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sabato 5 marzo 2022

Luciano Bianciardi ribelle



Giuseppe Allegri

La modernità gassosa di un ribelle. Il primo Antimeridiano di Luciano Bianciardi riletto in occaasione del centenario della nascita dello scrittore

Forse un qualche Babbo natale (non certo un Dio) che può salvarci dalla Santa (Claus) depression potrebbe esistere, qualora ci regalasse L’Antimeridiano di Luciano Bianciardi (ISBN edizioni – ExCogita Edizioni), altrimenti davvero inacquistabile dall’alto dei suoi 69 euro. È l’unico, sostanziale, appunto che possiamo fare all’editore e ai due noti (per i lettori de il manifesto) curatori Massimo Coppola e Alberto Piccinini, che dovrebbero spendere il loro 2006 in un ciclo di presentazioni nei centri sociali e nei luoghi di ritrovo delle precarie moltitudini italiche, diffondendo a metà prezzo il primo volume dell’opera omnia di un Autore che ha ancora molto da dire alle più o meno giovani generazioni devote a San Precario, linfa vitale di un Paese ormai alla deriva. Perché in questa operazione editoriale c’è tutto il Bianciardi anarco-ribelle, che prova a lasciarsi alle spalle (senza mai riuscirci del tutto) provincia e famiglia, per buttarsi a capofitto nella metropoli da bere, centro nevralgico di follie autodistruttive e precari aneliti alla libertà. 

lunedì 6 gennaio 2014

CHE COSA È IL QUINTO STATO. LEGGENDO UN LIBRO DI GIUSEPPE ALLEGRI E ROBERTO CICCARELLI


Damiano Palano su TYSM - Un saggio critico su Il Quinto Stato - 

"Riecheggiando il vecchio pamphlet rivoluzionario dell’abate Sieyes, Allegri e Ciccarelli si propongono innanzitutto di definire cosa sia il Quinto Stato, e dunque di delinearne in modo chiaro il perimetro. E, da questo punto di vista, il criterio che tiene insieme elementi diversi non è tanto il tipo di lavoro effettivamente svolto, ma soprattutto la condizione di ‘apolidia’, ossia il fatto che a determinati lavoratori non siano riconosciuti alcuni diritti sociali fondamentali. Per questo nell’alveo del Quinto Stato confluiscono tanto i lavoratori della conoscenza freelance, quanto il mondo dei lavoratori migranti, esclusi dai diritti di cittadinanza: «Il Quinto Stato è una condizione incarnata da una popolazione fluttuante, composta da lavoratori e lavoratrici indipendenti, precari, poveri al lavoro, lavoratori qualificati e mobili, sottoposti a una flessibilità permanente. La loro cittadinanza non è misurabile a partire dal possesso di un contratto di lavoro, né dall’appartenenza per nascita al territorio di uno Stato-nazione poiché per questi soggetti si presuppone l’avvenuta separazione tra la cittadinanza e l’attività professionale, l’identità di classe, la comunità politica e lo Stato. Oggi sono stranieri o barbari tanto i nativi italiani, quanto i migranti. Entrambi appartengono alla comunità dei senza comunità. La loro è una cittadinanza senza Stato, poiché lo Stato non riconosce loro la cittadinanza»[14]. In sostanza, il fatto di svolgere un’attività lavorativa non è una condizione sufficiente per accedere alla garanzia dei diritti, e così i membri del Quinto Stato, non avendo un contratto di subordinazione a tempo indeterminato, rimangono «cittadini dimezzati», peraltro estranei alle rappresentanze politiche, sindacali, imprenditoriali".

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venerdì 14 dicembre 2012

BIANCIARDI FA 90: LA VITA E' RIVOLUZIONE


Oggi Luciano Bianciardi avrebbe compiuto novant'anni e invece se ne è andato quarantuno anni e un mese fa, nella rabbiosa solitudine di una piovosa giornata milanese.


Spesso lo abbiamo ricordato come il fratello maggiore, o il compagno più adulto che avremmo voluto più spesso accanto a noi. In queste uggiose giornate di una campagna elettorale natalizia, quando il corpo molle e anziano dell'elettorato italiano rimane asfaltato dalla mole orrorifica dei telegiornali e non è così smart da stare attaccato a twitter, come vorrebbero liquidi esegeti che Bianciardi avrebbe messo alla berlina, prendiamo il Luciano Bianciardi della rubrica Telebianciardi, del gennaio del 1968:

“Le elezioni non sono lontane e l'utente se ne sta accorgendo. Diminuiscono nel telegiornale le «colonne» dedicate agli incidenti stradali, aumentano i discorsi dei ministri e le opere pubbliche inaugurate, potenziate, progettate. Le strette di mano si sprecano; spariti i nastri, ormai fatti ridicoli dall'abuso, non sono sparite, purtroppo, le facce da prefettura che attorniano l'autorità di turno.

venerdì 30 marzo 2012

BIANCIARDI, IL PANE E LA PENTOLA: RIPENSARE IL LAVORO DELLA CONOSCENZA


Ugo Mulas, Bar Giamaica, 1953-4

Sergio Bologna

Mi è capitato d’incontrare Bianciardi una sola volta, per pochi minuti, ad un ritrovo a casa di amici. Lui era già noto ed io alle prime armi, ambedue a livelli diversi collaboratori delle stesse case editrici, ambedue abitanti del quartiere di Brera, lui sopra il bar “Giamaica” con artisti e fotografi che sarebbero diventati famosi, io in fondo a via Solferino, angolo Largo Treves, in quella che era chiamata “la Comune n.2”, uno dei luoghi dove a Milano si preparava la stagione operaista.

giovedì 29 marzo 2012

EPIFANIE DEL QUINTO STATO: RITRATTO NON APOLOGETICO DI LUCIANO BIANCIARDI




"Terziari, anzi quartari". Inizia così una delle più potenti invettive di Luciano Bianciardi contro l'industria editoriale, e i suoi principali  attori, compreso il "giaguaro" che lo ha appena licenziato. Raggiunto il cuore parossistico de La vita agra, quando l'editor strascica i piedi dove invece dovrebbe camminare solo a mezzo metro da terra, Bianciardi lancia la accusa infamante: sono vaselina pura. “Io strascico i piedi – scrive - e poi mi muovo piano, mi guardo intorno anche quando non è indispensabile. La verità, cara mia, è che le case editrici sono piene di fannulloni frenetici, gente che non combina una madonna dalla mattina alla sera e riesce, non si sa come, a dare l’impressione fallace di star lavorando. Pensa, si prendono pure l’esaurimento nervoso”.