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giovedì 11 giugno 2015

I DANNATI DELL'EXPO

Roberto Ciccarelli

Storia dei volontari al grande evento, l'Esposizione Universale a Milano "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Ma non per chi lavora, o aspira a lavorare retribuito. Il modello del precariato del futuro. Estratto dal libro "Economia politica della promessa" (Manifestolibri) - pubblicato su Sciopero Sociale

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Come fai a "nutrire il pianeta" se non paghi i volontari che lavorano all’Expo? La domanda l’ha posta un giovane professionista milanese nel corso di un animato forum che commentava la campagna #IoNonLavoroGratisPerExpo nell’ottobre 2014, quando decine di ragazze e ragazzi, giovanissimi, hanno posato davanti ad un obiettivo con lo slogan scritto con un pennarello blu su un A4.
Tra le centinaia di commenti è spuntato quello di una giovane avvocatessa che ha ammesso di ricevere solo un modesto rimborso spese in uno studio “con la scusa del tirocinio”: “Ma come si fa a lavorare gratis – si è chiesta - per una manifestazione a scopo di lucro?”. Il lavoro gratis, sottopagato, volontario è una questione che colpisce più di una generazione. Di più: è una questione strutturale del capitalismo contemporaneo. E’ il caso paradigmatico dei “volontari” dell’Expo a Milano che ha previsto l’impiego di 18500 volontari che si alterneranno per due settimane in piccoli gruppi per cinque ore al giorno. A loro sarà delegato il ruolo di accoglienza e di guida turistica per i 20 milioni di turisti attesi (o meglio auspicati) per la kermesse milanese.

A quasi due anni dal 23 luglio 2013, quando i sindacati confederali e di categoria (Cgil, Cisl e Uil) hanno firmato un accordo con Expo 2015 spa accettando di codificare per la prima volta nel diritto del lavoro italiano il ricorso al lavoro gratuito, oggi il volontariato all’Expo è diventato una ferita che molti sentono di avere subìto nella propria vita. È come se un accordo come tanti, siglato per assicurare un modesto aumento dell’occupazione diretta nel “grande evento” (195 stagisti, 300 contratti a termine, 340 apprendisti under 29 e 18.500 volontari) avesse ispirato un’autobiografia collettiva in un paese dove centinaia di migliaia di persone vivono sulla propria pelle le conseguenze di una realtà inconfessabile: lavorare gratis con la promessa di conquistare un lavoro qualsiasi.

Uno status necessario per dimostrare di fare qualcosa, piuttosto che niente. Meglio schiavi a termine che poveri senza prospettive. Questa è la logica sociale che i sindacati hanno accettato, interpretando un certo senso comune: “Lavorare gratis, oggi, non è questione di essere lecchini ma è sperare in una futura assunzione”. Questo assioma, scritto in un altro forum di discussione, è la regola d’oro che oggi spinge ad accettare l’inaccettabile. Non solo all’Expo, ma in ogni momento della vita di giovani, adulti e anche over 50.

mercoledì 15 ottobre 2014

IO NON LAVORO GRATIS X EXPO

Roberto Ciccarelli

Loro non sentono sindacati, ministri delle coop rosse, primi ministri che gli dicono: ma va' a lavura' che l'e' mej. Loro non lavorano gratis per Expo. Loro non sono per un jobs Act qualsiasi. la meglio gioventù. A Milano, Italia.