In Italia non si viene solo partoriti, si rinasce con un acronimo.
Si chiamano Tfa e Pas, insegnano a scuola. Il governo Monti li ha concepiti in tempi diversi, ma rientrano nella stessa famiglia, concepita per mettere l'uno contro l'altro i docenti, giovani e meno giovani, abilitati e non abilitati, precari storici e precari più recenti. Figure che rientrano nell'arcipelago dell'intermittenza.
Del reddito, del cuore, di questo presente.
Questa è la storia di Alessandro Viti, e di altri 11 mila abilitati del «Tirocinio Formativo Attivo» (Tfa), che hanno pagato 2500 euro per ottenere un'abilitazione all'insegnamento, hanno affrontato test e lezioni, e un esame finale. Al termine del percorso, queste
persone non sono state inserite in graduatoria e non potranno
insegnare. A complicare la situazione sono arrivati i «percorsi
abilitanti speciali» (Pas) riservati a chi ha svolto almeno tre anni di
insegnamento nella scuola.
Quando saranno riaperte le graduatorie, queste 70 mila
persone (questa è l'ultima stima) supereranno gli abilitati «Tfa». Il rischio per i Tfa è che un lungo tirocinio iniziato molti mesi fa, e condotto a ritmi forzati, si concluda in nulla. Per i Pas, che hanno un'esperienza di insegnamento spesso superiore rispetto a quella dei colleghi più giovani, ma non la loro abilitazione, l'inserimento in graduatoria segnerebbe un giusto riconoscimento dopo tanti anni difficili. Ma il conflitto è duro.
Il conflitto è tra il principio di
«merito» (i Tfa hanno superato un esame e un concorso) e quello
dell’«anzianità» di servizio. Il risultato è una «guerra tra i poveri». Sono
in arrivo almeno 4 ricorsi, mentre i funzionari stanno cercando una
soluzione al caos (è previsto un incontro il 16 settembre). Si cerca una soluzione, ancora non si sa quale.
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mercoledì 11 settembre 2013
UN ACRONIMO E' PER LA VITA
martedì 3 settembre 2013
BEFFATO AL CONCORSONE: «HO VINTO UN POSTO, MA NON SARO' ASSUNTO»
Dopo 11 mesi di test, verifiche e esami, Roberto ha vinto una cattedra. Poi l'amara scoperta: quest'anno non sarà assunto e non riceverà uno stipendio
***
Roberto De Robertis, 36 anni, è un docente di ruolo senza cattedra né stipendio. È uno dei 2.032 vincitori del «concorsone» beffati da un errore di programmazione del Ministero. Dopo undici mesi di prove e colloqui massacranti si è classificato 13° su 33 posti disponibili in «lingua e civiltà inglese». Metà – quindici - avrebbero dovuto essere assegnati quest’anno, ma le persone che hanno preso una cattedra sono state solo nove. Roberto non sa in quale scuola ha vinto la cattedra, né la città pugliese dove insegnerà.
Dove sono finite le altre sei cattedre?
Al momento sono scomparse. Gli altri vincitori non sono stati convocati entro il 31 agosto per essere immessi in ruolo in questo anno scolastico. La graduatoria di lingua inglese è stata pubblicata il 13 agosto. Gli uffici hanno convocato i vincitori il 28. Ogni convocato avrebbe dovuto scegliere la cattedra in una scuola media o in una superiore. I posti avanzanti dovevano essere assegnati con un’altra convocazione che però non è stato possibile espletare.
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Roberto De Robertis, 36 anni, è un docente di ruolo senza cattedra né stipendio. È uno dei 2.032 vincitori del «concorsone» beffati da un errore di programmazione del Ministero. Dopo undici mesi di prove e colloqui massacranti si è classificato 13° su 33 posti disponibili in «lingua e civiltà inglese». Metà – quindici - avrebbero dovuto essere assegnati quest’anno, ma le persone che hanno preso una cattedra sono state solo nove. Roberto non sa in quale scuola ha vinto la cattedra, né la città pugliese dove insegnerà.
Dove sono finite le altre sei cattedre?
Al momento sono scomparse. Gli altri vincitori non sono stati convocati entro il 31 agosto per essere immessi in ruolo in questo anno scolastico. La graduatoria di lingua inglese è stata pubblicata il 13 agosto. Gli uffici hanno convocato i vincitori il 28. Ogni convocato avrebbe dovuto scegliere la cattedra in una scuola media o in una superiore. I posti avanzanti dovevano essere assegnati con un’altra convocazione che però non è stato possibile espletare.
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martedì 16 aprile 2013
PIU' CLASSI POLLAIO E MENO 81.614 INSEGNANTI
Tra il 2008 e il 2013 in Italia sono scomparsi 81.614 insegnanti a
fronte di un aumento di più di 90 mila alunni in tutte le scuole. Lo
sostiene la Flc-Cgil in uno studio dove viene segnalato anche il taglio
di 43 mila Ata avvenuto nel corso degli ultimi cinque anni. Tranne che
nell’infanzie, sono state cancellate 28 mila cattedre nella scuola
primaria, 22 mila nelle medie e 31 mila nelle superiori.
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