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venerdì 19 gennaio 2018

REDDITO (ANCHE) DA FACEBOOK



Loro dicono che è amicizia.

Noi diciamo che è lavoro non pagato.

Loro lo chiamano condivisione.

Noi lo chiamiamo furto.

Loro dicono che ogni mi piace, chat, tag o poke è un contatto

Noi diciamo che siamo trasformati in un profitto.

L’entusiasmo compulsivo generato dall’uso della piattaforma porta i suoi utenti a diventare involontari sostenitori del nuovo imperativo: il lavoro non pagato è un’attività naturale, inevitabile e persino appagante.

Siamo stati legati ai loro termini di servizio anche troppo a lungo: ora è il momento dei nostri termini.

Ottenere un reddito di base, anche da Facebook, significherebbe interrompere la riproduzione della condizione di lavoratori senza compenso.

***Roberto Ciccarelli. Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (DeriveApprodi). Dal 25 gennaio in libreria. Prenotabile e acquistabile su http://www.deriveapprodi.org/2018/01/forza-lavoro/

martedì 15 dicembre 2015

CARTA DEI DIRITTI E DEI PRINCIPI DEL LAVORO AUTONOMO E INDIPENDENTE


Dopo la carta dei giornalisti freelance, approvata dal sindacato di Stampa Romana, ecco il testo della Carta dei diritti e dei principi del lavoro autonomo e indipendente. E' il risultato del lavoro collettivo di una ventina di associazioni del lavoro autonomo ordinistico e atipico, di sindacati tradizionali e nuovi che formano la Coalizione 27 febbraio. E' un testo aperto, che darà vita in tutto il paese al "Carta canta tour" nei prossimi mesi.

Precari, disoccupati, intermittenti, dipendenti, freelance, professionisti viaggeranno insieme, da nord a sud, per presentare il lavoro fin qui svolto, per allargare le maglie della coalizione e aggregare reti di precari, autonomi freelance, movimenti e sindacati.

La Coalizione 27 febbraio formula una proposta aperta in 9 punti che intende interloquire con il governo che ha annunciato uno "Statuto del lavoro autonomo". Mentre il Governo è costretto a dare parziali risposte alle istanze di professionisti e freelance in Legge di Stabilità, i lavoratori indipendenti rispondono con lo spirito di coalizione: lavoro dipendente, professioni intellettuali, lavoro autonomo e partite iva uniti affermano i loro diritti: "A problemi comuni dobbiamo trovare soluzioni comuni". 

mercoledì 8 gennaio 2014

Il JOB ACT CORRE SU UN BINARIO STRETTO

Roberto Ciccarelli

Il «Job Act» verrà presentato tra la fine della settimana e l’inizio della prossima dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi che ieri all’inaugurazione di «Pitti Uomo» a Firenze ha delimitato sei campi d’intervento. Considerata l’occasione, il primo è quasi obbligatorio: si tratta dell’immancabile rilancio del «made in Italy». Seguono quelli del settore manifatturiero, a cui tiene molto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, turismo, cultura, turismo e «innovazione».

domenica 29 dicembre 2013

FIOM-PD, LA STRANA COPPIA

Giuseppe Allegri

Ad una prima lettura appare strano il rapporto tra Matteo Renzi e Maurizio Landini: un continuo rincorrersi tra dichiarazioni a mezzo stampa, sul vuoto di slogan poco concreti. «Contratto unico a tempo indeterminato per tutti» proclama il neo-segretario del Pd.

«Penso che Renzi voglia aprire una fase nuova», ribatte il segretario della Fiom-Cgil. Nella realtà abbiamo milioni di disoccupati e un terzo della popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale. Con il lavoro che diviene incubo e ossessione: per chi ce l’ha, in cambio di una miseria di stipendio, spesso pagato dopo mesi. Per chi non ce l’ha e non vede prospettive di possibile miglioramento per sé e per la propria famiglia.

giovedì 28 febbraio 2013

LA SINISTRA E' MORTA, SOLO UN GRILLO LA POTRA' SALVARE?

L’affermazione del Movimento 5 Stelle annuncia la scomparsa della sinistra in Italia. Non di quella “radicale”, già spazzata via dalla rivolta del 2008, quando all’incirca 2 milioni di persone si rifiutarono di votarla, azzoppando per sempre l’ala sinistra, un miscuglio di ingraismo, comunismo terzinternazionalista, nostalgici del PCI, sindacalismo di base: quella che non ha voluto aderire alla “cosa” degli Occhetto-D’Alema-Veltroni-Bersani.

E’ stato colpito duramente il blocco sociale maggioritario dell’ex partito comunista, e la sua rappresentanza politica, quella trascolorata nelle varie sigle. Nel prossimo biennio la parte residuale del “comunismo” all’italiana – tosco-emiliano – cioè il blocco della moderazione politica che gestisce l’economia delle banche e delle cooperative e le istituzioni di tre regioni, o poco più, non solo dimezzerà i suoi voti, ma rischia di perdere il diritto a rappresentare come partito quella parte residuale della società sindacalizzata, garantita, ridotta a poco più della rappresentanza di un’élite.

venerdì 25 gennaio 2013

LE DIVERGENZE PARALLELE TRA CGIL E CENTROSINISTRA

Per la Cgil il nuovo, auspicato, governo Pd-Sel, con o senza il supporto al Senato della Scelta Civica di Monti, non deve scendere a patti con le proposte di Pietro Ichino (ex Pd e ex Cgil), Giuliano Cazzola (ex Pdl) e Alberto Bombassei già candidato alla presidenza di Confindustria, schierati al gran completo sul fronte della contro-riforma della riforma Fornero. Ma il Pd che ne pensa? e quali sono i margini di un accordo? Sempre che al Senato ci sia un governo. E non si torni a votare tra un anno. Continua a leggere Le divergenze parallele tra Cgil e centrosinistra

venerdì 11 gennaio 2013

PERCHE' LA POLITICA ITALIANA NON CAPISCE IL REDDITO MINIMO GARANTITO?


Giuseppe Allegri

Il presidente dell'Eurogruppo Juncker è a favore del "salario minimo" sociale e legale in tutti i paesi europei. “Bisogna ritrovare la dimensione sociale dell’unione economica e monetaria – ha detto – con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx”. 

Ora, c'è una differenza sostanziale tra il "salario minimo" e il "reddito minimo", ma è evidente che Juncker allude ad una crisi irreversibile del modello sociale europeo e che l'alternativa alla povertà che, da oggi al 2016, colpirà ancora più duramente gli europei è certamente una forma di tutela universale a sostegno della cittadinanza. Poche ore dopo questa dichiarazione, il segretario generale della Cgil Camusso si è detta contraria al salario minimo proposto dall'esponente del Ppe. "E' un'ipotesi che noi non condividiamo", ha spiegato Camusso criticando anche il progetto di "non avere contratti nazionali ma al massimo una contrattazione di secondo livello. Noi invece pensiamo che il contratto nazionale sia uno strumento insostituibile". 

Non è chiaro se Juncker voglia abolire la contrattazione nazionale, di certo la Camusso ha espresso un veto molto pesante rispetto al "salario minimo". 

mercoledì 9 gennaio 2013

UNA REPUBBLICA FONDATA SUL RICATTO DEI MCJOB



641mila giovani senza un posto, è il record assoluto tra i 15 e i 24enni Per l'Istat uno su tre non lavora, ma nessuno parla di reddito minimo. Questa è la cronaca di un'ordinaria disinformazione a partire dai dati mensili dell'Istat sulla disoccupazione giovanile. Un piccolo, grande, classico nell'Italia sepolta dal gelo dell'austerità, e del precariato che sconfina nell'inoccupazione. 

Alle dieci di ieri mattina gli uffici dell'Istituto nazionale di statistica comunicano i dati sull'occupazione a novembre 2012. Il numero dei disoccupati, pari a 2 milioni 870 mila, registra un lieve calo (-2 mila) rispetto a ottobre. La diminuzione della disoccupazione riguarda la sola componente femminile. Bene, finalmente una notizia positiva, anche perchè l'occupazione femminile tra i 15 e i 29 anni è sceso al minimo astorico tra aprile e giugno dell'anno scorso: meno di una donna su due (il 16,9%) lavora in Italia. Segno negativo sul tasso d'occupazione maschile che a novembre è sceso al 66,3%, il livello più basso dal quarto trimestre del 1992. Tra il 2007 e il 2012 gli uomini al lavoro sono diminuiti di 746.000 unità. 

domenica 21 ottobre 2012

ANGELO MAI ALTROVE: IL TERZO PAESAGGIO DI ROMA

Apro gli occhi e vedo per la mia terra uno 
spettacolo sbagliato. Ovunque io vada, tutti vogliono fare un abuso di 
potere. Mancava poco alla mezzanotte di venerdì 19 ottobre, e all’annuncio della 
nuova occupazione dell’Angelo Mai altrove contro il divieto di usare il bar, 
polmone finanziario di uno dei centri culturali indipendenti più originali della Capitale, quando il cantane italo-francese Sandro
 Joyeux ha intonato «Power show» di Fela Kuti.

Da più di un mese il
 divieto di somministrare alcolici senza licenza ha bloccato le
attività della vecchia bocciofila in ondulato di plastica trasformata
 miracolosamente in uno spazio polivalente per la musica e il teatro.
 Impossibile acquistare una licenza, bloccate da anni dal municipio,
anche perché non tutti possono - né vogliono pagare - 150 mila euro
 sotto banco. È l’ultimo scandalo che fa discutere la Capitale, in uno 
dei suoi periodi più bui, e corrotti.


L'Angelo è stato rioccupato, per riprendere a vivere e immaginare un'altro progetto per gli spazi autonomi per la produzione e l'associazione dei lavoratori della conoscenza e dell'immateriale, gli artisti e tecnici, freelance e autonomi, giovani e precari che a Roma rappresentano un terzo della forza-lavoro attiva. 

mercoledì 3 ottobre 2012

REDDITO E DEMOCRAZIA: NEANCHE UNA COSTITUENTE EUROPEA POTRA' SALVARCI?




1. L'onda lunga (della riforma) del lavoro che non c'è. 

Circa dieci anni fa, nell'autunno del 2002 Mondadori diede alle stampe un libretto curato da Franco Debenedetti, titolato  Non basta dire no, con una serie di interventi di sinistri riformisti (il gioco di parole è sicuramente troppo facile) che se la prendevano con i NO della sinistra radicale (qui latitano anche i giochi di parole!) intorno alla “riforma del lavoro, soprattutto di quell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori che ne è il simbolo”. È “l'Italia a essere danneggiata rinviando il lavoro delle riforme”, sentenziava la quarta di copertina. È giù oltre duecento pagine di Tito Boeri, Pietro Ichino, Tiziano Treu e altri “riformisti”.

Ad essere scrupolosi avremmo dovuto osservare, già ai tempi, che una sostanziale riforma del lavoro il sinistro riformismo l'aveva già fatta: la  legge 196/1997, “in materia di promozione dell'occupazione”! E ci aveva pensato Tiziano Treu, accanto alla riforma delle pensioni del Governo di Lamberto Dini, che creò quel vaso di Pandora (per l'INPS!) della Gestione Separata per i “lavoratori atipici” (i lavoratori si badi, non i lavori, semmai, ma neanche tanto). Un bell'uno-due che se da una parte ha istituzionalizzato la precarietà senza diritti (altro che flessibilità!), dall'altra ha creato una tabula rasa dei diritti sociali per oramai due generazione di lavoratrici e lavoratori intermittenti, flessibili, indipendenti, autonomi: precarizzati, in una parola. Quel Quinto Stato composto da oltre sei milioni di persone, di fatto escluso non solo dalla cittadinanza, ma dalla possibilità di avere una vita degna. 

Con l'attuale, ennesima, riforma del lavoro Fornero, ma potremmo chiamarla Riforma Damiano-Treu, Relatori parlamentari della legge ed onnipresenti sinistri riformisti, camuffati nell'austero Governo delle larghe intese; anche se Damiano si offenderà dell'accostamento, poiché ci tiene a definirsi “laburista", quelle lavoratrici e lavoratori sono sprofondati in una condizione di Working Poor nel caso in cui siano riusciti a mantenere il lavoro o la commessa – se non di povertà a rischio di esclusione sociale – nei casi sempre più comuni di sospensione, e/o assenza, del lavoro o della commessa – non avendo la possibilità di accedere ad alcun “ammortizzatore sociale”. Sono biografie individuali e collettive saccheggiate da questo Governo, ancor prima che dal capitalismo finanziario.

giovedì 21 giugno 2012

DDL FORNERO: CHIAMATELA RIFORMA "DAMIANO-TREU"




Giuseppe Allegri*

Converrà chiamare “Riforma Damiano-Treu” il Disegno di legge sul “mercato del lavoro” attualmente in discussione alla Camera dei Deputati e comunemente definito “Riforma Monti-Fornero”, soprattutto dinanzi all'inspiegabile urgenza di una sua approvazione a tappe forzate, che i due parlamentari del PD, Relatori della legge, l'uno – Tiziano Treu – al Senato, l'altro – Cesare Damiano – alla Camera, hanno sapientemente inserito nelle corsie preferenziali di lavori parlamentari altrimenti immobili e rissosi. 

«Devo arrivare al Consiglio europeo del 28 giugno con la riforma del mercato del lavoro, altrimenti l'Italia perde punti». Quella riforma del Welfare «presto verrà rivalutata anche da coloro che, pur avendola confezionata partecipando alle consultazioni, ora la criticano». Così si è espresso, lapidario e proverbiale, il Premier di unità nazionale Mario Monti lo scorso sabato 16 giugno, ospite de “La Repubblica delle idee”. 

Evidentemente dicono molte verità queste due affermazion:

Da una parte la consapevolezza che l'unica “riforma” che questo Governo agonizzante può incassare è quella sul “mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, come recita il DdL presentato mesi fa al Senato da Fornero e Monti. Sembra un titolo beffardo per un Paese che entra nel quarto trimestre consecutivo di recessione, in cui l'unica cosa che cresce è la disoccupazione, prossima all'11%, mentre quella giovanile è già intorno al 35%. Sicuramente è un successo assai misero per una maggioranza governativa da grande coalizione, chiamata ad approvare “riforme di struttura” e “salvare il Paese”.

Dall'altra la certezza che le parti sociali - il patto dei produttori, di sindacati confederali e Confindustria – hanno contribuito attivamente in sede di mediazione parlamentare del testo (soprattutto tramite il Relatore al Senato, l'on. Tiziano Treu e la sua sapiente mannaia taglia-emendamenti) ed ora fingono – invero in modo assai timido – un'opposizione di facciata, dinanzi al precipitare delle condizioni di vita e sopravvivenza delle persone, ancor prima di poterle pensare “forza lavoro”.

venerdì 6 aprile 2012

NOI SIAMO IL QUINTO STATO



Siamo milioni. Donne e uomini. Giovani e meno giovani. Italiani e migranti. Professionisti, stagisti e apprendisti. Studenti e artisti, precari e lavoratori autonomi. Siamo lavoratori della conoscenza, pratichiamo un’arte, eroghiamo servizi attraverso consulenze o traduzioni, (auto) organizziamo produzioni, nutriamo quei beni comuni che si ottengono dalle relazioni, dall’immaginazione, dal lavoro culturale e da quello nella formazione. Siamo il Quinto Stato.

CREDITI:
Musica: Grégoire_Lourme_SuperHero_Montage
http://www.jamendo.com/it/track/200172
Progetto grafico: Enrico Parisio, Paolo Buonaiuto
Montaggio: Maria Cristina Sansone