Visualizzazione post con etichetta la vita agra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta la vita agra. Mostra tutti i post

sabato 5 marzo 2022

Luciano Bianciardi ribelle



Giuseppe Allegri

La modernità gassosa di un ribelle. Il primo Antimeridiano di Luciano Bianciardi riletto in occaasione del centenario della nascita dello scrittore

Forse un qualche Babbo natale (non certo un Dio) che può salvarci dalla Santa (Claus) depression potrebbe esistere, qualora ci regalasse L’Antimeridiano di Luciano Bianciardi (ISBN edizioni – ExCogita Edizioni), altrimenti davvero inacquistabile dall’alto dei suoi 69 euro. È l’unico, sostanziale, appunto che possiamo fare all’editore e ai due noti (per i lettori de il manifesto) curatori Massimo Coppola e Alberto Piccinini, che dovrebbero spendere il loro 2006 in un ciclo di presentazioni nei centri sociali e nei luoghi di ritrovo delle precarie moltitudini italiche, diffondendo a metà prezzo il primo volume dell’opera omnia di un Autore che ha ancora molto da dire alle più o meno giovani generazioni devote a San Precario, linfa vitale di un Paese ormai alla deriva. Perché in questa operazione editoriale c’è tutto il Bianciardi anarco-ribelle, che prova a lasciarsi alle spalle (senza mai riuscirci del tutto) provincia e famiglia, per buttarsi a capofitto nella metropoli da bere, centro nevralgico di follie autodistruttive e precari aneliti alla libertà. 

giovedì 29 marzo 2012

EPIFANIE DEL QUINTO STATO: RITRATTO NON APOLOGETICO DI LUCIANO BIANCIARDI




"Terziari, anzi quartari". Inizia così una delle più potenti invettive di Luciano Bianciardi contro l'industria editoriale, e i suoi principali  attori, compreso il "giaguaro" che lo ha appena licenziato. Raggiunto il cuore parossistico de La vita agra, quando l'editor strascica i piedi dove invece dovrebbe camminare solo a mezzo metro da terra, Bianciardi lancia la accusa infamante: sono vaselina pura. “Io strascico i piedi – scrive - e poi mi muovo piano, mi guardo intorno anche quando non è indispensabile. La verità, cara mia, è che le case editrici sono piene di fannulloni frenetici, gente che non combina una madonna dalla mattina alla sera e riesce, non si sa come, a dare l’impressione fallace di star lavorando. Pensa, si prendono pure l’esaurimento nervoso”.