovono subito dopo e, tempo un anno, il senato accademico dell'ateneo comunica di avere abrogato la norma discriminatoria sulla sospensione degli assegni di ricerca in caso di
maternità delle ricercatrici. Anche nell'università, che è un mondo a
parte e i precari non vengono percepiti come lavoratrici e lavoratori
titolari di diritti e persone che hanno desideri e bisogni, inizia a
penetrare la realtà. Quella che vivono milioni di «atipici», lavoratrici
autonome, collaboratori nelle pieghe dell'economia della precarietà.
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