giovedì 30 agosto 2012

VITE DA CONCORSO

Marco, giovane filosofo siciliano, ha superato il test per il «Tirocinio formativo attivo» e si sente un «mostro eterogeneo». Virginia è appena tornata da Barcellona e ha insegnato spagnolo a Livorno, la sua città. Paola, barese, insegna da cinque anni, si sente una nomade e confessa la sua rabbia. Sono tutti in attesa del concorsone scuola.

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Laureato in filosofia a Siena con una tesi sul non senso ini Wittgenstein, Marco Ambra, nato a Caltanisetta 26 anni fa, sta preparando la prova scritta del «tirocinio formativo attivo» (Tfa)  per la classe di insegnamento in storia e filosofia (la «A37») e confessa di sentirsi un «mostro eterogeneo». È stata questa la sensazione che ha provato dopo avere appreso che, dopo 13 anni, ci sarà un nuovo concorsone per la scuola. Oggi sono iscritto in terza fascia nelle graduatorie provinciali per i non abilitati, ho passato il test di ammissione al Tfa e farò anche il concorso quando verrà bandito il prossimo 24 settembre».

Per qualche settimana sembrava che il Tfa dovesse rappresentare la svolta definitiva del sistema di reclutamento dei docenti. Il ministro Profumo assicurava che avrebbe assicurato la valutazione meritocratica e permesso l'ingresso ai giovani nel mondo della scuola, mentre ha solo creato un gigantesco pasticcio sulle domande del test di accesso, molte delle quali errate o fuorvianti. Il Miur ha abbuonato le risposte sbagliate, fino a 25 domande su un totale di 60.




Assurdo kafkiano


«Questa situazione mi ricorda il modo in cui il Dio dell'antico Testamento – afferma Marco – infligge punizioni e dona la gloria a personaggi ambigui. All'enorme confusione che ha generato bisogna aggiungere un altro scandalo. Qualora infatti fossi ritenuto idoneo ad accedere al Tfa, dovrei pagarlo tra i 2200 euro e i 2400 euro. È una cosa che non esiste al mondo: dovrei pagare la mia formazione in classe». Il Tfa, infatti, dura un anno e prevede sei mesi di tirocinio in classe. 


Al culmine di questo assurdo kafkiano, e senza avere fatto chiarezza sul percorso che dovranno seguire coloro che otterranno l'abilitazione l'anno prossimo, è spuntato il concorsone per circa 12 mila posti. Il nostro giovane filosofo si troverà a concorrere con gli abilitati delle Siss e con chi è iscritto nelle graduatorie ad esaurimento, insomma con persone selezionate con un metodo assolutamente diverso rispetto a quello con cui spera di essere selezionato. 

«È una decisione incomprensibile che purtroppo ribadisce il modo in cui la classe dirigente italiana ha deciso di selezionare gli insegnanti negli ultimi vent'anni – continua Marco – In termini elettorali, questa notizia gioverà ai partiti che sostengono la maggioranza. Ma è una decisione miope che accantona qualsiasi visione di lungo periodo sulla scuola e non risolve il suo vero problema. Se prima non si mette mano al nodo del precariato strutturale, bandire qualsiasi concorso significa solo diluirlo in un brodo di illusioni più amaro».

Sono considerazioni che Marco ha esposto su uno dei migliori siti culturali in circolazioni, «Lavoro culturale», in omaggio all’omonimo romanzo di Luciano Bianciardi. Nelle sue parole emerge la condizione dei lavoratori della conoscenza, quelli che l’autore de La vita agra definiva «quartari», e che oggi traducono quella di chi appartiene al «Quinto Stato». 

«Ci si sente esclusi da qualsiasi possibilità. È un modo di bloccare e congelare i destini delle persone bombardandole di possibilità - continua Marco - Un classico meccanismo neoliberale: gli si dice che sei libero di scegliere tra svariate possibilità, ma ogni volta che scegli per una di queste possibilità scopri di esserti precluso quello che potevi fare. Tutte e tre queste possibilità sono false, creano semplicemente l'illusione di un esito. Invece sono teatrini delle ombre utilizzati in questo ventennio malefico, per tenere incatenata alla caverna quella che oggi si incomincia a chiamare la «generazione perduta».

«È stato tenerissimo»
«La mia storia è sui generis» confessa Virginia Tonfoni, livornese. Negli ultimi sette anni ha lavorato come assistente di direzione in un laboratorio cinematografico e come lettrice per un'importante casa editrice di Barcellona. A febbraio  stata licenziata, non per la crisi che sta soffocando la Spagna, ma per un cambio politico nell'organico dell'azienda. Dopo dieci giorni ha ricevuto la proposta di una supplenza in lingua e letteratura spagnola nel liceo linguistico dove ha studiato. «È stato bellissimo e tenerissimo – ricorda al telefono mentre si sta imbarcando per un ultimo, breve, viaggio in Spagna - mi sono trovata a fare consigli di classe con i miei vecchi professori». 


Per lei, tornare a Livorno non significa tornare in Italia. Livorno è una città eccezionale, luogo dei suoi affetti. Barcellona, una città metropolitana dove i rapporti sono più freddi e distaccati. «Sono andata via nell'anno in cui sono state cancellate le Siss – racconta – e sono tornata con un lavoro, sia pure precario, una cosa quasi impossibile oggi».

Terminata la supplenza, anche Virginia ha partecipato al test per il Tfa, in una giornata convulsa all'università di Pisa. 
«C'erano grandi misure di sicurezza e riservatezza, ma poi il test in sé non è stato serio. Il test era in lingua, quando nel bando c'era scritto che la prima prova sarebbe stata in italiano. C'erano domande di sociologia pragmatica, molto specifiche, non da test preliminare. Nessuno mi leva dalla testa la sensazione che tutto questo sia una manovra economica: abbiamo speso soldi per accedere al test, e ne spenderemo altri per pagarci il corso e il tirocinio. Sapevo che in Italia c'erano sistemi strani. Adesso sono curiosa di vedere le domande del concorso».
Virginia aspetta l'uscita del bando e resta in equilibrio: «Sono una profana – confessa- seguo queste vicende con un occhio dall'altra parte. È l'unico modo per non farsi prendere una crisi di nervi».



Nomade e insegnante
Paola Pepe è una «giovane» precaria di 36 anni che insegna nella classe «A036», quella delle scienze umane, nei licei psico-pedagogici, delle scienze umane e in alcuni professionali, nella provincia di Bari. Da cinque anni, passa la sua vita prendendo treni, autobus e molto spesso usa la macchina per raggiungere Canosa, Cerignola, Conversano, Molfetta. 

«Oggi si accetta questa condizione che può diventare permanente - riconosce - l’importante è lavorare e guadagnarsi l’anno». Un atteggiamento pragmatico che le permette di stilare un bilancio positivo. «I primi due anni - racconta - ho ricevuto una cattedra annuale, molto ambita dai precari perché permette di lavorare dall’inizio alla fine dell’anno scolastico e garantisce una continuità didattica, oltre che uno stipendio mensile versato puntualmente il 17 del mese». Un miraggio per chi, invece, lavora con i contratti delle scuole. La puntualità del versamento non viene mai rispettata e la malattia viene garantita solo 50 per cento.

In più si ha diritto ad una maggiore indennità di disoccupazione nei mesi estivi,  la vera croce dei precari. Quando parla del concorso prossimo venturo, Paola non riesce a nascondere tutta la sua rabbia. «È inaccettabile - afferma - un concorso dovrebbe abilitare all’insegnamento, un titolo che io ho ottenuto frequentando la Siss a Milano e che molti altri colleghi hanno ottenuto con il concorso del 1999. Il ministro ci costringerà a ripetere una procedura per acquisire un titolo che possediamo già». 

Ma questo è nulla rispetto alle incognite del dopo. «Posso anche vincere questo concorso, ma non è detto che riuscirò ad avere un posto. In questo caso rientrerò in una graduatoria e aspetterò che si liberi un posto, oppure dovrò partecipare anche al prossimo concorso che è stato annunciato per la prossima primaverà? Che assurdità! Il ministro poteva benissimo continuare ad assumere dalle graduatorie ad esaurimento. Questo concorso è il risultato della fissazione di un uomo che non conosce il mondo della scuola».

Un concorso da 150 milioni di euro
Indiscrezioni, precisazioni, proteste sul web e preannunci di ricorsi da parte delle associazioni dei precari della scuola che parlano di «bando eugenetico». Nelle ultime ore, il caos sul concorsone per la scuola si è moltiplicato a causa dell’assenza dei requisiti che saranno previsti. Proviamo a fare un pò d’ordine. 

Stando alle ultime indiscrezioni trapelate dal Ministero dell’Istruzione potranno partecipare i 165 mila iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Della partita saranno anche i docenti abilitati in precedenti concorsi a cattedre, per la precisione quello del 1991 e quello del 1999, oltre che i laureati in scienze della formazione che erano stati esclusi dai pasticci dell’ex ministro Gelmini. La rivista Tuttoscuola calcola che i pretendenti sarebbero circa 41 mila (20 mila abilitati dai concorsi e 21 mila i laureati).

Poi ci sono i laureati non abilitati, nè iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, che hanno conseguito il titolo entro l’anno accademico 2002/2003. Sembra che sia probabile la partecipazione dei laureati negli anni successivi, ma forse solo nel caso in cui le classi di concorso a cui fanno riferimento i laureati non abbiano un numero di abilitati sufficienti. La novità è che anche i laureati che nelle ultime settimane hanno partecipati ai disastrosi (e costosi) test di ammissione per i «tirocini formativi attivi» (Tfa) potranno partecipare al concorso. 


Il Pdl ha annunciato l’intenzione di ammetterli con «riserva», un modo per garantirgli un accesso preferenziale, necessario per risolvere un problema che presto sommergerà il ministero: il Tfa e il concorso rappresentano, infatti, due sistemi di reclutamento alternativi che dovrebbero generare altrettante graduatorie da cui le scuole attingeranno quando cercheranno nuovi insegnanti. Nel caso di un nuovo concorso, annunciato dal Ministro Profumo per la prossima primavera, gli abilitati del Tfa dovranno partecipare anche a quello? Oppure dovranno aspettare una chiamata in una graduatoria a loro riservata? 

All’elenco dei potenziali partecipanti si aggiungono anche i laureati (o diplomati nel caso degli insegnanti della scuola primaria) non abilitati, nè iscritti alle graduatorie ad esaurimento, ma con tre anni scolstici di servizio. Per loro è allo studio un canale abilitativo «ad hoc» e forse potranno accedere direttamente al Tfa senza prove selettive. Il costo previsto per il mega-concorso che coinvolgerà almeno 250 mila persone è di 150 milioni di euro. I posti vacanti sono 11.892. Non si conosce ancora la loro distribuzione su base regionale.


Roberto Ciccarelli

3 commenti:

  1. Sono storie che fanno riflettere molto e che danno speranza, tutto sommato.
    Mi piacerebbe molto un volto parere sull'ultimo post che ho scritto sul mio blog. Tratta proprio di lavoro e difficoltà italiane.

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  2. "Offerte di lavoro e mancanze di rispetto", su "sotto i fiori di lillà", il blog di carolina venturini, da leggere: a noi è piaciuto, un modo per ricostruire la scomparsa de lavoro, e di un'intera civiltà di regole, norme e, diciamolo, principi del lavoro e sul lavoro, a partire da un semplice annuncio di lavoro pubblicato online. Cercare lavoro ad agosto, a Roma, non è mai semplice, Carolina ce lo racconta con amarezza, e con una bella intuizione di scrittura. Adesso leggiamo gli altri post, il tuo blog carolina è molto bello e da seguire! un abbraccio

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  3. Leggo ora questo vostro commento e mi sento molto commossa e stupita per le vostre parole. Grazie mille!

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