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sabato 22 ottobre 2016

NON SOLO SMARTPHONE. DIETRO LE START UP C'E' LA FORZA LAVORO


Roberto Ciccarelli

Pubblicato sul blog facciamosinistra, in occasione delle prime due milioni di visite (auguri!), l'articolo racconta una recente scoperta italiana: il lavoro digitale su piattaforma. La protesta dei ciclofattorini di Foodora a Torino ci ha fatto scoprire l'economia dei servizi online gig economy e la sua differenza con la sharing economy. Accade la stessa cosa negli Usa, a Londra e in Francia. Fino a oggi si è pensato che le start up fosse degli imprenditori di se stessi. Dietro la App economy c'è la forza lavoro. 


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Le piattaforme dei servizi on-demand – la cosiddetta gig economy, l’economia dei «lavoretti» – stanno scoprendo l’esistenza dei lavoratori. Questa estate gli autisti di Uber in Inghilterra hanno portato l’azienda davanti al tribunale del lavoro, come i loro colleghi americani. I bikers di Deliveroo hanno protestato a Londra e Parigi contro il piano dell’azienda di spostarli da un pagamento a ora a un altro a consegna. Nella filiale italiana della tedesca Foodora a Torino, i fattorini in bicicletta hanno chiesto un contratto a part-time verticale, il riconoscimento di un salario minimo orario più il costo della consegna.

Come per gli autisti di Uber, anche sulle spalle dei riders grava il costo dell’attrezzatura con cui lavorano: nel primo caso le spese per la macchina e l’assicurazione sono a carico degli autisti, nel secondo i fattorini acquistano la bicicletta e pagano le spese dello smartphone. Se cadono, fanno un incidente o si ammalano, non sono coperti. Se non lavorano, non hanno un sussidio di disoccupazione. Se non rispondono a una chiamata, hanno una valutazione negativa dall’algoritmo e possono essere allontanati dalle zone dove c’è richiesta dei clienti, guadagnando ancora meno.