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giovedì 11 febbraio 2016

UN FREELANCE MODELLO OLIVETTI



Roberto Ciccarelli

«Il vento di Adriano» di Revelli, Bonomi e Magnaghi, per DeriveApprodi. I co-workers e l’imprenditore visionario: secondo gli autori del libro, sono loro oggi gli attori della costituzione civile fondata sull’auto-governo. Un'altra idea di "società di mezzo" nel nome dell'industriale visionario

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Adriano Olivetti ha creato la via per il fordismo dolce, scrive Marco Revelli in un libro curioso e sperimentale con Aldo Bonomi e Alberto Magnaghi Il vento di Adriano (DeriveApprodi) dedicato all’«attualità inattuale» dell’industriale visionario.

Imprenditore di successo, lontano dal capitalismo della Fiat che incarnava il modello hard del fordismo: militaresco, onnivoro, imperialistico, Olivetti ha promosso l’idea di un’impresa che vive in osmosi con il territorio grazie a un patto politico e civile. Queste caratteristiche lo rendono oggi il testimone di una sensibilità che gli autori del libro proiettano sulle figure del lavoro autonomo (i freelance); dell’«economia della condivisione» (i makers o i coworkers); sui costruttori di comunità sociali e ecosistemi civili; sulle lotte per i beni comuni o per la rigenerazione urbana e territoriale; sui giovani precari che ritornano nelle aree interne abbandonate dove avviano esperienze di «welfare di comunità».

giovedì 21 gennaio 2016

LIBERA CARTA – SCRIVIAMO I NOSTRI DIRITTI DI FREELANCE



Milano, venerdì 29 gennaio alle ore 18, al coworking Spazio A in via Pollaiuolo inizia il tour della Carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente, promossa dalla Coalizione 27 febbraio. L’incontro sarà introdotto da Sergio Bologna, autore de La new workforce. Il movimento dei freelance

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La carta è promossa dalla Coalizione 27 Febbraio: una rete di venti associazione del lavoro autonomo ordinistico e «atipico» (avvocati, architetti, ingegneri, geometri, farmacisti, ricercatori precari).

La carta dei diritti dei freelance e degli ordinisti (qui il testo) è un testo aperto, una bozza concepita e da costruire insieme con i freelance, gli autonomi e i lavoratori indipendenti che vorranno partecipare alla scrittura dei loro diritti e all’immaginazione di un paese diverso per noi e i nostri lavori.

La proposta della “Coalizione 27 febbraio” nasce anche per confrontarsi criticamente con l’iniziativa governativa sullo “statuto del lavoro autonomo” che sarà presentato in parlamento entro gennaio e diventerà legge nel 2016. Nel frattempo la CGIL ha presentato una “Carta dei diritti universali del lavoro” dove non si fanno differenze tra i diritti del lavoro autonomo e dipendente.

Milano è la prima tappa del tour, e altre ce ne saranno nella città del lavoro autonomo e indipendente. Vogliamo fare rete e partecipare da Nord al Sud, nelle grandi e nelle piccole città, e fino a primavera inoltrata. On-line, faccia a faccia, in incontri aperti o in laboratori di scrittura, nessuna forma di partecipazione è esclusa.

Coalizione 27 febbraio:

ADU – Associazione degli avvocati Difensori d’Ufficio, ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Archivisti in Movimento, Assoarching, Associazione delle guide turistiche, CLAP – Camere del Lavoro Autonomo e Precario, Comitato per l’Equità Fiscale, Comitato Professioni Tecniche – Ingegneri e Architetti F.N.P.I. – Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, Geomobilitati – Geometri, IVA sei Partita, Inarcassa Insostenibile, Intermittenti della Ricerca – Roma, MGA – Mobilitazione Generale degli Avvocati, Rete della Conoscenza, Sciopero Sociale – Roma, Stampa Romana.

***Si ringrazia SHOUT per la gentile concessione dell'immagine

mercoledì 11 novembre 2015

COWORKING: CHE IMPRESA (COLLETTIVA)!


Giuseppe Allegri

Tre anni fa, il 24 e 25 novembre 2012, in un incontro al Teatro Valle Occupato di Roma su Co.Co.Work parlavamo coworking come spazi del lavoro vivo e ci domandavamo:

È forse possibile parlare di Coworking di nuova generazione come impresa rivoluzionaria degli ateliers del lavoro vivo? Per riappropriarsi dei processi di produzione, condivisione e trasmissione dei saperi, delle conoscenze e del fare impresa: l’auto-organizzazione sociale e la sua forza creativa, di nuove forme del vivere associato e del produrre ricchezze, oltre lo statalismo burocratizzato, parassitario e corrotto e l’individualismo proprietario e corporativo, fondato su inscalfibili rendite di posizione.

Era un ragionare condiviso con molti che teneva dentro l'urgenza di immaginare un nuovo modo di fare impresa territoriale, di ripensamento dei distretti produttivi del lavoro culturale e dell'economia della conoscenza, dentro la necessità di ridurre i costi individuali e collettivi, per ottenere reddito e innescare processi di nuovo mutualismo tra pari, cooperazione sociale e produzione di ricchezze, prospettando nuove forme di economia sociale, solidale e collaborativa.

Tre anni dopo quel riflettere in comune le sperimentazioni dei Coworking e FabLab cosa sono diventati? Forme associative e imprenditoriali del lavoro indipendente? Germinazioni continue di Start-up intese come piccole e medie imprese innovative? Nuova cooperazione sociale? Invenzione collettiva di un'economia della condivisione con grande valore simbolico e limitata capacità di redistribuzione delle ricchezze? Spazi attraversati da una moltitudine di imprenditori di se stessi?

giovedì 12 giugno 2014

TORINO: IL QUINTO STATO AL FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTA'

Giuseppe Allegri

Un confronto sui luoghi del lavoro, sui nuovi impieghi e sulle forme non convenzionali di precariato venerdì 13 giugno alle ore 20.00,
Fondazione OAT, BasicVillage – Tettoia Gregoretti, corso Regio Parco 39

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Dietro l'evocazione del quinto stato si cela una condizione esistenziale e lavorativa vissuta da milioni di persone in tutta Europa e soprattutto in Italia. È una condizione sociale in bilico tra lavoro indipendente e autonomo, nuove e vecchie forme di precarietà e flessibilità verso il basso, quindi tra autonoma intrapresa sociale e nuova subordinazione economica.

Ilquinto stato è una condizione sociale che si è affermata nelle vecchie e nelle nuove professioni (dai più o meno giovani avvocati ed architetti, ricercatrici e consulenti, grafici, esperti di marketing, etc.) e in tutte le attività sospese tra precarietà delle committenze e dei contratti di lavoro, pericolo di dipendenza e subordinazione economica, quindi intermittenza di retribuzione. Riguarda vari settori delle economie della conoscenza, cultura, relazioni e cura alle persone. È una condizione vissuta da milioni di persone che, soprattutto in Italia, rimangono esclusi dai diritti sociali fondamentali, ancora calibrati sulla figura del lavoro subordinato standard, anche se oramai anch'essa sempre più impoverita di diritti.

domenica 27 ottobre 2013

CASE, FABBRICHE, COWORKING: UTOPIE CONCRETE IN CITTA'

Ex Colorificio di Pisa, 26 ottobre 2013
L'ex colorificio di Pisa, occupato il 20 ottobre 2012, è stato sgomberato ieri dopo 9 ore e 10 minuti di resistenza pacifica. Lo spazio dell'ex fabbrica di vernici, rigenerato dalla partecipazione di migliaia di persone in una moderna agorà, è tornato ad essere il regno di topi e piccioni. 

Cronaca di uno sgombero

Quest'area di 14 mila metri quadri, a due passi dalla Torre pendente, rischia di essere stravolta da una speculazione che la trasformerà in una zona residenziale. Contro questo progetto si sono opposte le trenta associazioni che per un anno hanno dato vita all'esperimento del «municipio dei beni comuni». Lo sgombero è stato ordinato il 20 settembre scorso dal Tribunale di Pisa ed è iniziato alle 8,20 del 26 ottobre alla presenza del questore Gianfranco Bernabei. 

Ex Colorificio di Pisa, nel 2012
Nella notte si sono barricate all'interno 250 persone. Dopo avere scardinato il portone d'ingresso, la lavagna del corso d'italiano per i migranti è stata portata sulla strada. La polizia è entrata nell'aula delle lezioni, mentre una delle volontarie svolgeva la lezione su come si ottiene un permesso di soggiorno in Italia. Poi è toccato agli artigiani sgomberare i loro attrezzi e macchinari da uno dei vasti capannoni che sono stati trasfigurati nell'aspetto e nell'uso. Subito dopo è venuto il turno degli «equilibri precari», un gruppo di arrampicatori che ha costruito con le proprie mani una gigantesca parete, l'unica in città, per esercitare uno sport sempre più popolare. Quando la polizia si è presentata erano ancora appesi al soffitto. 

lunedì 14 ottobre 2013

APOLIDI, INDIPENDENTI, MIGRANTI: IL QUINTO STATO DA DECODIFICARE

Aldo Bonomi

Emerge la crisi del cosmopolitismo umanitario e il modo di percepirci come comunità. Dal mutualismo al coworking fino all'esperienza di Olivetti, i riferimenti necessari a definire la nuova realtà del Quinto Stato

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La tragedia di Lampedusa chiede sospensione ai microcosmi che parlano solo di imprese e territori. 
Anche se la resilienza dell'isola di Lampedusa merita di essere raccontata come caso emblematico di capacità di adattarsi e lottare in solitudine di fronte all'evento epocale delle migrazioni dei "dannati della terra". Che non sono solo i migranti nel mercato del lavoro globale, ma richiedenti asilo, come ha evidenziato il Presidente della Repubblica. 

Una moltitudine di apolidi prodotti dalla geopolitica e dalla geoeconomia globale. Che scardina i cosmopolitismi del 900. Da quello degli stati-nazione, in transizione verso un'Europa che non c'è, a quello di classe, proletari di tutto il mondo unitevi, che si rovescia spesso nel suo opposto: il conflitto tra gli ultimi. Sino al fallimento di quello liberista della globalizzazione soft che ha liberalizzato la circolazione delle merci che si fa hard a fronte della circolazione degli uomini. Si sente solo la voce del cosmopolitismo religioso che fa riferimento all'uomo ed urla VERGOGNA. Gad Lerner, su Repubblica, ha scritto che la crisi del cosmopolitismo umanitario ci riporta ad interrogarci sul nostro percepirci come comunità di uomini. 

mercoledì 21 novembre 2012

COWORK: IL FUTURO DEL LAVORO VIVO

Giuseppe Allegri
 
Cocowork al teatro Valle occupato di Roma, da sabato 24 novembre alle ore 17 a domenica 25 novembre. Appunti su un vociare che mi rimbalza in testa da mesi, anni, dentro il confronto attivo con molte/i altre/i quintari-e intorno alle questioni del lavoro (e della possibile emancipazione da esso, si sarebbe detto in altri tempi...) in una perdurante epoca che vi vuole impoverite, saccheggiati, precarizzate, di fatto incapaci di pensarci altrimenti, dentro questo quadro depressivo che ci hanno costruito addosso.