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mercoledì 1 aprile 2020
DIRITTO DI ESISTENZA
Roberto Ciccarelli
Vedere cosa sta accadendo sul sito Inps stamattina per la gara a chi si aggiudica prima il bonus da 600 euro istituito per contenere gli effetti del coronavirus sul lavoro e la vita economica. 100 domande al secondo. E sono solo gli iscritti alla gestione separata e quelli autonomi delle casse professionali.
La racconteranno come la corsa ai forni, come la solita disorganizzazione o improvvisazione tecnologica, e quant'altro. L'accesso è difficile, il modo in cui tutto questo è stato organizzato assurdo e fuorviante. Non è un click day, ma è un click day. Ci sono le risorse, ma sono limitate e scadono. Ma le rifinanzieremo.
Proviamo ora a riflettere sulla questione generale posta da questa situazione emergenziale che sta rivelando la tragica verità di molte cose. Tra queste, la necessità di quanto sia urgente, e non rinviabile, un intervento strutturale, incondizionato, universale di reddito di base. tra chi sta dentro e fuori il lavoro, chi non lo avrà mai e chi lo strapperà disperatamente per essere pagato peggio e umiliato- Umiliato anche quando gli viene riconosciuto un bonus, un "reddito di emergenza" che poi, scomparirà. E tornerà a fare la vita miserabile di sempre. Perché sarà tornata la "normalità". Quanta verità di classe, di odio di classe, emerge in questa idea di emergenza. Oggi la vedete dalle partite Iva, domani lo vedrete da un altro segmento ancora più ampio del Quinto Stato, quando farete il click day per chi non ha la partita Iva o un contratto da parasubordinato. E forse nemmeno la possibilità di fare un Spid, un Pin, un accesso per una firma elettronica. Questa è la miseria prodotta in questi anni lunghissimi, di abbandono, quando le vostre menti non sono state nemmeno sfiorate dall'idea che già oggi, ed è troppo tardi, è come minimo necessario un reddito di base incondizionato e un sistema universale di ammortizzatori sociali. Come minimo è necessario un sistema di progressività sociale e redistribuzione politica capace di tutelare la salute, la casa, l'istruzione, la connessione, la cooperazione e la vita in comune.
COME MINIMO.
APRITE subito queste barriere di status, di casta, di contribuzione, di dipendenza, di autonomia, di partite iva, di impossibilità, di precariato, di lavoro nero, di morti di fame, di bianchi, di neri, di pin, di spid, di corse al pane, di pauperismi e miserabilismi, di gestioni separate, di disoccupati, di siti ingolfati, di carrozzoni di disperati, di maledizioni.
Vogliamo vivere. Diritto all'esistenza.
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Roberto Ciccarelli
martedì 7 giugno 2016
5 MILIONI DI LAVORATORI AUTONOMI SENZA TUTELE: COSA FA IL PARLAMENTO?
Giuseppe Allegri
Annunciato, e poi sotterrato, si torna a parlare del "Jobs Act delle partite Iva". Una modesta proposta di tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale in chiaroscuro. Il 13 giugno è la scandenza della presentazione degli emendamenti al Senato, poi il testo passerà alla Camera. Cosa fare per le tutele e le garanzie del lavoro indipendente, il lavoro digitale e la sharing economy in Italia
***
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giovedì 12 maggio 2016
CARTA (3.0) DEI DIRITTI E DEI PRINCIPI DEL LAVORO AUTONOMO E INDIPENDENTE
Il Jobs Act, che doveva essere l'angelo redentore dell'occupazione, ha fatto spendere al contribuente 6 miliardi di euro nel 2015 per produrre 100 mila nuovi posti di lavoro, più o meno gli stessi occupati del 2014. Annunciato come la svolta epocale per il lavoro autonomo, a distanza di mesi, il "Jobs act delle partite Iva" annunciato da Renzi sembra essere passato nel dimenticatoio Gli unici che continuano a creare, studiare e mobilitare in Italia sul lavoro sono i lavorat* autonomi della Coalizione 27 febbraio: la loro carta dei diritti è quanto di più avanzato è stato prodotto nella concezione del lavoro contemporaneo e per i suoi diritti. Diritti sociali universali, fisco, previdenza, studi professionali, sharing economy: sono alcuni dei capitoli di una carta dei diritti che restituisce ila complessità della condizione del quinto stato oggi: un patchwork di identità, status e potenzialità. La loro consultazione permanente sulla carta dei diritti è arrivata alla versione 3.0. Ecco il nuovo testo. I risultati verranno esposti sabato 21 maggio in un'assemblea a Esc alle 18, via dei Volsci a Roma.
mercoledì 11 maggio 2016
CHE FINE HA FATTO IL JOBS ACT DEL LAVORO AUTONOMO?
Lettera aperta della “Coalizione 27 febbraio”: proposta di assemblea
Siamo le lavoratrici e i lavoratori autonomi e precari della “Coalizione 27 Febbraio”.
Ci identifichiamo nel Quinto Stato: «… una condizione incarnata in una popolazione fluttuante, composta da lavoratrici e lavoratori indipendenti, precari, poveri al lavoro, lavoratori qualificati e mobili, sottoposti a una flessibilità permanente».
Ci siamo incontrati, poco più di un anno fa, per la prima volta a Roma, convinti che solo l’azione e le lotte congiunte di figure del lavoro eterogenee – connesse dalla intermittenza, dalla precarietà e dall’assenza di welfare – avrebbe potuto accendere i riflettori sulla nostra condizione, che è comune a milioni di donne e di uomini. Liberi professionisti, precari, lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS, studenti, ricercatori a tempo, parasubordinati, accomunati dall’essere sostanzialmente privi di diritti sociali e previdenziali, o dal possederne in misura assai ridotta, abbiamo dato vita insieme a un movimento di idee e di lotte culminato nella produzione della Carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente.
Questo movimento – fatto anche di manifestazioni pubbliche presso le istituzioni del welfare, dalla sede centrale INPS al Ministero del lavoro – ha generato una rinnovata attenzione dei media, nello scorso autunno, verso le rivendicazioni del lavoro autonomo e professionale. Nello stesso periodo, in coincidenza con la nascita della Carta della C27F, il Governo annunciava trionfalmente l’approvazione del cosiddetto Jobs Act del lavoro autonomo, un breve Disegno di Legge contente alcune norme interessanti in tema di certezza dei pagamenti, accesso ai Fondi europei, tutela della malattia, deducibilità fiscale delle spese di formazione, e molte norme sbagliate (vedi il Titolo II sul lavoro agile).
martedì 15 dicembre 2015
CARTA DEI DIRITTI E DEI PRINCIPI DEL LAVORO AUTONOMO E INDIPENDENTE
Dopo la carta dei giornalisti freelance, approvata dal sindacato di Stampa Romana, ecco il testo della Carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente. E' il risultato del lavoro collettivo di una ventina di associazioni del lavoro autonomo ordinistico e atipico, di sindacati tradizionali e nuovi che formano la Coalizione 27 febbraio. E' un testo aperto, che darà vita in tutto il paese al "Carta canta tour" nei prossimi mesi.
Precari, disoccupati, intermittenti, dipendenti, freelance, professionisti viaggeranno insieme, da nord a sud, per presentare il lavoro fin qui svolto, per allargare le maglie della coalizione e aggregare reti di precari, autonomi freelance, movimenti e sindacati.
Precari, disoccupati, intermittenti, dipendenti, freelance, professionisti viaggeranno insieme, da nord a sud, per presentare il lavoro fin qui svolto, per allargare le maglie della coalizione e aggregare reti di precari, autonomi freelance, movimenti e sindacati.
La Coalizione 27 febbraio formula una proposta aperta in 9 punti che intende interloquire con il governo che ha annunciato uno "Statuto del lavoro autonomo". Mentre il Governo è costretto a dare parziali risposte alle istanze di professionisti e freelance in Legge di Stabilità, i lavoratori indipendenti rispondono con lo spirito di coalizione: lavoro dipendente, professioni intellettuali, lavoro autonomo e partite iva uniti affermano i loro diritti: "A problemi comuni dobbiamo trovare soluzioni comuni".
martedì 8 dicembre 2015
UN LIBRO, L’OMEGA 3 E BRUNO VESPA. LETTERA A UN EDITORE CHE MACERA IL QUINTO STATO
LaRouge
*** Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo ***
Caro signor editore Ponte alle Grazie,
l’anno scorso ho comprato un vostro romanzo dal titolo accattivante e riottoso, a pagina 16 avevo già trovato una decina di refusi.
Ero seccata, avevo pensato di scrivere un’email di protesta ma poi ho desistito: lavoro come grafica editoriale per alcune case editrici e ho pensato immediatamente a come ci lavoro. E’ stato naturale, quindi, pensare che l’editing e la correzione di bozze - ammesso che teniate ancora distinti questi due passaggi - probabilmente li avete affidati a qualche studio esterno o a qualche redattore freelance pagandoli due lire e chiedendo di consegnare un giorno per l’altro.
All’inizio di quest’anno grazie a una serie di fortunate coincidenze e virtuose connessioni, che niente avevano a che vedere col vostro ufficio stampa, mi sono ritrovata a cercare e finalmente acquistare, “Il quinto stato”. La ricerca è stata complicata, l’ho dovuto ordinare.
Già durante la lettura delle prime pagine pensavo: “ci sto dentro”. In questo caso non è espressione giovanilista, ma significa proprio: “io sto dentro a tutto questo che viene descritto e ne faccio parte”.
Alla fine di quest’anno scopro che il libro è andato al macero.
*** Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo ***
Caro signor editore Ponte alle Grazie,
l’anno scorso ho comprato un vostro romanzo dal titolo accattivante e riottoso, a pagina 16 avevo già trovato una decina di refusi.
Ero seccata, avevo pensato di scrivere un’email di protesta ma poi ho desistito: lavoro come grafica editoriale per alcune case editrici e ho pensato immediatamente a come ci lavoro. E’ stato naturale, quindi, pensare che l’editing e la correzione di bozze - ammesso che teniate ancora distinti questi due passaggi - probabilmente li avete affidati a qualche studio esterno o a qualche redattore freelance pagandoli due lire e chiedendo di consegnare un giorno per l’altro.
All’inizio di quest’anno grazie a una serie di fortunate coincidenze e virtuose connessioni, che niente avevano a che vedere col vostro ufficio stampa, mi sono ritrovata a cercare e finalmente acquistare, “Il quinto stato”. La ricerca è stata complicata, l’ho dovuto ordinare.
Già durante la lettura delle prime pagine pensavo: “ci sto dentro”. In questo caso non è espressione giovanilista, ma significa proprio: “io sto dentro a tutto questo che viene descritto e ne faccio parte”.
Alla fine di quest’anno scopro che il libro è andato al macero.
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martedì 1 dicembre 2015
SERGIO BOLOGNA: «I FREELANCE SI AUTO-ORGANIZZANO NELLA SHARING ECONOMY»
Roberto Ciccarelli
+++Lo storico del movimento operaio Sergio Bologna racconta i movimenti dei freelance e il loro lavoro nell'economia della condivisione nel pamphlet "The New Workforce. Il movimento dei freelance"(Asterios)
«È un grave errore considerare le problematiche dei self employed come separate e incompatibili con quelle di tutte le altre figure della new economy dell'era digitale. Il tema della new workforce, della workforce of the future [Forza lavoro del futuro, ndr] è centrale: sia che lo si tratti dal punto di vista sociologico, politico, giuridico, culturale o antropologico, è destinato a crescere d'importanza» scrive Sergio Bologna nel pamphlet: La New Workforce. Il movimento dei freelance (Asterios, pp.50, euro 7), un agile libro che può essere considerato come la guida alla trasformazione del lavoro indipendente negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa.
+++Lo storico del movimento operaio Sergio Bologna racconta i movimenti dei freelance e il loro lavoro nell'economia della condivisione nel pamphlet "The New Workforce. Il movimento dei freelance"(Asterios)
«È un grave errore considerare le problematiche dei self employed come separate e incompatibili con quelle di tutte le altre figure della new economy dell'era digitale. Il tema della new workforce, della workforce of the future [Forza lavoro del futuro, ndr] è centrale: sia che lo si tratti dal punto di vista sociologico, politico, giuridico, culturale o antropologico, è destinato a crescere d'importanza» scrive Sergio Bologna nel pamphlet: La New Workforce. Il movimento dei freelance (Asterios, pp.50, euro 7), un agile libro che può essere considerato come la guida alla trasformazione del lavoro indipendente negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa.
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martedì 17 novembre 2015
LIBERTA' E LAVORO DOPO IL JOBS ACT
Un libro di Giuseppe Allegri - Giuseppe Bronzini: Libertà e lavoro dopo il Jobs Act, DeriveApprodi
Qual è il futuro del lavoro in Italia? E cosa diventa il diritto del lavoro dopo un lungo ventennio di “riforme”, che lo hanno reso precario e flessibile, senza offrire adeguate garanzie e tutele sociali? Per rispondere è necessario partire dal celebre Pacchetto Treu del 1997 e proseguire fino ai recenti decreti del Jobs Act del Governo Renzi e del Ministro Poletti, che intendono approvare per la metà del 2016 uno “Statuto per il lavoro autonomo non imprenditoriale”.
Perché tutte queste innovazioni normative non sembrano prendere in considerazione la “grande trasformazione” imposta delle nuove tecnologie digitali dell'informazione e comunicazione, con il conseguente declino della società salariale e dell'istituto della subordinazione.
Sono sempre più diffusi i casi di soggetti individuali e collettivi che offrono le loro prestazioni direttamente sul web, ove si eseguono le transazioni, spesso sospesi tra lavoro gratuito e mancanza di garanzie. Nel mondo sono già alcune decine di milioni le persone impegnate nel cosiddetto crowd-work (lavoro online i cui i richiedenti designati postano i lavori disponibili per quella che è in pratica una forza lavoro globale a chiamata, a tutte le ore di tutti i giorni) e altre decine di milioni sono i “contratti a zero ore” (disponibilità assoluta, a semplice chiamata attraverso una app) e altri milioni sono persi nel “lavoro a rubinetto” (la produzione di servizi in forma completamente decentrata da parte di mini-imprese capaci di sfruttare app, cellulari e tecnologia).
Stiamo tutti diventando degli independent contractors, degli indipendenti nella rete?
Sembra essere questo il frutto avvelenato della sharing economy: quell'economia collaborativa che si muove tra possibile emancipazione individuale e collettiva e pericolose forme di auto-sfruttamento. Le trasformazioni del lavoro necessitano di un'adeguata politica che si confronti direttamente con possibilità di innovazione sociale, economica, istituzionale. È non è un caso che molti autori di riferimento a livello internazionale si interroghino sulla necessità di sperimentare un reddito di base universale come misura all'altezza della rivoluzione del lavoro che stiamo vivendo.
La tutela del lavoro autonomo e indipendente, infatti, non richiama solo problemi di equità e giustizia sociale, ma anche di libertà individuale e collettiva. Si tratta di definire una certa idea di società e di mettere le persone in condizione di poter dire “no” ai ricatti occupazionali e di scegliere, il più possibile, tempi, contenuti e modalità, del “proprio” contributo alla giornata lavorativa sociale. Questo è il punto sviluppato nel presente volume, riprendendo un vivace dibattito italiano, europeo ed anche mondiale sul tema del “destino del diritto del lavoro” e dei sistemi di Welfare.
In questo libro si prova a raccontare la società che viene, partendo dall'urgenza condivisa di garantire l'autonomia delle persone nelle proprie scelte individuali e relazioni collettive.
Qual è il futuro del lavoro in Italia? E cosa diventa il diritto del lavoro dopo un lungo ventennio di “riforme”, che lo hanno reso precario e flessibile, senza offrire adeguate garanzie e tutele sociali? Per rispondere è necessario partire dal celebre Pacchetto Treu del 1997 e proseguire fino ai recenti decreti del Jobs Act del Governo Renzi e del Ministro Poletti, che intendono approvare per la metà del 2016 uno “Statuto per il lavoro autonomo non imprenditoriale”.
Perché tutte queste innovazioni normative non sembrano prendere in considerazione la “grande trasformazione” imposta delle nuove tecnologie digitali dell'informazione e comunicazione, con il conseguente declino della società salariale e dell'istituto della subordinazione.
Sono sempre più diffusi i casi di soggetti individuali e collettivi che offrono le loro prestazioni direttamente sul web, ove si eseguono le transazioni, spesso sospesi tra lavoro gratuito e mancanza di garanzie. Nel mondo sono già alcune decine di milioni le persone impegnate nel cosiddetto crowd-work (lavoro online i cui i richiedenti designati postano i lavori disponibili per quella che è in pratica una forza lavoro globale a chiamata, a tutte le ore di tutti i giorni) e altre decine di milioni sono i “contratti a zero ore” (disponibilità assoluta, a semplice chiamata attraverso una app) e altri milioni sono persi nel “lavoro a rubinetto” (la produzione di servizi in forma completamente decentrata da parte di mini-imprese capaci di sfruttare app, cellulari e tecnologia).
Stiamo tutti diventando degli independent contractors, degli indipendenti nella rete?
Sembra essere questo il frutto avvelenato della sharing economy: quell'economia collaborativa che si muove tra possibile emancipazione individuale e collettiva e pericolose forme di auto-sfruttamento. Le trasformazioni del lavoro necessitano di un'adeguata politica che si confronti direttamente con possibilità di innovazione sociale, economica, istituzionale. È non è un caso che molti autori di riferimento a livello internazionale si interroghino sulla necessità di sperimentare un reddito di base universale come misura all'altezza della rivoluzione del lavoro che stiamo vivendo.
La tutela del lavoro autonomo e indipendente, infatti, non richiama solo problemi di equità e giustizia sociale, ma anche di libertà individuale e collettiva. Si tratta di definire una certa idea di società e di mettere le persone in condizione di poter dire “no” ai ricatti occupazionali e di scegliere, il più possibile, tempi, contenuti e modalità, del “proprio” contributo alla giornata lavorativa sociale. Questo è il punto sviluppato nel presente volume, riprendendo un vivace dibattito italiano, europeo ed anche mondiale sul tema del “destino del diritto del lavoro” e dei sistemi di Welfare.
In questo libro si prova a raccontare la società che viene, partendo dall'urgenza condivisa di garantire l'autonomia delle persone nelle proprie scelte individuali e relazioni collettive.
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mercoledì 4 marzo 2015
FREELANCE, QUANDO LA PROTESTA CORRE SUL TWEET
![]() |
| Illustrazione di +Sandro Moretti |
Roberto Ciccarelli
Renzi è stato bloccato. Non dalla Cgil che ha portato un milione di persone in piazza nella manifestazione o l’inutile sciopero generale contro il Jobs Act. Ci sono riusciti i freelance e le partite Iva con twitter. Una situazione inconcepibile per chi ragiona con la mentalità tradizionale della politica. Che cosa è accaduto? Il racconto e l'analisi su Euronomade.
***
Basta
un tweet storm per fermare una riforma. È il risultato inedito in Italia della
mobilitazione online organizzata dalle associazioni del lavoro autonomo e dei
freelance Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni che, per il momento,
hanno neutralizzato la grave riforma del regime fiscale agevolato per le
partite Iva under 35 imposta dal governo Renzi nella legge di stabilità. Una
decisione smentita già sei ore dopo la sua approvazione dal presidente del
Consiglio che ha detto di avere fatto un errore (“autogol” nel gergo falso-pop
dei ceti dominanti). Questo dettaglio è importante per comprendere il lato
debole della politica dell'austerità oggi.
Per
la prima volta, in un anno di governo, Renzi ha ammesso di avere sbagliato. Non
c'è riuscito il milione che la Cgil ha portato in piazza nella manifestazione
di Roma il 25 ottobre 2014 o l'inutile sciopero generale contro il Jobs Act
fatto una settimana dopo l'approvazione in Senato della legge delega il 3
dicembre 2014. Ci sono riusciti, invece, poche migliaia di persone hanno
colpito ripetutamente l'account twitter del presidente del Consiglio per
quattro mesi e lui – che ha sempre quel cellulare in mano anche nelle
conferenza stampa con altri capi di stato – ha speso del tempo a leggere questi
tweet. E da solo, nella camera buia della sua coscienza, ha compreso l'errore
che poi ha confessato anche in Tv. Monti, o Letta, per non
parlare di Berlusconi, non l'avrebbero mai fatto. La “rottamazione” ha portato
una novità nel cuore dello Stato: al di là di chi realmente è Renzi, c'è
qualcuno che sente di far riferimento ad una dimensione sociale del quinto
stato. Si tratta di un dato politico non irrilevante.
giovedì 29 gennaio 2015
QUANDO L'ARBITRO RENZI FA AUTOGOL I FREELANCE SI RIVOLTANO
Roberto Ciccarelli - Oltre 3500 messaggi di protesta hanno investito l’account twitter del presidente del Consiglio per chiedere una soluzione al clamoroso autogol del governo sulle partite Iva. La storia per tweet, immagini, post. La condizione dei nuovi poveri a partita Iva raccontata in uno storify (da Quinto Stato)
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giovedì 22 gennaio 2015
PERCHE' IL GOVERNO 2.0 DI RENZI VUOLE ELIMINARE I FREELANCE
Roberto Ciccarelli
Dal primo gennaio in vigore la riforma del regime fiscale agevolato per le partite Iva e l’aumento di tre punti della gestione separata Inps. Gli autonomi annunciano iniziative «non convenzionali» di protesta: «Metteremo il MalusRenzi in fattura». Breve storia della vera contraddizione del governo 2.0 di Renzi: quello che parla di giovani e innovazione e opprime il lavoro autonomo aumentando tasse e la previdenza.
***
Dal primo gennaio in Italia uccidere un freelance con il fisco e la previdenza non è problema. Il governo Renzi non ha voluto evitare l'introduzione della riforma del regime dei minimi e l'aumento dei contributi alla gestione separata dal 27,72% al 29,72% che penalizzeranno gravemente i lavoratori autonomi con la partita Iva. All'indomani dell'approvazione della legge di stabilità, un intervento «ad hoc» è stato promesso dal presidente del Consiglio «nei prossimi mesi», ma la doppia tagliola predisposta dal suo governo è scattata subito nella legge di stabilità ed è stata recepita dall'agenzia delle entrate.
Questo segmento del quinto stato, a cui afferiscono gli under 35 che dal 1 gennaio apriranno una partita Iva e gli iscritti alla gestione separata dell'Inps, è stato escluso da ogni incentivo garantito al lavoro dipendente dall'esecutivo targato Pd-Nuovo Centro-Destra, ad esempio il bonus degli 80 euro. Senza contare la sua discriminazione rispetto alle categorie del lavoro autonomo che contano di più. Ai commercianti e agli artigiani è stata infatti garantita l'abolizione del minimale Inps e la riduzione del carico fiscale fino a 40 mila euro e 25 mila euro di fatturato (per oltre 500 milioni di euro).
A chi svolge un ruolo nelle professioni del lavoro della conoscenza Renzi ha invece triplicato le tasse. Rispetto al vecchio regime fiscale agevolato, questa platea che il ministero dell'Economia calcola tra 570 mila e 772 mila persone, la riforma prevede 15 mila euro di fatturato lordo fissato come tetto massimo, quindi un reddito netto vicino alla soglia di povertà, insufficiente per il riconoscimento di un anno intero di anzianità contributiva.
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giovedì 4 dicembre 2014
JOBS ACT, L'ILLUSIONE DI CREARE LAVORO TRAMITE RIFORME DEL LAVORO
Roberto Ciccarelli
Il Jobs Act è stato approvato, i contenuti concreti li deciderà il governo, ma una cosa la sappiamo già: la precarietà si riproduce a mezzo precarietà. L'Italia mescola l'arcaico e il più moderno e non pensa al suo presente: partite iva, precari, disoccupati, giovani. Negli anni Novanta ci fu una generazione che avvertì: oggi va tutelata la persona, non solo il lavoro subordinato. Bisogna uscire dalla Decade Malefica.
>>> L'illusione di creare lavoro tramite riforme del lavoro - Gli Stati Generali <<<
***
L'immagine: Installazione “100 sogni morti sul lavoro” di Gianfranco Angelico Benvenuto, Milano, 2012, foto di Pierangelo Zavatarelli (CC) – «Cento anonime tute vuote, riempite solo dal vento che dà loro corpo in questo composto cammino senza i colori della speranza di Pellizza da Volpedo. Perché l’assenza di chi è morto per il lavoro o perchè lo ha perso diventi la presenza più autentica e più viva. Perché almeno il silenzio possa penetrare il muro dell’indifferenza al dolore altrui».
Il Jobs Act è stato approvato, i contenuti concreti li deciderà il governo, ma una cosa la sappiamo già: la precarietà si riproduce a mezzo precarietà. L'Italia mescola l'arcaico e il più moderno e non pensa al suo presente: partite iva, precari, disoccupati, giovani. Negli anni Novanta ci fu una generazione che avvertì: oggi va tutelata la persona, non solo il lavoro subordinato. Bisogna uscire dalla Decade Malefica.
>>> L'illusione di creare lavoro tramite riforme del lavoro - Gli Stati Generali <<<
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L'immagine: Installazione “100 sogni morti sul lavoro” di Gianfranco Angelico Benvenuto, Milano, 2012, foto di Pierangelo Zavatarelli (CC) – «Cento anonime tute vuote, riempite solo dal vento che dà loro corpo in questo composto cammino senza i colori della speranza di Pellizza da Volpedo. Perché l’assenza di chi è morto per il lavoro o perchè lo ha perso diventi la presenza più autentica e più viva. Perché almeno il silenzio possa penetrare il muro dell’indifferenza al dolore altrui».
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domenica 14 settembre 2014
L'INSOSTENIBILE SOLITUDINE DELL’AVVOCATO, FARE COALIZIONE CON IL QUINTO STATO
Valentain Morgana Restainò
***
L'autrice è un'avvocatessa impegnata nella rete MGA - mobilitazione generale degli avvocati (link al forum su Facebook). Per un'alleanza intellettuale e politica con il mondo delle partite Iva e del precariato. Per i diritti sociali di nuova generazione del quinto stato
***
C'è un tempo in cui devi dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
Vale per tutti, prima o poi. Viene un momento in cui rimanere negli schemi di pensiero di sempre diventa dannoso, pericoloso, fuorviante.
E vale anche per la categoria forense. Per gli avvocati.
Dal 1 agosto, essendomi permessa di andare in ferie, non ho incassato nemmeno un euro.
***
L'autrice è un'avvocatessa impegnata nella rete MGA - mobilitazione generale degli avvocati (link al forum su Facebook). Per un'alleanza intellettuale e politica con il mondo delle partite Iva e del precariato. Per i diritti sociali di nuova generazione del quinto stato
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C'è un tempo in cui devi dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi.
Vale per tutti, prima o poi. Viene un momento in cui rimanere negli schemi di pensiero di sempre diventa dannoso, pericoloso, fuorviante.
E vale anche per la categoria forense. Per gli avvocati.
Dal 1 agosto, essendomi permessa di andare in ferie, non ho incassato nemmeno un euro.
sabato 1 marzo 2014
CONTRO LA DISOCCUPAZIONE ARRIVA IL «NASPI», L'INDENNITA' CHE ESCLUDE 1/3 DEI SENZA LAVORO
![]() |
| «Naspi» è anche un idrante |
Si chiama «Naspi» il sussidio con il quale il presidente del Consiglio Matteo Renzi intende tutelare poco più di 1 milione e 200 mila persone a rischio di disoccupazione. Novecentomila sono lavoratori dipendenti a termine, somministrati, interinali che attualmente godono dell'indennità di disoccupazione Aspi introdotta dalla riforma Fornero in scadenza nel 2016. Gli altri 300 mila sono collaboratori a progetto oggi esclusi da una misura riservata ai lavoratori subordinati, agli apprendisti, ai soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, al «personale artistico» con rapporto di lavoro subordinato e ai dipendenti a tempo determinato della P.A.
Il prerequisito per ottenere il sussidio sarebbe quello di avere ricevuto una busta paga per almeno tre mesi . L'entità del sussidio oscillerà tra 1200 e 1100 per calare a 700 euro. Oggi, il disoccupato che ha lavorato 3 mesi nell'ultimo anno, ha diritto a percepire l'indennità per un mese e mezzo, incassando 930 euro. Un esempio, per capire di quale cifre si sta davvero parlando. Resterebbero fuori dal «Naspi» (un acronimo che dovrebbe significare «nuova Aspi», ma questa è solo una deduzione, anche perchè «Naspi» è anche il nome di un idrante) almeno 2 milioni di disoccupati (per l'Istat a gennaio 2014 erano 3,3 milioni), le altre forme di lavoro precario e intermittente, i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata dell'Inps: 1,8 milioni di persone.
Almeno 4 milioni di persone, ma il numero è superiore se si considera le partite Iva iscritte ad altre gestioni previdenziali, resteranno senza tutele. Contrariamente a quanto scritto nella newsletter inviata agli iscritti Pd qualche settimana fa, il «Jobs Act» non istituirà un «sussidio universale» contro la disoccupazione, un salario minimo e nemmeno un reddito di base. Si parla invece di un sussidio condizionato alla partecipazione ad un corso di formazione e ad un'offerta di lavoro, vale a dire un regime di «workfare» ancora più penalizzante di quello prospettata in passato dal Pd o dal Movimento 5 Stelle con il suo vagheggiato «reddito di cittadinanza».
Dalle «indiscrezioni» sul «Jobs Act» apparse ieri su La Repubblica e La Stampa emerge infatti un particolare non secondario: il rifiuto di una seconda proposta di lavoro comporterà la perdita del sussidio. Quest’ultimo verrebbe differenziato in base allo status contrattuale del lavoratore, discriminando tra dipendenti e precari. Ai primi il «Naspi» verrà garantito fino a due anni (oggi dura 1 o 1 anno e mezzo); ai secondi, massimo per sei mesi. Molte restano le incertezze sui tempi della riforma dei centri dell'impiego che dovrebbero confluire in un'agenzia unica federale, ancora tutta da immaginare. Questa agenzia è necessaria per ridisegnare il sistema delle politiche attive il quale, a sua volta, dovrebbe erogare il «Naspi» e gestire il «workfare». Tutto questo ha bisogno di tempo. Un tempo che sembra mancare per una terapia «choc», così la immagina Renzi, contro la disoccupazione generale che ha raggiunto il 12,9%, mentre quella giovanile è arrivata al 42,4%.
Nelle intenzioni del responsabile economia Pd Filippo Taddei questa proposta amplierà la risicata platea dei beneficiari dell'Aspi a coloro che attualmente godono della cassa integrazione in deroga. Il «Naspi» dovrebbe essere finanziato anche con i soldi della Cig e della mobilità in deroga. Si dice che dovrebbe costare 1,6 miliardi di euro in più dei sussidi esistenti, a cui bisogna aggiungere i 3,6 miliardi di euro per la Cig (del 2013), per un totale di 8,8 miliardi. Il problema è che, ad oggi, 1,1 miliardi dei fondi per la Cig 2013 (su 3,6) mancano all'appello. Le regioni sono in allarme, ieri Cgil-Cisl-Uil hanno scritto al neo-ministro del lavoro Poletti invitandolo a trovarli. E ancora non si parla dei fondi per il 2014. Le stesse incertezze restano sulle risorse per il taglio al cuneo fiscale (10 miliardi di euro, sostiene Renzi) e sui proventi dalla spending review di Carlo Cottarelli da cui il Pd vorrebbe ottenere molto più dei 4 miliardi preventivati.
Un punto fermo resta il «contratto aperto» o «contratto di entrata senza rigidità», cioè senza articolo 18 in cambio di un indennizzo in caso di licenziamento, impropriamente definito dai renziani «contratto unico a tutela crescente». E poi c'è la «garanzia giovani», l'unico provvedimento certo che verrà erogato alle aziende e non ai neo-laureati. In ogni caso il governo presenterà il Jobs Act a Berlino il 17 marzo, in un vertice con la cancelliera tedesca Angela Merkel. È un fatto che chiarisce le priorità dell’esecutivo. Lo ha confermato ieri il ministro delle Infrastrutture Lupi (Ncd): con la riforma del lavoro in mano Renzi chiederà a Merkel maggiore flessibilità sul vincolo del 3% sul deficit/Pil. Uno scambio che oggi esclude milioni di persone.
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mercoledì 13 novembre 2013
UNA NUOVA SPECIE DI PROLETARIATO: IL QUINTO STATO DELLE PARTITE IVA E DEI CONTRATTISTI
Anche i lavoratori indipendenti sono finiti nella trappola della crisi. Solo nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 63 mila tra partite Iva (-21.446) e lavoratori a progetto (-45.137), due tipologie di prestazione lavorativa in realtà molto diverse ma che hanno lo stesso destino. Quello di versare i contributi previdenziali più alti rispetto ad un reddito che è passato dai 18mila euro del 2011 ai 15.500 del 2012, con un calo del -17,7%. l’aumento dell’aliquota dal 27% al 28%, a partire dal 1 gennaio 2014, e in prospettiva fino al 33% come stabilito dalla riforma Fornero sarà il colpo di grazia per queste persone che, in media, guadagnano 672,14 euro mensili (8.065 euro annui). Questi i dati inquietanti resi noti ieri dal terzo rapporto intitolato «Lavoro a perdere: meno occupati, meno reddito» dell’Osservatorio dei lavori dell’associazione 20 maggio che ha elaborato i dati Inps.
Che cosa ci fanno insieme figure così diverse tra loro, i freelance - che lavorano esclusivamente con la partita Iva - e i cosiddetti «parasubordinati» - che un contratto di lavoro ce l’hanno, ma a termine - nella stessa cassa previdenziale? Per chi non lo sapesse, la gestione separata è la gallina dalle uova d’oro dell’Inps. Secondo un precedente rapporto dell’Osservatorio, curato sempre da Patrizio Di Nicola, gli indipendenti versano all’Inps circa 7 miliardi di euro all’anno, senza ricevere alcun tipo di tutela sociale. In compenso, questi soldi (da moltiplicare per 17, tanti sono gli anni di esistenza della gestione separata) finanziano altre casse previdenziali in deficit.
Che cosa ci fanno insieme figure così diverse tra loro, i freelance - che lavorano esclusivamente con la partita Iva - e i cosiddetti «parasubordinati» - che un contratto di lavoro ce l’hanno, ma a termine - nella stessa cassa previdenziale? Per chi non lo sapesse, la gestione separata è la gallina dalle uova d’oro dell’Inps. Secondo un precedente rapporto dell’Osservatorio, curato sempre da Patrizio Di Nicola, gli indipendenti versano all’Inps circa 7 miliardi di euro all’anno, senza ricevere alcun tipo di tutela sociale. In compenso, questi soldi (da moltiplicare per 17, tanti sono gli anni di esistenza della gestione separata) finanziano altre casse previdenziali in deficit.
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giovedì 7 novembre 2013
I FALSI MITI SULLE PARTITE IVA
Nel 1585 veniva pubblicata a Venezia l'opera più celebrata di Tommaso Garzoni: La piazza universale di tutte le professioni del mondo. Uno straordinario repertorio di arti e mestieri, dai più usuali ai più stravaganti, con la descrizione dei relativi statuti giuridici. Garzoni spaziava dai saltimbanchi ai beccai, dai maestri di dadi alle sibille e ai traduttori di geroglifici, includendo financo banchieri e boia.
Nello scorrere l'elenco delle associazioni professionali che grava sul lavoro indipendente (aderenti al Colap) che si stanno mobilitando contro l'aumento della contribuzione previdenziale, (prevista dalla riforma Fornero, sospesa da Monti e oggi in via di ripristino) si ha l'impressione di affacciarsi su un mondo altrettanto vasto ed eterogeneo (sia pure depurato di strozzini e carnefici). Un mondo ben diverso da quella figura del lavoro autonomo che è stata costruita a partire dal professionista affermato ad alta parcella e indiscusso prestigio sociale, e quindi storicamente esclusa da diritti e garanzie di cui non avrebbe bisogno, ma non dalle pretese di una fiscalità che proietta sull'insieme del lavoro autonomo questo idealtipo professionale di alto profilo.
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mercoledì 6 febbraio 2013
LA 7 E' IN VENDITA, I PRECARI NO
Tra voci di messa in liquidazione e offerte poco soddisfacenti da parte della cordata Clessidra-Equinox e di Cairo Communication, e di altri pretendenti il futuro di La 7 resta in stand-by mentre la controllante Telecom Italia Media valuta ipotesi. Una decisione sarà presa entro il 7 febbraio, ma nel frattempo nella televisione dove vanno in onda il Tg di Enrico Mentana, Servizio Pubblico della coppia Santoro-Travaglio e Piazza Pulita di Corrado Formigli accade qualcosa di inedito.
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martedì 15 gennaio 2013
LO STATO DEL QUINTO STATO
Freelance e partite Iva, consulenti e liberi professionisti, non sono stati risparmiati dalla crisi. A un autonomo su due viene chiesto di lavorare senza alcuna retribuzione. I settori più colpiti: editoria, archeologia, architettura nel pubblico come nel privato. Una ricerca di Acta fa il punto
Cresce la richiesta di consulenze e prestazioni gratuite ai professionisti che lavorano a partita Iva con le imprese private e con il settore pubblico. È uno degli aspetti più significativi dell'analisi condotta dall'Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato (Acta) condotta su un campione di 744 persone (il 52,7% sono donne), residenti al Nord (62,9%), nate tra gli anni Sessanta e Settanta (rispettivamente il 29,8% e il 35,6%). Un lavoratore autonomo su due ha ricevuto nell'ultimo anno una richiesta di lavoro extra e gratuito. Nel 15,9% dei casi emerge una realtà sconcertante, ma sotto gli occhi di tutti: per i committenti, soprattutto enti di ricerca, università, enti pubblici e locali questa richiesta rientra nella normalità. Tra le partite Iva che lavorano nel campo dell'editoria, dell'archeologia e dell'architettura chi non accetta di lavorare gratis, soprattutto per un committente privato, è costretto a fare i conti con la concorrenza del lavoro gratuito.
Cresce la richiesta di consulenze e prestazioni gratuite ai professionisti che lavorano a partita Iva con le imprese private e con il settore pubblico. È uno degli aspetti più significativi dell'analisi condotta dall'Associazione dei Consulenti del Terziario Avanzato (Acta) condotta su un campione di 744 persone (il 52,7% sono donne), residenti al Nord (62,9%), nate tra gli anni Sessanta e Settanta (rispettivamente il 29,8% e il 35,6%). Un lavoratore autonomo su due ha ricevuto nell'ultimo anno una richiesta di lavoro extra e gratuito. Nel 15,9% dei casi emerge una realtà sconcertante, ma sotto gli occhi di tutti: per i committenti, soprattutto enti di ricerca, università, enti pubblici e locali questa richiesta rientra nella normalità. Tra le partite Iva che lavorano nel campo dell'editoria, dell'archeologia e dell'architettura chi non accetta di lavorare gratis, soprattutto per un committente privato, è costretto a fare i conti con la concorrenza del lavoro gratuito.
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lunedì 7 gennaio 2013
UN ANNO A CACCIA DEI SEGNALI DEBOLI PER BATTERE LA CRISI
Aldo Bonomi*
Non è facile iniziar l'anno in tempi dominati da passioni tristi e retoriche della “grande contrazione”. Producono un'antropologia che partendo dallo Stato indebitato fa apparire “l'uomo indebitato” come soggetto unico. Credo sia questa la vera questione sociale, per stare al messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. Hai voglia a scavare nei microcosmi o a rivisitare distretti produttivi, cercando, come insegna Arnaldo Bagnasco, tracce di comunità. O alzare lo sguardo dal territorio verso la dimensione meso delle Regioni viaggiando nell'Italia della resilienza. O guardare al mutamento delle città, da quelle metropolitane alle cento città empatiche con lo sviluppo territoriale, tracciando filamenti di smart city che si rapportano con la green economy che verrà. Avverti che il racconto è difficile. Prigioniero del pendolo della denuncia, dell'aumento delle povertà, dei suicidi di quelli che non hanno retto sino alle lotte estreme degli operai sulle gru e nelle miniere, e del rendere visibili i casi di successo, dalle medie imprese che vanno bene nell'export alle start up dei giovani che ce la fanno.
pubblichiamo qui un intervento di Aldo Bonomi uscito sul Sole 24 ore il 6 gennaio 2013 che, a partire anche da una lettura de La furia dei cervelli, interroga
le possibilità di presa di parola collettiva del Quinto Stato nell'anno
che verrà: un buon auspicio per cominciare questo 2013
Non è facile iniziar l'anno in tempi dominati da passioni tristi e retoriche della “grande contrazione”. Producono un'antropologia che partendo dallo Stato indebitato fa apparire “l'uomo indebitato” come soggetto unico. Credo sia questa la vera questione sociale, per stare al messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. Hai voglia a scavare nei microcosmi o a rivisitare distretti produttivi, cercando, come insegna Arnaldo Bagnasco, tracce di comunità. O alzare lo sguardo dal territorio verso la dimensione meso delle Regioni viaggiando nell'Italia della resilienza. O guardare al mutamento delle città, da quelle metropolitane alle cento città empatiche con lo sviluppo territoriale, tracciando filamenti di smart city che si rapportano con la green economy che verrà. Avverti che il racconto è difficile. Prigioniero del pendolo della denuncia, dell'aumento delle povertà, dei suicidi di quelli che non hanno retto sino alle lotte estreme degli operai sulle gru e nelle miniere, e del rendere visibili i casi di successo, dalle medie imprese che vanno bene nell'export alle start up dei giovani che ce la fanno.
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giovedì 3 gennaio 2013
IVA PARTY: FESTEGGIA SOLO LA RAI
L'ultimo Natale nelle redazioni Rai è stato più desolante del solito. L'azienda ha obbligato i dipendenti alle ferie forzate per risparmiare sui compensi per le giornate festive. Tra le scrivanie e le consolle audio e video si aggiravano i redattori a partita Iva. I programmi come Ballarò vanno in ferie, i redattori no. Accade 365 giorni all'anno, non solo durante tutte le feste comandate, Capodanno e Ferragosto compresi.
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