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sabato 2 aprile 2016

PREAMLETO: LA VITA DENTRO E OLTRE SHAKESPEARE

Il Console

Una serata che riconcilia con quel Teatro capace di sfidare i classici. Michele Santerano e Veronica Cruciani si misurano nella (ri-)scrittura e nella regia di tutto quello che accade prima dell'Amleto scespiriano, a quattrocento anni dalla morte dell'inarrivabile Bardo. È un testo formidabile e una messa in scena coinvolgente e commovente. Che dà la parola allo Spettro, prima che diventi tale.

Divenire saggiamente folli
Siamo dentro una sorta di cuneo nel palcoscenico, bunker grigio di cemento armato, con rumori in lontananza, attraversato da feritoie, porte aperte e chiuse, fasci di luci ed ombre che incorniciano i protagonisti, evocando atmosfere espressionistiche, simbolismi senza tempo, e l'eterna attualità del potere, delle sue follie e dei suoi fallimenti: relazionali, familiari, parentali, politici, istituzionali. Al centro il Re Amleto, colpito da una stupidità e dimenticanza che può avere il nome di Alzheimer, ma che a noi fa pensare a quel motto da burla permanente del nostro amato Thomas Bernhard in Estinzione, nel dichiarare che dopo i quarant'anni si dovrebbe essere proclamati vecchi pazzi, buffoni, liberi e indipendenti.

giovedì 25 febbraio 2016

MDLSX SILVIA CALDERONI/MOTUS: COSA PUO' UN CORPO

Il Console

«Secondo me, le emozioni non possono essere descritte da singole parole».
Così Calliope/Cal protagonista di Middlesex, di Jeffrey Eugenides.

E si rimane letteralmente emozionati e senza parole dinanzi alla splendente visione di MDLSX, fino al 27 febbraio al prezioso Angelo Mai di Roma (Via Terme di Caracalla 55), con Silvia Calderoni, regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, drammaturgia Daniela Nicolò e la stessa Silvia Calderoni: una produzione dell'instancabile collettivo teatrale Motus che da oltre vent'anni esalta gli appassionati di teatro di tutte le età. Senza sbagliare mai un colpo.

Divenire permanente
E allora solo poche battute, per non perdere l'occasione di andare all'Angelo Mai nelle prossime serate. Ed immergerci completamente in emozioni, passioni, illuminazioni. Difficili anche da raccontare. Perché bisogna essere lì, vedere e rivedere MDLSX. C'è chi, oltre un secolo fa, assistette a venti repliche della Carmen di Bizet, nella sua personale, folle e irriducibile ricerca dell'oltre-uomo. E a noi piacerebbe assistere altrettante volte, magari con i nostri figli, genitori, sorelle e scolaresche, alla performance al contempo dolce, poetica, furiosa, lirica, ironica e intimista di Silvia Calderoni, anima, corpo, testa, cuore pulsante di questo diario intimo in pubblico che è MDLSX.

giovedì 31 dicembre 2015

COLONNA SONORA 2016: POP DIASPORA DAL LAVORO DI MERDA

M.I.A. nell'epico video Borders
Il Console

Musica e video. Gli eroi e le eroine delle classi precarie, disoccupate, il quinto stato renitente al lavoro di merda, in fuga dai confini e dalle guerre. Ritratto del 2015 e omaggio all'artista dell'anno: M.I.A. contro l'Europa della Troika, dei confini e delle stragi silenziose dei migranti in mare. Epic music and videos for our precarious multitudes.

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lunedì 26 gennaio 2015

ARBASINO 85, POETICHE DA CINEBRIVIDO E SALE SULLA FERITA

Il Console

Arriviamo col solito ritardo, ma ci pare nel completo silenzio, a festeggiare gli splendenti 85 anni di Alberto Arbasino, Maestro di furiosa letteratura e poesia.

Noialtri che nei Titoli di coda di Altri libertini dell'indimenticabile Pier Vittorio Tondelli, oramai rintracciabili solo nel primo volume delle Opere curato da Fulvio Panzeri (Bompiani, 2000), trovammo:

“L'Art Director ha suggerito, assistito, apostrofato e supervisionato; Alberto Arbasino ha tracciato poetiche da cinebrivido ne L'Anonimo Lombardo, Gianni Celati incantevoli trame in Lunario del Paradiso, Michail Bachtin ottimi, davvero ottimi trip sul Romanzo Polifonico”.

Ecco squadernato, con parole visionarie e magiche, il nostro laico paradiso di letterati e i loro affetti ed effetti, su di noi. Potenti trip che ci parleranno per sempre. Con al centro il comune Maestro Alberto Arbasino. Questa evocazione da parte di Tondelli non ha nulla della pedante prescrizione normativa, da letterati in naftalina.

martedì 13 gennaio 2015

CERCO UNA NUOVA GALASSIA ELECTRO-POLITICA E ASCOLTO PROPAGANDA

Il Console 


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Dalle stanzette ai Basements, dai club alle Warehouse, dalle etichette musicali arriviamo a nuove galassie elettroniche. Il nostro critico musicale preferito insegue la sua (nostra) ossessione: creare il progetto di una nuova stagione politica, artistica e culturale. La immagina in questa recensione del nuovo disco dell'ensemble romano YOUAREHERE: Propaganda


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martedì 30 dicembre 2014

2015: MEGLIO ANDARE DOVE SUONANO L'ELECTRO


Il Console

Come ogni fine anno, anche nel 2014 il nostro critico musicale di riferimento ci regala la top-ten 2014. E, come sempre, disegna l'anno che viene con tonalità profetiche, tra cupa elettronica e scintillanti eroine elettriche

sabato 13 dicembre 2014

E NOI CI SIAMO RIMASTI, IN TUTTI I SENSI, MAMMA ROMA

Er Console


Adesso è tutto un discettare sulla Roma fascio-mafiosa. Sulla mafia-Capitale. Sulla Roma nera, ma anche rossa, e non solo di vergogna. Sul blocco di potere che da trent'anni spadroneggia: dentro il connubio burocratico-clericale, ecco il connubio fascio-comunista, ma anche laziale-romanista, nordista-sudista che tiene in scacco la capitale. 

Dalla (Banda della) Magliana di Roma Sud a(lle bande di) Ponte Milvio di Roma Nord. Dalle spiagge di Ostia e Fregene, fino a Sacrofano: la città metropolitana fascio-romana. È questo il nuovo Partito della nazione (à la romanesca). Per il quale è meglio assicurarsi di chiudere Teatri (Valle, Eliseo) e Cinema (America) che preoccuparsi dei vertici politici e amministrativi che guidano questa città. Tanto ne ha viste talmente tanti, in un millennio e mezzo, figurarsi.  


E adesso praticamente tutti, a Roma, stanno leggendo le oltre mille pagine dell'ordinanza sul Mondo di mezzo. Splendida città Roma, dove è difficile che qualcuno abbia qualcosa da fare per più di un quarto d'ora continuativo. Al Ministero, come all'Università. In Regione, come al Municipio. Alle poste, come in banca. In trattoria, come al bar. La Roma oziosa e dissipatrice, dalla quale è impossibile fuggire. La Roma de: “e che cazzo c'avrai mai da fa'!?”

Quanto la amiamo, 'sta Roma, che mette tutti d'accordo?

martedì 9 settembre 2014

BELLUSCONE, AUTOBIOGRAFIA DI UNA NAZIONE A PALERMO

Il Console 

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Siamo postumi a Berlusconi, non finiremo di essere berlusconiani
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È da salutare con grande gioia il ritorno nelle sale cinematografiche di Franco Maresco. Lo spirito intransigente e lirico, caustico e grottesco, spietato e amorevole della coppia, con Daniele Ciprì, che diede vita a Cinico TV e a una manciata di capolavori di poesia cinematografica italiana, troppo spesso dimenticati (Lo zio di Brooklyn, Totò che visse due volte, Il ritorno di Cagliostro).

giovedì 1 maggio 2014

BUONA FESTA DEL NON LAVORO, BUKOWSKI!


Il Console


È vent'anni che ci manca Charles Bukowski, Henry Hank Chinaski, morto il 9 marzo 1994.

E oggi è la 32a festa del non lavoro, al Forte Prenestino, a Milano c'è l'Euromayday per il reddito, il non lavoro e contro il lavoro gratis all'Expo 2015.

Di “quel lavoro che ci fate mendicare” e “ci ruba il tempo e ci saccheggia la vita”.

Quel lavoro che è sempre meno pagato e più insicuro. Fatto di eterni ricatti e giochi al ribasso. Diventato tanto scarso, ci fanno credere, da costringerci al lavoro neo-servile, gratuito: prestazioni senza retribuzioni. Stage fantasmi e contratti di un giorno. Con l'ipocrita ed eterna retorica di governi e sindacati, sempre alla fantomatica ricerca di nuove “riforme del lavoro”: per combattere la disoccupazione e creare nuovi posti di lavoro. 

Mai che si provasse a garantire un reddito per “un'esistenza libera e dignitosa”, al di là dell'impiego e dentro le mille forme di attività, lavoro, produzione, che già riempiono le nostre vite. Disoccupazione attiva, la chiamava qualcuno, già anni fa, seppure in un senso più libertario della gabbia che è diventata oggi.

E allora viene da dire: quanto ci manca, Chinaski!

sabato 5 aprile 2014

OFFLAGA DISCO PAX: IO CANTO PER ENRICO

Enrico Fontanelli

Il Console

È con una tristezza immensa che scrivo queste righe.

Appena saputo che stanotte è morto Enrico Fontanelli, 36enne fondatore di quello splendido collettivo chiamato Offlaga Disco Pax, insieme con Max Collini e Daniele Caretti, che ne hanno dato l'annuncio, con parole splendide, qui.

È da dieci anni, che ODP ci riverberano suoni, poesia, stati d'animo, piccole, grandi esistenze ed emozioni da Reggio Emilia, anche se ci piace pensare da Cavriago, Piccola Pietroburgo, della quale Lenin è il sindaco onorario da sempre.


I tappeti sonori di Enrico Fontanelli, basso, basi, moog, casiotone, armonium e tanto altro hanno accompagnato gli squarci di narrazioni di Max e le chitarre di Daniele. In un filo rosso che dal punk filosovietico dei CCCP-Fedeli alla linea, passa per Jukka Reverberi di Giardini di Mirò citato proprio in Piccola Pietroburgo per arrivare all'ultimo lavoro de I Cani, Glamour, del quale Enrico è stato uno dei produttori.





Dal cuore della comunistissima Emilia Romagna degli anni Ottanta, agli anni dieci di Roma Nord. Dalla distopia italiana della provincia nel passaggio anni Settanta-Ottanta del Novecento, alle narrazioni degli anni Dieci metropolitani. Romanzi di formazione di generazioni alla ricerca di quel posto nel mondo che tutti vogliono confinare tra disoccupazione di massa, NEET, precariato, inoccupazione. E i suoni di Enrico continueranno ad essere la nostra e la loro colonna sonora. E delle generazioni che verranno.

E fa una tenerezza senza alcun possibile conforto riprendere in mano oggi Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione), datato 2005. In copertina credo ci sia proprio una foto di Enrico, infante, bambinetto, in ginocchio a smanettare su una tastiera elettronica Casio. O forse così voglio pensare. Ma le note di copertina parlano di “grafica e fotografie di Enrico Fontanelli”.




Probabilmente in quella foto aveva solo pochi mesi in più della piccola Leila, la sua immagino splendida bimba che rimane qui con la mamma Elena, che fosse possibile stringerei in un abbraccio senza fine.

Con la rabbia rimetto quel primo loro CD, forse Tatranky, tappeto sonoro potentissimo, soprattutto dopo i minuti 2.40. Tra ricordi del mitico Lucerna, locale underground dove si andava appena approdati a Praga, e gli anni Ottanta italiani.




Dubcek direbbe che poteva andare diversamente.

Alzo il volume e torno indietro:

...mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Ma anche ora c'è una tristezza assurda, nessuno si diverte, sarà che è lunedì sera, sarà che è gente fredda, sarà che non c'è il mare a Praga...
Ci hanno davvero preso tutto.
Ci hanno preso tutto.

Poi rimane solo la malinconia della tastiera di Enrico.

Ci è rimasta solo lei.

Avremmo tutti preferito fosse andata diversamente...

venerdì 21 marzo 2014

LA PRIMAVERA DELLA GENERAZIONE NEET

Il Console

Primo giorno di primavera.
Giornata mondiale della poesia, proclamata dall'UNESCO: il 21 marzo.
In Italia è la giornata di lotta contro tutte le mafie.
Oggi è stata occupata l'Opera Garnier di Parigi da parte deigli intermittenti dello spettacolo che chiedono “assurance chimage”
Oggi l'Angelo Mai Altrove Occupato torna a manifestare

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martedì 18 febbraio 2014

BERNHARD TEATRANTE: "PERCHE' IL TEATRO E' UNA GALERA"



Il Console


È una magistrale prova di teatro nel teatro quella di Franco Branciaroli alle prese uno degli ultimi (1984-85) testi teatrali dell'antico maestro Thomas Bernhard. Una visione imperdibile, ancora per pochi giorni,fino al 23 febbraio, in un Teatro Quirino insolitamente semi-deserto. Almeno quando siamo capitati noi: venerdì scorso, 14 febbraio. A mala pena mezza platea. Perché la “Grande Depressione” ha forse falcidiato quel ceto medio che poteva concedersi un abbonamento teatrale. O perché il teatro è definitivamente cambiato, perdendo il suo pubblico, qui a Roma. E lo stesso Teatro Quirino è da tempo anche accogliente bar, ristorante, biblioteca e discoteca aperta dalla mattina alla sera, nella storica sede a un passo da Fontana di Trevi. E ora dietro l'ennesimo McDondald's in centro.

venerdì 24 gennaio 2014

ARBASINO CONTRO SOLONI, CASSANDRE, GRILLI PARLANTI

Agli 84 anni di Alberto Arbasino

Per festeggiare i magnifici 84 anni del Maestro Alberto Arbasino si potrebbe ricordare un apologo sulla facoltà di Scienze politiche della “Sapienza” di Roma, che Arbasino frequentò nel 1957, da assistente del celebre internazionalista Roberto Ago, con il quale si era laureato in Giurisprudenza a Milano nel 1955 e successivamente trasferitosi all'università romana. 

Io sono arrivato subito dopo Le piccole vacanze, fra il Cinquantasette, Cinquantotto. Ero tutore e sono stato a lungo assistente di diritto internazionale… io mi ero trasferito a Roma da Milano con il mio professore di diritto internazionale, Ago, di cui ero assistente… alle Scienze Politiche, quelle dove c’era anche Moro che aveva una cattedra e parecchi altri luminari dell’epoca… allora siccome lui si è trasferito a Roma, anche perché poi aveva molte cariche internazionali a Ginevra, all’Aia, a tribunali vari, allora aveva casa a Roma – fra l’altro era cognato di Noberto Bobbio, avevano sposato due sorelle figlie di un notaio molto.
“Quindi, mattinate alla Sapienza, tenendo lezione a un uditorio pressoché rustico ed episodico, giacché interessato solo alla firma trimestrale sul libretto, per accedere alle burocrazie ministeriali e degli enti (altro che le ambizioni professionali milanesi o parigine)”.

giovedì 2 gennaio 2014

UN ANNO IN MUSICA NEL SEGNO DELLE CREEPERS

Il Console
 
Il 2013 in musica a partire dalle scarpe. Gli occhi e le orecchie del più eclettico e irriconciliato critico musicale dei nostri giorni. Con noi, in un viaggio tra stili che ritornano, suoni e immagini di danze distopiche e posture estetizzanti.

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È un anno ancora più strambo di come ce lo raccontiamo, questo 2013 appena passato. Sembrano chiudersi definitivamente un paio di cerchi aperti con il 1977. Per primo quello delle creepers. Ieri ai nostri piedi di imbranati new wavers di periferia, tardo-gotici post-punkettoni di provincia, improbabili bruttissime copie di The Clash e Bauhaus, dopo esser passate per i piedi dei Teddy boys.



domenica 1 dicembre 2013

NICK CAVE& THE BAD SEEDS: FURIOSO TALENTO, INVINCIBILE FOMENTO

È forse il destino di Nick Cave & The Bad Seeds a Roma: capitare in date storiche.

Li avevamo lasciati con le luci dell'ambulanza accese che fendevano la folla, la sera del 23 maggio 1992, al Tenda Strisce sulla Cristoforo Colombo, mentre si parlava sottovoce, a occhi bassi. Ricordo un Prince Faster affranto e interdetto, tra gli altri. Era il giorno della tragica strage di Capaci: “il concerto andrebbe annullato”, ci dicevamo sommessamente mentre ci avvicinavamo all'EUR.


Invece assistemmo a una perfomance indemoniata, con il nostro idolo invasato, capelli lunghissimi e sovreccitato. Tanto quanto un Blixa Bargeld irresistibile provocatore, da nevrastenico rumorista col fomento qual era ed è. Come se tutta la rabbia, la frustrazione e la tristezza di quella giornata fosse esplosa nel delirio del Tenda Strisce. Era il tour di Henry's Dream, ma con versioni indescrivibili di The Good Son, Deanna e The Carny, oltre a una superba Jack The Ripper (qui la scaletta). Poi l'epilogo a sirene spiegate.
“Ancora l'eroina”, si diceva, sempre a mezza bocca. In ogni caso erano anni complicati, eppure sconvolgenti, per Nick Cave & The Bad Seeds dell'iconoclasta Blixa Bargeld e del genietto Mick Harvey.

Con molto più distacco mercoledì 27 novembre 2013, sempre a Roma, al Senato della Repubblica, alle 18 andava in scena la decadenza di un uomo che ha tenuto in scacco questo Paese per vent'anni. E intorno alle 23, all'Auditorium Parco della Musica, solo un paio di chilometri più a nord, Nick Cave intonava il primo bis, God is in the House: This song's for Silvio”. Una perla malinconica, che zittisce il pubblico. E che spiazza con la sua poesia e quel pizzico di sarcasmo contenuto nella dedica.

venerdì 13 settembre 2013

UNA PROFESSIONE COME LA MIA NESSUNO LA CAPIREBBE

Fabio Loiero è l'anti-eroe, auto-ironico, determinato e bislacco di questo racconto di formazione di un giovane “artista” perso nella palude di un Paese che sprofonda, nella sua immobilità, tra le molte miserie dei “giri che contano” e le poche nobiltà di chi lotta quotidianamente per una vita degna e felice.

Fabio è uno sceneggiatore tutto di un pezzo: brillante allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, con la fama di “artista”, perché rifiuta tutte le offerte televisive che gli arrivano (Un medico in famiglia, Un posto al sole, la nona serie di Don Matteo). Ma se fai troppo lo “schizzinoso” o, semplicemente, l'indipendente, in questo Paese sei fottuto: avrai solo “terra bruciata attorno” e un presente di miseria, solitudine e marginalità.

Per fortuna un bel giorno arriva la fatina con “una passione autentica per il cinema”: è la trans Romina (“per l'impressionante somiglianza con la Power da giovane”), incontrata al Milano Film Festival, produttrice di film, che propone subito un lavoro a Fabio. Così si diventa “sceneggiatore di film porno”, visto che Romina ha una casa di produzione, la Starlette, leader nel settore. Ecco l'agognato “contratto a tempo indeterminato, 1300 euro netti più bonus di produzione di 500 euro se supero le venti sceneggiature al mese. Cosa che avviene in modo sistematico”. Perché il genere di riferimento di Fabio è quello del porno cosiddetto “citazionista”: “riscrivo in chiave hard i migliori lungometraggi di tutti i tempi: Analcord, Erezioni di Piano, Intervista col pompino, Il glande freddo”.

martedì 4 giugno 2013

LA GRANDE BELLEZZA E' SOLA



Il Console

Meglio lasciare ai piccoli e grandi “soloni” della rete lo sport di accapigliarsi intorno a La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Così come al chiacchiericcio papalino il suo scontento: già si rincorrono le voci di accigliati registi romani usciti indignati dalla visione. Immaginiamo altrettanto per l'intelligencija trasteverina e il “generone” delle performance d'avanguardia, sin troppo facilmente deriso. Così come per gli impegnati critici pronti a svelarci il retroscena del “grande regista che già ci aveva provato e se ha rinunciato certo proprio un Sorrentino minore non poteva salvarsi”.

L'inascoltato, ultimo, mònito felliniano del “basterebbe un po' di silenzio” è sempre più disatteso.

venerdì 8 giugno 2012

RAY BRADBURY: PER IL LAVORO CREATIVO CI VUOLE LA CARNE



Abbiamo preferito far sbollentare la retorica dei coccodrilli istituzionali sulla morte di uno dei nostri maestri, Ray Bradbury, per lanciare in orbita anche il nostro augurio di buon, ultimo, viaggio al genio irriducibile di infinite, mirabolanti, storie. Quelle storie che lo «hanno guidato attraverso tutta la vita», come racconta in Ubriaco, e con la responsabilità di una bicicletta (Lo zen nell'arte della scrittura), dal quale riprendiamo una lettera di “ringraziamento” che Bernard Berenson – «il grande storico dell'arte» – scrisse a Bradbury e che vuole essere anche il nostro di ringraziamento...

Caro Mr. Bradbury,
negli 89 anni della mia vita, questa è la prima lettera che scrivo come ammiratore. È per dirle che ho appena letto il suo articolo su The Nation, “Day After Tomorrow”. È la prima volta che incontro l'affermazione, da parte di un artista di non importa che settore, che per lavorare in modo creativo bisogna metterci la carne, e divertirsi come in un gioco, o in un'avventura affascinante. Che differenza con i lavoratori dell'industria pesante che sono diventati gli scrittori professionisti! Se passa da Firenze, venga a cercarmi.
Sinceramente suo,
B. Berenson.

Bradbury prosegue nella narrazione:

«Così, a trentatré anni, il mio modo di vedere, scrivere e vivere fu approvato da un uomo che divenne per me un secondo padre. Avevo bisogno di questa approvazione. Abbiamo tutti bisogno di qualcuno più grande, più saggio, più vecchio che ci dica che non siamo pazzi, dopo tutto, e che quello che stiamo facendo è giusto. Molto giusto, diavolo, ottimo![…] Questo è il tipo di vita che ho avuto. Ubriaco e con la responsabilità di una bicicletta, com'era scritto in un rapporto della polizia irlandese. Ubriaco di vita, significa, e senza conoscere il passo successivo. Ma sulla strada, prima dell'alba. E il viaggio. Per metà terrificante, per metà esilarante».

Have a nice trip, Ray!

Per quanto ci riguarda (noialtre/i indipendenti e autonomi, che vorremmo avere almeno un briciolo dell'immaginazione distillata da Ray Bradbury) il caso vuole che in questo fine settimana meetintown romano capiti Squarepusher a fomentarci con le sua devastante potenza digitale – futuribile e già classica – che incrociammo in un'altra notte, mentre se ne andava un altro gigante della distopia realista e apparentemente fantascientifica: James G. Ballard.

Perdersi nella follia sonica e visiva della performance di Squarepusher sarà un bel modo per salutare in modo degno anche Ray Bradbury...

Sinceramente tuo,
Il Console