lunedì 1 ottobre 2012

HOBSBAWM; LA NOSTRA STORIA CHE RIMANE


Dal 1917 al 2012, 95 anni pericolosamente passati nel cuore di quella “storia che si ricorda, così diversa della storia ufficiale dei manuali”: questo è Eric Hobsbawm, soprattutto ora che ci lascia.

La storia di banditi, ribelli e rivoluzionari; dell'autorganizzazione sociale e del movimento operaio; delle classi lavoratrici e delle età delle rivoluzioni in Europa, per evocare solo alcuni dei suoi titoli. E muore oggi, 1° ottobre, stesso giorno in cui, se le date non ingannano, nel 1964 nasce il Free Speech Movement, a Berkley.

Per questo ci piace ricordare Eric Hobsbawm anche con la parte finale del suo I banditi:

Perché i banditi appartengono alla storia che si ricorda, così diversa dalla storia ufficiale dei manuali. Fanno parte di quella storia che non registra tanto i fatti e i loro autori quanto i simboli di quegli elementi, in teoria controllabili, ma in realtà incontrollabili, che determinano il mondo della povera gente: i re giusti e gli uomini che assicurano la giustizia al popolo. Per questo la leggenda dei banditi ha ancora il potere di commuoverci. La lasciamo in merito la conclusione a Ivan Obracht, che ha scritto in proposito meglio di chiunque altro:

«L'uomo ha un bisogno insaziabile di giustizia. Nel proprio intimo si ribella a un ordine sociale che gliela nega, e qualunque sia il mondo in cui vive dà la colpa dell'ingiustizia o a quell'ordine sociale o all'intero universo. L'uomo ha in sé un impulso strano e ostinato a ricordare, a riflettere sulle cose e a mutarle, e inoltre porta in sé il desiderio di avere ciò che non può avere, se non altro sotto forma di favola. È questa, forse, l'origine delle saghe eroiche di tutti i tempi, di tutte le religioni, di tutti i popoli e di tutte le classi.»


Comprese le nostre. 

Per questo Robin Hood è ancora il nostro eroe e tale rimarrà.”

Giuseppe Allegri

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