Sergio Bologna
“Rotterdam, 20 ottobre 2013, ore 23,00. Buonasera, ci pregiamo informare i nostri clienti che un’azione di sciopero selvaggio (wildcat strike) ci sta creando dei problemi e non sappiamo quanto potrà ancora durare”. Così si poteva leggere qualche settimana fa sul sito del maggior terminal container europeo, il Maasvlakte 2 di Rotterdam, gestito dal braccio operativo portuale della prima compagnia mondiale, la Maersk.
Gatto selvaggio, un termine che ricorda qualcosa a chi ha vissuto la stagione di lotte operaie in Italia nel ventennio 1960-80.
Ma quello di Rotterdam non è un episodio isolato. Se noi osserviamo la scena su una dimensione globale (l’unica dimensione accettabile quando si parla di shipping e di porti, che sono per loro natura, come la finanza e l’informatica, dei mercati globali), possiamo facilmente notare che questo settore ormai è investito da una conflittualità sempre più aspra. Non si tratta più di episodi di breve durata, di alcune ore di sciopero rapidamente risolte da una trattativa o semplicemente finite per stanchezza o paura da parte degli scioperanti. A Rotterdam la situazione si è normalizzata dopo alcune settimane.