LaRouge
*** Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo ***
Caro signor editore Ponte alle Grazie,
l’anno scorso ho comprato un vostro romanzo dal titolo accattivante e riottoso, a pagina 16 avevo già trovato una decina di refusi.
Ero seccata, avevo pensato di scrivere un’email di protesta ma poi ho desistito: lavoro come grafica editoriale per alcune case editrici e ho pensato immediatamente a come ci lavoro. E’ stato naturale, quindi, pensare che l’editing e la correzione di bozze - ammesso che teniate ancora distinti questi due passaggi - probabilmente li avete affidati a qualche studio esterno o a qualche redattore freelance pagandoli due lire e chiedendo di consegnare un giorno per l’altro.
All’inizio di quest’anno grazie a una serie di fortunate coincidenze e virtuose connessioni, che niente avevano a che vedere col vostro ufficio stampa, mi sono ritrovata a cercare e finalmente acquistare, “Il quinto stato”. La ricerca è stata complicata, l’ho dovuto ordinare.
Già durante la lettura delle prime pagine pensavo: “ci sto dentro”. In questo caso non è espressione giovanilista, ma significa proprio: “io sto dentro a tutto questo che viene descritto e ne faccio parte”.
Alla fine di quest’anno scopro che il libro è andato al macero.
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martedì 8 dicembre 2015
lunedì 9 novembre 2015
IL QUINTO STATO: LETTERA ALL'EDITORE CHE MACERA UN LIBRO
Tiziana Drago
Caro editore Ponte alle Grazie,
il destino de Il Quinto Stato (il macero!) porta tutti noi sulla soglia di una verità insieme semplice e intollerabile: l’immiserimento culturale e civile divora ogni piega della società italiana. Non c’è rifugio, non c’è ritorno, non c’è approdo.
Già da tempo il narcisismo livoroso della nostra intellettualità più o meno di sinistra tiene ben al riparo dalla scoperta degli abissi delle condizioni materiali e lascia affiorare una trama esclusiva di nobili disagi e ludici disimpegni, di egoismi e interessi individuali (o di gruppi e corporazioni) e agili cinismi.
Paccottiglia editoriale, per lo più. E comunque l’esercizio di un privilegio: quello di chi, sia pur renitente e non senza apprezzabili tormenti, sta dalla parte delle apparenze sempre più rarefatte e immateriali del dominio.
Ciononostante, continua ad apparirmi paradossale e insensato che la mancanza di alternative alle ferree leggi del sistema (immagino sia questa la ragione) possa essere il lasciapassare all’appiattimento politico-culturale, all’azzeramento del conflitto, alla rincorsa dei modelli proposti dal mercato editoriale.
Caro editore Ponte alle Grazie,
il destino de Il Quinto Stato (il macero!) porta tutti noi sulla soglia di una verità insieme semplice e intollerabile: l’immiserimento culturale e civile divora ogni piega della società italiana. Non c’è rifugio, non c’è ritorno, non c’è approdo.
Già da tempo il narcisismo livoroso della nostra intellettualità più o meno di sinistra tiene ben al riparo dalla scoperta degli abissi delle condizioni materiali e lascia affiorare una trama esclusiva di nobili disagi e ludici disimpegni, di egoismi e interessi individuali (o di gruppi e corporazioni) e agili cinismi.
Paccottiglia editoriale, per lo più. E comunque l’esercizio di un privilegio: quello di chi, sia pur renitente e non senza apprezzabili tormenti, sta dalla parte delle apparenze sempre più rarefatte e immateriali del dominio.
Ciononostante, continua ad apparirmi paradossale e insensato che la mancanza di alternative alle ferree leggi del sistema (immagino sia questa la ragione) possa essere il lasciapassare all’appiattimento politico-culturale, all’azzeramento del conflitto, alla rincorsa dei modelli proposti dal mercato editoriale.
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martedì 15 novembre 2011
Un romantico a Milano 2
Guarda l'inchiesta: Luciano Bianciardi - Milano 1963 - Un'inchiesta sulla vita agra - 2 parte.
"L’amaro apprendistato avvenne nella Milano degli anni tra i ’50 e i ’60 del Novecento, all’epoca (l’epica) dei primi precari intellettuali, i collaboratori esterni, i lavoratori “cognitivi”, come si dice oggi, cioè occasionali, terziari, anzi, scrive Bianciardi, i “quartari”, che “non sono strumenti di produzione, e nemmeno cinghie di trasmissione,. Sono lubrificante, al massimo, sono vaselina pura”. (Luciano Bianciardi, la vita agra 1963)
"L’amaro apprendistato avvenne nella Milano degli anni tra i ’50 e i ’60 del Novecento, all’epoca (l’epica) dei primi precari intellettuali, i collaboratori esterni, i lavoratori “cognitivi”, come si dice oggi, cioè occasionali, terziari, anzi, scrive Bianciardi, i “quartari”, che “non sono strumenti di produzione, e nemmeno cinghie di trasmissione,. Sono lubrificante, al massimo, sono vaselina pura”. (Luciano Bianciardi, la vita agra 1963)
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