A cosa servono i test Ocse-Pisa? Il livello di «competitività» in matematica, nelle scienze e nella lettura, è sotto la media in Italia. il «Programma di valutazione internazionale degli studenti» rimanda il nostro paese che resta in bassa classifica. La spesa per l’istruzione procapite tagliata dell’8% dal 2001, ma le politiche neoliberali insistono sull’aziendalizzazione della scuola.
Quando in Italia si è iniziato a parlare dei test Pisa qualcuno deve avere pensato all'amata torre pendente, meta turistica nell'omonima città toscana. Nelle scuole dei 65 paesi Ocse non è più così da dieci anni, perché Pisa è il minaccioso acronimo del «Programma di valutazione internazionale degli studenti», il Programme for International Student Assessment. Nella neolingua di chi gestisce le politiche neoliberali dell'istruzione a livello internazionale, questo acronimo allude a uno studio triennale che valuta il livello acquisito dai liceali quindicenni nel campo della matematica, delle scienze e della capacità di lettura e comprensione di un testo. Su questa base vengono redatte le classifiche in base alle quali la governance misura il livello di «performatività» del sistema scolastico nell'economia globale della conoscenza. I test servono a «preparare la vita dei giovani che escono dalla scuola». In futuro serviranno a distribuire le risorse statali decrescenti alle scuole e alle regioni «virtuose» che praticano un'etica imprenditoriale e un modello competitivo dell’esistenza.
Visualizzazione post con etichetta quiz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quiz. Mostra tutti i post
mercoledì 4 dicembre 2013
OCSE-PISA: PRONTI, PARTENZA, VIA AI QUIZ A VITA
Etichette:
la furia dei cervelli,
neoliberismo,
Ocse,
Pisa,
Programme for International Student Assessment,
quiz,
Roberto Ciccarelli,
scuola,
studenti,
test,
Università,
valutazione
sabato 18 maggio 2013
TEST INVALSI, MA NON PER TUTTI
Se ne escludi uno, ci escludi tutti. Così i genitori degli alunni della quinta elementare, sezione E, del VII Circolo Montessori di Roma hanno spiegato la decisione di non sottoporre i propri figli alle prove Invalsi il 7 e il 10 maggio scorsi. Ma cosa sono e per quale progetto sono stati concepiti questi test che oggi vengono sottoposti ai bambini di 7 anni e domani verranno imposti anche alla maturità? Con il ricercatore Renato Foschi cerchiamo di capirlo: governare dalla culla alla tomba il cittadino cosmopolita, l'imprenditore di se stesso. Proprio nel momento in cui la crisi ha dimostrato l'opposto
Leggi: Test Invalsi, ma non per tutti
Leggi: Test Invalsi, ma non per tutti
Etichette:
cobas,
invalsi,
maria chiara carrozza,
montessori,
proteste,
Quinto Stato,
quiz,
renato foschi,
Roberto Ciccarelli,
scuola,
studenti,
VII Circolo Montessori Roma
martedì 18 dicembre 2012
A SCUOLA LA VITA E' TUTTA UN QUIZ: SESSISTA E RAZZISTA
C’era Marina che stava parlando al telefono, mentre Mauro e Franco guardavano la TV. C’era Stefano, che piangeva perché aveva fame! Ma se non piange Stefano ha fame? C’era Mario, che è gentile ma non è un fiorista. Luigi continuava a passeggiare, mentre aspetta un treno per Milano che parte con 1 ora e 20 minuti prima di quello di Genova. Il problema è che lui è a Roma. Aiutatelo. Trovate le coincidenze. Lui non ce la fa.
Al convegno immaginario che si è radunato davanti al mio pc collocato nel sottoscala dell'istituto tecnico Stendhal in via Cassia 726 a Roma è spuntata un'assemblea di studenti. Tra di loro c'era qualcuno a cui piacevano i libri e qualcuno che si definiva un rivoluzionario. Quindi tutti gli studenti sono rivoluzionari e leggono i libri. Magari, ma non ho avuto tempo di approfondire la conoscenza di questa nuova umanità che affolla le classi, perché è venuto il momento delle bariste avellinesi.
Al convegno immaginario che si è radunato davanti al mio pc collocato nel sottoscala dell'istituto tecnico Stendhal in via Cassia 726 a Roma è spuntata un'assemblea di studenti. Tra di loro c'era qualcuno a cui piacevano i libri e qualcuno che si definiva un rivoluzionario. Quindi tutti gli studenti sono rivoluzionari e leggono i libri. Magari, ma non ho avuto tempo di approfondire la conoscenza di questa nuova umanità che affolla le classi, perché è venuto il momento delle bariste avellinesi.
Iscriviti a:
Post (Atom)


