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domenica 26 luglio 2015

REMO REMOTTI, NOSTRO ANGELO CUSTODE

Giuseppe Allegri


Da settimane vorrei scrivere di Remo. Ma le parole non vengono.

Remo Remotti poeta, artista, scultore, scrittore, quindi attore, grande affabulatore, performer indisciplinato e gioiosamente innamorato della sua mamma, delle donne e della vita, dichiarato matto dai custodi del grigiume quotidiano, ma saggiamente folle come un antico bardo alla conquista del mondo. E di Roma. Andata e ritorno. 

Perché Remo Remotti è per me Roma. Da quando lo vidi per la prima volta, Remotti/Freud che vive a casa con la mamma nello splendido Sogni d'oro di Nanni Moretti. Quindi sul finire degli anni Ottanta arrivai nella capitale, da provinciale, e incappai in Mamma Roma Addio, monologo da lacrime agli occhi, che poi Remo declamò sul tappeto sonoro dei Recycle, in uno dei più potenti crescendo musicali e poetici che si possano tuttora sentire.

Anche se in quell'epocale EP, titolato (Mamma) Roma addio, una bella versione è anche quella titolata Volemo lavora'?, con Remo che urla: “Volemo lavora'? Pronti!? Senti! Domanda a tutti: la faccio Roma, pure? La rifamo? Allora parto co' Roma e annamo via, va'!” Un intercalare che divenne il ritornello preferito dei nostri figli, ai tempi uno infante e l'altra agli albori dell'adolescenza.
E proprio dei figli parlai a lungo con Remo.

sabato 13 dicembre 2014

E NOI CI SIAMO RIMASTI, IN TUTTI I SENSI, MAMMA ROMA

Er Console


Adesso è tutto un discettare sulla Roma fascio-mafiosa. Sulla mafia-Capitale. Sulla Roma nera, ma anche rossa, e non solo di vergogna. Sul blocco di potere che da trent'anni spadroneggia: dentro il connubio burocratico-clericale, ecco il connubio fascio-comunista, ma anche laziale-romanista, nordista-sudista che tiene in scacco la capitale. 

Dalla (Banda della) Magliana di Roma Sud a(lle bande di) Ponte Milvio di Roma Nord. Dalle spiagge di Ostia e Fregene, fino a Sacrofano: la città metropolitana fascio-romana. È questo il nuovo Partito della nazione (à la romanesca). Per il quale è meglio assicurarsi di chiudere Teatri (Valle, Eliseo) e Cinema (America) che preoccuparsi dei vertici politici e amministrativi che guidano questa città. Tanto ne ha viste talmente tanti, in un millennio e mezzo, figurarsi.  


E adesso praticamente tutti, a Roma, stanno leggendo le oltre mille pagine dell'ordinanza sul Mondo di mezzo. Splendida città Roma, dove è difficile che qualcuno abbia qualcosa da fare per più di un quarto d'ora continuativo. Al Ministero, come all'Università. In Regione, come al Municipio. Alle poste, come in banca. In trattoria, come al bar. La Roma oziosa e dissipatrice, dalla quale è impossibile fuggire. La Roma de: “e che cazzo c'avrai mai da fa'!?”

Quanto la amiamo, 'sta Roma, che mette tutti d'accordo?