Giuseppe Allegri
La modernità gassosa di un ribelle. Il primo Antimeridiano di Luciano Bianciardi riletto in occaasione del centenario della nascita dello scrittore
Forse un qualche Babbo natale (non certo un Dio) che può salvarci dalla Santa (Claus) depression potrebbe esistere, qualora ci regalasse L’Antimeridiano di Luciano Bianciardi (ISBN edizioni – ExCogita Edizioni), altrimenti davvero inacquistabile dall’alto dei suoi 69 euro. È l’unico, sostanziale, appunto che possiamo fare all’editore e ai due noti (per i lettori de il manifesto) curatori Massimo Coppola e Alberto Piccinini, che dovrebbero spendere il loro 2006 in un ciclo di presentazioni nei centri sociali e nei luoghi di ritrovo delle precarie moltitudini italiche, diffondendo a metà prezzo il primo volume dell’opera omnia di un Autore che ha ancora molto da dire alle più o meno giovani generazioni devote a San Precario, linfa vitale di un Paese ormai alla deriva. Perché in questa operazione editoriale c’è tutto il Bianciardi anarco-ribelle, che prova a lasciarsi alle spalle (senza mai riuscirci del tutto) provincia e famiglia, per buttarsi a capofitto nella metropoli da bere, centro nevralgico di follie autodistruttive e precari aneliti alla libertà.