mercoledì 27 novembre 2013

CHE COSA SIGNIFICA LA LOTTA PER IL REDDITO IN ITALIA [INTERVISTA]

L’italia, insieme alla Grecia, è l’unico paese nell’Europa a 28 a non aver ancora introdotto alcuna forma di sostegno al reddito. Fin dal 1992 l’Europa incoraggia i propri membri ad adottare misure analoghe in contrasto alla povertà.  Il tema torna alla ribalta in Italia grazie al M5S, ma nel parlamento italiano giacciono altre due proposte, una del PD e una di SEL, che recepisce una legge di iniziativa popolare frutto di un percorso che ha visto coinvolti 170 tra movimenti ed associazioni

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIUSEPPE ALLEGRI:



Dalla Danimarca (1300 euro a persona, che diventano più di 1700 se si hanno figli) alla Germania (382 euro dalla durata illimitata nel tempo, subordinato alla ricerca attiva di lavoro, senza consiederare le innumerevoli misure di sostegno indiretto, come i sussidi per l’affitto o per le spese di riscaldamento ), sono molti e diversi i modelli applicati negli altri paesi dell’Unione.  Oltre che per la cifra erogata si differenziano per i termini di accesso ai sussidi. “Si tratta quasi esclusivamente di misure di workfare – commenta Peppe Allegri, di BIN Italia - di misure cioè subordinate all’accettazione di proposte e condizioni lavorative, secondo una deriva che coinvolge sempre più tutti i paesi europei”.

Anche la proposta grillina si allinea a questa tendenza, immaginando un sistema in cui il soggetto che ha diritto ad accedere al sostegno integrativo per raggiungere il reddito minimo di 600 euro, è obbligato ad accettare proposte di lavoro dal centro per l’impiego, come a terminare un ciclo di studi, o ancora a prestarsi a lavori socialmente utili individuati dal comune di residenza. “Lo chiamano reddito di cittadinanza, ma in realtà è rigido workfare – sottolinea Biagio Quattrocchi, ricercatore precario in economia e autore di un interessante articolo di commento alla proposta grillina - l’esatto contrario ci ciò che servirebbe, una misura cioè, in grado di rompere il ricatto del lavoro sottopagato sfruttato e precario per come sempre più si configura”.
Il reddito di cittadinanza è per definizione diritto incondizionato di tutti i membri di una comunità politica, a prescindere da vincoli lavorativi e formativi, ma anche di reddito personale. Su diversi binari si muove anche la proposta di una parte del gruppo parlamentare del PD. Il ministro giovannini difende la proposta del PD, ma già lo stesso Fassina, responsabile economia del partito e  Viceministro dell’Economia, da un lato promette di incontrare gli estensori delle proposte ma dall’altro anticipa che vede molto difficile il reperimento delle risorse necessarie.
Secondo entrambi i nostri interlocutori l’unica proposta che va nella direzione giusta è quella fatta dai movimenti e fatta propria da SE. “Un riforma complessiva che ripensi le relazioni tra istituzioni, capitale e lavoro, relazioni profondamente mutate nel giro di pochi anni e progressivamente sempre più indirizzate verso un generale irrigidimento e restringimento degli spazi di contrattazione da parte dei lavoratori”.

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