Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta migranti. Mostra tutti i post

venerdì 8 dicembre 2017

FUORILUOGO OVUNQUE, OVUNQUE A CASA


Roberto Ciccarelli

Lo straniero mette in discussione l’identico e la proprietà, evidenzia l’estraneo che risiede nel proprio. Straniero è la possibilità di essere diverso da ciò che si è. Lo straniero non è solo l’altro da me, ma è quello che abita in me. Questa è una conquista nella consapevolezza dell’essere umano ed è stata definita da Freud come “perturbante”, ciò che turba l’ordine dell’Io, mostrando l’inquietudine più grande: l’Io è un altro ed è fondamentalmente straniero a se stesso. 

È unheimlich, letteralmente un essere-senza-casa. L'origine sta nel movimento, quello fisico, tra i continenti, alla ricerca di un'apertura del muro eretto dallo Stato, tra le navi da guerra che danno la caccia ai migranti fuggiaschi. E nel movimento dello sporgersi fuori da sé, nel fluire nella vita, non ne dominare. Straniero sei tu, oltre la cittadinanza, oltre la nascita in un luogo. 

Wanderung, si dice ancora in tedesco. In questa parola, profonda come la storia, c'è il migrare e l'errare. La verità di questa parola bellissima è questa: chi abita non è mai puro. Viene da un movimento, si dirige verso un altro movimento. Il punto dove è arrivato coincide con una nuova partenza. Prima che fosse l'abitante di una terra, c'era l'errante che ha deciso di fermarsi, prima di ripartire. Questa verità è scandalosa nel tempo dello sciovinismo del benessere, del cinismo securitario, del "non sono razzista, ma...". E' inquietante che il bianco sia come il nero: oggi è inaccettabile per lo Stato armato dall'odio contro i migranti.

sabato 24 agosto 2013

I DANNATI NEI GHETTI DELLA CAPITANATA

Viaggio nei ghetti della Capitanata pugliese, dove vivono almeno 20mila braccianti africani. È l'impero dell'oro rosso, dove il caporalato è legge e la prostituzione low-cost. 


***



Non ci sono spuntoni, ringhiere, garitte o guardiani. A venticinque chilometri da Rignano Garganico, a tredici da Foggia, a due dal cadavere industriale dell’ex zuccherificio Eridania, il campo di lavoro che i migranti chiamano «grand ghettò» non è protetto nemmeno dal filo spinato. All'alba milleduecento nigeriani, senegalesi, burkinabé, ghanesi, ivoriani e maliani, vengono usati dai caporali come attrezzi umani. Al tramonto vengono deposti nel paniere della forza-lavoro disponibile pronta ad un nuovo uso. Sono i dannati delle olive e delle angurie, degli ortaggi e delle patate. E poi dell'oro rosso: il pomodoro.

Sodoma e Gomorra
Il grande ghetto di Rignano sorge in una steppa rovente solcata da trattori, falciatrici e Tir che sfrecciano a grande velocità. È una prigione a cielo aperto dove le barriere sono trasparenti, ma esistono. Crescono nell'anima di chi è irregolare, o clandestino, e vive nei cento e più tuguri di plastica, legno e cartone che formano la bidonville. Sono rifugi asfissianti, piantati a cinquecento metri da un cespuglio di pale eoliche, giganti a tre denti che mulinano pensieri imperturbabili. Il ghetto è il prodotto di un'ingegnosa opera di auto-costruzione. Prima si costruisce lo scheletro con assi di legno, spesso lavorati dai resti degli ulivi secolari che vegliano tra le zolle grasse. Il cartone viene preso nelle discariche di Foggia, la plastica rimediata dai ferramenta. L'affitto per chi arriva è tra i 25 e i 35 euro pagati a chi abita il ghetto in tutte le stagioni e non sa dove andare.

lunedì 5 dicembre 2011

LA FURIA DEI CERVELLI A BARI

Giovedì 22 dicembre, ore 18 Zona Franka 2.0, Via Marchese di Montrone 80, Bari, presentazione de La Furia dei Cervelli, saranno presenti gli autori.


"Questo libro, scritto a quattro mani da una piccola, ma combattiva comunità di freelance, indaga le inconfessabili ragioni che hanno portato le classi dirigenti di destra e di sinistra a creare, e poi a rimuovere, le ragioni di questo genocidio. Al loro sguardo vigile e partecipato non sfuggono gli innumerevoli segnali che indicano come il vento stia cambiando e sia giunto il momento di una trasformazione radicale di sistema." 

venerdì 11 novembre 2011

SHARING-IVREA: LA FRONTIERA DELLE NUOVE POLITICHE ABITATIVE

 

IVREA-TORINO- 11 NOVEMBRE- La nuova frontiera delle politiche pubbliche nasce dall'alleanza tra architetti e lavoratori della conoscenza, tra giovani e freelance e migranti e pensionati. Nella crisi più devastante dal 1929 nasce dall'auto-organizzazione e dall'intelligenza collettiva l'idea di condividere -e costruire - la casa, il lavoro, il progetto di una politica in comune. Come finanziarla? Con il governo dal basso capace di intrecciare una fondazione bancaria che opera nel territorio e una fondazione sociale di Venture Philantropy che reinveste capitali in maniera etica.