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martedì 15 dicembre 2015

CARTA DEI DIRITTI E DEI PRINCIPI DEL LAVORO AUTONOMO E INDIPENDENTE


Dopo la carta dei giornalisti freelance, approvata dal sindacato di Stampa Romana, ecco il testo della Carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente. E' il risultato del lavoro collettivo di una ventina di associazioni del lavoro autonomo ordinistico e atipico, di sindacati tradizionali e nuovi che formano la Coalizione 27 febbraio. E' un testo aperto, che darà vita in tutto il paese al "Carta canta tour" nei prossimi mesi.

Precari, disoccupati, intermittenti, dipendenti, freelance, professionisti viaggeranno insieme, da nord a sud, per presentare il lavoro fin qui svolto, per allargare le maglie della coalizione e aggregare reti di precari, autonomi freelance, movimenti e sindacati.

La Coalizione 27 febbraio formula una proposta aperta in 9 punti che intende interloquire con il governo che ha annunciato uno "Statuto del lavoro autonomo". Mentre il Governo è costretto a dare parziali risposte alle istanze di professionisti e freelance in Legge di Stabilità, i lavoratori indipendenti rispondono con lo spirito di coalizione: lavoro dipendente, professioni intellettuali, lavoro autonomo e partite iva uniti affermano i loro diritti: "A problemi comuni dobbiamo trovare soluzioni comuni". 

mercoledì 4 marzo 2015

FREELANCE, QUANDO LA PROTESTA CORRE SUL TWEET

Illustrazione di +Sandro Moretti 
Roberto Ciccarelli

Renzi è stato bloccato. Non dalla Cgil che ha portato un milione di persone in piazza nella manifestazione o l’inutile sciopero generale contro il Jobs Act. Ci sono riusciti i freelance e le partite Iva con twitter. Una situazione inconcepibile per chi ragiona con la mentalità tradizionale della politica. Che cosa è accaduto? Il racconto e l'analisi su Euronomade.

***

Basta un tweet storm per fermare una riforma. È il risultato inedito in Italia della mobilitazione online organizzata dalle associazioni del lavoro autonomo e dei freelance Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni che, per il momento, hanno neutralizzato la grave riforma del regime fiscale agevolato per le partite Iva under 35 imposta dal governo Renzi nella legge di stabilità. Una decisione smentita già sei ore dopo la sua approvazione dal presidente del Consiglio che ha detto di avere fatto un errore (“autogol” nel gergo falso-pop dei ceti dominanti). Questo dettaglio è importante per comprendere il lato debole della politica dell'austerità oggi.

Per la prima volta, in un anno di governo, Renzi ha ammesso di avere sbagliato. Non c'è riuscito il milione che la Cgil ha portato in piazza nella manifestazione di Roma il 25 ottobre 2014 o l'inutile sciopero generale contro il Jobs Act fatto una settimana dopo l'approvazione in Senato della legge delega il 3 dicembre 2014. Ci sono riusciti, invece, poche migliaia di persone hanno colpito ripetutamente l'account twitter del presidente del Consiglio per quattro mesi e lui – che ha sempre quel cellulare in mano anche nelle conferenza stampa con altri capi di stato – ha speso del tempo a leggere questi tweet. E da solo, nella camera buia della sua coscienza, ha compreso l'errore che poi ha confessato anche in Tv. Monti, o Letta, per non parlare di Berlusconi, non l'avrebbero mai fatto. La “rottamazione” ha portato una novità nel cuore dello Stato: al di là di chi realmente è Renzi, c'è qualcuno che sente di far riferimento ad una dimensione sociale del quinto stato. Si tratta di un dato politico non irrilevante.

giovedì 29 gennaio 2015

QUANDO L'ARBITRO RENZI FA AUTOGOL I FREELANCE SI RIVOLTANO

Roberto Ciccarelli - Oltre 3500 mes­saggi di pro­te­sta hanno inve­stito l’account twit­ter del pre­si­dente del Con­si­glio per chie­dere una solu­zione al cla­mo­roso auto­gol del governo sulle par­tite Iva. La sto­ria per tweet, imma­gini, post. La con­di­zione dei nuovi poveri a par­tita Iva rac­con­tata in uno storify (da Quinto Stato)


giovedì 22 gennaio 2015

PERCHE' IL GOVERNO 2.0 DI RENZI VUOLE ELIMINARE I FREELANCE

Roberto Ciccarelli


Dal primo gennaio in vigore la riforma del regime fiscale agevolato per le partite Iva e l’aumento di tre punti della gestione separata Inps. Gli autonomi annunciano iniziative «non convenzionali» di protesta: «Metteremo il MalusRenzi in fattura». Breve storia della vera contraddizione del governo 2.0 di Renzi: quello che parla di giovani e innovazione e opprime il lavoro autonomo aumentando  tasse e la previdenza.


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Dal primo gennaio in Italia uccidere un freelance con il fisco e la previdenza non è problema. Il governo Renzi non ha voluto evitare l'introduzione della riforma del regime dei minimi e l'aumento dei contributi alla gestione separata dal 27,72% al 29,72% che penalizzeranno gravemente i lavoratori autonomi con la partita Iva. All'indomani dell'approvazione della legge di stabilità, un intervento «ad hoc» è stato promesso dal presidente del Consiglio «nei prossimi mesi», ma la doppia tagliola predisposta dal suo governo è scattata subito nella legge di stabilità ed è stata recepita dall'agenzia delle entrate.
Questo segmento del quinto stato, a cui afferiscono gli under 35 che dal 1 gennaio apriranno una partita Iva e gli iscritti alla gestione separata dell'Inps, è stato escluso da ogni incentivo garantito al lavoro dipendente dall'esecutivo targato Pd-Nuovo Centro-Destra, ad esempio il bonus degli 80 euro. Senza contare la sua discriminazione rispetto alle categorie del lavoro autonomo che contano di più. Ai commercianti e agli artigiani è stata infatti garantita l'abolizione del minimale Inps e la riduzione del carico fiscale fino a 40 mila euro e 25 mila euro di fatturato (per oltre 500 milioni di euro). 
A chi svolge un ruolo nelle professioni del lavoro della conoscenza Renzi ha invece triplicato le tasse. Rispetto al vecchio regime fiscale agevolato, questa platea che il ministero dell'Economia calcola tra 570 mila e 772 mila persone, la riforma prevede 15 mila euro di fatturato lordo fissato come tetto massimo, quindi un reddito netto vicino alla soglia di povertà, insufficiente per il riconoscimento di un anno intero di anzianità contributiva.

sabato 27 dicembre 2014

LEGGE DI STABILITA': AI FREELANCE NON RESTA CHE LA COALIZIONE

Sergio Bologna

Cari amici di Acta, cari colleghi,

il governo Renzi e la maggioranza parlamentare che lo sostiene – malgrado i non pochi amici che abbiamo là dentro, anche tra l’opposizione – ci ha bastonati più di quanto avessero fatto Prodi, Berlusconi e Monti. Ormai è chiaro che siamo un bancomat al quale è difficile rinunciare per chi cerca di cavar soldi dai cittadini dovunque può (e si vanta di diminuire le tasse).

Qualcuno di noi potrebbe pensare di rifarsi con una resa dei conti elettorale ma questo governo, a mio avviso, non ha nessuna intenzione di andare alle elezioni prima del 2017. Avrà tutto il tempo quindi di bastonarci ancora di più e noi dovremo subire, anche se le posizioni di Acta sono state condivise dal più ampio fronte di freelance mai costituito.

Dovremo subire noi ma dovranno subire anche tanti altri corpi intermedi, primi tra tutti i tre sindacati. Molte rappresentanze d’interessi verranno semplicemente cancellate, vedi Camere di Commercio. Questo governo ha avuto il mandato di bypassare l’apparato corporativo e consociativo su cui si è retta la nostra confusa e clientelare democrazia.  

giovedì 24 luglio 2014

LO SCIOPERO FISCALE DI DANIELA FREGOSI: "ANCHE I FREELANCE HANNO IL DIRITTO AD AMMALARSI"

Daniela Fregosi ha rotto il silenzio. Sostenuta da Acta, l'associazione dei freelance, questa consulente e formatrice toscana di 46 anni ha iniziato una protesta a nome delle lavoratrici e dei lavoratori autonomi colpiti da una grave malattia. Un tumore al seno, ad esempio, quello che l'ha colpita l'anno scorso facendo esplodere la vita insieme al suo lavoro. Dopo una lunga ricerca, raccontata sul blog Afrodite K (tumoreseno.blogspot.it), Daniela ha scoperto di avere diritto ad un'indennità di malattia pari a 13 euro netti al giorno, per 61 giorni, 794,46 euro in totale. Poi più nulla, perchè per lo stato non può durare più di 61 giorni.

Un lavoratore dipendente mantiene il suo stipendio e le spese della sua malattia vengono coperte dallo stato. Per un autonomo, invece, il risarcimento è irrisorio, non è prevista alcuna copertura pensionistica. In più dovrebbe versare l'anticipo sui contributi Inps, quelli previsti dalla gestione separata alla quale sono iscritti i freelance.

sabato 1 marzo 2014

PER RENZI ARRIVA UN SUSSIDIO PER TUTTI. MA E' SOLO UN TWEET

Giuseppe Allegri

Continua ad essere grande la confusione intorno al Jobs Act di Matteo Renzi. E la situazione è tutt'altro che eccellente. Veniamo da mesi di dichiarazioni spot, annunci, titoli di un «programma per i lavori». Ai tempi Renzi era solo il nuovo segretario del Pd, con Marianna Madia da lui nominata responsabile per il lavoro. Nel mentre l'ex sindaco di Firenze è riuscito a strappare Palazzo Chigi al suo «amico» Letta e a far diventare Marianna Madia Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione del suo neonato Governo.

A dimostrazione che quando si tratta di sedersi sulle poltrone si riesce ad accorciare i tempi. Si bruciano tutte le tappe e qualsiasi mossa è legittima. Dalla congiura con sorriso da boy scout, alla distribuzione democristiana dei sottosegretariati. Ma per il tanto declamato JobsAct ancora niente. Solo altri slogan, possibilmente in 140 caratteri. La politica del lavoro al tempo di Twitter. Mentre la politica lavora per spartirsi i posti. Poi arriva la notizia che la disoccupazione in Italia dilaga. 12,9% di disoccupati. 42,4% tra i giovani under-24.

martedì 18 febbraio 2014

Il tumore non è uguale per tutti, la lotta per i diritti di Daniela Fregosi

Con l’Inps Daniela Fregosi, lavoratrice autonoma di 45 anni e formatrice da 20, ha dovuto creare una relazione necessariamente complicata. Quando nell’estate del 2013 le è stato diagnosticato un tumore al seno, Daniela ha iniziato la sua lotta personale contro la burocrazia e le ingiustizie del welfare italiano che, a differenza dei lavoratori dipendenti, non riconosce agli autonomi il diritto di curarsi per malattie così gravi.

«La mia vita è esplosa in poche settimane – racconta sul suo blog Afrodite K (tumoreseno.blogspot.it) Un carcinoma infiltrante alla mammella. Il mio corpo che si trasforma, un compagno che sparisce. Il lavoro e il mio conto in banca vanno in tilt». Da qui il titolo del blog, nato nel novembre 2013, che ricorda il robot della serie giapponese Mazinga Z, ben conosciuta da chi ha vissuto l’adolescenza tra gli anni Settanta e Ottanta: «Ecco come sono diventata Afrodite l'eroina dalle tette bioniche – scrive Daniela – che combatte per i diritti delle donne con il tumore al seno. Afrodite, ma non con la «A», con la K, come carcinoma».


I liberi professionisti con la partita Iva non dispongono di «ammortizzatori sociali» in caso di malattie gravi come quella di Daniela. Quando si ammalano, e succede spesso, come per tutti gli esseri umani, «devono essere sempre splendidi, sanissimi, smaglianti, superperformanti, pieni di lavoro e richiestissimi». Se nelle loro parole appare un disagio, o la confessione dell’indicibile, un cancro, devono tenerseli per sè. Per timore di «rovinarsi il mercato», di non ricevere più incarichi o commesse.

Daniela ha invece rovesciato il tavolo, e non ha accettato di restare nell’invisibilità dove gli autonomi a partita Iva, e iscritti alla gestione separata dell’Inps, sono abituati a restare nascosti - per abitudine o per status. Ha iniziato a raccontare il suo «viaggio terrificante» sul blog, descrivendo le giornate nelle file interminabili ai patronati con utenti disorientati in cerca di informazioni. Racconta le attese ai call center dell’Inps dove, come spesso accade ai lavoratori autonomi - documentatissimi e consapevoli dei diritti che mancano - di spiegare ai funzionari dietro il vetro l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi.

Alla fine di questo pellegrinaggio, questo è stato il risultato: «Finalmente ricevo il saldo complessivo delle due indennità di malattia il 20 gennaio 2014 - scrive Daniela - totale giorni indennizzati 61 (è la regola più di 61 in un anno non te ne danno, meno male che il 2013 è finito sennò m’attaccavo). La cifra totale è di 794,46 euro per una media di circa 13 euro al giorno».

Se sei una lavoratrice autonoma in Italia, hai il diritto di essere curata per un cancro solo per 61 giorni e non per tutta la durata della malattia. In più gli autonomi sono costretti a continuare a pagare gli anticipi Inps e quelli Irpef anche se non possono più lavorare. Ma questo non basta perché, viste le file interminabili negli ospedali pubblici, anche l’autonomo sarebbe tentato di rivolgersi ai privati. Oltre al fisco implacabile, allora deve pagare anche queste cure.

Daniela ha reagito e promuove la disobbedienza fiscale per gli autonomi ammalati in cambio del riconoscimento dei diritti. Ha anche lanciato una petizione su change.org che ha raccolto ad oggi 4.055 sostenitori (ne servono altri 10.945 mila). Chiede la revisione delle norme attuali per tutelare almeno le situazioni di malattie adeguatamente documentate e la possibilità di sospendere tutti i pagamenti inps e irpef durante la malattia.

Altro punto della sua battaglia è la richiesta di un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio). Daniela è una socia dell’associazione dei consulenti del terziario avanzato (Acta) che dal 2004 è impegnata nella battaglia a favore della crescita della coscienza del Quinto Stato tra i lavoratori autonomi.

A partire dai diritti sociali non riconosciuti a chi non ha un contratto da dipendente. Questi lavoratori indipendenti vivono come «cittadini di serie B», cioè come apolidi fuori dalla costituzione che nell’articolo 32 e nel 38 stabilisce il diritto alla cura e all’assistenza universali per tutti, sia per le partite Iva, che per i dipendenti e tutti i precari. Daniela sa che la sua battaglia ha un valore europeo e infatti cita la risoluzione del parlamento europeo del 14 gennaio 2014 che chiede a tutti gli Stati membri di garantire la sicurezza sociale a tutti i lavoratori, dunque anche agli autonomi - oltre il 15% dell’occupazione totale nell’Ue - che per la prima volta vengono riconosciuti come lavoratori in quanto tali.

Roberto Ciccarelli

mercoledì 8 gennaio 2014

Il JOB ACT CORRE SU UN BINARIO STRETTO

Roberto Ciccarelli

Il «Job Act» verrà presentato tra la fine della settimana e l’inizio della prossima dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi che ieri all’inaugurazione di «Pitti Uomo» a Firenze ha delimitato sei campi d’intervento. Considerata l’occasione, il primo è quasi obbligatorio: si tratta dell’immancabile rilancio del «made in Italy». Seguono quelli del settore manifatturiero, a cui tiene molto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, turismo, cultura, turismo e «innovazione».

mercoledì 13 novembre 2013

UNA NUOVA SPECIE DI PROLETARIATO: IL QUINTO STATO DELLE PARTITE IVA E DEI CONTRATTISTI

Anche i lavoratori indipendenti sono finiti nella trappola della crisi. Solo nell’ultimo anno hanno perso il lavoro 63 mila tra partite Iva (-21.446) e lavoratori a progetto (-45.137), due tipologie di prestazione lavorativa in realtà molto diverse ma che hanno lo stesso destino. Quello di versare i contributi previdenziali più alti rispetto ad un reddito che è passato dai 18mila euro del 2011 ai 15.500 del 2012, con un calo del -17,7%. l’aumento dell’aliquota dal 27% al 28%, a partire dal 1 gennaio 2014, e in prospettiva fino al 33% come stabilito dalla riforma Fornero sarà il colpo di grazia per queste persone che, in media, guadagnano 672,14 euro mensili (8.065 euro annui). Questi i dati inquietanti resi noti ieri dal terzo rapporto intitolato «Lavoro a perdere: meno occupati, meno reddito» dell’Osservatorio dei lavori dell’associazione 20 maggio che ha elaborato i dati Inps.

Che cosa ci fanno insieme figure così diverse tra loro, i freelance - che lavorano esclusivamente con la partita Iva - e i cosiddetti «parasubordinati» - che un contratto di lavoro ce l’hanno, ma a termine - nella stessa cassa previdenziale? Per chi non lo sapesse, la gestione separata è la gallina dalle uova d’oro dell’Inps. Secondo un precedente rapporto dell’Osservatorio, curato sempre da Patrizio Di Nicola, gli indipendenti versano all’Inps circa 7 miliardi di euro all’anno, senza ricevere alcun tipo di tutela sociale. In compenso, questi soldi (da moltiplicare per 17, tanti sono gli anni di esistenza della gestione separata) finanziano altre casse previdenziali in deficit. 

giovedì 31 ottobre 2013

LA RIVOLTA DELLE PARTITE IVA


Il mondo del lavoro indipendente si mobilita contro una delle peggiori norme contenute nella riforma Fornero delle pensioni: l'aumento di un punto dell'aliquota previdenziale per le partite Iva iscritte alla gestione separata dell'Inps a partire dal 1 gennaio e di cinque punti entro il 2018, dall'attuale 27,72% al 33%. Per la prima volta nella storia repubblicana, oltre trecento associazioni e gruppi organizzati del lavoro autonomo e professionale diventano protagoniste di un'azione politica congiunta e vengono supportate, elemento ulteriore di novità, dalla Cgil e dalla Uil. 

giovedì 11 luglio 2013

I PARIA DEL GIORNALISMO CHIEDONO DIRITTI E WELFARE

C’è un fantasma che si aggira nel giornalismo italiano. Vive come un «paria». Per ogni articolo, o lancio d’agenzia, percepisce una manciata di euro. Talvolta riesce a strappare un contratto di collaborazione, ma non ha ammortizzatori sociali. Se si ammala. deve lavorare comunque. Se il suo giornale chiude, dichiara lo stato di crisi o va in fallimento, la riforma Fornero lo esclude dall’Aspi e dalla mini Aspi, l’assicurazione una tantum contro la disoccupazione prevista per gli «atipici», ma non per i giornalisti precari che lavorano da parasubordinati per una o più testate, molto spesso per anni. Se desiderano un figlio, oggi le giornaliste non hanno diritto alla maternità.

Continua a leggere:
I “paria” del giornalismo chiedono diritti e welfare

domenica 9 giugno 2013

GESTIONE SEPARATA INPS: LA CGIL VUOLE L'AUMENTO DEI CONTRIBUTI PER IL LAVORO AUTONOMO?

Andrea Dili*

La scorsa settimana, come Associazione XX Maggio, abbiamo presentato una ricerca sul mondo del lavoro atipico, concentrandoci in particolare sugli iscritti alla famigerata gestione separata dell'Inps. Per i dati rimando a questo articolo di Roberto Ciccarelli e al prospetto dei dati pubblicati sul nostro sito. Qui vorrei soffermarmi sulla inaccettabile situazione vissuta dai lavoratori in partita iva. 

Come noto, sono persone che svolgono il proprio lavoro in forma autonoma, che mettono in gioco sul mercato le proprie competenze professionali, che generalmente forniscono servizi e prestazioni ad alto valore aggiunto per la collettività. Si tratta - e questo forse è meno noto - di soggetti penalizzati rispetto ai lavoratori dipendenti sia da un punto di vista fiscale che previdenziale. 

lunedì 14 gennaio 2013

A PAVIA L'UNIVERSITA' NON RICONOSCE LA MATERNITA' DELLE ASSEGNISTE

Lucia Vergano, 36 anni, è un'economista che si occupa di questioni ambientali. Ha lavorato per la Commissione Europea a Siviglia e, da mercoledì prossimo, ricomincerà a lavorare in un centro di ricerca a Ispra in provincia di Varese. Come molti precari della ricerca, anche lei conduce una vita nomade. Dopo il dottorato in finanza pubblica a Pavia, ha ricevuto due assegni di ricerca più una serie di contratti di collaborazione dall'università di Padova. 

Casualmente, nel 2007 ha incrociato il destino che l'accomuna a circa 1,5 milioni di lavoratori indipendenti iscritti alla Gestione separata dell'Inps e, da quel momento, la sua vita è cambiata. Lucia chiese l'estratto conto contributivo all'Inps di Padova, rendendosi conto che la sua posizione previdenziale aveva più buchi di un gruviera svizzero. 

giovedì 21 giugno 2012

DDL FORNERO: CHIAMATELA RIFORMA "DAMIANO-TREU"




Giuseppe Allegri*

Converrà chiamare “Riforma Damiano-Treu” il Disegno di legge sul “mercato del lavoro” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati e comunemente definito “Riforma Monti-Fornero”, soprattutto dinanzi all'inspiegabile urgenza di una sua approvazione a tappe forzate, che i due parlamentari del PD, Relatori della legge, l'uno – Tiziano Treu – al Senato, l'altro – Cesare Damiano – alla Camera, hanno sapientemente inserito nelle corsie preferenziali di lavori parlamentari altrimenti immobili e rissosi. 

«Devo arrivare al Consiglio europeo del 28 giugno con la riforma del mercato del lavoro, altrimenti l'Italia perde punti». Quella riforma del Welfare «presto verrà rivalutata anche da coloro che, pur avendola confezionata partecipando alle consultazioni, ora la criticano». Così si è espresso, lapidario e proverbiale, il Premier di unità nazionale Mario Monti lo scorso sabato 16 giugno, ospite de “La Repubblica delle idee”. 

Evidentemente dicono molte verità queste due affermazion:

Da una parte la consapevolezza che l'unica “riforma” che questo Governo agonizzante può incassare è quella sul “mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, come recita il DdL presentato mesi fa al Senato da Fornero e Monti. Sembra un titolo beffardo per un Paese che entra nel quarto trimestre consecutivo di recessione, in cui l'unica cosa che cresce è la disoccupazione, prossima all'11%, mentre quella giovanile è già intorno al 35%. Sicuramente è un successo assai misero per una maggioranza governativa da grande coalizione, chiamata ad approvare “riforme di struttura” e “salvare il Paese”.

Dall'altra la certezza che le parti sociali - il patto dei produttori, di sindacati confederali e Confindustria – hanno contribuito attivamente in sede di mediazione parlamentare del testo (soprattutto tramite il Relatore al Senato, l'on. Tiziano Treu e la sua sapiente mannaia taglia-emendamenti) ed ora fingono – invero in modo assai timido – un'opposizione di facciata, dinanzi al precipitare delle condizioni di vita e sopravvivenza delle persone, ancor prima di poterle pensare “forza lavoro”.

domenica 10 giugno 2012

CENERENTOLA SENZA LIETO FINE



Sergio Bologna

Sul sito tv.fanpage.it si leggeva un po’ di tempo fa:

"L’opera lirica "Cenerentola" di Rossini arriva sulla Rai grazie ad Andrea Andermann, lo stesso che ha portato il Rigoletto di Verdi in tv nel 2010: il progetto era già previsto per il 2011, ma arriva oggi a definizione con la scelta di musica, orchestra, ambientazione e regista. Quest’ultimo, ruolo importantissimo per la difficoltà nel mescolare cinema, lirica e televisione in opere di tale sorta, sarà ricoperto dall’orgoglio italiano Carlo Verdone, sin ora direttore dei suoi film e per la prima volta insignito di un sì prestigioso impegno.

Restano ancora sconosciuti i nomi degli attori che saranno coordinati dal romano e trapela solo la presenza, non confermata, di Ruggero Raimondi. "Dopo aver superato questo, girare un film sarà facilissimo" ammette Verdone, scelto come regista dell’opera anche per la stima che nutre verso il compositore Rossini. “Se ci fosse stato un altro compositore avrei detto no” dice il regista, senza peli sulla lingua, consapevole della grandiosità del progetto che andrà in onda in mondovisione. Le macchine da presa del romano si muoveranno tra Palazzo Reale a Torino, il parco regionale La Mandria, Villa dei laghi e la palazzina di caccia di Stupinigi, per il montaggio dei due momenti televisivi entro i quali si dislocherà l’opera: la diretta è prevista per il 3 giugno alle 20.30 e alle 23.30 e lunedì 4 alle 20.30. La coreografia della Cenerentola rossiniana sarà curata da Ennio Guarnieri, mentre le composizioni del celeberrimo musicista italiano verranno eseguite dai 64 elementi dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai con Gianluigi Gelmetti maestro d’orchestra".

Ed in effetti i telespettatori hanno potuto godere di questa nuova impresa della rete nazionale. Senonché, il giorno dopo la seconda emissione, "l’orgoglio italiano" Carlo Verdone riceveva questa lettera indirizzatagli dai lavoratori che avevano contribuito alla riuscita dello spettacolo:

"Ci chiediamo e chiediamo a Carlo Verdone, dopo la messa in scena della sua opera:

"Ma Lei è a conoscenza di tutto questo? Lei sa che il livello di barbarie contrattuale toccato in questa produzione non si era mai raggiunto, né a Torino né altrove in Italia, in nessun progetto Audiovisivo? I lavoratori, di ogni categoria,  che sono coinvolti lamentano arroganza, maleducazione, soprusi e ricatti.  Hanno subito vessazioni dall’inizio del loro rapporto con Rada Film sotto tutte le forme, la prima delle quali ovviamente è stata la minaccia di  "espulsione" in caso di lamentele. Usiamo  il temine "espulsione"  invece che "licenziamento"  non a caso, essendo per la maggior parte rimasti a lungo al lavoro prima di essere  assunti. Quindi privi di Collocamento e obblighi contributivi da parte della Rada Film.

I contratti non si sono visti per molti lavoratori, nonostante i quotidiani solleciti, e quando sono comparsi non erano  a regola. Non citano la paga, né la data di riscossione delle spettanze, né i termini dell’assicurazione obbligatoria, né l'orario di lavoro. Lei sa Sig. Verdone che nessuno ha ancora preso un Euro e alle richieste sul pagamento del dovuto viene loro risposto in modo vago ed approssimativo? Nel nostro Contratto Collettivo c'è l’obbligo di pagamento settimanale ai lavoratori. Ci sono persone che lavorano al Suo progetto da metà marzo e non hanno avuto un Euro di acconto. 

Molti importanti collaboratori della prima ora se ne sono andati scandalizzati dalle condizioni di lavoro  a cui erano chiamati a sottostare (tra questi Renato Berta, che avrebbe dovuto dirigere la fotografia, uno dei nomi illustri della recente storia del cinema, vincitore tra l’altro del ‘Donatello d’Oro’ del 2011 per il film di Martone ‘Noi ci credevamo’ N.d.A.). Lei sa che la Rada Film ha negato ai suoi collaboratori decine e decine di obblighi  giornalieri contributivi obbligatori?

Abbiamo letto tutti l’articolo di qualche giorno fa su "Repubblica – Torino" in cui si faceva cenno alla visita negli uffici di produzione dell’Ispettorato di Lavoro di Torino e da cui si deduceva (parole del direttore di produzione, Sig. Paolo Antonucci)  che gli Ispettori avevano trovato "tutto in regola".  Ecco, questo è il punto. Non si sa se l’Ispettorato del Lavoro sia stato convocato da qualche lavoratore scontento o da chissà chi, sta di fatto che tutto è successo in quell’Ispezione, tranne che trovare "tutto in regola". Lei lo sa, Sig. Verdone, che al momento dell’arrivo degli Ispettori di Lavoro negli uffici di Produzione sono state fatte "allontanare" in attesa della fine dei controlli  delle figure professionali che erano lì al lavoro,  perché non in regola e quindi c’era il timore che potessero essere testimoni scomodi? Molti  lavoratori chiamati "a giornata" non hanno mai dovuto presentare documenti di assunzione perché previsti completamente "in nero". In questa situazione Lei, Sig. Verdone, si è apprestato a condurre in porto la Sua Opera. Non sappiamo quanto frutterà alla Sua persona o alla Società di Produzione, e nemmeno vogliamo saperlo. Né sappiamo quanto reddito produrranno gli introiti pubblicitari derivanti da un progetto così grande, da andare in diretta mondiale. Ma sappiamo che tutto questo è stato fatto sulla pelle di tanti lavoratori onesti, professionali  e precari che meritavano un trattamento migliore, quantomeno in termini di dignità e di legalità".

A scrivere questa lettera è stato il S.A.L.A. Sindacato Autonomo Lavoratori Audiovisivo.

Nella nostra Associazione ci sono parecchi soci a partita Iva che lavorano nel settore audiovisivo e le "regole" che vigono in questo mercato le conoscono bene. Come quella di coinvolgere dei tecnici, degli specialisti, in un progetto interessante, fare leva sulla loro passione per il lavoro, cominciare a definire il progetto in tutti i dettagli... e poi un giorno arriva la notizia "scusate, ma il finanziatore ha cambiato idea, ha problemi, però forse ne riparliamo tra qualche mese... il vostro lavoro non andrà perduto... siete bravissimi". Mesi di lavoro gratis con il miraggio di un contratto che verrà. E se chiedete a uno di questi soci: "Ma perché continui a cascarci, perché non ti sei fatto fare subito un contratto?", allargano le braccia e rispondono "O metti in conto tre bidoni prima che un progetto vada in porto o non lavori..."

Per i nostri soci che lavorano a Partita Iva la situazione è ancora più difficile. Il rapporto è quasi sempre con Agenzie, farsi "collocare" sta diventando un miraggio, la botta degli aumenti alla Gestione Separata li costringerà a gettare la spugna. E qualcuno ormai ha deciso di emigrare...

Godetevi la conferenza stampa di Andermann:


mercoledì 2 maggio 2012

IL GRANDE ALIBI E LE SIMMETRICHE IPOCRISIE

Sergio Bologna

"Lo scontro sull’art. 18 non è una politica per lo sviluppo, è una scena di simmetriche ipocrisie [...]. Si parla di stabilizzazione, si parla di contratto unico, ma perché nessuno parla dei working poor? Si parla di disoccupati, ma perché nessuno parla degli occupati che stanno certe volte peggio dei cassaintegrati? Perché chi lavora per far rispettare i suoi diritti deve sempre ricorrere alla magistratura? ".(Pubblicato sulla Newsletter Lab21)

***

E’ finito il tempo in cui tutta la crisi del paese si poteva addossare alle responsabilità della Lega e del Cavaliere. E’ finito il Grande Alibi con il quale certi partiti e grandi organi di stampa hanno vissuto, o vegetato, coprendo le loro responsabilità storiche con le immagini marionettistiche o truci di Bossi e Berlusconi. Adesso stanno lì, mezzi nudi, e la loro pochezza è sempre più visibile. Cercano di fare un po’ lo stesso giochetto con il governo Monti, ci provano, ma è più difficile, lo hanno voluto loro, lo ha confezionato il Presidente. Come si può sconfessare una cultura, propria di quella generazione di ex comunisti, che ha sempre visto il nemico a sinistra e considerato alla stregua dell’eversione le espressioni di autonomia di pensiero che si fanno rappresentanza?

domenica 29 aprile 2012

SE CHI CI GOVERNA NON SA IMMAGINARE IL FUTURO, PROVEREMO A FARLO NOI



Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d'autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell'economia collaborativa. Siamo cervelli in lotta, non in fuga, ovunque ci troviamo.

mercoledì 25 aprile 2012